Club, Ligue 1

Ici c’est la Paillade: alle radici del miracolo Montpellier

Il Montpellier alza il trofeo: in primo piano il presidente Nicollin con un nuovo look, effetto di una scommessa fatta con Rémy Cabella.

Conoscere le radici più profonde del Montpellier è la prima chiave necessaria per inquadrare la sua straordinaria impresa sportiva. Nel capoluogo del Languedoc-Roussillon il calcio sbarca già ai primi del Novecento e lo Stade Olympique Montpelliérain (SOM), fondato nel 1919, vive ben presto i suoi anni di gloria vincendo la Coupe de France del 1929 ed è uno dei venti club eletti che partecipano al primo campionato professionistico francese nel 1932, un club che da allora accumula trentasette stagioni tra prima e seconda divisione prima di essere condannato da gravi difficoltà finanziarie a deporre il bilancio ed a ripartire dalla Division d’Honneur al principio degli anni settanta, con la nuova denominazione di Montpellier Littoral Sport Club. Il club ha ormai perso mezzi, giocatori, sostenitori, gli restano soltanto educatori con tanti anni d’esperienza: così una fusione con l’AS Paillade neopromossa in Promotion d’Honneur, piccola realtà di periferia nata nel 1967 nell’omonimo quartiere popolare ad ovest della città, un club per contro in piena espansione ma mancante di dirigenti ed educatori che gli consentano di puntare più in alto, appare come la soluzione più logica e naturale; ci si trasferisce dunque allo Stade de la Mosson, al tempo solamente il campo di gioco del quartiere La Paillade, e nel giugno 1974 nasce il Montpellier La Paillade Sport Club Littoral (MPSCL). Ma gli inizi non sono buoni, dopo cinque giornate la squadra è ultima nel suo girone senza nessuna vittoria all’attivo e per dare la scossa che serve ci vuole l’idea di un giornalista del principale quotidiano locale, che promuove l’avvicinamento tra i dirigenti del club e Louis Nicollin, vulcanico imprenditore nel ramo della nettezza urbana, originario della regione Rodano-Alpi dalla quale si è trasferito nell’Hérault nel 1967 e grande tifoso del Lyon: la squadra corporativa della sua impresa, la Formation Sportive de Nettoiement, da lui fondata e diretta, raggiunge risultati eccellenti e vanta tra l’altro nelle sue fila alcuni calciatori che giocavano nel vecchio Montpellier prima del fallimento, tra cui la stella Serge Delmas. Al termine di una trattativa molto difficile, nel novembre 1974 Nicollin finisce per prendere le redini del MPSCL, inizialmente in qualità di co-presidente e ben presto come presidente unico, trasferisce tutti i giocatori della sua Formation Sportive de Nettoiement alla Paillade e la squadra compie una spettacolare rimonta in classifica e si salva agevolmente: in pochi sanno che è così che è cominciata la storia d’amore tra il Montpellier e Loulou Nicollin, il suo presidente decisamente fuori dall’ordinario che oggi è ancora là, dopo trentotto anni ed un’incredibile ascesa che ha portato il club in sole otto stagioni dalla Division d’Honneur alla prima divisione, raggiunta per la prima volta nel 1981.

Louis Nicollin nel 1979 – Foto Presse Sports

E poichè alcuni storici calcistici preferiscono collocare la data di nascita del club nel 1974 e non nel 1919, secondo il volere dell’attuale dirigenza, si può dire che l’uomo che ha regalato al Montpellier il primo titolo di campione di Francia della sua storia sia lo stesso uomo grazie al quale quella storia ha avuto inizio, che le vicende della società siano da sempre strettamente intrecciate a quelle di un’unica famiglia e che i protagonisti di allora siano i medesimi di oggi, magari in ruoli diversi, ad immagine del sopracitato Serge Delmas divenuto prima il direttore del centro di formazione che ha visto sbocciare gli Yanga-Mbiwa e i Belhanda ed in seguito uno dei responsabili dello scouting. Alla stessa maniera si può dire che, sebbene sia diventato presto l’espressione di tutta una città, anzi di tutto un dipartimento come sancito dall’ulteriore e definitiva evoluzione del nome in Montpellier Hérault Sport Club (MHSC) avvenuta nel 1989 in seguito al sostegno finanziario del Consiglio Generale dell’Hérault, il Montpellier sia rimasto innanzitutto il club di un quartiere e della Paillade abbia conservato l’anima popolare; il tormentone La la la la Paillade cantato allo stadio dai tifosi che negli anni non hanno mai smesso di riferirsi alla squadra con il vecchio nome è lì a ricordarlo. Ed è significativo osservare come il MHSC abbia raggiunto l’apice del suo successo quando ha riscoperto la sua identità originaria, fatta di estrema semplicità e non di lustrini: c’era infatti stato un periodo in cui Nicollin si era fatto abbagliare dai grandi nomi e aveva arruolato stelle come Roger Milla, Valderrama, Cantona tra gli altri, ma salvo rari exploit quali la conquista della Coupe de France nel 1990 e la bella cavalcata in Coppa delle Coppe nel 1991, questa politica alla lunga non aveva dato frutti e la batosta della retrocessione al termine della stagione 1999-2000 ne aveva decretato il fallimento; è in quel momento che si è deciso di voltare pagina, iniziando a tagliare i costi e a puntare forte sul centro di formazione, dando il via alla dinamica positiva che nel giro di pochi anni – dopo qualche stagione di sofferenza – avrebbe portato alla promozione in Ligue 1 sotto la guida di Rolland Courbis nel 2009, poi a ruota all’eccellente quinto posto con René Girard in panchina nel 2010, alla finale di Coupe de la Ligue persa di fronte all’OM nel 2011 ed infine alla consacrazione del 2012. Ha un certo valore simbolico il passaggio di consegne tra Laurent Blanc, l’ultimo capitano del Montpellier ad aver alzato un trofeo prima dello scorso 21 maggio, ed il capitano odierno Mapou Yanga-Mbiwa, che dopo Blanc è il primo giocatore uscito dal locale centro di formazione ad essersi guadagnato una chiamata della Francia indossando la maglia dei Pailladins; chiamata che tra l’altro, per una felice coincidenza del destino, è arrivata proprio da parte di Blanc, oggi selezionatore.

Laurent Blanc riceve dal Presidente della Repubblica François Mitterrand la Coupe de France 1990 – Foto AFP

Non avrebbe potuto essere più meritato questo titolo di campione di Francia che nessuno alla vigilia avrebbe osato pronosticare, per una squadra che fin dall’inizio della stagione si è mostrata estremamente regolare, scendendo dal podio solo in una circostanza in trentotto giornate, che ha terminato con 82 punti, cioè il secondo miglior totale della storia della Ligue 1 dall’instaurazione dei tre punti per la vittoria – dietro al Lyon 2005-06 – e che è diventata la prima squadra di Ligue 1 a raggiungere il cospicuo bottino di 50 punti casalinghi; che ha inoltre dato prova di una maturità che non aveva ancora l’anno scorso, in cui dopo la delusione della finale di coppa perduta crollò nel finale di campionato concludendo al quattordicesimo posto: maturità evidente dall’ottima gestione degli scontri diretti, dalla capacità di acciuffare più di una volta un risultato positivo negli ultimi minuti – è la squadra che ha fatto più punti di tutte nel secondo tempo – dai nervi saldi con i quali ha saputo confrontarsi con i punti di svolta della stagione, quando c’era da reagire ad una sconfitta o da rispondere presente in un momento decisivo. Diverse ne sono state le dimostrazioni, ma un esempio in particolare è emblematico: dopo l’inaspettato pareggio interno con l’Evian TG a tre giornate dalla fine, con tanto di rigore della possibile vittoria sbagliato da Camara al 98′, rissa finale, espulsione di Belhanda poi squalificato fino al termine del campionato, PSG  e Lille che si riavvicinano pericolosamente e susseguenti polemiche, tutti pensavano che il Montpellier fosse ormai sull’orlo di una crisi di nervi, schiacciato da una pressione troppo difficile da sostenere; ed invece anche e soprattutto in quella circostanza i Pailladins hanno dato una risposta da grandissima squadra, andando ad imporsi con autorità sul campo del Rennes nella gara successiva. Prima della vittoria cercata e trovata al 95′ nello scontro diretto contro il Lille e del felice epilogo nella surreale partita di Auxerre.

La spettacolare coreografia allestita per festeggiare i vent’anni della Butte Paillade, il gruppo di riferimento della tifoseria del Montpellier, coincisi proprio con la vittoria sul Lille che alla penultima giornata ha consentito di ipotecare il titolo

Detto che nelle ultime settimane si è abusato della retorica trita e ritrita, di sicuro eccessivamente assolutistica ed alla lunga un po’ stucchevole, del piccolo club povero e buono che sconfigge quello ricco e cattivo, è innegabile che questo Montpellier abbia saputo trasmettere delle emozioni e che la sua favola a lieto fine non possa che conquistare; non per niente Giroud e compagni sono riusciti a far stringere intorno alla sua squadra di calcio una città nella quale più che una cultura calcistica esiste tradizionalmente una cultura sportiva di alto livello, con pallamano, rugby, pallavolo a contendersi le attenzioni, ma che in occasione di Montpellier-Lille della trentasettesima giornata ha per la prima volta riempito la Mosson in ogni ordine di posto: la Paillade seduce perchè coniuga in sè l’idea del miracolo sportivo, dei 36 milioni di euro di budget che trionfano contro i 150 del Paris Saint-Germain, del club popolare e familiare che ha saputo crescere senza snaturarsi, con quella di una squadra con un’identità tecnico-tattica ben precisa, che ha offerto scampoli di gioco tra i più godibili del campionato e messo in mostra nel collettivo alcune individualità di spicco che proprio nella stagione appena conclusa sono esplose definitivamente, giocatori come Yanga-Mbiwa, il marcatore implacabile che ha conquistato la nazionale, Belhanda l’artista o Giroud, prototipo di centravanti vecchio stampo raro e prezioso. Certo, adesso non bisogna farsi illusioni e bisogna essere consapevoli che questa resterà molto probabilmente una stagione irripetibile, che oltre alla buona ricetta servono anche gli errori altrui ed uno straordinario concorso di circostanze perchè le cose vadano in un certa maniera, che non sarà facile sostituire i vari Yanga-Mbiwa e Giroud destinati alla partenza e che il centro di formazione non sempre riuscirà a produrre generazioni all’altezza, che già riuscire a trovare stabilità ad alto livello sarebbe un grandissimo successo per il club; è ragionevole supporre che sul lungo termine le risorse economiche illimitate del PSG consentiranno ai parigini di prendere il sopravvento, ed è possibile, per non dire molto probabile, che ci troviamo alle soglie di una lunga era di dominazione del club della capitale e che sia dunque destinata ad avere fine la consuetudine che ha visto la Ligue 1 offrire cinque campioni diversi negli ultimi cinque anni e di gran lunga la maggiore incertezza al vertice prendendo in considerazione i sei campionati europei maggiori. Ma tenuto presente tutto questo, va altresì detto che il successo della Paillade non nasce dal caso ma è costruito pazientemente e ha delle ragioni ben precise; che quella appena vissuta resti o no una parentesi incantata, il Montpellier rappresenta comunque un modello autoctono di “club à la française” fondato su una gestione sana e sul proprio centro di formazione, un modello che merita senza dubbio di essere ammirato ed imitato: eccolo descritto nei suoi punti essenziali.

Tutti i compagni si gettano su Aït-Fana, autore del gol decisivo in Montpellier-Lille.

Un management stabile – Il lato pittoresco ed eccessivo del personaggio e le sue esternazioni spesso vietate ai minori rischiano inevitabilmente di far passare in secondo piano il fatto che Loulou Nicollin sia innanzitutto di un dirigente avveduto, capace anche di circondarsi delle persone giuste e di delegare quando occorre. Dal momento della retrocessione in Ligue 2 del 2000 il patron ha lasciato il ruolo di presidente operativo al suo secondogenito Laurent, più sobrio e riservato del padre e per questo poco appariscente, ma di fatto attivissimo ed onnipresente; è lui quello che rappresenta la società nelle trasferte nonchè in lega ed in federazione dove ha saputo guadagnarsi la stima di tutti i colleghi, e lavora in stretta collaborazione con un piccolo nucleo di persone fidate che incarnano lo spirito del club, in virtù del loro passato da giocatori o allenatori: Michel Mézy, Bruno Carotti, Jean-François Domergue, rispettivamente consigliere, direttore e manager sportivo, insieme da tanto tempo e capaci di operare in perfetta sinergia. La continuità sul piano dirigenziale fa il paio con la continuità tecnica: niente rivoluzioni e pochi cambiamenti a livello di staff e parco giocatori.

Loulou e Laurent Nicollin – Foto Damien Meyer

Una politica economica rigorosa – La politica societaria non prescinde mai da un’amministrazione rigorosa, che permette di tenersi al riparo dalle brutte sorprese. Per comprendere fino a che punto, basti pensare che, nonostante la certezza dell’aumento degli introiti grazie alla partecipazione alla fase a gironi della Champions League ed ai relativi diritti televisivi, nel preparare il budget per la prossima stagione – che deve essere presentato a breve ai rigidi organi di controllo francesi – il calcolo è stato effettuato sulla base di un diciassettesimo posto in campionato, cioè il primo utile per evitare la retrocessione, e di un ultimo posto nel girone di CL con conseguente esclusione anche dall’Europa League: cosa vuol dire essere previdenti. L’intera rosa campione di Francia è costata complessivamente 7 milioni di euro e per la campagna acquisti della stagione appena conclusa sono stati sborsati in totale 2 milioni di euro per soli tre volti nuovi: in pratica il costo del cartellino di Bedimo, visto che gli altri due, Hilton e Tinhan, sono arrivati a titolo gratuito.

La rosa del Montpellier 2011-12, costata complessivamente solo 7 milioni di euro.

Uno scouting intelligente – Va da sè che perchè sia possibile conciliare risparmio e risultati è necessario come minimo avere le idee molto chiare: la politica sportiva del Montpellier segue delle linee direttive semplici e precise e prevede di appoggiarsi sul centro di formazione e di integrare i ragazzi cresciuti in casa con reclute a basso costo scelte intelligentemente, pescando nelle categorie inferiori o tra i giocatori scadenza di contratto, sia che si tratti di talenti promettenti da lanciare ad alto livello, sia che si tratti di elementi d’esperienza perfetti per fare da punto di riferimento ai più giovani: nel primo caso esempi classici sono Giroud, prelevato nel Tours in Ligue 2, oppure Alberto “Tino” Costa, scovato a Sète in National e poi rivenduto al Valencia per 6,5 milioni di euro; nel secondo si possono citare gli ultimi arrivati Hilton e Bedimo, che in breve tempo si sono trasformati in due pilastri insostituibili. Con un budget limitato il margine d’errore è molto basso e così prima di ricevere il via libera ogni giocatore nel mirino viene visionato almeno quindici volte, poi ci si riunisce con l’allenatore per discutere tutti insieme dell’opportunità dell’acquisto ed i Nicollin parlano con l’interessato per capire se è compatibile con il progetto non solo tecnicamente ma anche nello spirito.

Olivier Giroud in azione in Ligue 2 con la maglia del Tours

Un centro di formazione di qualità – É il cuore del progetto Montpellier. Nato nel 1978, quando il MHSC fu promosso in seconda divisione e riottenne lo statuto professionistico, ha sfornato negli anni diversi nazionali tra cui Blanc, Candela, l’ivoriano Ibrahima Bakayoko o più recentemente il tunisino Saihi ed il marocchino Belhanda e si basa su una politica di reclutamento mirata al sud-est della Francia, per trasmettere più facilmente il senso di appartenenza. Senza considerare quelli che erano in prestito in Ligue 2 o in National e che la prossima stagione ritorneranno alla base, sono usciti dal centro di Grammont ben undici giocatori della rosa campione di Francia, di cui quattro titolari indiscutibili (Jourdren, Yanga-Mbiwa, Saihi e Belhanda). Cinque degli undici sopracitati avevano già vinto un trofeo insieme, ovvero Belhanda, Cabella, Stambouli, El-Kaoutari ed il portiere Ligali che appena tre anni fa si aggiudicavano la Gambardella 2009. Ed il buon lavoro coordinato da Domergue continua a dare i suoi frutti: gli U19 Nazionali guidati da Fabien Lefèvre, un altro ex giocatore della Paillade, si sono appena laureati campioni della poule Sud-Est ed il prossimo weekend saranno impegnati nelle finali nazionali: l’anno prossimo ritroveremo qualcuno di loro nella rosa della prima squadra?

2009: ecco la formazione U19 del Montpellier che ha battuto in finale di Gambardella il Nantes; in piedi si riconoscono tra gli altri Ligali, Belhanda, El-Kaoutari e Stambouli, accosciato Cabella. Il rosso e bianco della divisa sono i colori originari del club.

Un gioco collaudato – É chiaro che la stabilità dell’organico ed il fatto che molti giocatori si conoscano fin dai tempi delle giovanili non può che favorire gli automatismi di squadra e quindi lo sviluppo di un progetto di gioco coerente. Le idee di René Girard trovano terreno fertile ed il risultato è forse la squadra che nella Ligue 1 2011-12 ha fatto vedere le cose migliori sul piano della manovra, almeno a sprazzi, conservando in più un ottimo equilibrio tra la fase offensiva e quella difensiva come dimostrano le statistiche che hanno visto i Pailladins terminare con la miglior difesa a pari merito con quella del Toulouse e con il terzo miglior attacco dietro PSG e Lille. Schierato con un 4-2-3-1 che può anche intendersi come un 4-3-3 in cui Belhanda è il vertice alto del triangolo di centrocampo, il MHSC è inoltre una delle poche formazioni che ha saputo creare pericoli costanti dalle fasce, grazie agli eccellenti binomi Bocaly-Camara a destra e Bedimo-Utaka a sinistra, e grazie al prezioso lavoro del duo Saihi-Estrada, capace di chiudere tutte le falle coprendo a turno le spalle ai laterali ma anche di rilanciare con efficacia. Si è mostrata inoltre capace di proporre più di una variante di gioco, alternando con efficacia le combinazioni palla a terra rese possibili dalla presenza di giocatori dalla buona qualità tecnica e di un creativo come Belhanda, ed il ricorso al gioco lungo fondato sull’eccezionale abilità di pivot di Giroud, spesso cercato direttamente da Jourdren per fare da sponda ed agevolare gli inserimenti dei compagni.

Un vero spirito di corpo – Sono diversi i dettagli, grandi e piccoli, che illustrano il carattere tipicamente familiare del Montpellier, dalla comunione con i tifosi liberi di assistere agli allenamenti persino nella settimana decisiva per il titolo, al rito della pizza del giovedì sera, che al termine della seduta pomeridiana la squadra ordina e mangia insieme prima di lasciare il centro. Ed in diverse circostanze è stata forte l’impressione che il cosiddetto Esprit Paillade, lo spirito del club con i suoi valori e l’unione sacrale dei suoi componenti, si traducesse in qualcosa di concreto, una forza supplementare in grado da fungere quasi da dodicesimo uomo in campo. Se non regnasse un’atmosfera particolare nel gruppo sarebbe stato d’altra parte molto complicato mettersi alle spalle come se niente fosse tensioni che altrove avrebbero finito per spaccare lo spogliatoio: basti ricordare l’episodio eclatante che ha coinvolto Belhanda, che dopo il rigore decisivo sbagliato contro l’Evian TG da Camara, ha accusato davanti alla stampa Giroud di non essersi voluto prendere le sue responsabilità dal dischetto. E non è un caso se lo stesso Belhanda, che aveva sempre dato per scontato che l’anno prossimo avrebbe spiccato il volo verso lidi più prestigiosi, adesso inizia a vacillare e a prendere in considerazione l’idea di restare per un’altra stagione: per chi è cresciuto qui, staccarsi dalla Paillade è veramente difficile.

Atmosfera familiare a Grammont, il centro di allenamento del Montpellier, dove la squadra generalmente si allena a porte aperte e alla fine i giocatori si sottopongono di buon grado al rito degli autografi

Il Montpellier 2011-12: tutti i protagonisti

LA SQUADRA

Geoffrey Jourden (Portiere – Francia – classe 1986 – 34 presenze) – Il fatto che nel corso della stagione sia stato complessivamente poco sollecitato ha fatto passare in secondo piano il suo ruolo fondamentale nel successo del Montpellier; eppure è risaputo che la bravura di un portiere si vede soprattutto quando si è chiamati in causa raramente ed è dunque più difficile mantenere la concentrazione per tutto l’arco dei novanta minuti: lui ci è riuscito benissimo e si è fatto trovare trovare pronto quando serviva, mostrandosi all’altezza soprattutto sulla sua linea di porta. Originario della regione parigina, con i suoi dieci anni di militanza ininterrotta è il giocatore della rosa che veste la maglia del Montpellier da più tempo.


Garry Bocaly (Esterno difensivo – Francia – classe 1988 – 34 presenze, 4 assist) – Cresciuto nell’Olympique Marseille, non ha mai avuto una vera chance nel proprio club formatore: dopo una prima stagione in prestito a Montpellier nella stagione 2008-09, il ragazzo originario della Martinica è stato acquistato definitivamente dal MHSC nell’estate 2010 per 800.000 euro e ha finito per rivelarsi un autentico affare, affermandosi ben presto come uno dei migliori laterali del campionato, grazie alla sua spinta costante sulla fascia destra, alla sua ottima qualità di cross ed alla sua combattività.


Mapou Yanga-Mbiwa (Difensore centrale – Francia – classe 1989 – 34 presenze, 1 gol) – Uno dei simboli del Montpellier: nato nella Repubblica Centrafricana ed arrivato nel sud della Francia con la famiglia all’età di otto anni, cresciuto al club e forte a soli ventitrè anni appena compiuti di 168 partite da professionista di cui 105 in Ligue 1, è lui che porta la fascia di capitano malgrado il suo carattere schivo. Centrale difensivo dall’enorme potenziale, ottimo nel gioco aereo ed implacabile sull’uomo, capace all’occorrenza di giocare su entrambe le fasce, nell’ultimo anno ha fatto grandi progressi nella concentrazione e nella costruzione del gioco, i suoi principali punti deboli, e ha ulteriori margini di miglioramento. A coronamento della sua straordinaria stagione è arrivata l’inattesa convocazione da parte di Blanc per l’Euro 2012, complici le indisponibilità di Abidal e Kaboul, anche se alla fine il commissario tecnico ha deciso di portare con sè solo tre difensori centrali e dunque l’ha escluso dalla lista definitiva. Sogna la Premier League ma non esclude a priori l’idea di restare un altro anno.


Vitorino Hilton (Difensore centrale – Brasile –  classe 1977 – 35 presenze, 1 gol, 1 assist) – La scorsa estate, considerato ormai una terza scelta da Deschamps, spaventato dalla rapina a mano armata subita in casa dalla sua famiglia, ha rotto gli indugi e ha lasciato Marseille per abbracciare la scommessa Montpellier: ancora un giocatore scartato troppo in fretta dall’OM, arrivato a costo zero, che si è trasformato in un ingranaggio fondamentale del meccanismo di Girard. Calmo, elegante, eccellente nel rilancio, si è immediatamente imposto come titolare formando con Yanga-Mbiwa una coppia perfettamente complementare.


Henri Bédimo (Esterno difensivo – Camerun – classe 1984 – 36 presenze, 1 gol, 1 assist) – Altra pedina determinante per la conquista del titolo arrivata nell’estate 2011: reduce da un’annata sottotono culminata con la retrocessione con la maglia del Lens, da cui il cartellino è stato prelevato per circa 2 milioni di euro, nessuno si aspettava che potesse disputare una stagione su livelli tanto alti fino ad essere eletto con pieno merito miglior terzino sinistro del campionato dai suoi colleghi dell’UNFP. Veloce, esplosivo, capace di proporsi efficacemente sulla sua fascia, è migliorato molto in fase difensiva diventando un esterno davvero completo. Nato a Douala, cresciuto nel centro di formazione del Grenoble, dal 2009 è nel giro della nazionale camerunense.

Jamel Saihi (Centrocampista – Tunisia – classe 1987 – 30 presenze, 1 assist) – Nazionale tunisino, è “l’enfant du club” per eccellenza, visto che è l’unico tra i titolari abituali ad essere nato e cresciuto a Montpellier e ad aver giocato esclusivamente con questi colori. Quella appena andata in archivio è stata la stagione della sua esplosione, grazie all’intuizione di Girard di inserirlo stabilmente nell’undici di partenza al fianco di Estrada per poter avanzare Belhanda e dargli maggiore libertà; è un giocatore tra i meno celebrati ma in assoluto tra i più preziosi, poichè coniuga abilità nel recupero del pallone, grande intelligenza tattica e capacità di impostare l’azione e di farla ripartire velocemente. Sono in tanti ad avergli messo gli occhi addosso ma a lui non dispiacerebbe chiudere la carriera alla Paillade.

Marco Estrada (Centrocampista – Cile – classe 1983 – 30 presenze, 1 gol, 3 assist) – La migliore delle scelte possibili per rimpiazzare Tino Costa, partito alla volta di Valencia nell’estate 2010: acquistato per circa un milione di euro dall’Universidad de Chile, arrivato a Montpellier direttamente dal Sudafrica dove aveva disputato il Mondiale con la maglia della nazionale cilena, già dalla passata stagione è una delle travi portanti del centrocampo dei Pailladins: grinta sudamericana, capacità di dettare i tempi della manovra e di alternare gioco corto e gioco lungo, disponibilità al sacrificio per chiudere tutti i varchi ed in più una notevole pericolosità sui calci da fermo grazie al suo interessante  mancino.


Souleymane Camara (Esterno offensivo – Senegal – classe 1982 – 33 presenze, 9 gol, 5 assist) – Nella prima parte della stagione il senegalese è stato soprattutto il dodicesimo uomo in grado di entrare in campo a partita in corso e di essere decisivo, poi pian piano si è ritagliato un posto da titolare sulla fascia destra: apprezzabile per come ha saputo allineare pericolosità offensiva ed infaticabile lavoro di copertura sulla sua corsia. Approdato nell’Hérault nell’estate 2008 in prestito dall’OGC Nice, dove non trovava spazio, fa parte del gruppo che ha partecipato alla risalita in Ligue 1 ed è stato acquistato a titolo definitivo un anno dopo per 230.000 euro.


Younès Belhanda (Centrocampista – Marocco – classe 1990 – 28 presenze, 12 gol, 4 assist) – Attaccante, esterno offensivo, mezzala, regista davanti alla difesa: René Girard ha provato in tutti i ruoli il più talentuoso prodotto del centro di formazione locale, protagonista della vittoria in Gambardella nel 2009, prima di trovargli proprio nella stagione appena trascorsa la collocazione ideale; da vertice alto del triangolo di centrocampo, con libertà di muoversi tra le linee, la sua creatività, la sua tecnica sopraffina, la capacità di servire i compagni in verticale sono infatti valorizzate al massimo. Ora lo vuole anche il Paris Saint-Germain e la Francia rimpiange di non avergli prestato troppa attenzione al tempo in cui giocava nelle nazionali giovanili transalpine, permettendo al Marocco, la patria di origine della sua famiglia, di convincerlo facilmente a cambiare la sua scelta diventando un pilastro dei Leoni dell’Atlas. Giocatore dalle potenzialità straordinarie, che trovando la costanza che ancora gli manca può diventare un fuoriclasse assoluto.


John Utaka (Esterno offensivo – Nigeria – classe 1982 – 35 presenze, 7 gol, 2 assist) – Quando il Montpellier l’ha acquistato per 500.000 euro nel gennaio 2011, languiva in Championship in un Portsmouth vittima dei suoi guai finanziari: con la maglia dei Pailladins è rinato, facendo la differenza sulla fascia sinistra con la sua accellerazione, il suo dribbling, il suo cambio di direzione in velocità, e regalando la ciliegina sulla torta della doppietta di Auxerre che è valsa il titolo. Quarantatrè apparizioni con la maglia della Nigeria nel curriculum, il titolo vinto con il MHSC non è il suo primo trofeo: per lui anche una FA Cup con il Portsmouth nel 2008 ed una Coppa d’Egitto con l’Ismaily FC ad inizio carriera.


Olivier Giroud  (Attaccante – Francia – classe 1986 – 36 presenze, 21 gol, 9 assist) – Basterebbero soltanto le statistiche per avere un’idea del peso che ha avuto sulla stagione del Montpellier. Istinto del gol, potenza di tiro, gioco aereo, protezione del pallone, capacità di muoversi spalle alla porta come di proporsi in profondità, altruismo, ottima mobilità a dispetto del fisico imponente: difficile trovare un attaccante tanto completo, per di più lodato da tutti per la sua professionalità estrema, tanto che anche per Blanc è diventato ben presto uno degli insostituibili. Nativo di Chambéry in Savoia, è cresciuto nel centro di formazione del Grenoble e dopo un breve passaggio a Istres si è rivelato al pubblico francese con la maglia del Tours, laureandosi miglior marcatore della Ligue 2 con 21 gol nel 2009-10; la sua prima stagione nell’Hérault, peraltro positiva con 12 gol all’attivo, gli è servita per prendere le misure alla Ligue 1 e ha fatto da preludio alla consacrazione di quest’anno, impreziosita da una nuova corona di capocannoniere. Riuscire a trattenerlo a Montpellier non sarà affatto semplice per i Nicollin.


Rémy Cabella   (Trequartista – Francia – classe 1990 – 29 presenze, 3 gol) – Pur non partendo titolare, ha avuto un ruolo di primo piano nell’impresa dei Pailladins: ugualmente efficace sia da trequartista centrale che da esterno d’attacco, è stato l’asso nella manica da lanciare a partita in corso ma anche l’eccellente sostituto di Belhanda durante la Coppa d’Africa o nelle ultime cruciali tre giornate, quando il marocchino era squalificato. Corso di origine, a quattordici anni è stato pescato dal Montpellier nel Gazélec Ajaccio ed un anno dopo la vittoria in Gambardella è stato mandato in prestito ad Arles-Avignon, dove pur vivendo l’amarezza della retrocessione ha fatto esperienza e si è messo in luce conquistandosi le prime convocazioni nell’U21 di Mombaerts di cui ora è un punto fermo. Tecnica, dribbling, rapidità di esecuzione, ma soprattutto la capacità di mettere le sue doti al servizio del collettivo e quella di mantenersi freddo sotto pressione: il Montpellier, che a gennaio gli ha prolungato il contratto fino al 2016, ha già in casa l’erede di Belhanda.

Benjamin Stambouli (Difensore/Centrocampista – Francia – classe 1990 – 26 presenze, 2 assist) – Vero e proprio jolly di lusso, così come Cabella, al cui fianco ha vinto la Gambardella 2009: difensore centrale, difensore esterno, centrocampista, Stambouli gioca dove serve e sempre bene, mostrando di avere non solo una preziosa polivalenza anche un piede molto raffinato per un giocatore dalle caratteristiche prettamente difensive. Quest’anno è stato soprattutto a centrocampo che ha dato il suo utile contributo, in particolare a gennaio quando ha sostituito egregiamente Saihi partito per la Coppa d’Africa. Nazionale U21 francese, figlio di Henri Stambouli, ex calciatore ed allenatore ed oggi direttore del centro di formazione dell’OM, e nipote di Gérard Banide, il tecnico campione di Francia con il Monaco 1982, è sempre stato considerato una promessa ma quest’anno sembra aver raggiunto una nuova dimensione.

Joris Marveaux (Centrocampista – Francia – classe 1982 – 29 presenze, 1 gol) – Capace di assicurare un grosso volume di gioco e di ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, dei giocatori che non sono cresciuti alla Paillade è insieme a Camara quello che veste la maglia del Montpellier da più tempo: prelevato nell’estate 2008 per 500.000 euro dal Clermont, con la cui maglia era stato tra i protagonisti della promozione dal National alla Ligue 2, ha conquistato la seconda promozione consecutiva contribuendo alla risalita in Ligue 1 del MHSC nel 2008-09. Quindici volte titolare in questa stagione, il fratello maggiore di Sylvain (Newcastle) è il classico giocatore che sa farsi trovare sempre pronto quando c’è bisogno di lui.

Geoffrey Dernis (Centrocampista offensivo – Francia – classe 1980 – 20 presenze, 5 gol, 1 assist) – É l’animatore dello spogliatoio dei Pailladins con i suoi scherzi, ma il suo contributo alla causa non si è limitato all’allegria trasmessa al gruppo: nella fase iniziale della stagione è stato lui il titolare sulla fascia destra, schierato da falsa ala pronta a convergere verso il centro ed a liberare la sua pericolosa conclusione di sinistro, prima di lasciare il posto a Camara e poi di perdere gli ultimi mesi di campionato per un infortunio al ginocchio. Veste la maglia del MHSC dall’estate 2009: è arrivato a costo zero dal Saint-Étienne, dove ha giocato per tre stagioni dopo aver speso la prima parte della carriera nel Lille, suo club formatore; in scadenza di contratto a giugno, dovrebbe essergli proposto un rinnovo di un anno.


Cyril Jeunechamp (Esterno difensivo – Francia – classe 1975 – 12 presenze) – Originario della regione e cresciuto nel Nîmes, la squadra rivale per eccellenza del MHSC, era stato notato da René Girard nel settore giovanile dei Coccodrilli, allenati dal tecnico all’inizio degli anni novanta: quando in seguito gli è stata affidata la panchina del Montpellier, Girard si è ricordato di lui e l’ha voluto come primo rinforzo per la Ligue 1, approfittando del fatto che nel frattempo il Nice l’aveva lasciato libero. Oggi a trentasei anni Jeunechamp è l’elemento più anziano della rosa e, benchè abbia ormai perso il posto da titolare, ha saputo rendersi ugualmente indispensabile nel ruolo di chioccia dello spogliatoio. Ha giocato sei partite dal primo minuto, sostituendo Bocaly a destra o Bedimo a sinistra quando ce n’è stato bisogno: qualche giorno fa è stato ricompensato con il rinnovo del contratto per un’altra stagione.

Romain Pitau (Centrocampista – Francia – classe 1977 – 10 presenze) – Come Jeunechamp è stato voluto da Girard al suo arrivo sulla panchina del Montpellier e come Jeunechamp è un esempio di straordinaria professionalità: perso il posto da titolare, persa la fascia da capitano, impiegato in questa stagione con il contagocce, ha mantenuto un comportamento irreprensibile e la sua esperienza ed il suo spirito di gruppo si sono rivelati fondamentali nello spogliatoio. Centrocampista di quantità, arrivato libero da Sochaux, è l’unico insieme a Hilton e Bocaly, campioni con l’OM, ad aver vinto un titolo di campione di Francia in precedenza, essendo sceso in campo due volte nel campionato 1997-98 con il Lens, suo club formatore; anche lui si è guadagnato un altro anno di contratto.

Karim Aït-Fana (Esterno offensivo – Marocco – classe 1989 – 11 presenze, 2 gol, 1 assist) – Ha giocato poco, ma porta la sua firma il gol al 94′ che ha consentito al MHSC di battere il Lille e di presentarsi all’ultima giornata conservando il vantaggio di tre punti sul PSG (nella foto, la sua esultanza). Esterno offensivo dal fisico esile (175 cm per 65 kg) e dal dribbling eccellente, il marocchino nativo del Limousin è un altro grande talento cresciuto in casa, regolarmente selezionato in tutte le rappresentative giovanili francesi e candidato al premio di miglior promessa della Ligue 1 2009-10 poi vinto da Hazard; in seguito però la sua carriera ha fatto fatica a decollare, a causa degli infortuni che l’hanno perseguitato. Il suo finale di stagione è stato ricompensato dalla chiamata di Gerets, che per il doppio impegno del Marocco contro Gambia e Costa d’Avorio nel quadro delle qualificazioni al Mondiale 2014 ha pensato a lui per sostituire nel gruppo l’infortunato Aissati.

Abdelhamid El-Kaoutari (Difensore – Marocco – classe 1990 – 5 presenze) – Difensore centrale aggressivo sull’uomo, in grado all’occorrenza di disimpegnarsi sulla fascia sinistra, quest’anno ha giocato molto poco, chiuso dall’intoccabile coppia Hilton – Yanga-Mbiwa. Nato a Montpellier, è uno dei reduci della cavalcata vincente della Gambardella 2009 e come gli amici Belhanda e Aït-Fana ha scelto di difendere i colori del Marocco dopo aver fatto tutta la trafila nelle nazionali giovanili francesi: ha esordito con la maglia dei Leoni dell’Atlas in una partita indimenticabile per i tifosi marocchini, la vittoria per 4-0 sull’Algeria, ed era tra i convocati di Gerets per la CAN 2012; in estate è previsto che parta per Londra con la nazionale olimpica.

Laurent Pionnier (Portiere – Francia – classe 1982 – 4 presenze) – Come il titolare Jourdren, anche lui è cresciuto al club e tutta la sua carriera è legata a questi colori se si eccettua una parentesi in prestito al FC Libourne Saint-Seurin in National nella stagione 2007-08. Ci sono anche le sue mani sul titolo: nelle prime quattro partite di campionato ha sostituito Jourdren infortunato ed è stato determinante in più di una circostanza, in particolare nella vittoria di Lille della seconda giornata quando si è esibito in parate prodigiose guadagnandosi voti altissimi da parte di tutti gli osservatori.

Jonathan Tinhan (Attaccante – Francia – classe 1989 – 4 presenze, 1 gol) – Attaccante esterno destro o centrocampista offensivo, dotato di una velocità fuori dal comune, è uno dei ragazzi promettenti che si sono accasati a costo zero dopo il fallimento del Grenoble, suo club formatore, con il quale aveva esordito nella massima serie nella stagione 2009-2010 ritagliandosi poi maggiore spazio nella stagione successiva in Ligue 2. Vista la qualità della concorrenza era preventivabile che facesse fatica a guadagnarsi un posto al sole, ma ha avuto comunque il tempo di realizzare un gol pesantissimo contro il Dijon prima di infortunarsi al piede e perdere l’ultimo mese di campionato. Nato in Francia ma originario del Benin, può essere una delle rivelazioni del Montpellier del futuro.

Bengali-Fodé Koita (Attaccante – Francia – classe 1990 – 4 presenze) – Anche lui è cresciuto alla Paillade: punta centrale di origini guineane dal grande potenziale fisico-atletico (186 cm per 86 kg), che ha nella potenza e nella velocità i suoi punti di forza, non è ancora riuscito a imporsi in prima squadra anche per colpa degli infortuni che ne hanno frenato l’ascesa. Nella seconda metà della stagione è stato prestato al Lens in Ligue 2 per dargli la possibilità di giocare di più, e torna alla base con un bottino di 3 gol e 1 assist in maglia Sang et Or.

Hasan Kabze (Attaccante – Turchia – classe 1982 – 1 presenza) –  Uno dei rarissimi casi in cui il Montpellier non ha azzeccato un acquisto: attaccante dalle buone qualità tecniche, arrivato nell’estate 2010 forte dei titoli vinti con Galatasaray e Rubin Kazan, nell’Hérault l’ex nazionale turco non è mai riuscito ad imporsi, e nel gennaio 2012 ha deciso di lasciare il club per accasarsi definitivamente all’Orduspor. Tuttavia anche lui può considerarsi campione di Francia, in virtù dei soli cinque minuti in cui è sceso in campo con il MHSC 2011-12, ed a testimonianza del bel clima che regna alla Paillade si è presentato alla festa del titolo per festeggiare con gli ex compagni.


Jonathan Ligali (Portiere – Francia – classe 1991 – Nessuna presenza) – Nato a Montpellier da padre del Benin e madre spagnola, è il portiere del trionfo in Gambardella nel 2009 ed è stato il portiere della Francia in occasione dell’ultimo mondiale U20 in Colombia. In questa stagione nessuna presenza per lui in prima squadra, solo qualche panchina ad inizio stagione quando Jourdren era indisponibile; per il resto ha difeso i pali della squadra riserve in CFA.


[N.B.  Le statistiche relative a ciascun giocatore si riferiscono esclusivamente al campionato]

L’ALLENATORE

René Girard – Non poteva esserci rivincita migliore di un titolo di campione di Francia per René Girard, silurato nel 2008 dalla DTN, la direzione tecnica della federazione francese, dopo dieci anni di servizio ininterrotto, prima come assistente del selezionatore Lemerre – con la grande gioia dell’Europeo vinto nel 2000 – poi alla guida delle varie rappresentative giovanili, dall’U16 fino alle Espoirs (l’U21, ndr); si vocifera che le ragioni del suo allontanamento fossero politiche, che l’allora direttore Houllier puntasse ad installare il suo amico Mombaerts, ma in tutti i casi le semifinali raggiunte da Girard all’Europeo U21 2006 in Portogallo, in cui una brillante Francia con Ribery, Toulalan, Mavuba, Sagna, Clichy, fu eliminata ai supplementari per 3-2 dall’Olanda poi vincitrice del torneo, restano il miglior risultato ottenuto dalla rappresentativa negli ultimi anni. Dietro la scorza un po’ ruvida di allenatore sanguigno e dalle collere facili, Girard, il più anziano dei tecnici di Ligue 1 con i  suoi cinquantotto anni, è un esteta amante del bel gioco, tanto da essere andato a lungo a studiare i metodi di lavoro del Barcellona; esigente ma aperto al dialogo con i giocatori, non è legato ad un modulo in particolare e preferisce variare in funzione delle caratteristiche degli uomini a disposizione, come dimostra il fatto che prima del 4-3-3 di Montpellier aveva di base adottato un 3-5-2 nell’U21 francese ed un 4-4-2 a Strasbourg: tuttavia, una volta trovato il sistema che reputa più idoneo in un determinato contesto, tendenzialmente non se ne distacca ed anche il suo undici ideale ed i suoi cambi a partita in corso variano difficilmente. Nel club dove tutto è fatto in casa, naturalmente anche il tecnico non poteva che essere originario del Languedoc-Roussillon: nato a Vauvert nell’arrondissement di Nîmes, proprio con i Coccodrilli ha iniziato la sua lunga carriera di centrocampista difensivo che l’ha visto vincere anche diversi trofei, in particolare tre titoli di campione di Francia con il Bordeaux negli anni ottanta; e sempre con il Nîmes ha iniziato quella da allenatore nella stagione 1991-92, ma si è trattato di una prima esperienza deludente, tanto da convincerlo a fermarsi per qualche anno e ad aprire un bar tabacchi nel suo paese. Ha poi ripreso ad allenare a livello amatoriale a Pau e nel 1997-98 è stato chiamato a stagione iniziata al capezzale dello Strasbourg in Ligue 1 riuscendo a salvarlo dalla retrocessione, senza tuttavia venire riconfermato l’anno successivo, prima dell’avventura in federazione; quando nel 2009 è diventato il tecnico del Montpellier che avrebbe portato al titolo nell’arco di tre stagioni, non sedeva su una panchina di club da più di dieci anni. Il suo staff è composto dal vice allenatore Pascal Baills, recordman del MHSC con le sue 429 presenze da giocatore, da suo figlio Nicolas Girard, preparatore atletico, e da Dominique Deplagne, preparatore dei portieri.

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Discussione

5 pensieri su “Ici c’est la Paillade: alle radici del miracolo Montpellier

  1. Articolo bellissimo,complimenti e complimenti al Montpellier!
    Peccato solamente che,non avendo molti soldi,è inevitabile che i talenti venuti sù in questa stagione lasceranno il club.
    Questa bella storia dimostra che la formazione è importantissima nel calcio,però nel medio termine non basta.

    Pubblicato da WebM | 31 maggio 2012, 15:26
  2. Grazie dei complimenti! Riguardo al discorso della formazione, sono d’accordo sul fatto che sul medio termine sicuramente non è sufficiente da sola per vincere…però, se riuscirà a restare fedele nel tempo ai suoi principi, il Montpellier può quantomeno sperare di installarsi stabilmente in Ligue 1, magari addirittura nella zona medio-alta della classifica, cosa che già sarebbe un successo (basti pensare alla fine che hanno fatto i vari Strasbourg e Metz o anche Monaco, Lens, Nantes, Auxerre…)

    Pubblicato da Isabella Rubens | 31 maggio 2012, 16:38
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