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Championnat National 2012-13: Sadio Mané ed il Metz alla scoperta della terza divisione

Una bella veduta di Luzenac, il più piccolo comune ai nastri di partenza dello Championnat National 2012-13 con poco più di 600 abitanti.

Dopo la bellezza di trentacinque stagioni consecutive tra il 1967 ed il 2002 e cinquantasette stagioni totali in prima divisione, che ne fanno a pari merito con il Lens il quinto club più presente nella massima serie francese dopo Sochaux, Marseille, Bordeaux e Saint-Étienne, e sedici stagioni in seconda divisione – tra cui le ultime quattro – il Football Club Metz si appresta a scoprire lo Championnat National per la prima volta nei suoi ottant’anni di storia, una storia gloriosa che ha visto anche la conquista di due Coupe de France, tante avventure europee ed il passaggio in granata di giocatori del calibro di Pires, Ribery, Adebayor, Papiss Cissé, Pjanic, Saha, Niang tra gli altri. Scopriamo come i loreni si presentano alla nuova sfida e le avversarie con cui si dovranno confrontare in un campionato che si preannuncia particolarmente irto di insidie in seguito alla riforma dei campionati, che dal 2013-14 vedrà il numero delle partecipanti alla terza divisione ridursi da venti a diciotto, cosa che comporterà automaticamente ben sei retrocessioni al posto delle convenzionali quattro al termine della corrente stagione.

– LA PRESENTAZIONE DELLE VENTI SQUADRE –

L’undici dell’Amiens sceso in campo nella prima giornata di campionato contro il Colmar

AMIENS SC – Si è capito molto presto che sarebbe durata solo un anno l’avventura in seconda divisione dell’Amiens Sporting Club, che ha chiuso il 2011-12 da peggior squadra del campionato, con un ultimo posto a ben diciannove punti di distanza dal quartultimo sinonimo di salvezza, il peggior attacco e la peggior difesa, venti sconfitte e solo quattro vittorie; non si ferma dunque l’ascensore tra Ligue 2 e National che ha caratterizzato le ultime stagioni del club piccardo, che ha ottenuto il suo miglior risultato nel 2006-07 sotto la guida di Ludovic Batelli, concludendo al quarto posto della Ligue 2 ad un solo punto da una Ligue 1 mai raggiunta nella propria storia, totalizzando un bottino di 69 punti che rappresenta il record assoluto nel campionato a venti partecipanti per una squadra che non è stata promossa. Dopo la retrocessione si è deciso di voltare pagina e Batelli ha salutato la compagnia: il nuovo tecnico è Francis De Taddeo, un passato sulla panchina del Metz in Ligue 1, e l’obiettivo l’immediata risalita, per la quale gli addetti ai lavori sono unanimi nel collocare i piccardi tra i favoriti, avendo questi ultimi conservato buona parte dell’ossatura della Ligue 2 ed aggiunto qualche buon elemento come il centrocampista offensivo senegalese Oumar Pouye (1988), ex Metz ed Evian TG con la cui maglia era stato uno dei protagonisti della promozione in Ligue 1 nel 2010-11. Ci sono tuttavia da registrare due perdite di un certo rilievo: quella dell’ex juventino Landry Bonnefoi, che dopo tre stagioni molto positive tra i pali della squadra della Somme si è legato allo Sporting Bastia ed è stato sostituito dal giovane Franck L’Hostis (1990) che ricordiamo per essere stato il portiere della Francia al Festival Espoirs di Toulon 2011 e che ha rescisso il contratto con il Monaco, suo club formatore; L’Hostis conosce già questa categoria dove l’anno scorso aveva giocato in prestito al FC Martigues, poi retrocesso. Ma la perdita più pesante rischia di essere quella del cannoniere Yoann Touzghar, passato proprio negli ultimi giorni al Lens, la cui importanza per l’Amiens si è vista anche nelle prime giornate di questo campionato in cui è già stato decisivo; nessuno degli attaccanti a disposizione di Di Taddeo sembra avere le caratteristiche adeguate a rimpiazzarlo al meglio, ma è comunque da seguire la novità Jonathan Kodjia (1989), di proprietà del Reims, frenato in passato dagli infortuni e protagonista di sei mesi promettenti in prestito allo Cherbourg nel 2011-12, con 4 gol e 7 assist al suo attivo.

Un undici del CAB 2012-13

CA BASTIA – Il Cercle Athlétique Bastiais, che ha visto la luce nel 1920 ed è il più antico dei club amatoriali corsi, nella scorsa primavera ha contribuito all’annata straordinaria vissuta dalle squadre dell’isola con la vittoria del girone A di CFA che è valsa la prima promozione in National della propria storia, già sfiorata nella stagione precedente, ed il Trophée de Champion Amateur 2012, che viene assegnato alla formazione dei quattro gironi di CFA che totalizza il maggior numero di punti complessivi e che in Francia rappresenta a tutti gli effetti un titolo valido per il palmarès ufficiale. L’artefice del successo della seconda squadra cittadina di Bastia, in ottimi rapporti di vicinato con lo Sporting Club Bastia, è il trentanovenne Stéphane Rossi, che dopo una carriera di calciatore dilettante spesa interamente con i colori del club ne è diventato l’allenatore nel 1999 ed in precedenza aveva condotto l’Escadron Noir – lo “squadrone nero”, soprannome del CAB – ad altre due promozioni, quella dalla Division d’Honneur al CFA 2 nel 2000 e quella dal CFA 2 al CFA nel 2006: maniacalmente attento ai dettagli, grande motivatore, si è guadagnato il soprannome il Mourinho corso. Rossi sarà adesso atteso all’impresa proibitiva di guidare i bianconeri ad una salvezza che per le quattro neopromosse si presenta ancora più difficile del previsto a causa dell’aumento del numero di retrocessioni: “Lavoro, abnegazione, collettivo, voglia di combattere, solidarietà: questo è il nostro spirito e sarà la nostra vera forza”, promette il tecnico. Il CAB gioca fin dall’anno della sua fondazione allo Stade Erbajolo, che dal 2007 è un terreno sintetico e può accogliere solo 2000 spettatori: sarà il secondo stadio più piccolo del National 2012-13 dopo quello dell’altra neopromossa Uzès, con cui il club corso divide anche il record di budget più ristretto della categoria con poco più di un milione di euro a disposizione. Da segnalare la presenza nel gruppo di Patrick Beneforti (1980), ex grande promessa del calcio corso che ha sicuramente fatto una carriera al di sotto delle aspettative, dopo essersi rivelato in Ligue 1 nella stagione 2001-02 con la maglia dello Sporting Bastia con cui ha anche raggiunto la finale della Coupe de France ed essere stato l’anno successivo ad un passo dal trasferimento all’Udinese; cresciuto allo SC Bastia è anche il capitano Rémy Arnoux, ventinove anni, che con la maglia del CAB ha vissuto tutte le promozioni successive dalla DH al National.

US BOULOGNE CÔTE D’OPALE – Mette inevitabilmente un po’ di tristezza l’inesorabile discesa del club di Boulogne-sur-Mer, che appena nel 2010-11 giocava la prima stagione in Ligue 1 della propria storia e che gli errori di gestione di una dirigenza forse disorientata da una crescita troppo veloce hanno fatto rapidamente sprofondare in National. L’ambizione è adesso quella di tentare una nuova risalita ed a questo scopo ci si è affidati al cinquantunenne Georges Tournay, fino al 2011-12 direttore del centro di formazione del Lens, club all’interno del quale ha ricoperto un po’ tutti i ruoli, da allenatore delle giovanili e della squadra riserve fino ad allenatore della prima squadra in situazioni d’emergenza: prende il posto in panchina di Pascal Plancque, che l’anno scorso aveva a sua volta sostituito Michel Estevan a metà stagione senza però riuscire ad invertire la rotta, e che curiosamente compie il percorso inverso rispetto a Tournay diventando il nuovo direttore del centro di formazione della squadra dell’Artois. Il Boulogne ha perso alcuni tra gli elementi più positivi dell’ultimo campionato quali Zargo Touré (Le Havre), Enzo Reale (Lyon, fine prestito) e Virgile Reset (Sedan), ma nonostante ciò resta allo stato attuale una delle favorite del campionato in virtù di un organico che può tuttora disporre di diversi elementi di categoria superiore, tra cui possiamo citare l’affidabile portiere Régis Gurtner (1986), il centrocampista Aurélien Capoue (1982) – fratello di Étienne – e soprattutto l’attaccante Alexis Allart (1986), dodici reti nel 2011-12 in Ligue 2 e già a segno due volte in questo campionato; ma bisognerà aspettare il 4 settembre per avere le idee più chiare sulle reali possibilità degli uomini di Tournay, poichè non è affatto escluso che qualcun altro lasci il Pas-de-Calais. Da seguire alcuni ragazzi interessanti arrivati in prestito, come Malamine Diarra (1992) del Le Havre, che può giocare come centrale difensivo o centrocampista davanti alla difesa, e Chris Gadi (1992) del Marseille, esterno offensivo visto all’opera l’anno scorso con la squadra U19 dell’OM alle NextGen Series, la Champions League giovanile.

Una formazione del Bourg-Péronnas 2011-12 che ha conquistato la promozione in National.

FC BOURG-PÉRONNAS – È curioso constatare come per il Football Club Bourg-Péronnas siano arrivate nell’arco di quattro anni due promozioni grazie a due secondi posti: al termine della stagione 2008-09 i biancoblu si erano infatti piazzati secondi del proprio gruppo di CFA 2 alle spalle del Grenoble B, ma la retrocessione amministrativa di quest’ultimo aveva aperto loro le porte del CFA; e nel giugno scorso avevano conquistato la piazza d’onore del gruppo B di CFA dietro all’Olympique Lyonnais B, che però essendo la squadra riserve di un club professionistico non può essere promossa oltre la quarta serie; l’onore di salire in National è così toccato ai bressans, a coronamento di una stagione eccezionale condita da un brillante percorso in Coupe de France, arrestatosi soltanto agli ottavi di finale di fronte all’Olympique Marseille dopo aver eliminato tra gli altri l’AC Ajaccio. Fondato nel 1942 in seguito alla fusione di FC Bourg-en-Bresse e US Péronnas, il club gioca allo Stade Municipal di Péronnas, comune di poco più di 6.000 abitanti in provincia di Bourg-en-Bresse, capoluogo del dipartimento dell’Ain nella regione Rodano-Alpi, ed è l’unica fra le quattro neopromosse ad aver già già giocato in precedenza in questa categoria, in cui aveva fatto una breve e poco fortunata apparizione nella stagione 2003-04. Il tecnico Hervé Della Maggiore, ex difensore ed alla guida della prima squadra da quattro anni, si ispira dichiaratamente ai principi di Arsène Wenger e Christian Gourcuff ed in ogni fase dei suoi allenamenti non manca mai il pallone: nell’Ain si punta dunque sul gioco e sulla continuità, visto che la squadra ha subito pochissimi cambiamenti rispetto al 2011-12, con sole quattro partenze e tre arrivi nel corso dell’estate, di cui il più interessante è quello dal Créteil del centrocampista difensivo Jimmy Nirlo (1988); negli ultimi giorni si è poi aggregato al gruppo anche il portiere marocchino Yassine El-Kharroubi (1990), che aveva difeso la porta dell’US Quevilly in occasione della storica finale di Coupe de France contro il Lyon ed arriva in prestito dal Guingamp, per sopperire all’infortunio di Mickaël Scanella. Per il momento la strategia del Bourg-Péronnas sembra pagare poichè la formazione di Della Maggiore è quella che ha avuto una miglior partenza tra le neopromosse con sette punti presi nelle prime tre uscite.

Il Carquefou 2011-12 che ha conquistato la promozione in National

USJA CARQUEFOU –  La prima volta che la Francia calcistica ha sentito parlare dell’Union Sportive Jeanne d’Arc Carquefou, club amatoriale fondato nel 1939 a Carquefou, comune di 18.000 abitanti affacciato sulle rive dell’Erdre, circa dieci chilometri a nord-est di Nantes, è stato nella stagione 2007-2008: la formazione biancoverde, allora in CFA 2, si era resa protagonista di una straordinaria cavalcata in Coupe de France, conclusa ai quarti di finale di fronte al Paris Saint-Germain (0-1) dopo aver eliminato tra le altre tre squadre professionistiche come il Gueugnon (1-0), al tempo in Ligue 2, il Nancy (2-1 dopo i supplementari) e l’Olympique Marseille (1-0), cavalcata che aveva fatto spopolare a lungo in tutta la Francia lo slogan “Carquefou, c’est fou!“. L’allenatore era già allora Denis Renaud, tecnico senza un passato di calciatore alle spalle, che in seguito avrebbe condotto i biancoverdi prima alla promozione in quarta divisione al termine della stagione 2008-09, poi a quella in National dello scorso giugno, la prima nella storia del club, ottenuta vincendo il gruppo D di CFA dopo un serrato testa a testa con il Vendée Luçon Football deciso alla fine da un solo gol di vantaggio nella differenza reti; un grande traguardo che premia la politica della continuità di un club che ha lo stesso allenatore da dieci anni e lo stesso presidente, Michel Auray, da venticinque. La squadra, composta da uno zoccolo duro di giocatori che hanno iniziato l’avventura già in CFA 2 ed il cui capitano, il difensore Loïc Guillon, è un ex professionista che è stato persino capitano del Nantes in Ligue 1 nel 2006-07, ha perso qualche elemento giunto a fine contratto ed è stata rafforzata da qualcun altro che conosce già questa categoria, come i centrocampisti Matthias Jouan (1984), uno dei protagonisti della favola Quevilly, e Guy N’Gosso (1985), camerunense ex Rouen; l’organico può contare anche su un giocatore reduce dai Giochi Olimpici di Londra: il gabonese Merlin Tandjigora, centrocampista difensivo classe 1990, all’USJAC dallo scorso anno dopo essere stato lasciato libero dal Metz.

AS CHERBOURG – Fondata nel 1945 nella città affacciata sulla Manica come polisportiva che riunì undici società sportive di diverse discipline, tra cui il club calcistico Stella Cherbourg nato già nel 1906, l’Association Sportive de Cherbourg può vantare nella sua storia sette stagioni in seconda divisione negli anni sessanta e nel suo palmarès un titolo di Champion de France Amateur ottenuto nel 2002; oggi può essere considerata una vera e propria miracolata del National dato che, approdata in questa categoria nel 2011-12 in seguito ai forfait di Grenoble, Strasbourg, Cannes, Gap e Pacy-sur-Eure – ripescata in virtù del secondo posto alle spalle del Le-Poiré-sur-Vie ottenuto nel suo gruppo di CFA – ha dovuto faticare parecchio per conquistare la salvezza sul campo prima e davanti ai tribunali poi: infatti per ragioni di bilancio era stata inizialmente retrocessa d’ufficio in quarta divisione – a beneficiarne sarebbe stato il Beauvais, la migliore delle retrocesse della scorsa stagione – ma poi il verdetto è stato ribaltato a poche settimane dall’inizio del campionato. L’obiettivo stagionale non può che essere la salvezza, da inseguire con un organico oggettivamente modesto anche perchè l’incertezza sulla categoria in cui i normanni avrebbero dovuto giocare ha bloccato a lungo la campagna di rafforzamento; la principale arma a disposizione del tecnico Jean-Marie Huriez, quarantunenne giunto alla quarta stagione sulla panchina dello Cherbourg, si chiama Kevin Goba, uno dei massimi protagonisti della promozione in National dell’Uzès e senza dubbio il miglior acquisto estivo dell’ASC: l’attaccante ivoriano dalle grandissime doti naturali, cugino in primo grado di Didier Drogba, a venticinque anni sembra aver finalmente raggiunto la maturità e nel campionato appena iniziato ha già messo a segno tre gol in sole due apparizioni; è dunque sulla buona strada per far dimenticare i quattordici gol di Nicolas Belvito, che ha lasciato la Manica così come il giovane Kodjia, il cui contributo era stato prezioso nella seconda metà di stagione, e la sua esplosione si rivela provvidenziale a maggior ragione perchè l’unico altro attaccante di ruolo a disposizione di Huriez, Khalid Souhayli (1979), autore di tredici reti in campionato nel 2011-12, è infortunato e non dovrebbe rientrare prima di ottobre.

Il Colmar sceso in campo ad Amiens in occasione della prima giornata di campionato

SR COLMAR – Situata nel dipartimento dell’Alto Reno al centro della celebre Strada dei Vini, Colmar è la terza città alsaziana dopo Strasbourg e Mulhouse, ma lo Sports Réunis Colmar, fondato nel 1920, è ormai diventato il club regionale che gioca ad un livello più alto; i Verts d’Alsazia, che possono vantare anche una stagione nella massima divisione francese nel 1948-49, stanno vivendo una bella progressione negli ultimi anni: vincitori del Trophée de Champion Amateur e promossi in National nel 2009-10, poi quindicesimi nel 2010-11 dopo una bella rimonta salvezza ed infine ottavi nel 2011-12, in cui a tratti avevano persino dato l’impressione di potersi inserire nella lotta per la promozione; una progressione che però non impedisce ad una società che con circa due milioni di euro dispone del dodicesimo budget della categoria di continuare a volare basso e di porsi come unico obiettivo quello della permanenza in National. Allenati dal 2008 dal franco-svizzero Damien Ott, che da giocatore prima e da tecnico poi non ha mai oltrepassato i confini dell’Alsazia (Saint-Louis Neuweg, Village-Neuf, Mulhouse), i colmariens hanno perso quest’estate nove giocatori, ma solo tre che facevano parte stabilmente dell’undici tipo del 2011-12, ovvero il portiere Sébastien Robert, giunto a fine contratto, e i due attaccanti Youssouf Touré e Franck Dufrennes, che hanno raggiunto rispettivamente il Gazélec Ajaccio e la squadra riserve del Paris Saint-Germain; per sostituirli, è arrivato in porta un valore sicuro della categoria come il ventinovenne Jean-François Verger, reduce da cinque stagioni al Rouen, mentre in attacco sono stati ingaggiati Frédéric Marques (1985) dal Créteil e soprattutto Wilfried Louisy-Daniel (1986): protagonista con la maglia del Beauvais di un’ottima stagione nel 2010-11 (11 reti in campionato), molto meno positivo nella stagione seguente conclusasi con la retrocessione in CFA dei piccardi, in ogni caso dovrebbe rivelarsi molto utile ai  Verts dando al reparto avanzato quella potenza che era venuta a mancare con la partenza di Touré ed aggiungendo preziosi centimetri ad una formazione che non è tra quelle più fisiche del campionato; per il resto, conservata l’ossatura che ha i suoi punti fermi nel capitano e pilastro della difesa Benoït Haaby (1982), nel terzino Abdelmalik M’Tir (1987), giunto alla sua sesta stagione a Colmar, nella coppia centrale di centrocampo formata da Jérémy Grimm (1987), cercato quest’estate anche da qualche club di Ligue 2, e dall’emergente Adam Shaïek (1989), e nell’esperto trequartista Cédric Liabeuf (1979).

US CRÉTEIL-LUSITANOS – Delle tre formazioni della regione parigina impegnate nel National 2012-13, il Créteil è sicuramente la meno reclamizzata, non avendo un progetto accattivante come il Paris FC o il fascino della tradizione del Red Star FC; ma il club della banlieue sud-est, nato nel 1936 come Union Sportive Créteil e poi diventato US Créteil-Lusitanos nel 2002 su iniziativa del nuovo presidente, il portoghese Armand Lopes – tuttora in carica – è quello che può vantare un passato più recente nel calcio professionistico, avendo giocato ben otto stagioni consecutive in Ligue 2 tra il 1999 ed il 2007, dopo avere fatto la sua prima apparizione in seconda divisione alla fine degli anni ottanta. Giunto ormai alla sesta stagione di fila in National – è il club presente in questa categoria da più tempo dopo i vicini del Paris FC – con un quarto posto come miglior piazzamento (2008-09) ed un decimo posto ottenuto nel 2011-12, il Créteil si è accostato a questo campionato mantenendo un profilo basso. La maggiore novità dell’estate è una non-novità, ovvero la conferma alla guida della prima squadra di Jean-Luc Vasseur, visto che incredibilmente il tecnico di Poissy è il primo degli ultimi diciassette allenatori della squadra cristolienne ad avere l’opportunità di iniziare una seconda stagione in panchina; prima di accettare nell’estate 2011 la proposta del Créteil, il quarantatreenne Vasseur aveva allenato solo nel settore giovanile del Paris Saint-Germain, conducendo la squadra U17 al titolo nazionale nel 2010-11, e a giudicare dalle prime impressioni e dall’inizio folgorante avuto dall’USC con tre vittorie nelle prime tre partite di campionato, i dirigenti non hanno sbagliato a rinnovargli la fiducia. Molto importante in questo scorcio iniziale di stagione il contributo di alcuni nuovi acquisti poco celebrati che però sembrano essersi inseriti benissimo nell’intelaiatura della squadra, come i senegalesi Cristophe Diedhiou, difensore centrale classe 1988, e Cheick Ndoye, centrocampista classe 1986, entrambi provenienti dall’Épinal, che hanno portato la loro fisicità, o l’attaccante di origini malgasce Faneva Andriatsima (1984), che si è assortito benissimo con Bagalyi Dabo (1988). L’ultima volta che un allenatore, Bernard Simondi, era riuscito a fare due stagioni consecutive alla guida dei Béliers (“Arieti”, il nickname dei giocatori del Créteil, ndr) correva l’anno 1999 ed a fine stagione il club aveva festeggiato la promozione in Ligue 2: che sia un precedente di buon auspicio?

L’Épinal rivelazione del National 2011-12

SAS ÉPINAL – Nato nel 1941 dalla fusione di due club di Épinal, l’incantevole città lorena affacciata sulla Mosella nella regione del Massiccio dei Vosgi, lo Stade Athlétique Spinalien ha conosciuto nel suo passato tre brevi periodi in seconda divisione, uno negli anni settanta (1974-79) e due più recenti negli anni novanta (1990-93 e 1994-97), riuscendo persino a battere l’Olympique Marseille allo Stade de la Colombière (stagione 1995-96); dopo un lungo periodo di anonimato, si è nuovamente messo in luce nel corso della passata stagione, quando dopo aver beneficiato dei ripescaggi ed essersi ritrovato in uno Championnat National in cui mancava da tredici anni, era logicamente atteso da un campionato di grande sofferenza e ha finito invece per esserne l’autentica rivelazione – in compagnia del Gazélec Ajaccio – mancando per un soffio la promozione in Ligue 2 e piazzandosi al quinto posto finale. Com’è noto la seconda stagione è sempre la più insidiosa in casi simili, ed il passaggio alle sei retrocessioni voluto dalla riforma rende sicuramente le cose ancora più complicate per il club gialloblu, considerando tra l’altro che solo le neopromosse CA Bastia e Uzès dispongono di un budget inferiore ai loreni e che la squadra allenata da Fabien Tissot, alla guida dei Boutons d’Or dal 2009 dopo esserne stato il miglior marcatore nel 1996 in Ligue 2, ha perso diversi artefici di primo piano della campagna 2011-12: su tutti Abdellah Asbabou, il capocannoniere della squadra ed in assoluto uno dei migliori giocatori del passato campionato, partito per Rouen in compagnia dell’attaccante Jahier, dodici reti l’anno scorso ed altra grossa perdita, così come il difensore Cristophe Diedhiou ed il centrocampista Ndoye andati a Créteil. Per un Diedhiou che se ne va ce n’è un altro che viene, il ventenne senegalese Famara Diedhiou, possente attaccante che nel 2011-12 ha giocato a Belfort (CFA) e che alla seconda di campionato è già andato a segno con la nuova maglia regalando all’Épinal la prima vittoria contro il CA Bastia: la speranza è che tra i nuovi arrivati,  tra cui ci sono anche alcuni ragazzi in prestito da club di Ligue 1 come il difensore Wilfried Rother (1990) dal Troyes o l’attaccante Tristan Do (1993) dal Lorient, si ricrei l’osmosi della scorsa stagione per un nuovo miracolo; gli inizi autorizzano ad un moderato ottimismo, con una vittoria e due pareggi nelle prime tre partite.

I giocatori dell’Étoile salutano il pubblico dello Stade Pourcin di Fréjus

ÉTOILE FRÉJUS SAINT-RAPHAEL FC – L’Étoile Football Club Fréjus Saint-Raphaël rappresenta una realtà calcistica di fondazione recente ma dalle grandi ambizioni: nata nel 2009 dalla fusione di due vecchi club del dipartimento del Var, l’Étoile Fréjusienne di Fréjus, comune dove ha sede lo stadio Eugène Pourcin, e lo Stade Raphaëlois di Saint-Raphaël, quella rossoblu rientra insieme alle tre retrocesse dalla Ligue 2, al Rouen e al Vannes nel ristretto novero delle squadre che non hanno fatto mistero delle proprie mire di promozione, sebbene sia giunta solamente al suo quarto campionato in questa categoria. Per la verità l’Étoile era partita con grandi ambizioni già lo scorso anno, forte anche di una campagna acquisti di alto profilo, ma poi la squadra si era mostrata troppo irregolare ed era arrivato solo un deludente nono posto finale, un passo indietro rispetto all’ottava piazza conquistata nel 2009-10 e soprattutto alla sesta del 2010-11. Chiusa dunque l’era Franck Priou dopo una sola stagione, ci si affida ora ad uno specialista come Michel Estevan, l’uomo del miracolo Arles-Avignon, condotta dal CFA 2 alla Ligue 1 con uno straordinario percorso di quattro promozioni in cinque anni, prima di essere esonerato a metà campionato nel corso della disastrosa apparizione nella massima serie del club provenzale e di vivere una deludente esperienza sulla panchina del Boulogne; conosciuto nell’ambiente per non avere un carattere facile, tanto da lasciarsi molto male sia con i dirigenti dell’ACA che con quelli dell’USBCO, Estevan è noto anche per essere un allenatore che bada al sodo, più interessato alla costruzione di un gruppo solido, grintoso, ostico da affrontare per tutti, che alla qualità del gioco delle proprie squadre; vedremo se le sue doti di motivatore sapranno rivelarsi il valore aggiunto per una formazione che sulla carta appare meno attrezzata di altre aspiranti alla Ligue 2. L’organico presenta diverse novità rispetto a quello del 2011-12, ma uno dei punti di forza resta sicuramente il bomber Mathieu Scarpelli (1981), un valore sicuro del National: dopo aver trascinato il Guingamp alla promozione in Ligue 2 nel 2010-11 con le sue quindici reti, si è ripetuto nella stagione successiva segnandone altrettante con la maglia dell’Étoile ed è già andato a segno anche alla prima giornata in questo campionato; al suo attivo anche 3 reti in Ligue 1 con l’AC Ajaccio e due partite in Europa League con il Guingamp.

LE POIRÉ-SUR-VIE – Fondato nel 1954 a Poiré-sur-Vie, paese di poco più di 7000 abitanti della Vandea (Paesi della Loira), erede del Sainte Jeanne d’Arc Le Poiré Football nato nel 1921, il Vendée Poiré-sur-Vie Football ha giocato nel 2011-12 il primo Championnat National della propria storia, dopo essersi laureato Champion de France Amateur al termine della stagione precedente, e ha concluso ad un più che onorevole dodicesimo posto in classifica. Si trova ora di fronte alla stagione più difficile, quella della conferma, e l’obiettivo di una società con le idee chiare presieduta da Patrice Cougnaud è quello di crescere piano piano e riuscire a stabilizzarsi in questa categoria, con un progetto che prevede di lavorare sulla scuola calcio e di realizzare un nuovo impianto da 5000 posti che sostituisca l’attuale Stade de l’Idonnière. Nell’attesa, ci si è mossi sul mercato nell’ottica di provare a rinforzare la squadra pur non disponendo di mezzi eccezionali, e tra gli svariati nuovi arrivi il colpo è sicuramente l’esperto attaccante Kevin Lefaix (1982), venticinque gol in quarantadue partite nelle ultime due stagioni in National con la maglia dell’Orléans, che sarà il nuovo punto di riferimento dell’attacco biancazzurro. Per il resto, da segnalare in particolare la rivoluzione tra i pali, con la partenza di entrambi i portieri della scorsa stagione Levacher e Martin e l’arrivo di due estremi difensori giovani che si giocheranno il posto di numero uno: Riffi Mandanda (1992) in prestito dal Caen, uno dei tre fratelli minori – tutti portieri – di Steve dell’Olympique Marseille, e Mathieu Pichot (1990), proveniente dal Les Herbiers, 16 apparizioni in Ligue 2 nel Laval dove è cresciuto; è stato quest’ultimo a giocare da titolare le prime gare di campionato. Sarà ancora il trentanovenne Oswald Tanchot, ex attaccante di modesto livello originario della regione, approdato la scorsa estate sulla panchina del Le Poiré-sur-Vie dopo aver fatto un ottimo lavoro alla guida della Vitréenne, altro club della zona, a condurre i Genôts all’inseguimento di una nuova salvezza: la missione si annuncia difficile ma l’inizio è stato col botto, con la sorprendente vittoria della prima giornata sul campo del Vannes (0-1).

La foto ufficiale della squadra 2011-12: sullo sfondo, la teleferica che attraversa il piccolo stadio in mezzo alle montagne

LUZENAC ARIÈGE PYRÉNÉES – Inevitabilmente il Luzenac si è guadagnato negli ultimi anni tanti simpatizzanti, sedotti dalla favola della squadra del villaggio di 650 abitanti, annidato nell’Ariège in mezzo ai Pirenei, che nel 2009 è riuscita ad issarsi fino al terzo livello della piramide del calcio francese; negli annali per rappresentare non solo il più piccolo comune francese ad avere un club in National, ma anche il più piccolo ad avere mai iscritto un club nello Championnat de France Amateur (quarta divisione) dal momento della sua creazione nel 1993-94, gli ariégeois sono poi riusciti poi contro tutti i pronostici a conquistare tre salvezze consecutive, le prime due in scioltezza, l’ultima più sofferta. Quest’estate ha avuto inizio una nuova era nella storia del Luzenac, su iniziativa della dirigenza che si propone di farlo crescere, e sono innanzitutto cambiate la struttura societaria e con essa la denominazione sociale: l’Union Sportive Luzenac – nome assunto nel 1992, un’evoluzione di quello originario di Union Sportive des Talcs de Luzenac che il club aveva dalla sua fondazione nel 1936 e che faceva riferimento alla miniera di talco per cui è famoso il paese, la più grande d’Europa – è così diventata Luzenac Ariège Pyrénées; a novembre dovrebbe poi essere abbandonato lo storico Paul Fédou, il piccolo stadio famoso per la teleferica che passa sopra il campo e per essere leggermente inclinato, per andare a giocare nella vicina e più grande Foix, ricordando che già i giocatori del LAP, per mancanza di strutture adeguate, si allenano al celebre centro tecnico federale di Castelmaurou, a circa 12 km dal capoluogo regionale Toulouse. E soprattutto, per la prima volta la società ha effettuato una campagna acquisti di alto profilo, con la squadra a disposizione del tecnico Cristophe Pellissier rinnovata al 50% e l’arrivo di elementi come il centrocampista Nicolas Dieuze (1979), più di 250 gare da professionista alle spalle, l’ex secondo portiere dell’Evian TG Quentin Westberg (1986), il promettente Amadou Soukouna (1992) in prestito dal Toulouse o buoni giocatori di categoria come Canales (1983, dall’Orléans) ed Ech-Chergui (1985, dal Martigues), oltre al ritorno da Rouen di due ex come Hergault (1986) e Dona Ndoh (1986). Ma paradossalmente, proprio quando sono stati fatti degli sforzi per progredire, i risultati per il momento non sembrano dare ragione alla dirigenza, con un solo punto preso nelle prime tre partite ed una salvezza che per i blauroge si annuncia più complicata delle precedenti.

FC METZ – Inutile dire che il club Football Club Metz non può avere altro obiettivo stagionale che l’immediata risalita in Ligue 2. Dopo il trauma dellinattesa retrocessione dello scorso maggio, la società ha deciso di fare piazza pulita: via l’allenatore Dominique Bijotat e via ben ventuno giocatori, cioè una squadra intera; alla guida della prima squadra fiducia ad Albert Cartier, uomo storico del club, difensore del Metz che aveva vinto la Coupe de France nel 1988 e già sedutosi sulla panchina granata al principio degli anni duemila, prima di allenare lungamente in Belgio ad eccezione di una breve parentesi greca; e largo ai giovani, con tanto spazio dato ai ragazzi cresciuti nel locale centro di formazione, quelli che l’anno scorso giocavano con le riserve e non avevano ancora assaggiato la prima squadra e quelli che già avevano avuto modo di esordire in Ligue 2, come i terzini Romain Métanire (1990) e Gaëtan Bussman (1991), quest’ultimo nella seconda metà della passata stagione in prestito all’Épinal, l’attaccante Diafra Sakho (1989) o il trio di centrocampisti offensivi Bouna Sarr (1992), Yeni Ngbakoto (1992) e naturalmente Sadio Mané di cui parleremo a parte, nella speranza che per quanto lo riguarda non ci siano brutte sorprese da qui alla fine del mercato. Ad inquadrare i giovani sono arrivati diversi giocatori di categoria superiore come il portiere Johan Carrasso (1988) in prestito dal Rennes, stanco di essere l’eterno dodicesimo, il difensore Romain Inez (1988) dallo Châteauroux, il centrocampista Kévin Lejeune (1985) dal Tours, e soprattutto Grégory Proment (1978) dal Caen, che ritorna ad apportare la sua esperienza al suo club formatore nel quale aveva giocato per nove stagioni dal 1997 al 2006, prendendo parte anche all’indimenticabile campionato in cui i Grenats avevano perso il titolo di campioni di Francia solo per differenza reti; in attesa che si sblocchi la situazione amministrativa di altri acquisti provenienti dall’estero come l’attaccante senegalese Moussa Gueye (1989), pescato in seconda divisione belga nello Charleroi, o i due argentini classe 1987 Guido Milán, difensore centrale, e Nicolas Cherro, centrocampista, entrambi provenienti dal Club Atlético Atlanta, seconda divisione argentina. Il travolgente inizio di stagione fa ben sperare per il prosieguo, con quattro vittorie nelle prime quattro uscite ufficiali, le prime tre gare di campionato ed i trentaduesimi di Coupe de la Ligue, con il Metz che battendo 3-2 il Sedan al Saint-Symphorien è diventata l’unica squadra di National a qualificarsi al turno successivo.

Anthony Laup, uno degli eroi dell’epopea del Quevilly, veste ora la maglia dell’Orléans

US ORLÉANS – L’Orléans è una delle squadre che maggiormente hanno mutato pelle rispetto alla scorsa stagione, peraltro positiva con un settimo posto in campionato ed un buon percorso in Coupe de France che l’aveva condotta fino agli ottavi di finale, eliminando tra gli altri un club di Ligue 2 come il Clermont prima di cedere di fronte ai futuri finalisti dell’US Quevilly; ma la rivoluzione è di casa nel Loiret, visto che già nell’estate precedente si era scelto di stravolgere tutto e che anche quest’anno la dirigenza Sang et Or non è stata da meno, con l’addio del tecnico Yann Lachuer a beneficio di Olivier Frapolli, che nel 2011-12 faceva parte dello staff, ed una campagna trasferimenti che ha fatto registrare ben dieci arrivi e tredici partenze. Tra gli addii di maggior rilievo c’è certamente quello di Kévin Lefaix, andato a Le-Poiré-sur-Vie: nel 2011-12 è stato con quattordici reti il miglior marcatore dell’Orléans ed il quinto miglior marcatore assoluto del campionato, a pari merito proprio con l’uomo che arriva per sostituirlo, ovvero Nicolas Belvito (1986), un buon attaccante di categoria che nell’ultima stagione ha giocato a Cherbourg; ma è arrivato in prestito dal Bordeaux anche un ragazzo interessante come il centravanti argentino Emiliano Sala (1990), che con la squadra riserve dei Girondins ha segnato parecchio in CFA e si candida a ritagliarsi uno spazio in attacco. Tra gli altri volti nuovi, da segnalare due dei grandi protagonisti dell’epopea Quevilly come Joris Colinet (1982) e soprattutto Anthony Laup (1982), l’autore del gol decisivo contro il Rennes che al 94′ aveva mandato in finale i gialloneri. Nell’ambiente Sang et Or l’ambizione della vgilia era quella di trasformarsi in possibile outsider in chiave promozione, ma il 2-5 interno subito alla seconda giornata ad opera del Créteil è stato una doccia fredda che ha un po’ smorzato gli entusiasmi. L’Union Sportive Orléans Loiret Football, che è nata nel 1920 con il nome di Arago Sports Orléanais e gioca allo Stade de la Source, ha raggiunto il suo più grande traguardo nel 1980, con la finale di Coupe de France persa di fronte al Monaco (1-3), ed il suo miglior risultato in campionato cinque anni più tardi con un quarto posto in seconda divisione; seconda divisione nella quale è rimasto ininterrottamente dal 1978 al al 1992, prima di essere costretto a ripartire dalla Division d’Honneur (sesto livello) da una liquidazione giudiziaria e di iniziare una lenta risalita, che l’ha riportato in terza serie nel 2010. Una curiosità: la vespa, presente sullo stemma dell’USO fin dai tempi della vecchia Arago, sarebbe un omaggio alla leggenda secondo la quale fu uno sciame di vespe a mettere in fuga gli Unni di Attila durante l’assedio alla città di Orléans nel 451.

Molte novità nel Paris FC, a cominciare dall’allenatore Guillou

PARIS FC – È un’autentica rivoluzione quella che ha avuto luogo nel corso dell’estate al Paris Football Club, con l’arrivo in qualità di nuovo azionista di maggioranza di Jean-Marc Guillou, ex nazionale francese e creatore delle famose accademie JMG che insegnano calcio in tutto il mondo, delle quali la più celebre è quella di Abidjan in Costa d’Avorio. Diretta conseguenza di questo arrivo sono state le dimissioni dell’ex presidente Guy Cotret e con lui del tecnico Alain Mboma che gli era legato a doppio filo, sostituito in panchina da Olivier Guillou, quarantotto anni, nipote del nuovo azionista e finora responsabile dell’Accademia di Paradou in Algeria, dalla quale si è portato dietro i tre giovani pupilli Djamel Ibouzidène, Anis Benrabah e Abdellah El Mouden, presentati come estremamente talentuosi e già scesi in campo nel National 2012-13 con la maglia del PFC; l’idea dei Guillou, per il presente e per il futuro, è proprio quella di costruire la squadra intorno ad un’ossatura di elementi usciti dalle varie accademie, che siano giovani pepite da lanciare nel calcio europeo come nel caso dei tre algerini o giocatori più anziani che non sono riusciti ad esplodere del tutto come Abdoulaye Djiré detto Junior, trentun anni, cresciuto ad Abidjan insieme a Kolo Touré, Zokora, Romaric ed incappato in seguito in scelte di carriera infelici, e di farla giocare secondo i principi di gioco insegnati nelle medesime accademie, basati su possesso palla e combinazioni palla a terra; inevitabile dunque che siano stati numerosi gli arrivi e le partenze, visto che è l’intera filosofia del club ad essere stata stravolta. Il progetto è dichiaratamente quello di arrivare alla Ligue 2 entro tre stagioni, regalando alla capitale un secondo club professionistico, ma attenzione perchè quella messa in atto dalla famiglia Guillou è una scommessa che ha anche la sua componente di rischio: si tratta innanzitutto di assemblare una nuova squadra da zero, considerando tra l’altro che molti giocatori sono arrivati all’ultimo momento e che alcuni degli académiciens scoprono per la prima volta il calcio europeo, ed inoltre il tipo di gioco voluto da Guillou potrebbe incontrare delle difficoltà in un contesto molto duro e fisico come quello del National; le prime scoraggianti uscite, con il 7-0 choc subito in amichevole dall’Amiens a pochi giorni dall’inizio del campionato e l’esordio ufficiale con sconfitta sul campo della neopromossa Uzès (0-2) hanno evidenziato una preoccupante leggerezza difensiva, che fortunatamente è sembrata migliorare nelle due giornate successive e dovrebbe migliorare ancora con l’innesto del difensore centrale Mickaël Charvet (1988), ingaggiato negli ultimi giorni dall’AC Ajaccio in cui ha trovato pochissimo spazio. In attesa di scoprire il reale valore degli académiciens, da non perdere di vista un elemento cresciuto proprio a Parigi come Karl Toko-Ekambi, attaccante classe 1992 di origini camerunensi, lanciato da Mboma e già a segno nello scorso campionato.

L’undici del Quevilly che ha eliminato il Marseille dalla Coupe de France 2011-12

US QUEVILLY – Di certo non ha bisogno di presentazioni l’Union Sportive Quevilly, la cui fama ha valicato i confini della Francia dopo la straordinaria impresa della scorsa stagione, in cui il piccolo club della provincia di Rouen ha sfiorato il sogno di vincere la Coupe de France, spingendosi sino alla finale a coronamento di una cavalcata entusiasmante e rinnovando la sua tradizione di squadra legata da un particolare feeling alla più antica competizione nazionale. Piuttosto ben comportatosi anche in campionato nella sua prima stagione in National, conclusa da un tredicesimo posto finale, il Quevilly sarebbe stato atteso adesso da un’annata difficile a prescindere, come sempre lo sono quelle successive ai grandi exploit; ma rischia di trovarsi di fronte un muro altissimo da scalare, perchè è stato vittima di una vera e propria diaspora, con la maggior parte dei protagonisti dell’epopea che hanno preso il volo verso nuove sfide, a cominciare dal suo condottiero Régis Brouard, che ha scelto il Clermont e la Ligue 2 portandosi peraltro dietro il miglior giocatore della squadra, Pierrick Capelle; non ci sono più nemmeno Anthony Laup, eroe di mille battaglie di coppa, e Joris Colinet, con otto gol il miglior marcatore dei Jaune et Noir in campionato nel 2011-12, legatisi entrambi all’Orléans, nè John Ayina, il giustiziere dell’Olympique Marseille, andato in seconda divisione spagnola a Cordoba, o altri protagonisti come Herouat, Jouan, Valéro ed il portiere El Kharroubi. A queste perdite va aggiunta la spiacevole vicenda della squalifica per doping del centrocampista Zanké Diarra – il fratello di Alou – trovato positivo proprio dopo la finale dello Stade de France, anche se la vicenda è ancora tutta da chiarire, ed il grave infortunio subito dallo sfortunato Benjamin Police, che si è rotto i legamenti crociati del ginocchio destro e starà fuori per i prossimi sei mesi. Il difficile compito di guidare verso la salvezza chi è rimasto e qualche nuovo arrivato (Diafutua dal Bayonne, Prieur dal Rouen, Mirza dal Paris FC) tocca al nuovo tecnico Laurent Hatton, cinquant’anni, che affronta quest’avventura dopo aver finora speso l’intera carriera a Pacy-sur-Eure, da giocatore prima e da allenatore poi. (N.B.: Chi volesse saperne di più sull’US Quevilly, può leggere il nostro approfondimento di qualche mese fa a questo link). 

Franck Queudrue con la maglia del Red Star FC

RED STAR FC – Indiscutibilmente uno dei club mitici del calcio francese, il Red Star contende al Paris FC il ruolo di alternativa romantica al ricco Paris Saint-Germain nella capitale: va proprio in questa direzione la recentissima scelta della dirigenza di modificare la denominazione sociale da Red Star Football Club 93 al semplice Red Star Football Club, togliendo il riferimento al dipartimento 93 – Seine-Saint-Denis, quello dello Stade de France e del celebre mercato delle pulci di Saint-Ouen, il comune dove il club ha sede – e mirando così ad una identificazione della squadra non più con un’area specifica ma con l’intera Parigi popolare. Ad ogni modo, nel 2011-12 il Red Star FC, presentatosi ai nastri di partenza del National da ripescato e piazzatosi all’undicesimo posto della classifica dopo un inizio molto difficile che aveva fatto temere il peggio, aveva fatto parlare di sè soprattutto per aver accolto nelle sue fila l’ex nazionale francese Steve Marlet, che a trentasette anni era tornato a chiudere nel suo club formatore una carriera che l’aveva portato a vestire maglie prestigiose quali quelle di Auxerre, Lyon, Marseille, Fulham e Wolfsburg; adesso Marlet ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo ed è diventato l’assistente di Vincent Doukantié, altro ex giocatore del club, chiamato l’anno scorso a sostituire a metà stagione Athos Bandini in panchina e molto bravo, in quella che è stata la sua prima esperienza da allenatore, a tirare fuori la squadra dalle acque pericolose. Se in campo non c’è più Marlet, in compenso ci sarà un altro giocatore passato dal calcio che conta: il difensore Franck Queudrue, trentatrè anni, lasciato libero dal Lens e sedotto dal progetto del club della sua città natale dopo una lunga carriera spesa soprattutto in Inghilterra tra Middlesborough, Fulham e Birmingham City. Tra gli emergenti l’elemento da tenere d’occhio è invece Mickaël Despois de Folleville (1990), attaccante che si è messo in luce nelle fila dell’AC Amiens – la seconda squadra cittadina, da non confondere con l’Amiens SC che gioca in questa categoria – ed i cui primi passi con la nuova maglia sono stati promettenti: pur con caratteristiche diverse, raccoglie un’eredità pesantissima come quella di Geoffrey Malfleury, il miglior giocatore del Red Star 2011-12 e vicecapocannoniere dello scorso campionato, partito per scoprire la Ligue 2 con il Le Havre.

Abdellah Asbabou presenta la maglia 2012-13 del Rouen

FC ROUEN – Inevitabile per il Football Club Rouen la collocazione nel lotto delle favorite alla promozione, in virtù del suo budget – con 5 milioni di euro si colloca al secondo posto assoluto dietro il Metz – e di un blasone nobile come pochi: quello dell’Alta Normandia è infatti uno dei rari club calcistici francesi ad essere nati già nell’Ottocento e può vantare diciannove stagioni in prima divisione, una partecipazione alla Coppa delle Fiere nel 1969-70 ed anche un titolo di campione di Francia conquistato nel 1945 e non omologato dalla Federazione in quanto si trattava di uno dei cosiddetti “campionati di guerra” Ma nonostante le ambizioni dichiarate, quella Ligue 2 persa nel 1995 in seguito ad un fallimento societario che ha costretto il club a ripartire da zero continua puntualmente a sfuggire e nel 2011-12 l’ennesimo inizio negativo di stagione ha portato a marzo all’esonero dopo sei anni dell’allenatore Éric Garcin e all’arrivo provvisorio in panchina di Emmanuel Da Costa, che ha condotto la squadra fino al sesto posto finale; adesso ci si affida a Didier Ollé-Nicolle, che ricordiamo per essere stato l’artefice della promozione in Ligue 2 del Clermont nel 2007 e per aver brevemente allenato il Nice in Ligue 1 nel 2009-10. Tra i rinforzi una menzione speciale va naturalmente al centrocampista offensivo Abdallah Asbabou, ventinove anni, atteso alla conferma dopo essere stato una delle rivelazioni della scorsa stagione con la maglia del neopromosso Épinal, terzo miglior marcatore del campionato 2011-12 con quindici reti alle spalle di Seydou Koné e Malfleury, oggi entrambi in Ligue 2; da seguire anche il promettente portiere belga Théo Defourny (1992), arrivato in prestito dall’Olympique Lyonnais, che crede molto nelle sue qualità e l’anno scorso l’aveva già prestato al Royal Antwerp in seconda divisione belga: sarà lui il nuovo numero uno, visto che non è stato rinnovato il contratto a Verger, accasatosi a Colmar. Tra chi c’era già l’anno scorso, da tenere d’occhio sicuramente Damien Da Silva (1988), difensore franco-portoghese in grado di giocare anche davanti alla difesa, che nel 2011-12 ha brillato per regolarità e quest’estate ha ricevuto l’interessamento di diversi club di categoria superiore, ma alla fine ha preferito rinnovare il contratto con il FCR. La tifoseria dei Diables Rouges, una delle più numerose e calde del National, sogna che questo possa essere finalmente l’anno buono per la risalita.

L’Uzès Pont-du-Gard vincitore del gruppo C da CFA nel 2011-12

ES UZÈS PONT-DU-GARD – Nel 1995 Serge Remon, oggi sessantottenne, fondava l’Entente Sportive Pont-du-Gard nel suo paese, Remoulin, situato in provincia di Nîmes a pochi chilometri dal famoso ponte-acquedotto romano classificato come monumento storico e patrimonio mondiale dell’Unesco; dieci anni dopo, nel 2005, avveniva per motivi strutturali la fusione con il Gallia Club della vicina Uzès, 8300 abitanti, e nasceva così l’attuale Entente Sportive Uzès Pont-du-Gard, che esibisce il ponte sullo stemma sociale. Dopo una straordinaria scalata di sette divisioni in diciassette anni di vita, con tre promozioni negli ultimi sette anni, scalata completata con l’approdo in National al termine del campionato 2011-12 conquistato vincendo con pieno merito il gruppo C di CFA davanti ad avversari blasonati come Cannes o Rodez, questo piccolo club dallo spirito familiare, malgrado la magrezza del suo budget – era addirittura il più ristretto in assoluto tra i 72 club dello Championnat Amateur – è riuscito sorprendentemente a proporsi come terza forza del Languedoc-Roussillon alle spalle dei giganti Montpellier e Nîmes, in attesa della rinascita di nobili decadute come FC Sète o Olympique Alès. Per la squadra allenata da Samuel Cruz, al terzo anno in panchina dopo essere stato giocatore, preparatore ed assistente tecnico del club, l’obiettivo non può che essere una salvezza già complicatissima sulla carta e resa ancora più proibitiva dalla partenza di qualche protagonista di spicco della promozione, come i cannonieri Kévin Goba e Khalid Boutaïb ed il difensore Rémy Bonne, che hanno raggiunto rispettivamente Cherbourg, Istres e Lens. Per colmare il vuoto rimasto in attacco si è deciso di scommettere su Samir Benmeziane, ventiquattrenne proveniente dal CFA dove nelle ultime tre stagioni ha segnato cinquanta gol con la maglia del Le Pontet; nel corso dell’ultima settimana sono poi arrivati due buoni rinforzi come Pierrick Cros – solo omonimo del portiere del Sochaux – difensore classe 1990 e fino all’anno scorso capitano della squadra riserve del Saint-Étienne, e Quentin Boesso (1986), centrocampista offensivo originario della vicina Bagnols-sur-Cèze che nel 2011-12 ha conquistato la Ligue 2 con il GFC Ajaccio e poco dopo è stato sul punto di firmare per il Celtic Glasgow. Ma il vero grande alleato su cui può contare la formazione di Cruz è lo stadio Louis Pautex, soli 650 posti ma un’atmosfera caldissima ed un’imbattibilità dei padroni di casa che dura da dicembre 2010; l’inizio di campionato della neopromossa del Gard è stato incoraggiante, con quattro punti presi nelle prime due partite, naturalmente tutti tra le rassicuranti mura amiche.

L’undici del Vannes sconfitto in casa dal Metz alla seconda giornata di campionato

VANNES OC –  Il Vannes OC è un club che si è affacciato alla ribalta nella storia recente del calcio francese: nato nel 1998 nel capoluogo del Morbihan, costa sud della Bretagna, dalla fusione di due club cittadini (Véloce Vannetais e FC Vannes), nel 2007-08 è stato promosso in Ligue 2 per la prima volta nella propria storia e nel 2008-09 è anche riuscito nell’exploit di raggiungere la finale di Coupe de la Ligue alla sua prima partecipazione assoluta, benchè poi sconfitto dal Bordeaux con un 4-0 senza appello; dopo tre stagioni in seconda divisione, al termine del 2010-11 si è concretizzata la retrocessione in National e l’anno scorso è stata mancata di poco la risalita, con un quarto posto finale alle spalle delle promosse Nîmes, Gazélec Ajaccio e Niort. È inutile dunque dire che questa rappresenta una stagione cruciale per i bretoni, in quanto la mancata promozione ed un terzo campionato di fila in terza divisione significherebbero automaticamente la perdita dello statuto professionistico e di conseguenza un ripensamento globale dei piani del club con un probabile ridimensionamento in vista da parte del presidente Michel Jestin. Si riparte ancora da Stéphane Le Mignan, che siede sulla panchina bianconera dal 2002 e che onorerà il suo ultimo anno di contratto dopo essere stato vicino al Clermont in estate, e da un gruppo che ha perso alcuni dei suoi elementi di spicco, tra giocatori a fine contratto, come il portiere Gauclin o Loïc Loval, dieci reti in campionato con la maglia del VOC nel 2011-12, ed altri che sono partiti per tentare l’avventura in Ligue 2, come il difensore Damien Moulin all’Istres e soprattutto il capitano Erwan Quintin all’Arles-Avignon. Il reparto più rinnovato è quello arretrato, con l’inserimento dei due nuovi acquisti Antoine Ponroy (1986), che non è riuscito a imporsi a Laval, al centro e Vivian Reydel (1990), ex Beauvais, sulla destra, mentre il giovane Quentin Bonnet (1990), cresciuto al club e reduce dalla firma sul suo primo contratto da professionista, sembra essersi affermato come titolare sulla sinistra; in attacco spazio alla coppia dei quasi omonimi Ben Mohamed (1989) e Mohamed Youssouf (1988), sedici gol in due nella scorsa stagione, in una squadra che sulla carta appare leggermente inferiore come organico alle altre pretendenti alla promozione e può semmai candidarsi al ruolo di outsider.

– Qui risultati, calendario e classifica del National –

– Qui le classifiche finali di National e CFA 2011-12 –

– IL TALENTO DA SEGUIRE: SADIO MANÉ –

Nome: Sadio Mané

Ruolo: Centrocampista offensivo

Data di nascita: 10 aprile 1992

Luogo di nascita: Sédhiou (Senegal)

Nazionalità: Senegalese

Altezza e peso: 1,75 per 69 kg

Piede preferito: Destro

Club di appartenenza: FC Metz (Arrivo al club: gennaio 2010; scadenza contratto: giugno 2016)

In pochi, forse solo gli irriducibili cultori delle serie minori francesi, avevano sentito nominare Sadio Mané prima di quest’estate: poi sono arrivati i Giochi di Londra, il Senegal è stato una delle sorprese della competizione sconfiggendo seccamente una delle favorite della vigilia come l’Uruguay e cedendo solo ai supplementari al Messico vincitore, e così il suo nome, come quelli dell’attaccante Moussa Konaté o del roccioso centrocampista Cheikhou Kouyaté, sono diventati improvvisamente familiari agli appassionati europei. Spentisi i riflettori delle Olimpiadi, il giovane senegalese è ora ritornato alla realtà, una realtà che vuole che il suo club, il glorioso FC Metz, sia chiamato a confrontarsi con il primo Championnat National dei suoi ottant’anni di storia: se dovesse rimanere in Lorena, di certo il suo talento sarebbe un lusso sui campi di terza divisione, cosi come era stato l’unico raggio di luce nello sportivamente drammatico campionato 2011-12 terminato con la retrocessione dei granata.

Sadio Mané in azione alle Olimpiadi contro l’Uruguay

Nato a Sédhiou, Senegal, nell’aprile del 1992, come quasi tutti i ragazzi africani Sadio inizia a giocare a calcio per le strade del suo quartiere finchè non lo notano gli scout di Génération Foot, noto centro di formazione senegalese a cui il Metz è legato da un partenariato che mira a portare in Francia i più promettenti talenti locali; invitato a partecipare con altri compagni ad uno stage in Lorena a fine 2009, conquista subito i tecnici granata e sbarca dunque in Europa nel gennaio 2010, a diciotto anni. Aggregato in un primo momento alla squadra U19, i suoi inizi sono difficili, tra una pubalgia e i problemi di adattamento, lontano dalla famiglia e confrontato per la prima volta al freddo inverno loreno: “Ricordo ancora il mio primo allenamento: avevo visto che c’era il sole e da noi sole è sinonimo di calore, ma appena arrivato al campo mi sono reso conto di non essermi coperto abbastanza; sono stato invitato a tornare negli spogliatoi e a presentarmi equipaggiato in maniera adeguata l’indomani”, racconta adesso.

Pian piano le cose vanno meglio ed all’inizio della stagione 2011-12 il ragazzo viene inserito nella rosa della squadra riserve che gioca in CFA (quarta divisione), dove ben presto attira l’attenzione del tecnico della prima squadra Dominique Bijotat, che complice la caterva di infortuni che falcidia l’organico decide di lanciarlo in Ligue 2: l’esordio da professionista avviene al Saint-Symphorien contro il Bastia il 14 gennaio 2011 e nonostante la sconfitta (0-1) è molto promettente, tanto da convincere Bijotat a riproporlo da titolare nella giornata successiva sul campo dello Châteauroux (1-1); al termine della stagione conterà diciannove presenze di cui dodici da titolare, un gol (4 maggio 2012, Metz-Guingamp 2-5), un assist e prestazioni quasi sempre convincenti, che non salveranno la squadra dalla sua discesa all’inferno ma lo lanceranno verso un anno perfetto sul piano personale: arrivano di riflesso il primo contratto da professionista, che lo lega al Metz fino al giugno 2016, e soprattutto la prima convocazione da parte del commissario tecnico della nazionale maggiore senegalese Joseph Koto, chiamato a ricostruire sulle macerie della disastrosa ed inattesa eliminazione al primo turno alla CAN 2012. L’impatto con la nazionale è quello che tutti sognerebbero: alla sua prima presenza, in amichevole contro il Marocco (25 maggio 2012, 1-0), viene eletto “man of the match”, alla seconda, la gara contro la Liberia valida per le qualificazioni al Mondiale 2014 (2 giugno 2012, 3-1), prima provoca un rigore e poi segna il suo primo gol con la maglia dei Leoni di Teranga (nel video qui sotto), preludio all’avventura con la selezione olimpica vissuta in estate.

Avventura che fa da vetrina al suo talento naturale: centrocampista offensivo brevilineo dal fisico compatto, alto 1,75 per 69 kg, agile, esplosivo e dotato di una punta di velocità notevole, Mané dispone di qualità tecniche superiori alla media – evidenti soprattutto nel primo tocco e nella conduzione di palla in corsa – di un ottimo dribbling sia negli spazi che nello stretto, di visione di gioco e di un buon tiro. È un giocatore che ama trovarsi nel vivo dell’azione, in grado di fare da raccordo tra centrocampo ed attacco e di imprimere velocità al gioco grazie alla sua capacità di accellerare palla al piede o di servire improvvisamente i compagni in verticale. Bravo negli inserimenti in area, predilige partire da posizione centrale ma tende a svariare molto, proponendosi a volte sulla fascia destra dalla quale sfrutta la sua velocità ed il suo dribbling per bruciare l’avversario diretto ed andare al cross, ma anche sulla fascia sinistra, dalla quale rientra sul piede preferito, il destro, per tentare la conclusione o scambiare con un compagno; può essere schierato all’occorrenza su entrambe le fasce, da trequartista esterno in un 4-2-3-1, ma il ruolo ideale per lui è certamente quello di classico numero dieci alle spalle delle punte, con ampia libertà di movimento, il più adeguato a valorizzare la sua imprevedibilità e le sue intuizioni. Dinamico, combattivo, in grado di reggere fisicamente i contrasti e di ripetere le accellerazioni più volte nel corso di una gara, è un giocatore generoso che non si sottrae ai compiti di copertura;  di certo deve migliorare sul piano della continuità, come si è visto chiaramente anche nel corso delle Olimpiadi in cui dopo l’inizio brillantissimo delle prime due partite si è via via spento: si tratta di un calciatore istintivo che anche per mancanza d’esperienza spesso tende a voler strafare e finisce col perdere lucidità, e dovrà imparare innanzitutto a canalizzare le proprie energie; la sua istintività inoltre si traduce a volte in una certa anarchia tattica, in un’eccessiva irruenza che lo porta a commettere falli inutili e nella tendenza a farsi trascinare dal proprio gusto per l’applauso del pubblico scegliendo la soluzione più difficile o diventando troppo individualista, tutti aspetti su cui dovrà lavorare per compiere il definitivo salto di qualità. Va comunque tenuto presente che si tratta di un ragazzo ancora molto giovane, sbarcato per la prima volta in Europa poco più di un anno fa e con alle spalle nemmeno una stagione intera nel calcio professionistico, per di più nelle serie minori, e quindi per forza di cose i suoi margini di miglioramento sono enormi.

Inevitabile che le sue qualità abbiano ingolosito parecchi club ed il suo agente Thierno Seydi sta vagliando diverse proposte: pare che sia il West Ham fin adesso ad avere presentato l’offerta più concreta al Metz, proponendo due milioni di euro per il cartellino. Certamente una sua eventuale permanenza al club loreno in terza divisione potrebbe costituire un freno alla sua crescita, ma è inutile dire che se alla fine dovesse restare sarebbe una delle maggiori attrazioni dello Championnat National 2012-13, come il ragazzo non ha tardato a dimostrare: dopo il meritato periodo di riposo post-olimpico, lanciato nella mischia dal nuovo tecnico dei Grenats Albert Cartier alla terza giornata contro il Le-Poiré-sur-Vie (17 agosto 2012, 2-0) si è presentato servendo immediatamente un assist vincente, per poi ripetersi alla quarta giornata segnando il gol decisivo che ha consentito ai suoi di piegare il Luzenac (24 agosto 2012, 1-0). Se i tifosi loreni sognano che rimanga e trascini il Metz ad una rapida risalita, molte speranze sono riposte in lui anche da parte dei tifosi senegalesi, che forse un po’ frettolosamente, magari suggestionati dal numero 10 che porta sulle spalle, hanno visto in lui l’erede di Khalilou Fadiga, eroe nazionale di un indimenticabile Senegal che aveva raggiunto i quarti di finale al Mondiale 2002 in Corea del Sud e Giappone; per dimostrare di essere all’altezza delle aspettative, per Sadio Mané c’è subito un appuntamento decisivo da non fallire: la doppia sfida contro la Costa d’Avorio prevista per l’8 settembre ed il 13 ottobre 2012, che decreterà quale delle due nazionali andrà alla Coppa d’Africa 2013 in Sudafrica e quale sarà costretta a guardarla da casa.

Sadio Mané in azione in Metz-Le Poiré-sur-Vie, suo primo match nello Championnat National 2012-13 – Credit Photo Le Republicain Lorrain

Discussione

10 pensieri su “Championnat National 2012-13: Sadio Mané ed il Metz alla scoperta della terza divisione

  1. Innanzitutto i complimenti per il blog… semplicemente FAVOLOSO, soprattutto per la “profondità” e la completezza degli articoli e l’attenzione alle giovani promesse (passione che condivido).

    Visto il passaggio che pare ormai fatto di Niang dal Caen al Milan e visto che non sono mai riuscito a vederlo giocare in maniera significativa, non potresti descrivermi un pò il ragazzo? Caretteristiche, carattere, prospettive? Quello che sai.

    Grazie mille.

    Ciao
    Fabio

    Pubblicato da Fabio | 27 agosto 2012, 20:05
  2. Per prima cosa, grazie mille per i complimenti!
    Di spazio ai talenti emergenti vorrei darne ancora di più, dovresti vedere la lista interminabile di nomi che ho annotato e che vorrei presentare! 😀 Ma il tempo è quello che è e gli argomenti sono davvero tanti, quindi provo a trovare un equilibrio tra tutti…ad esempio, ti dirò che nel corso della stagione passata ad un certo punto avevo pensato proprio di scrivere un articolo su M’Baye Niang e sul contrasto tra il suo enorme talento ed i suoi problemi caratteriali, ma poi ho finito per dare la priorità ad altro…ad ogni modo, è un giocatore che seguo fin dai tempi in cui faceva sfracelli nelle giovanili del Caen in coppia con Lenny Nangis (che molto probabilmente avrai ben presente, essendo un appassionato di talenti) e quindi lo conosco molto bene, cerco di presentartelo in sintesi in modo che tu possa inquadrarlo: dunque, sul piano del puro potenziale è fortissimo, probabilmente uno degli attaccanti più forti in assoluto della sua generazione a livello europeo…classico longilineo, abbina doti fisico-atletiche eccellenti (forza, accellerazione, corsa, rapidità nello stretto) ad una buona tecnica, dribbling, imprevedibilità, buon tiro con entrambi i piedi (anche se il piede preferito è il destro), discreta freddezza sotto rete; è molto mobile, sa attaccare bene la profondità e può ricoprire praticamente tutti i ruoli dell’attacco: può fare tranquillamente l’unica punta o anche giocare in appoggio ad un centravanti più statico o stare largo in un tridente. Fin qui, tutto perfetto 🙂 …ma come avrai capito, il problema principale è il carattere: da questo punto di vista ha sempre dato qualche problema – ad esempio, è il motivo per cui non è stato convocato al Mondiale U17 del 2011 in Messico – ma la valenza negativa di quest’aspetto è emersa in tutta la sua evidenza nello scorso campionato, quando dopo gli esordi scintillanti del 2010-11 (è diventato il secondo più giovane marcatore nella storia della Ligue 1, ma questo penso lo saprai già) pare si sia montato la testa ed il risultato è stato un giocatore del tutto irriconoscibile in campo…alla fine, numeri non certo terribili per un 1994 (23 partite in L1, 14 da titolare, 2 reti), ma quasi sempre prestazioni al di sotto delle sue possibilità ed incapacità di incidere…ergo, è facile dedurre che le sue prospettive dipendano principalmente dalla sua capacità di maturare e dalla capacità del Milan di gestirlo nel modo giusto…personalmente sono molto curiosa di seguire le evoluzioni 🙂

    Pubblicato da Isabella Rubens | 29 agosto 2012, 10:16
  3. Complimenti meritati!
    Apprezzo in modo particolare (rispetto ad altri) come è pensato il tuo blog: approfondimento e attenzione a storie, tradizioni, curiosità che circondano calciatori o squadre di cui, di volta in volta, parli (la foto di Luzenac, con cui apri questo articolo è emblematica!).
    Ci vuole grande impegno e una gran conoscenza a 360 gradi dell’ambiente di cui tratti.
    Curiosità: sei francese?

    Sì, Lenny Nangis, lo conosco: atleta straordinario, bel complemento di Niang. Lo vedo più come seconda punta, che come attaccante esterno.
    Il carattere di M’Baye, tra l’altro, si è notato già dalla prima conferenza stampa (“sono qui per il presente, non per il futuro”… parla di pallone d’oro… che personaggio 😀 )

    Ho scritto anche io qua e là in rete (con nick diversi 😀 ), poi il tempo (poco) ha vinto sulla passione (notti passate a vedere tornei giovanili di qualsiasi continente 😀 … ora ho mollato un pò il colpo!).

    Grazie mille a te!
    Ciao

    Fabio

    Pubblicato da Fabio | 30 agosto 2012, 21:05
  4. Eh, i tornei giovanili…vizio che condivido e di cui non ci si libera tanto facilmente! 😀
    È vero comunque che provo ad avere un approccio a 360 gradi dei temi che tratto e a non trascurare il contesto in cui sono inseriti squadre e calciatori, e mi fa piacere che tu l’abbia notato 🙂 …nel caso di un talento, ad esempio, secondo me raccontare alcuni particolari della sua storia aiuta ad inquadrarlo meglio, anche dal punto di vista delle prospettive future.
    Per rispondere alla tua domanda, no, non sono francese, sono un’italiana con una grande passione per la Francia, non limitata al solo calcio 🙂 …e tu, scrivevi di qualche argomento calcistico in particolare oppure spaziavi qua e là?
    A proposito del personnaggio Niang, giusto per completare il quadro ti dico solo che l’anno scorso nella partita di campionato contro il Rennes ha tolto dalle mani il pallone ad un compagno di 35 anni (Nivet), rigorista designato, per calciare lui il rigore…e peraltro sbagliarlo 😀 (il Caen perse 2-3, per la cronaca). In quanto a Nangis, sono d’accordo con te riguardo al ruolo, ma lo sai che non sta giocando nemmeno in Ligue 2? Gioca regolarmente con le riserve in CFA, ed è vero che l’attuale linea d’attacco del Caen sta funzionando molto bene per il momento e che quindi cambiarla non avrebbe senso, però è vero anche che almeno in panchina un giocatore come lui potrebbe essere utile, in teoria…quindi dovrei indagare per scoprire se c’è qualche problema particolare 🙂
    Ciao e ancora grazie per le belle parole!

    Pubblicato da Isabella Rubens | 31 agosto 2012, 13:44
  5. Sì, io contavo i giorni che mancavano all’inizio di europeo under 17 o di un sudamericano sub15 😀
    Spaziavo 😀 Ho scritto per tuttomercatoweb per un pò di tempo (soprattutto per la rubrica “il volto nuovo”), poi qualcosa qua e là (tra cui un blog mio..super spartano… era più un raccoglitore di idee 😀 http://calciovario.blogspot.it/ che però non aggiorno più da un paio di anni).
    La passione però rimane (ad esempio in questi giorni ho intenzione di andare a vedere qualche partita del Trofeo Scirea a Cinisello -categoria giovanissimi nazionali-).
    Passione per la Francia, che deriva da? 😀

    (Intanto il buon M’baye ha giocato i suoi primi 3 minuti!)

    Ciao!

    Pubblicato da Fabio | 3 settembre 2012, 15:00
  6. Eheh conoscevo già il tuo Calcio Vario, complimenti! 🙂 Un peccato che tu abbia smesso, ma d’altronde so bene quanto a volte sia complicato riuscire a conciliare un blog con tutto il resto…
    Sul piano calcistico, la mia passione per la Francia deriva in particolar modo proprio dalla loro grande tradizione in materia di formazione giovanile…poi il fatto di conoscere piuttosto bene i luoghi la alimenta, tornando al discorso fatto qualche giorno fa sul gusto di collocare squadre e calciatori in un contesto ben preciso…diciamo che il mio interesse è rivolto al calcio in generale e che faccio il possibile per seguire un po’ tutti i campionati, ma che solo in Francia seguo anche ciò che succede dalla terza serie in giù, ecco 😀
    Peccato che M’Baye sia rimasto fuori dalla lista Champions (anche se forse da un certo punto di vista può rivelarsi un bene, vista la sua tendenza a montarsi facilmente la testa)…e nel frattempo Sadio Manè è passato al Red Bull Salzburg per 4 milioni di euro, il terzo trasferimento più fruttuoso nella storia del Metz dopo quelli di Pirès e Pjanic 🙂
    Se adocchi qualcuno di interessante al Trofeo Scirea magari fammi sapere!! 🙂
    Ciao ciao

    Pubblicato da Isabella Rubens | 6 settembre 2012, 09:25
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