Club, Coppe nazionali, Coupe de France, National e CFA, Storia

Gazélec e Quevilly, invitati d’eccezione al ballo della Vieille Dame

In un’iniziativa in perfetto spirito Coupe de France, organizzata con la collaborazione di PMU, la nota agenzia francese di scommesse ippiche e sportive che del torneo è partner ufficiale, giovedì 15 marzo in Corsica ed in Normandia sono stati organizzati due incontri paralleli tra i giocatori di Gazélec Ajaccio e US Quevilly ed i rispettivi tifosi: un modo di dare il meritato risalto ai nuovi Petit Poucet dell’edizione 2011-12, ovvero gli unici due club privi dello statuto professionistico che sono riusciti a qualificarsi per i quarti di finale e che dunque vivranno il clou della grande festa della Vieille Dame, la Vecchia Signora del calcio francese, così come familiarmente viene chiamata la più antica delle competizioni calcistiche che si disputano sul suolo esagonale. L’exploit di Gazélec e Quevilly è per noi l’occasione di farvi conoscere più da vicino due dei club amatoriali francesi di maggiore tradizione, entrambi fieri delle proprie radici operaie e della propria storia fuori dal comune.

1968: Una pubblicazione dell’epoca celebra le gesta del Quevilly semifinalista a sorpresa della Coupe de France – Foto da footnostalgie.free.fr

Il soprannome di Canaris attribuito ai giocatori dell’USQ è dovuto ai due canarini che compaiono sullo stemma del club

Lo sbarco del calcio in Normandia – Come in molti sapranno già, il flirt tra il Quevilly e la Vielle Dame è un affare ormai di vecchia data. La storia dell’Union Sportive Quevillaise, il club dai colori gialloneri fondato nel lontano 1902 a Petit Quevilly, comune di poco più di 22.000 abitanti alla periferia di Rouen, è la storia di una piccola realtà che ha saputo costruirsi un’identità forte e precisa a dispetto di un contesto in cui tutte le attenzioni mediatiche ed economiche della regione sono sempre state inevitabilmente rivolte ai due giganti nell’ombra dei quali l’USQ è stato costretto a crescere. É infatti proprio qui in Alta Normandia, nel dipartimento della Senna Marittima, che alla fine dell’Ottocento è sbarcato il calcio in Francia, portato dai marinai inglesi che lavoravano al porto di Le Havre, ed è qui che hanno visto la luce i due più antichi club transalpini, il Le Havre Athletic Club ed il Football Club Rouen: entrambi con una lunga tradizione nella massima serie, il primo, il più vecchio in assoluto (1872) nonché l’unica squadra normanna ad aver vinto una Coupe de France, oggi naviga a metà classifica in Ligue 2, il secondo, campione di Francia nel 1944-45 e prima squadra normanna ad avere partecipato ad una competizione europea nel 1969, lotta per riconquistarla dopo essere sprofondato nelle divisioni inferiori in seguito al fallimento del 1995; e se malgrado due vicini così ingombranti il Quevilly è riuscito a ritagliarsi il proprio spazio, può dire grazie soprattutto alla Coupe de France. Si può a buon diritto annoverare l’USQ in quella particolarissima categoria di club “prescelti” con i quali la Vieille Dame stabilisce un feeling particolare, quasi inspiegabile razionalmente, un sortilegio capace in questo caso di far sì che a una cadenza regolare di circa quarant’anni gli amatori normanni, pur privi di uno statuto pro mai avuto nel corso della propria storia, riescano puntualmente nell’incredibile impresa di approdare in semifinale: è avvenuto una prima volta nel 1927, quando raggiunsero addirittura la finale dello Stade Olympique di Colombes alla periferia di Parigi, ricordata per essere la prima giocata davanti al Presidente della Repubblica francese, sconfitti 3-0 da un Olympique Marseille all’apice della propria gloria ma accolti come eroi al ritorno in Normandia; poi di nuovo nel 1968, quando dopo aver eliminato tra gli altri l’Olympique Lyonnais si arresero solo ai supplementari della semifinale contro il Bordeaux, diventando il primo club amatoriale dalla nascita del professionismo ad arrivare a questo stadio della competizione e regalando alla nazionale francese Daniel Horlaville, l’ultimo giocatore non professionista ad aver vestito la casacca bleu; ed infine il miracolo si è ripetuto nel 2010, nella freschissima epopea che ha visto i Jaunes et Noir far fuori due squadre di Ligue 1 in serie, Rennes e Boulogne-sur-Mer, prima di cadere in piedi in semifinale di fronte al PSG poi vincitore della coppa (0-1). Al di là di questi exploit entrati nella leggenda, sia nel suo passato antico che in quello recente l’USQ ha sempre ottenuto risultati rimarchevoli nel torneo, con l’eccezionale dato statistico di sette partecipazioni ai trentaduesimi dal 2003 ad oggi, ed ogni nuovo giocatore che arriva a Petit Quevilly viene accolto con un libriccino che narra le gesta del club in Coupe de France.

Dal passato al presente: un’immagine del derby USQ-Rouen (2-3), undicesima giornata del campionato National 2011-12; la partita di ritorno è in programma questa settimana – foto dal sito ufficiale dell’USQ usquevilly.fr

Tradizione operaia – Ma l’USQ non si è limitato a brillare in coppa, visto che nella sua bacheca figurano diversi trofei, sia pure minori: il passaggio al professionismo di Rouen e Le Havre che aprì loro le porte al campionato nazionale, nato in Francia nel 1933, lasciò campo libero al Quevilly che si aggiudicò negli anni trenta i suoi primi titoli di campione di Normandia, a cui seguiranno diversi altri titoli a livello regionale. Inoltre, quando nel dopoguerra nacque lo Championnat Amateur (CFA), l’USQ ne diventerà fin da subito uno dei più grandi protagonisti, dominando in particolare negli anni cinquanta e laureandosi quattro volte vincitore nel 1954, 1955, 1958 e 1967. Lo statuto amatoriale è parte integrante dell’identità stessa del club e suo grande orgoglio, in linea con la volontà del presidente storico Amable Lozai, uno dei fondatori, in carica per quasi quarant’anni dal 1920 fino alla sua morte avvenuta nel 1959: proprietario di un’impresa navale del porto di Rouen, teneva moltissimo all’immagine dell’US Quevilly come club operaio per eccellenza, con i giocatori che lavoravano nei suoi cantieri, si allenavano la sera e giocavano nel weekend. I particolari meriti sportivi valsero ai normanni un posto in seconda divisione quando nel 1970 con la riforma dei campionati si decise di allargarla anche alle squadre non professionistiche: gli anni settanta si rivelarono così un decennio cruciale per i colori gialloneri, poiché in breve tempo il club prima visse il suo apogeo con le due stagioni in seconda serie e poi toccò il suo punto più basso, con il fallimento societario e la conseguente sparizione del 1978. L’anno successivo quattro appassionati diedero vita ad una nuova società e chiesero alla Ligue de Normandie che il reintegro avvenisse ad un livello consono al proprio passato glorioso, come è da prassi in questi casi, ma la lega deliberò che l’US Quevilly ripartisse addirittura dall’ultimo gradino della piramide, ben otto categorie al di sotto di quella occupata al momento del fallimento. Ci vollero quasi vent’anni perché la lenta risalita si compisse, con il ritorno in CFA 2 – e dunque nei campionati nazionali – al termine della stagione 1999-2000, la promozione in CFA due anni più tardi ed infine la promozione in National nella primavera 2011.

L’allenatore dell’USQ Régis Brouard (a destra) con il presidente Michael Mallet – Foto Beaufils/Sipa

Brouard il condottiero – Una grossa fetta di merito delle fortune recenti del club va certamente attribuita a Régis Brouard, il tecnico che siede sulla panchina normanna dal maggio 2008 e che ha guidato la squadra al ritorno in terza serie e ad un incredibile percorso in Coupe de France che nell’arco di tre anni ha visto l’USQ vincere trenta partite di coppa e perderne solo due, mai con un avversario di categoria inferiore: il primo anno l’eliminazione è arrivata infatti per mano del Calais, allora gerarchicamente superiore perché in National, il secondo per mano del Paris Saint-Germain nella storica semifinale; mentre l’anno scorso, giunto immancabilmente sino ai sedicesimi di finale ed imbattuto al termine dei centoventi minuti, il Quevilly ha ceduto solo ai calci di rigore al Martigues, rivale di pari grado. Quaranticinque anni, ex calciatore professionista con la maglia del Montpellier, il carismatico Brouard è noto allo stesso tempo per le sue capacità di motivatore e per l’attenzione all’aspetto tattico, con una predilezione per il 4-2-3-1 e l’insistenza sull’importanza di giocare palla a terra. La squadra ormai si conosce praticamente a memoria, poiché la maggior parte dei protagonisti della cavalcata del 2010 è ancora qui: solo due di loro, Fodie Traoré e Nicolas Pallois, sull’onda della grande impresa sono partiti con scarsa fortuna con destinazione Brest e Valenciennes, ma per il resto l’ossatura della squadra è più o meno la stessa, con ben sei elementi che erano titolari allora e lo sono adesso, ovvero il capitano Beaugrard, Weis, Vanoukia, Colinet, Ouahbi e Laup. Quest’ultimo, l’attaccante di origine reunionese cresciuto nel Le Havre che era diventato uno dei simboli dell’epopea con il suo gol al Boulogne nei quarti di finale, si è ripetuto mettendo a segno anche la rete che ha chiuso i giochi contro l’Orléans nella sfida del 21 febbraio scorso decisasi ai supplementari. Il campionato di National sta tuttavia riservando a Brouard ed ai suoi qualche cruccio in più: dopo una partenza brillante che aveva fatto pensare addirittura ad un possibile inserimento nella lotta per la Ligue 2, oggi il Quevilly annaspa con un solo punto sopra la zona retrocessione ed arriva al match di coppa sulla scia dell’ennesima sconfitta; è indubbio che sugli stenti attuali abbia il suo peso anche la difficile gestione del doppio impegno, autentico vampiro di energie psicofisiche che già nel 2010, l’anno della semifinale, costò la promozione in National costringendo a rimandarla di una stagione. Mai come quest’anno, dunque, un’eliminazione contro l’OM non lascerebbe forse troppi rimpianti perchè consentirebbe ai gialloneri di riversare tutte le proprie forze sulla battaglia per la sopravvivenza, dopo aver tenuto già ampiamente fede alla propria inossidabile reputazione di squadra di coppa.

Anthony Laup (a sinistra) ancora una volta protagonista

La scuola calcio, un fiore all’occhiello – Non solo équipe de coupe e club amateur per eccellenza: c’è una terza etichetta di cui il Quevilly può fregiarsi e di cui va molto fiero, quella di club formatore di giovani. Anche in questo caso, si tratta di una tradizione che parte da lontano e che poi è stata perpetuata: infatti nel 1967 l’USQ è diventato la prima squadra amatoriale ad aggiudicarsi la Coupe Gambardella, la più prestigiosa competizione giovanile francese, dopo esserne già stato finalista nel 1960. Ed oggi i dirigenti, in linea con lo spirito operaio propugnato da Amable Lozai, hanno saggiamente scelto di non sperperare le risorse economiche ottenute grazie alle prodezze in Coupe de France, cosa in passato già costata cara a molti altri club che, ingolositi, hanno voluto fare il passo più lungo della gamba, ma piuttosto di investirle interamente nelle strutture formative. “Sono realista, noi non abbiamo i mezzi per pensare di poter rivaleggiare con Rouen o Le Havre: bisogna arrendersi all’evidenza ed essere soddisfatti della nostra reputazione di club formatore”, ha detto recentemente l’attuale presidente Michael Mallet al quotidiano L’Equipe. Così ogni anno due-tre fra i migliori ragazzi cresciuti all’USQ partono, più frequentemente alla volta di Caen, poiché con lo Stade Malherbe la società giallonera ha firmato un accordo di partenariato, in base al quale il club della Bassa Normandia si impegna in cambio a dare un piccolo sostegno economico, che consente al Quevilly di avere quattro salariati fissi e di portare avanti una politica di formazione strutturata sul modello di quella di un club professionistico. Ma non tutti i giovani canarini spiccano il volo verso il Calvados, c’è anche chi finisce altrove: ricordiamo il caso più celebre, quello di Yassine Benzia, il miglior cannoniere francese al Mondiale U17 2011 in Messico che, nato nei pressi di Rouen, è stato pescato dal Lyon proprio nel Quevilly, con cui aveva segnato dodici reti in quindici partite negli U17 Nazionali. Al di là delle soddisfazioni platoniche che può regalare, questo tipo di politica è anche un investimento prezioso per una piccola realtà amatoriale, in virtù degli indennizzi previsti dal regolamento FIFA a vantaggio del club formatore quando un ragazzo firma un contratto o è coinvolto in un trasferimento internazionale; il rovescio della medaglia è naturalmente che di rado i migliori giovani cresciuti al club si vedono in prima squadra, visto che partono prima, ma in un gruppo composto per lo più da elementi esperti capita ugualmente che ogni tanto faccia capolino qualche prospetto interessante: ad esempio, adesso si parla molto bene del difensore centrale Valentin Samson, diciannove anni, già a segno in National. Morale della favola, i piccoli aspiranti calciatori della regione sono particolarmente invogliati a raggiungere l’US Quevilly, perchè sanno che nel club giallonero troveranno un ottimo trampolino di lancio verso il professionismo; e che, se dovesse andar male, potranno comunque vedersi schiudere le porte della prima squadra e coltivare il sogno di vivere un giorno un’avventura indimenticabile in Coupe de France come i loro predecessori.

Sopra, lo stadio di Petit Quevilly, 2000 posti, dove l’USQ gioca dal 1912: originariamente si chiamava Stade di Porte-de-Diane, poi dal 1954 prese il nome di Stade Lozai in onore di Amable Lozai e della moglie Micheline che gli succedette alla guida del club alla sua morte. Il Lozai non è però omologato per ricevere una squadra di Ligue 1 e non essendo tale neanche lo stadio Robert Diochon di Rouen, il quarto di finale contro l’OM si giocherà allo Stade Michel D’Ornano di Caen nel vicino Calvados (Bassa Normandia), che aveva ospitato anche la semifinale del 2010 contro il PSG: previsto il tutto esaurito. Sotto (foto Étienne Thomas), lo Stade Ange Casanova di Ajaccio (6000 posti), inaugurato nel 1961 e ribattezzato così nel 1994 in memoria del dirigente che fu all’origine della fusione nel 1960; molto spesso tuttavia ci si riferisce tuttora a questo stadio con il vecchio nome di Mezzavia. Fino al 1961 il Gaz giocava invece allo stadio Miniconi.

Nello stemma del GFCOA figurano un diavolo rosso (da cui il soprannome di “Diables Rouges”), l’emblema della città di Ajaccio e l’immancabile Testa di Moro, simbolo tradizionale della Corsica

L’Ours e il Gaz – Oggi molti appassionati di calcio internazionale, specialmente i più giovani, tendono ad associare l’immagine calcistica della città di Ajaccio all’Athletic Club Ajaccien o ACA, come d’altra parte è logico che sia alla luce dei riflettori della Ligue 1 proiettati sull’Ours, il club biancorosso con l’orso come emblema. Ma non tutti sanno che la gerarchia cittadina non è sempre stata quella attuale e che il Gazélec Football Club Olympique Ajaccio, meglio conosciuto semplicemente come GFCOA o Gazélec e chiamato familiarmente Gaz dai suoi tifosi, nella città imperiale è quantomeno altrettanto amato e ha avuto un lungo periodo di predominio sui rivali a cavallo tra gli anni settanta e gli anni novanta. Nato sotto forma di polisportiva nel 1910, quasi in contemporanea all’ACA, come Jeunesse Sportive Ajaccienne, il Gaz ha cambiato una prima volta nome nel 1933 trasformandosi in FC Ajaccio, per poi assumere la denominazione attuale in seguito a due differenti fusioni, prima quella del 1960 con il Gazélec Football Club d’Ajaccio fondato appena pochi anni prima da un gruppo di operai dell’EDF-GDF, la vecchia compagnia di distribuzione di gas ed elettricità in Francia – “Gazélec” si riferisce proprio al gas – e poi quella definitiva del 1996 con lo SC Olympique Ajaccien. Il GFCOA ha saputo presto affermarsi come uno dei migliori club del panorama amatoriale francese, in particolare dominando la scena dello Championnat Amateur negli anni sessanta, quando si aggiudicò un poker di titoli (1963, 1965, 1966, 1968) sotto la guida di Pierre Cahuzac, il leggendario allenatore che circa dieci anni dopo avrebbe condotto lo Sporting Bastia all’unica finale UEFA della propria storia, figura chiave del calcio corso e nonno del capitano del Bastia odierno Yannick Cahuzac, eletto allenatore del secolo sia dai tifosi dello SCB che da quelli del Gaz. E se la risposta dell’ACA fu quella di passare al professionalismo diventando nel 1967 il primo club corso a partecipare al campionato nazionale francese, il fallimento sopraggiunto dieci anni dopo che lo costrinse a ripartire dalla Division d’Honneur conferì nuovamente la scettro ai dirimpettai, che nel frattempo avevano beneficiato della riforma dei campionati che nel 1970 aveva aperto le porte della seconda divisione ai club non professionistici e per un lungo periodo oscillarono dunque tra seconda e terza serie; il primato cittadino del Gaz resistette fino al 1997-98, anno in cui dopo la faticosa risalita dell’ACA entrambi i club si ritrovarono in National: i rossoblu chiusero quella stagione al quinto posto, mentre i biancorossi arrivarono primi e furono promossi in seconda divisione, dando il via alla loro supremazia dei tempi moderni. Tuttavia il GFCOA avrebbe ancora potuto raggiungerli al termine della stagione successiva, quando dopo una straordinaria rimonta nella fase finale del campionato ottenne a sua volta la promozione sul campo, che però la lega si rifiutò di omologare sulla base dell’articolo del suo regolamento secondo cui una città di meno con 100.000 abitanti non può avere nella stessa divisione due club professionistici: mobilitazioni e ricorsi, compreso quello davanti al Consiglio di Stato, non cambiarono nulla. Due anni dopo la beffa, a causa dei suoi problemi economici il Gaz patirà la retrocessione d’ufficio in CFA e, ad eccezione di una breve parentesi in National tra il 2003 ed il 2006, vi resterà fino alla promozione della scorsa primavera. Tra i personaggi conosciuti che nel passato recente hanno vestito questi colori, ricordiamo il portiere Pascal Olmeta, i nazionali guineani Ismaël Bangoura e Fode Mansaré, Mickaël Pagis, l’attuale allenatore dell’ACA Olivier Pantaloni ed il centrocampista della Fiorentina Houssine Kharja, che ha completato qui la sua formazione dopo averla iniziata nel PSG.

In 4000 hanno assistito al Mezzavia a GFCOA-Albi (2-1), la partita che nella scorsa primavera ha sancito la promozione del Gaz in National: una cifra davvero ragguardevole per un match di quarta divisione francese.

L’inferno del Mezzavia – Poiché il contesto è per l’appunto quello di una città di poco più di 60.000 abitanti, appare evidente che unire le forze optando per una fusione rappresenterebbe probabilmente la soluzione più logica per stabilizzare il calcio cittadino ad alti livelli; ma in realtà, sebbene in qualche circostanza in passato qualcuno abbia provato ad avanzare una proposta in questa direzione, nessuno ci ha mai pensato seriamente, semplicemente perchè troppo grandi sono da sempre l’antagonismo e la distanza tra due club che storicamente rappresentano due identità ben distinte; è vero che non si può parlare di vero e proprio odio sportivo come nel caso di altre rivalità cittadine, perché a prevalere da entrambi i lati è la coscienza della comune identità corsa, valore primario nell’isola, ma è altrettanto vero che i due vicini tendono generalmente ad ignorarsi o a guardarsi in cagnesco e che sono pochi i tifosi locali che sostengono sia l’Ours che il Gaz. Pur evitando naturalmente di ricadere in inutili generalizzazioni, si può dire che in linea di massima, in armonia con le radici operaie dei propri fondatori, sia tradizionalmente più rivolto a sinistra e di estrazione popolare il Gazélec, peraltro legato in misura ancora maggiore dei rivali alla tradizione e al simbolismo corso, e più rivolto a destra e borghese l’ACA; e se più volte nel corso di questa stagione sono stati tirati in ballo i tifosi biancorossi che, forse addolciti dalla splendida vista del François Coty, l’unico stadio francese affacciato direttamente sul mare, a detta di molti assistono un po’ troppo compostamente alla partita, è per contro davvero infernale l’ambiente che si crea nell’antro del Gaz annidato in mezzo ai boschi di Mezzavia, con un’autentica simbiosi tra lo scatenato pubblico e la squadra che ha contribuito a fare dell’Ange Casanova una roccaforte imprendibile: è impressionante il dato che vuole che, dalla sconfitta subita in CFA al principio della stagione 2008-2009 contro le riserve del Montpellier (0-2), in tre anni e mezzo soltanto una squadra sia riuscita a portare via da qui i tre punti, il Créteil il 24 settembre 2011 (0-1), mentre in Coupe de France sono stati costretti ad inchinarsi alla legge del Mezzavia anche avversari di categoria superiore come Troyes e Toulouse: un vero peccato che l’Ange Casanova non sia omologato e che il quarto di finale contro il Montpellier debba di conseguenza essere giocato al François Coty.

Sedicesimi di Coupe de France: i giocatori del Gaz festeggiano il gol di Colloredo che regala la vittoria sul Toulouse

Primavera corsa – Di certo la sua forza tra le mura amiche è uno dei segreti del Gazélec, che ha avuto un ruolo primario nella straordinaria primavera 2011 vissuta dal calcio corso, ancora più sorprendente alla luce della mancanza di mezzi e di strutture di una regione dove anche investire nella formazione è molto più complicato che nel continente: eppure, al GFCOA vincitore del gruppo C di CFA e dunque promosso in National si sono aggiunti l’ACA promosso dalla Ligue 2 alla Ligue 1, lo Sporting Bastia promosso dal National alla Ligue 2 ed il piccolo Calvi promosso dal CFA 2 al CFA. Ed il momento magico della Corsica sembra non voler finire più, estendendo nella stagione in corso l’incantesimo anche alla Coupe de France, una competizione in cui negli ultimi vent’anni le squadre isolane non hanno brillato, quasi sempre alle prese con grosse preoccupazioni economiche e dunque per forza di cose più concentrate sull’esito dei rispettivi campionati: dopo l’indimenticabile trionfo del Bastia, che nel 1981 divenne l’unico club corso a vincere la Coupe de France superando in finale il Saint-Etienne di Platini, l’ultimo exploit degno di nota che si ricordi è proprio quello del Gazélec, che nel 1992 si spinse sino ai quarti di finale inchinandosi poi di fronte al Monaco allora allenato da Wenger, pochi mesi prima che la terribile tragedia del Furiani si abbattesse sul calcio corso e sul calcio francese in generale. Adesso il Gazélec è di nuovo ai quarti dopo vent’anni esatti, in un’edizione in cui per la prima volta nella storia si sono visti GFCOA, ACA e SC Bastia contemporaneamente agli ottavi; e la performance dei rossoblu appare ancora più significativa se si considera che la squadra è stata finora in grado di moltiplicare le forze tenendo botta su due fronti, visto che, partita ad inizio stagione con l’unico obiettivo di stabilizzarsi in National, sta disputando inaspettatamente un campionato al vertice: dopo un inizio da incubo con cinque sconfitte nelle prime dieci giornate, ha iniziato a macinare punti perdendo solo due volte da metà ottobre in poi ed infilando in particolare una serie di sette vittorie consecutive tra la tredicesima e la diciannovesima giornata, e si è così issata sul podio nonostante la penalizzazione conseguente ad una rissa scoppiata al termine della gara contro il Beauvais del girone di andata. Neanche una vicenda potenzialmente destabilizzante come quella di Santunione, elemento di spicco della squadra nonché figlio del vicepresidente della società, licenziato in tronco per motivi non del tutto chiariti (*), è riuscita finora ad arrestare la marcia del club presieduto da François Tagliaglioli detto Fanfan.

(*) Si dice che sia intervenuto a nome dell’intera squadra per opporsi alla decisione imposta dall’alto di schierare in Coupe de France il portiere abitualmente titolare Maury e non la sua riserva Rastello come stabilito fin dall’inizio della stagione dal tecnico Veilex, e che per questo sia stato messo alla porta dalla società, divisa in due correnti in disaccordo l’una con l’altra.

Il bomber del Gazélec Mickaël Colloredo in compagnia della moglie, che gestisce il negozio ufficiale del club, e del figlio. Sullo sfondo si possono vedere le tre maglie di questa stagione: da sinistra a destra, la seconda maglia, la prima maglia e la maglia del portiere.

Una difesa di ferro – Il periodo d’oro in campionato è coinciso con lo spostamento al centro dell’attacco di Mickaël Colloredo che, inizialmente confinato sulla fascia sinistra, è esploso quando è tornato nel ruolo in cui era stato calcisticamente formato nella sua natale Lyon, mettendo a segno da quel momento in avanti otto reti in campionato e diventando il capocannoniere dei rossoblu: un passato in Ligue 2 con la maglia del Nîmes, il trentunenne attaccante due anni fa non sentiva più gli stimoli di prima e aveva persino pensato di smettere con il calcio, finchè non è arrivata la proposta del GFCOA a fargli cambiare idea e rilanciare la sua carriera “Qui ho trovato un gruppo incredibile dentro e fuori dal campo, una vera famiglia dove tutti giocano gli uni per gli altri, una cosa davvero rara a vedersi nel calcio a questi livelli”, raccontava nei mesi scorsi il lionese al quotidiano locale Corse Matin. Oggi Colloredo è uno degli elementi di spicco di una rosa che può contare su due soli stranieri, gli ivoriani Diallo e Gbizie, e su una forte componente di giocatori corsi, simboleggiata dal capitano Louis Poggi e da Roderick Filippi, ventidue anni, difensore rivelazione del campionato; al loro fianco spicca un nutrito nucleo di ragazzi di origine marsigliese, tra cui una delle pedine chiave di questa stagione, il centrocampista Loïc Dufau, ventitré anni, nuovo arrivo della scorsa estate che si è subito imposto come titolare indiscutibile, cresciuto nel Monaco con cui ha vinto il campionato riserve nel 2008 al fianco di giocatori come Nkoulou, Yohan Mollo o Yannick Sagbo. Si è sviluppata in prevalenza in Costa Azzurra anche la carriera del tecnico Dominique Veilex, che ha iniziato ad allenare alla Réunion prima di sedersi sulle panchine di Saint-Raphaël, Grasse, Draguignan, Porto Vecchio ed infine Le Pontet, condotto ad una brillante promozione in CFA: arrivato nel 2010 in sostituzione dell’allenatore storico Patrick Leonetti, quest’anno ha messo in campo una formazione rocciosa e combattiva, che si muove generalmente sulla base di un 4-4-2 senza fronzoli e che ha la sua maggiore forza nella difesa, nettamente la migliore del campionato con soli ventidue gol subiti in ventotto partite. E così la squadra isolana veleggia verso una promozione in Ligue 2 che avrebbe una portata enorme, perchè regalerebbe un secondo club professionistico ad una città di 60.000 abitanti, caso unico in Francia; ed in compagnia dell’ACA che si batte per restare in Ligue 1, dello Sporting Bastia che spera di raggiungerlo a breve, del Cercle Athletique Bastiais in piena lotta per salire in National, insegue il sogno di un’altra primavera perfetta del calcio corso.

Ecco la classifica di National: come si può vedere GFCOA e Quevilly occupano rispettivamente la seconda e la sedicesima posizione.

– COUPE DE FRANCE, IL PROGRAMMA DEI QUARTI DI FINALE

Martedì 20 marzo (20.30)

Quevilly – Marseille

Mercoledì 21 marzo (17.00)

GFCO Ajaccio – Montpellier

Mercoledì 21 marzo (19.15)

Valenciennes – Rennes

Mercoledì 21 marzo (20.50)

Paris SG – Lyon

– Il riepilogo degli ottavi di finale

Martedì 7 febbraio 2012
Rennes – Evian TGFC : 3-2
Marcatori : Kembo (21′), Féret (53′), Brahimi (68′) per il Rennes – Bérigaud (59′, rig.), Govou (73′) per l’Evian TGFC

Mercoledì 8 febbraio 2012
Lyon – Bordeaux : 3-1 (dopo i tempi supplementari)
Marcatori : Lacazette (36′), B.Gomis (96′) e Briand (119′) per il Lyon – Jussiê (23′) per il Bordeaux

Valenciennes – Lille : 2-1
Marcatori: M.Dossevi (71′) e Aboubakar (78′) per il Valenciennes – N.Roux (88′) per il Lille

Châteauroux (L2) – Montpellier : 0-2
Marcatori : Giroud (37′) e Belhanda (88′) per il Montpellier

GFCO Ajaccio (Nat) – Drancy (CFA) : 2-0
Marcatori : Verdier (33′, rig) e Colloredo (45′) per il GFCO Ajaccio

Mercoledì 15 febbraio
BourgPéronnas (CFA) – Marseille : 1-3
Marcatori : Brandao (28′ e 45’+1) e J.Ayew (53′) per il Marseille – Ous.Diaby (77′) per il Bourg-Péronnas

Dijon – PSG : 0-1
Marcatore : Nenê (15′) per il PSG

Martedì 21 febbraio
Quevilly (Nat) – Orléans (Nat) : 2-0
Marcatori : Capelle (101′) e Laup (116′) per il Quevilly

– I prossimi appuntamenti –

Martedì 10 e mercoledì 11 aprile 2012

  • Semifinali

Sabato 28 aprile 2012

  • Finale

N.B. Potrete trovare risultati e marcatori di quarti di finale e semifinali sulla nostra pagina Facebook.

– La Coupe de France 2011-2012 su Foot Hexagonal –

Sedicesimi

Trentaduesimi (Ingresso club Ligue 1)

Ottavo turno

Settimo turno (Ingresso club Ligue 2)

I turni precedenti

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: