Anteprima, Foot Afrique

Speciale Coppa d’Africa 2012: il gruppo C

Il Gabon U23 festeggia il titolo di campione d'Africa conquistato nel dicembre scorso - Foto da cafonline.com


GABON – Giocare la Coppa d’Africa in casa rappresenta un’opportunità di importanza capitale per il Gabon, in primis sul piano politico, con la candidatura a suo tempo avanzata per l’organizzazione della manifestazione inserita in un progetto più ampio che mira a fare dell’ex colonia francese uno degli stati trainanti dell’economia africana, forte delle ricchezze di petrolio, gas e uranio del suo sottosuolo; ma naturalmente anche su quello puramente sportivo, per una nazionale che è solo alla quinta partecipazione ed il cui miglior risultato, ottenuto nel 1996, è un quarto di finale, mentre le altre apparizioni del 1994, 2000 e 2010 si sono concluse con un’eliminazione precoce. Non si può però certo dire che il paese ospitante si sia ritrovato la strada spianata davanti, destinato dal sorteggio a quello che è certamente il girone più complesso ed affascinante dei quattro, in compagnia dei giganti Marocco e Tunisia e dell’incognita Niger; inconveniente che non scalfisce l’ottimismo dei gabonesi, che arrivano al via del torneo sull’onda dell’entusiasmo per la sorprendente affermazione dell’U23 alla CAN di categoria disputata a dicembre in Marocco, che ha regalato alle Pantere il primo alloro della propria storia ed il biglietto per le Olimpiadi di Londra della prossima estate. Cinque dei ragazzi che componevano la fortunata spedizione, di cui quattro erano in campo nella finale contro i padroni di casa, parteciperanno anche all’avventura della nazionale maggiore: si tratta di due difensori, Ndong ed Ebanega, quest’ultimo rivelatosi come uno dei prospetti più interessanti, del motorino di centrocampo della squadra riserve del Bordeaux Biyogho-Poko, del suo abituale partner nel cuore del gioco dell’U23 Boussoughou e di un terzo centrocampista, Madinda del Celta Vigo; Ndong, Ebanega e Boussoughou giocano ancora in patria, come altri otto elementi di una selezione nella quale l’impronta francese è particolarmente marcata. Infatti, dei rimanenti dodici convocati, ben otto appartengono a diversi club dell’Esagono, tra i quali menzioniamo il pilastro difensivo del Lorient Bruno Ecuele-Manga ed Éric Mouloungui, il miglior realizzatore delle Pantere; in attacco ci sarà anche Pierre-Eymerick Aubameyang, al contrario del fratello Willy escluso a sorpresa dalla lista definitiva. Passaporto francese ha pure il selezionatore tedesco Gernot Rohr, subentrato ad Alain Giresse nel febbraio 2010, ex difensore del grande Bordeaux anni ottanta ed ex allenatore di diversi club transalpini; e lunga è stata la militanza francese di Daniel Cousin, passato da Lens, Glasgow Rangers e Hull City tra le altre: quest’estate, rimasto senza club, ha accettato di fare un passo indietro e di tornare a giocare nel campionato locale pur di non perdere la Coppa d’Africa, cosa molto apprezzata da Rohr che gli ha affidato il ruolo di chioccia per i giovani. In base a quanto osservato fin qui, il Gabon dovrebbe schierarsi con un 4-3-3 il cui punto di forza è apparso la compattezza difensiva ed il punto debole la difficoltà a concretizzare le occasioni prodotte; non è semplice ipotizzare le prospettive di una squadra qualificata d’ufficio, ma nelle amichevoli si è intravisto un potenziale interessante e chissà che, malgrado il girone sembri in apparenza insormontabile, con l’aiuto della spinta del pubblico le Pantere non si rivelino la sorpresa.

TUNISIA – Alla sua quindicesima partecipazione e presente ininterrottamente alla fase finale dal 1994, la Tunisia stavolta ha rischiato seriamente di non esserci: è servita la collaborazione del Ciad già eliminato, che all’ultimo minuto di recupero dell’ultima partita del girone K di qualificazione – l’unico che si è giocato a cinque squadre e dove dunque erano in due a passare – ha trovato il gol del miracoloso pareggio contro il Malawi fino a quel momento qualificato, consentendo alle Aquile di Cartagine, nel frattempo vittoriose per 2-0 sul Togo, di passare davanti in classifica sul filo di lana e di andare alla CAN come seconda alle spalle della sorpresa Botswana. Arrivata in Gabon e Guinea Equatoriale per il rotto della cuffia, deludente in tutte le successive apparizioni in Coppa d’Africa dopo il titolo di campione continentale vinto nel 2004, con due quarti di finale raggiunti nel 2006 e 2008 ed un’eliminazione al primo turno nel 2010, la Tunisia resta tuttavia una squadra da cui guardarsi con attenzione. Il commissario tecnico Sami Trabelsi, ex nazionale che con la maglia del suo paese ha disputato il Mondiale 1998 ed ex responsabile della selezione olimpica, è stato chiamato a sostituire in panchina Bertrand Marchand nel marzo 2011 in seguito ai pessimi risultati ottenuti dalle Aquile di Cartagine nella fase iniziale del girone di qualificazione, forte della CHAN (*) appena conquistata e della sua notevole conoscenza del contesto locale; Trabelsi ha dato un’impostazione completamente nuova, non ha avuto paura di escludere qualche mostro sacro e ha costruito la sua nazionale intorno ai migliori giocatori cresciuti in patria, ben undici su ventitré, ed in particolare intorno all’ossatura dell’Espérance Tunisi campione d’Africa, emblema di un movimento calcistico che ha saputo rinascere dopo la rivoluzione di Jasmin che aveva messo in ginocchio il paese. Per il momento i risultati sembrano dimostrare che ci ha visto giusto, poichè dal suo arrivo la selezione non ha più perso, mettendo in fila tre vittorie e un pareggio ed acciuffando in extremis la qualificazione. L’uomo simbolo è Issam Jemâa, che all’Auxerre stenta ad imporsi ma con la casacca rossa si trasforma ed è con le sue ventisei reti il miglior marcatore nella storia della nazionale; e se davanti la Tunisia può contare anche su Sami Allagui del Mainz e dipende molto dall’estro e dallo stato di forma dei suoi tanti solisti, da Chikaoui a Khelifa, da Darragi al promettente Msakni, uno dei baby del gruppo, è nel reparto arretrato la forza di una squadra che storicamente ha sempre fatto dell’ermetismo difensivo il suo marchio di fabbrica; la retroguardia è arroccata intorno alla coppia centrale formata dall’esperto Karim Hagui – con Adel Chedli uno dei due giocatori della rosa presenti al trionfo del 2004 – ed Aymen Abdennour, grande rivelazione della prima parte della stagione in Ligue 1 così come il già citato trequartista dell’Evian TG Khelifa e come l’intelligente centrocampista del Montpellier Saihi. In un girone tanto incerto, il match inaugurale di lunedì sera contro il Marocco è già fondamentale e potrà dire molto sulle possibilità delle Aquile di Cartagine nella competizione.

(*) La CHAN (Championnat d’Afrique des Nations) è anch’essa organizzata dalla CAF ed è una competizione per nazionali riservata esclusivamente a calciatori che militano in club africani, che si disputa ogni due anni in alternanza con la CAN; quella del 2011 era la seconda edizione, si è giocata in Sudan ed è stata vinta dalla Tunisia che ha sconfitto in finale l’Angola (3-0).

MAROCCO – Campione d’Africa in una sola circostanza che risale ormai a trentasei anni fa, il Marocco per il resto ha quasi sempre fatto fatica a brillare sul suolo continentale e, se si eccettua la finale persa nel 2004 proprio di fronte alla Tunisia, non è andato oltre la fase a gruppi o al massimo si è dovuto accontentare dei quarti di finale. Ma adesso i tifosi dei Leoni dell’Atlas sperano che le cose possano finalmente cambiare grazie al nuovo selezionatore Éric Gerets che, in carica dal 2010, è già riuscito in una prima impresa nella quale i suoi predecessori avevano fallito, quella di far coesistere armonicamente i diversi clan in cui tradizionalmente è divisa la selezione – i ragazzi nati in Belgio ed Olanda, quelli nati in Francia, quelli nati in Marocco, che spesso nemmeno parlano tutti la stessa lingua – e di dare un’anima alla nazionale. Guardato con diffidenza al momento del suo arrivo e bollato come mercenario per via del ricco contratto di cui beneficia dalla federazione, ha pian piano conquistato i marocchini conducendo la squadra alla qualificazione alla CAN da prima del girone D davanti a Repubblica Centrafricana, Algeria e Tanzania, al termine di un cammino con un solo incidente di percorso, la sconfitta di misura subita nello scorso marzo ad Annaba, e suggellato dall’umiliazione indimenticabile inflitta agli storici rivali algerini, annichiliti per 4-0 nella gara di ritorno di giugno a Marrakech. Esemplare anche la gestione da parte del belga del caso Taarabt, giustamente punito ma poi perdonato: quando alla vigilia di Marocco-Algeria, saputo che non sarebbe stato titolare, il giovane marocchino aveva lasciato infuriato il ritiro, in molti erano pronti a giurare che il suo grave atto di insubordinazione gli sarebbe costato l’esclusione definitiva dalla nazionale; invece quattro mesi dopo Gerets l’ha richiamato e mandato in campo nell’incontro decisivo contro la Tanzania, venendo ripagato da uno splendido gol su punizione che ha deciso le sorti della sfida. Taarabt è uno dei tanti gioielli di una squadra che in particolar modo dalla metà campo in su trabocca di talento, con una rosa tra le più dotate tecnicamente e ricche di alternative del torneo, e che nella gran parte dei suoi elementi può contare su un’esperienza europea di un certo livello; con un elenco di nomi illustri che comprende tra gli altri anche il capitano Kharja, l’astro nascente Belhanda, Chamakh, Boussoufa, Assaidi, El Arabi, Hadji, Mehdi Carcela, una delle incognite è tuttavia rappresentata dalle troppe aspettative e soprattutto dalle tensioni generate dalla concorrenza, che in caso di un avvio difficile potrebbero diventare difficili da tenere sotto controllo. Comunque sia, Gerets ha alla fine deciso di fare appello ai ventuno che si sono guadagnati la qualificazione, inserendo le uniche novità del portiere dell’Augsburg Amsif e dell’attaccante del Kayserispor Amrabat, che contano rispettivamente una e due selezioni, senza ricorrere a nessuno dei protagonisti dell’U23 olimpica, di alcuni dei quali, come il capitano Fettouhi o Barrada, si era parlato molto in chiave CAN nel corso dell’ultimo mese. La qualificazione dell’U23 alle Olimpiadi di Londra è la spia di un movimento in salute, proprio come la crescita del campionato locale, la Botola, che da quest’anno è diventato professionistico e che ha visto ben due club distinguersi a livello continentale, il Wydad di Casablanca sconfitto dall’Espérance Tunisi in finale di CAF Champions League ed il Maghreb di Fès trionfatore nella CAF Confederation Cup (*). Ottenere un risultato di prestigio in Coppa d’Africa significherebbe dunque compiere il definitivo salto di qualità: “Siamo venuti qui per vincere”, ha ambiziosamente dichiarato Gerets pochi giorni fa.

(*) L’equivalente africano dell’Europa League.

NIGER – In passato il Niger era riuscito a qualificarsi per la Coppa d’Africa in una precedente circostanza, nel 1996, ma era poi stato costretto a dichiarare forfait ed era così stato squalificato automaticamente anche per l’edizione successiva; questa è dunque la sua prima partecipazione assoluta al torneo e non si può dire che la Mena National (*) ci arrivi nelle più facili delle condizioni. Infatti il paese è in grosse difficoltà finanziarie ed è stato colpito da una grave crisi alimentare causata dalla siccità, e la federazione ha dovuto addirittura fare un appello alla popolazione per raccogliere i tre milioni di euro necessari all’organizzazione della spedizione. Per di più le Gazzelle sono finite proprio nel gruppo C, quello cosiddetto “della morte”, ed è oggettivamente difficile sperare di arrivare davanti a due tra Marocco, Tunisia ed il paese organizzatore. Tifosi ed osservatori considerano un autentico miracolo già la qualificazione alla fase finale, ottenuta piazzandosi tra lo stupore generale in testa ad un girone che presentava al via la Sierra Leone ma soprattutto il Sudafrica ed i campioni in carica dell’Egitto; il Niger ha chiuso con un bilancio di tre vittorie – tutte conquistate in casa – e tre sconfitte ed è arrivato primo grazie alla differenza reti negli scontri diretti, complice la scarsa conoscenza del regolamento da parte del Sudafrica che era convinto che un pari all’ultima giornata lo qualificasse e che a fine partita ha dato il via ai festeggiamenti in campo prima di scoprire l’amara verità. L’impresa della Mena è valsa al selezionatore Haruna Doula il riconoscimento di miglior allenatore africano dell’anno 2011 assegnato dalla CAF; ad affiancarlo in panchina esclusivamente per il periodo del torneo, nel ruolo di consulente tecnico, ci sarà l’ex allenatore di Marseille, Bordeaux e Montpellier Rolland Courbis, oggi commentatore televisivo e radiofonico in Francia. Il giocatore più conosciuto a livello europeo, forse l’unico, è la stella della selezione Moussa Maazou, attualmente in Belgio allo Zulte Waregem in prestito dal CSKA Mosca, ventitreenne talento rimasto finora inespresso e reduce da un 2011 disastroso sul piano personale, condito dall’assegnazione del celebre Ballon de Plomb, premio satirico assegnato dal sito francese Cahiers du Football al giocatore di Ligue 1 più criticato durante la stagione. Oltre a Maazou, ci sono tre elementi selezionati da Doula che giocano in Europa, Ngounou in Svezia nell’IF Limhamn e due in quarta divisione francese, il centrocampista ventunenne Olivier Bonnes, cresciuto al centro di formazione del Nantes ed ora nella squadra riserve del Lille, ed il difensore Mazadou del Marignane. Ad eccezione di Boubacar che milita in Thailandia nel FC Phuket, tutti gli altri convocati giocano invece in Africa, principalmente in campionati più competitivi di quello locale come le leghe tunisina, sudafricana e camerunense. Ma proprio in patria, nelle fila dell’Akoukana, si nasconde la piccola perla del Niger, ovvero Tidjani Amadou Moutari detto Kalala, un diciassettenne già prenotato dal Le Mans che ha fatto incetta di successi ed elogi a livello giovanile ed è stato paragonato addirittura a Cristiano Ronaldo per la sua abilità nel liberarsi degli avversari: Haruna Doula ha deciso di aggregarlo al gruppo e chissà se avremo modo di vederlo all’opera.

(*) Mena è in lingua Hausa la gazzella dama, animale diffuso nel Nordafrica e simbolo nazionale del Niger, che compare anche sullo stemma della federazione calcistica. Mena National è il nome con cui ci si riferisce abitualmente alla nazionale.

Ecco il programma delle gare:

23 gennaio 2012
Gabon Drapeau du Gabon Match 5 Drapeau du Niger Niger Stade d’Angondjé, Libreville (17.00)
Tunisia Drapeau : Tunisie Match 6 Drapeau du Maroc Marocco Stade d’Angondjé, Libreville (20.00)
27 gennaio 2012
Tunisia Drapeau : Tunisie Match 13 Drapeau du Niger Niger Stade d’Angondjé, Libreville (17.00)
Gabon Drapeau du Gabon Match 14 Drapeau du Maroc Marocco Stade d’Angondjé, Libreville (20.00)
31 gennaio 2012
Gabon Drapeau du Gabon Match 21 Drapeau : Tunisie Tunisia Stade de Franceville, Franceville (19.00)
Marocco Drapeau du Maroc Match 22 Drapeau du Niger Niger Stade d’Angondjé, Libreville (19.00)

 TUTTI I CONVOCATI ED IL CALENDARIO COMPLETO

N.B: Domani la presentazione del gruppo D

Discussione

3 pensieri su “Speciale Coppa d’Africa 2012: il gruppo C

  1. Grazie di esser stata così esaustiva. Le tue delucidazioni mi faranno gustare ulteriormente questa Coppa d’Africa..

    Pubblicato da Flavio | 23 gennaio 2012, 16:13

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