Club, Ligue 2, Storia

Reims e Metz, champagne e lacrime

Lo scambio di gagliardetti tra i due capitani Jonquet (Stade de Reims) e Gento (Real Madrid) – Foto Foot Nostalgie

Sei titoli di campione di Francia tra il 1949 ed il 1962. Due finali di Coppa dei Campioni perse nel 1956 e nel 1959 di fronte al grande Real Madrid di Di Stefano. Giocatori leggendari come Raymond Kopa, primo francese a vincere il Pallone d’Oro, o Just Fontaine, tuttora il miglior marcatore ad una fase finale della Coppa del Mondo con i suoi 13 gol segnati in 6 partite a Svezia 1958. Il famoso jeu à la rémoise, un gioco offensivo basato sulla tecnica e sulla velocità che lo storico allenatore dei Rouge et Blanc Albert Batteux propose in un’epoca in cui era un gioco molto più fisico ad andare per la maggiore. Ecco in pochi ma indimenticabili frammenti lo Stade de Reims, una squadra mitica che ha fatto sognare generazioni di francesi prima di sprofondare nell’abisso di una lenta ed inesorabile discesa, terminata dolorosamente nel 1992 con la liquidazione giudiziaria, la messa all’asta dei beni della società e la conseguente perdita degli archivi, dei trofei, persino del nome sociale. Sarebbe potuto finire tutto così se due appassionati locali non avessero deciso di prendere in mano ciò che restava del club e di ripartire coraggiosamente dalla Division d’Honneur con il nuovo nome di Stade de Reims Champagne: da quel momento iniziava la faticosa risalita, con gli anni nelle divisioni regionali, poi pian piano il CFA 2, il CFA, il National, la vecchia denominazione recuperata nel 1999 e la Ligue 2 finalmente riconquistata nel 2002, le ambizioni di ritornare nell’élite che si scontrano con la realtà di un club ancora in piena ricostruzione e la disillusione della nuova caduta in terza serie nel 2009, il ritorno immediato nel 2010 e la retrocessione sfiorata ancora una volta l’anno scorso. C’è tutto il peso di una storia gloriosa e delle sofferenze successivamente patite nell’invasione liberatoria del popolo biancorosso che ebbro di gioia e quasi incredulo si riversa sul prato dell’Auguste Delaune al termine della partita vinta contro il Monaco la sera di venerdì 4 maggio 2012, in barba alla scaramanzia e alla matematica che avrebbe dato il suo responso definitivo solo una settimana dopo allo Stade de la Licorne di Amiens. C’è un’euforia contagiosa che parte dalla Champagne-Ardenne, una regione innamorata del calcio di cui lo Stade de Reims rappresenta un simbolo non meno del noto vino prodotto nelle sue terre, e si estende ai quattro angoli dell’Esagono, perchè le immagini in bianco e nero delle imprese degli Champenois rappresentano un patrimonio collettivo del calcio francese. C’è la voglia di tornare a celebrare degli eroi, e non importa se stavolta si tratta di eroi ordinari: nello Stade de Reims attuale non c’è infatti nessuna stella, nessun potenziale fuoriclasse, e pure il jeu à la rémoise è solo un lontano ricordo; se il Bastia ha potuto contare su una rosa di qualità ed il Troyes si è distinto per organizzazione di gioco, mai come nel caso del Reims per spiegare la promozione vale la retorica del gruppo, della volontà che consente di superare ogni ostacolo, per una squadra che spesso ha fatto fatica a mettere in fila tre passaggi ma ha saputo restare solidale nei momenti difficili e più di una volta è riuscita a ribaltare un risultato o ad acciuffare un punto all’ultimo secondo.

I nuovi eroi sono antieroi che hanno il volto dell’allenatore Hubert Fournier, al primo successo significativo della carriera dopo aver iniziato all’ombra di Philippe Montanier a Boulogne e dopo un’esperienza fallimentare a Gueugnon, uno che quando si è trattato di fare lo stage d’osservazione indispensabile per conseguire il DEPF (Diplôme d’entraîneur professionnel de football, quello che consente di allenare in Ligue 1 e Ligue 2, ndr) mentre tutti i suoi colleghi sceglievano Barcellona, Arsenal o Milan ha preferito andare a studiare il Cardiff City, “perchè volevo un club a cui potermi ispirare concretamente”; o del portiere Kossi Agassa, nazionale togolese che a trentaquattro anni ha vissuto probabilmente la stagione migliore della sua carriera e con i suoi interventi miracolosi può essere considerato uno dei grandi artefici del ritorno nella massima serie, definito “incredibile” da Marco Simone al termine di Reims-Monaco e candidato dall’UNFP al premio di miglior estremo difensore della Ligue 2 poi vinto da Novaes del Bastia; o di una coppia d’attacco non più di primo pelo ma terribilmente efficace, l’algerino Kamel Ghilas che dopo tante peregrinazioni tra Portogallo, Spagna ed Inghilterra nella Marne sembra avere trovato la sua perfetta dimensione e Cédric Fauré, classe 1979, che aveva già contribuito con 25 reti alla promozione dal National alla Ligue 2 e che in totale ne ha messe a segno ben 82 in maglia biancorossa superando persino la leggenda Kopa: autori di 14 gol a testa in campionato, entrambi a segno nella partita della promozione ad Amiens, potrebbero laurearsi a braccetto capocannonieri della Ligue 2 2011-12. O anche di Gaëtan Courtet, il giovane attaccante che nel maggio scorso ha scoperto per caso di avere un cancro, è guarito dopo due cicli di chemioterapia e ha fatto in tempo a tornare per vivere questa stagione trionfale con i suoi compagni, un comprimario che con la doppietta segnata negli ultimi dieci minuti ad un Boulogne che alla trentacinquesima giornata vinceva 2-1 al Delaune si è rivelato determinante; o di Lucas Deaux, nato a Reims e cresciuto nel mito dei Rouge e Blanc, che da bambino faceva il raccattapalle allo stadio e che ha giocato sempre e solo con questa maglia, un mediano dai piedi non propriamente vellutati ma prezioso con la sua grinta e la sua capacità di recuperare palloni. Molti di loro sono in prestito o in scadenza di contratto a giugno e quello dell’organico con il quale affrontare la prossima stagione sarà uno dei grossi nodi da sciogliere per il presidente Caillot e la dirigenza, attesi dalla difficile sfida di riuscire innanzitutto a strutturare il club affinchè possa sperare di stabilizzarsi ad alto livello, in una realtà come quella della massima serie francese in cui negli ultimi dieci anni dodici delle neopromosse sono immediatamente retrocesse. Ma ci sarà tempo per pensare a tutto questo: per il momento ci sono soltanto la festa, la felicità, e la consapevolezza che a trentatrè anni di distanza dalla sua ultima apparizione nella massima serie lo Stade de Reims è davvero tornato.

Sopra, l’invasione di campo al fischio finale di Reims-Monaco (2-0) della trentaseiesima giornata; sotto, i compagni festeggiano Fauré che ha appena aperto le marcature in Amiens-Reims (0-2) della trentasettesima.

L’altra faccia della medaglia della serata che ha scritto gli ultimi verdetti della Ligue 2 2011-12 è il dramma sportivo del Metz, il glorioso club che porta sullo stemma la croce di Lorena e che mai nella sua lunga storia iniziata nel 1919 aveva conosciuto l’onta di una retrocessione in National. L’anno scorso i Grenats erano riusciti a cavarsela per il rotto della cuffia dopo avere stazionato in zona retrocessione praticamente dall’inizio alla fine della stagione, e in questo stesso periodo il Saint-Symphorien sospirava di sollievo per lo scampato pericolo e festeggiava una vittoria sul Nîmes che significava salvezza aritmetica ad una giornata dalla fine; il triste paradosso è che l’incubo è diventato reale quest’anno che per contro la squadra lorena ha concluso il girone di andata nella prima metà di classifica e ha occupato una delle ultime tre posizioni soltanto quattro volte in trentasette turni di campionato. E ancora due giornate fa il Metz aveva il destino nelle proprie mani, con tre punti di vantaggio sul Le Havre terzultimo e la prospettiva di accogliere in casa un Guingamp ormai virtualmente al sicuro: ma si materializzava il disastro, finiva 2-5 mentre i Ciel et Marine superavano l’Amiens e agganciavano così i loreni, per poi staccarli di tre unità imponendosi sul campo del Laval mentre i rivali diretti perdevano 1-0 in casa dell’Arles-Avignon. Adesso solo la matematica dice che il miracolo è ancora possibile, ma nessuno naturalmente crede che in una giornata il Metz possa colmare i tre punti e i tredici gol di differenza reti che lo separano dal Le Mans – nel frattempo a sua volta scavalcato dai normanni – o i tre punti e quindici gol che lo separano dallo stesso Le Havre, impresa che già sarebbe inverosimile di per sè e che lo diventa ancora di più pensando alla desolante sterilità offensiva della formazione di Bijotat; pensando che proprio l’attacco, il peggiore del campionato con soli ventinove reti segnate in trentasette partite, ha costituito il vero tallone d’Achille di una squadra che retrocede con la decima miglior difesa del campionato, una difesa che era addirittura la terza assoluta alla fine del girone di andata, prima di perdere la sua coppia centrale titolare Kalidou Koulibaly-Fallou Diagne, il primo per infortunio ed il secondo ceduto nel corso del mercato invernale al Friburgo: lo stesso Friburgo al quale due anni fa era stato venduto per un tozzo di pane Papiss Cissé, ironia della sorte, oggi uno degli attaccanti più prolifici d’Europa.

Interrogarsi su determinate scelte di mercato e su una gestione sportiva che nel corso degli ultimi anni è apparsa spesso discutibile diventa inevitabile adesso che comincia l’ora delle domande e dei processi, che ci si chiede come sia stato possibile finire tanto in basso, che si ricorda che erano ben altre le speranze della città quando Bernard Serin nel 2009 prendeva in mano le redini del club della Moselle promettendo la pronta riconquista della Ligue 1 ed un futuro all’altezza del nobile passato: il popolo granata sognava di poter rivivere le emozioni di quel pomeriggio di maggio del 1998 in cui per venti minuti i loreni erano stati campioni di Francia, fino al momento in cui il Lens aveva segnato il gol che gli serviva e vinto il titolo per differenza reti, senza sapere che quel pomeriggio e quei venti minuti sarebbero rimasti il punto più alto toccato dal Metz prima di inabissarsi lentamente. Ma i processi postumi lasciano sempre il tempo che trovano e, mentre la società prova faticosamente a voltare pagina e a inizia già a pensare alla prossima stagione, dando il benservito a Bijotat e promuovendo per l’ultima partita dell’anno il tecnico delle riserve José Pinot sulla panchina della prima squadra, ciò che alla fine resta nell’animo dei tifosi sono lo choc, l’incredulità, l’amarezza, ma soprattutto la paura del domani: la paura di imboccare una strada senza ritorno, quella di ridursi a vegetare nelle categorie inferiori, con lo spettro della DNCG – la temibile commissione di controllo dei bilanci sotto le cui forche caudine il Metz dovrà passare il 15 maggio – a ricordare che nel calcio francese sono tanti i club gloriosi che non sono riusciti ad assorbire economicamente le conseguenze di una retrocessione e non si sono più rialzati dalla caduta. Non più di due anni fa i tifosi del Metz deridevano gli eterni rivali del Racing Strasbourg, che nel 2007-08 retrocedevano insieme a loro dalla Ligue 1, l’anno successivo mancavano la risalita per un solo punto e al termine della stagione 2009-10 sprofondavano in National nella sorpresa generale, poi fallivano il ritorno immediato in Ligue 2 perdendo così lo statuto professionistico ed erano costretti a deporre il bilancio e a ripartire dal CFA 2: per una sorta di legge del contrappasso, adesso sono i Grenats a subire un’identica sorte, e pregano che l’epilogo possa essere diverso.

Resta dunque Nancy l’ultimo baluardo del calcio che conta in Alsazia e Lorena, le due regioni dell’Est che del calcio francese hanno contribuito a scrivere la storia, presenti con le loro rappresentanti fin dal primo campionato professionistico nel 1932: quell’anno una delle venti squadre ai nastri di partenza era proprio il Metz, che avrebbe poi giocato altre cinquantasei stagioni nella massima serie, sesto posto assoluto per numero di partecipazioni – a pari merito con il Lens – dopo Sochaux, OM, Saint-Étienne, Bordeaux e Lille. Il destino ha voluto che una settimana prima che calasse inesorabile il verdetto della retrocessione arrivasse una notizia ben più triste, quella della scomparsa a soli cinquantatrè anni di Jules Bocandé, deceduto in seguito alle complicazioni di un intervento chirurgico; a Bocandé, uno dei migliori calciatori africani di tutti i tempi, capocannoniere della Ligue 1 1985-86 con la maglia granata, sono legate alcune delle pagine più belle della storia del Metz ed in particolare l’indimenticabile exploit del Camp Nou, la vittoria per 4-1 sul Barcellona di Schuster nel ritorno del primo turno di Coppa delle Coppe 1984-85, in quella che tuttora rappresenta la più pesante sconfitta interna del club catalano nelle competizioni europee: era previsto che all’ultima giornata di campionato i tifosi rendessero omaggio all’attaccante senegalese al Saint-Symphorien, in un Metz-Tours che adesso non ha più significato e non sarà altro che una lunga veglia funebre, simbolo di un’epoca che si chiude per sempre. Dopo, al fischio finale, il Metz entrerà in un tunnel del quale nessuno può conoscere la durata. Ma tutti coloro a cui stanno a cuore i colori granata hanno il conforto della memoria, la coscienza della propria identità che trascende il tempo ed i risultati: è proprio l’amore per la propria storia e le proprie radici che nel 1992 ha consentito allo Stade de Reims di ripartire da molto più in basso e che gli consente oggi, a vent’anni esatti di distanza, di rivedere la luce.

Sopra, Jules Bocandé in azione nel 1984 contro il Sochaux (foto RL); sotto Robert Pirès con la Coupe de la Ligue 1996, l’ultimo trofeo vinto dal Metz

Ligue 2, ecco tutti i verdetti

La Ligue 2 2011-2012 ha regalato i suoi ultimi verdetti alla trentasettesima giornata, con una settimana d’anticipo sulla fine del campionato: l’ultima giornata in programma venerdì 18 maggio servirà dunque esclusivamente per completare il quadro delle statistiche. Era ufficiale già al termine della trentacinquesima giornata, il 3 maggio scorso, la promozione del Bastia, che ha potuto così dedicare l’impresa alle vittime della tragedia del Furiani di cui proprio il 5 maggio 2012 ricorreva il ventesimo anniversario: battendo tra le mura amiche (2-1) un Nantes che in questa stagione ha fatto vedere cose interessanti ma è stato semplicemente disastroso in trasferta denotando una certa mancanza di personalità, ha suggellato il suo grande campionato con la soddisfazione di un’imbattibilità casalinga che dura ormai da due anni, visto che anche nel National 2010-11 nessuno era riuscito a passare al Furiani. Inevitabile che i corsi abbiano monopolizzato la serata dei premi UNFP, aggiudicandosi in un colpo solo quello di miglior giocatore di Ligue 2 (Jérôme Rothen), di miglior portiere (Magno Macedo Novaes) e di miglior allenatore (Frédéric Hantz): la ciliegina sulla torta potrebbe essere il trono di capocannoniere, con Toifilou Maoulida a quota 13 che minaccia da vicino Fauré e Ghilas del Reims. La consacrazione definitiva dello Stade de Reims, ottenuta espugnando con il punteggio di 2-0 il campo dell’Amiens – apparso inadeguato alla categoria e retrocesso matematicamente già alla trentaquattresima giornata – era attesa da tutti così come la conferma ufficiale della retrocessione del Boulogne, puntualmente arrivata con la sconfitta di Angers (2-1), dove la squadra di Plancque ha evidenziato i soliti limiti di concretezza visti dall’inizio della stagione, condannando al National un club che ha pagato carissima la sua voglia di crescere troppo in fretta invece di affidarsi ad una programmazione ragionata. La suspence riguardava i nomi della terza neopromossa e della terza retrocessa e si pensava che tutto si sarebbe deciso all’ultimo tuffo: non è stato così e la promozione del Troyes, meritata per il gioco mostrato e per l’ottima gestione del terzo finale di campionato, ha reso la festa della Champagne-Ardenne completa; è ancora una volta Jean-Marc Furlan, che aveva già portato i biancoblu in Ligue 1 nel 2004-05, l’uomo della provvidenza. L’ESTAC ha staccato il suo biglietto imponendosi al Louis II in casa di un Monaco che grazie alla sua straordinaria rimonta nel girone di ritorno ad un certo momento aveva persino accarezzato la folle idea del ritorno nella massima serie, ma che una volta perso lo scontro diretto di Clermont-Ferrand e con esso tutte le speranze si è un po’ sgonfiato.

La festa dei giocatori del Troyes a fine partita

E proprio il Clermont è il grande sconfitto, il campione d’autunno letteralmente crollato nel girone di ritorno: i suoi sogni sono evaporati definitivamente al Roudourou di Guingamp, dove i rossoneri locali senza più obiettivi hanno onorato davanti a 15.000 spettatori – tra cui gli ilustri ex Drogba e Malouda – la festa del proprio centenario ed il campionato (3-1), dopo aver già avuto un ruolo decisivo nella retrocessione del Metz vincendo per 5-2 al Saint-Symphorien nel turno precedente. Altra delusa di questo finale di stagione è il Sedan, dei tre storici club della Champagne-Ardenne probabilmente l’unico accreditato di qualche speranza di promozione alla vigilia del via, reduce da altre battaglie per la Ligue 1 negli anni precedenti: i rossoverdi hanno fatto il proprio dovere battendo al Dugauguez uno Châteauroux troppo incostante per pensare di ottenere qualcosa di più di una tranquilla salvezza, ma è in precedenza che avevano sprecato troppe occasioni e così la contemporanea vittoria del Troyes li ha costretti a rimandare ancora una volta i sogni di gloria. Tirano invece un sospiro di sollievo Le Mans e Le Havre – sebbene per entrambe manchi ancora il conforto dell’aritmetica – che di fatto hanno scongiurato in extremis il rischio di condannare al National i loro splendidi stadi, la MMArena inaugurata l’anno scorso ed il nuovo Grand Stade che verrà inaugurato la prossima estate: i giallorossi della Sarthe hanno scherzato fino all’ultimo con il fuoco perdendo contro il Tours (2-1), che con il tedesco Peter Zeidler in panchina ha la possibilità di migliorare il sesto posto in classifica ottenuto nel 2008-09 – il  miglior risultato dei Ciel et Noir dal loro ritorno in Ligue 2 – ma si sono salvati ugualmente grazie alla mediocrità altrui; mentre l’HAC dopo una serie nera che sembrava senza fine è riuscito a tirare fuori la testa dall’acqua con due vittorie nel momento più importante, che guarda caso sono coincise con il risveglio di Ryan Mendes da Graça, prima l’1-0 all’Amiens e poi il 2-0 sul campo del Laval. Laval che merita i complimenti così come l’Angers: i due club dei Paesi della Loira si sono assicurati la salvezza con largo anticipo, nonostante i mezzi economici estremamente limitati ed una lunga crisi di risultati da cui hanno saputo riprendersi in tempo. Altre due squadre non erano invece ancora certe della permanenza in Ligue 2 alla vigilia della trentasettesima giornata: il Lens, che non vedeva l’ora di mettere la parola fine ad una stagione che doveva essere quella del riscatto e ha finito per rivelarsi decisamente al di sotto delle attese, ha avuto la meglio (1-0) al Felix Bollaert su un Istres protagonista tutto sommato di un buon campionato in rapporto ai suoi mezzi, in una gara sulla quale tuttavia è in corso un’indagine per un flusso anomalo di scommesse; e l’Arles-Avignon, che è riuscito a raddrizzare la sua stagione prima che fosse troppo tardi grazie ad un ricorso sapiente al mercato invernale, ha battuto al Parc des Sports il Metz (1-0) spedendolo all’inferno.

La classifica della Ligue 2 dopo la trentasettesima e penultima giornata:

Foto Pascal Brocard

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Discussione

2 pensieri su “Reims e Metz, champagne e lacrime

  1. It was the 3rd and final World Cup game in Jeonju that absolutely
    stood out for me. That’s simply because it was amongst the U.S.
    and Mexico. You actually cannot make this things up can you?

    Of course I desired to go to this recreation, but I was provided overwhelming
    information such as “it truly is presently offered-out” or “you may well get some scalped tickets if you show up at the stadium.” The stadium was
    really considerably from the place I lived, so taking a taxi
    would be expensive, because of the huge visitors jam getting there.

    However, all was not squandered. I got to look at the sport on tv.

    Pubblicato da brazil world cup blog | 27 gennaio 2014, 11:54

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  1. Pingback: Championnat National 2012-13: Sadio Mané ed il Metz alla scoperta della terza divisione « - 25 agosto 2012

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