Anteprima, Foot Afrique

Speciale Coppa d’Africa 2012: il gruppo B

Un pittoresco tifoso del Burkina Faso

COSTA D’AVORIO – Un’edizione dopo l’altra, la storia si ripete: ogni volta la Costa d’Avorio è la più forte del lotto, ogni volta parte per vincere, e ogni volta torna a casa scornata. Il successo manca ormai da vent’anni, da quell’unico alloro continentale conquistato nel 1992, e da allora il miglior risultato è stato la finale raggiunta nel 2006 e persa ai rigori contro l’Egitto, mentre nell’edizione 2010 gli Elefanti sono usciti mestamente ai quarti, eliminati dall’Algeria; ma anche stavolta, alla vigilia della spedizione in Gabon e Guinea Equatoriale, i tifosi ivoriani non riescono ad immaginare per la propria selezione un risultato diverso dalla vittoria finale. E questa è probabilmente l’ultima occasione di sollevare la coppa per diversi esponenti una generazione dorata che con la maglia della Selephanto ha raccolto tanti elogi ma nessun trofeo, da Drogba ai più anziani del gruppo cresciuto alla famosa Académie Mimosifcom di Abidjan creata da Jean-Marc Guillou, da dove sono usciti il pallone d’oro africano 2011 Yaya Touré, suo fratello Kolo, Zokora, Eboué, Gervinho, Kalou tra gli altri. A loro si aggiungono le novità come il cannoniere del CSKA Mosca Seydou Doumbia, il folletto del Saint-Etienne Max Gradel o ancora l’emergente Wilfried Bony del Vitesse, a formare una rosa indubbiamente tra le più competitive e complete presenti, con la totalità dei convocati che gioca in Europa – con la sola eccezione di Kader Keita, all’Al-Sadd – ed un buona fetta che calca i campi della Premier League. Il selezionatore François Zahoui, una carriera di calciatore in Francia dopo un breve passaggio ad Ascoli, ha esordito nell’agosto 2010 vincendo in amichevole contro l’Italia, è imbattuto nel 2011 e ha condotto la Costa d’Avorio alla sua diciannovesima partecipazione alla Coppa d’Africa attraverso un percorso senza macchia nelle qualificazioni, nelle quali la Selephanto si è distinta per essere stata l’unica squadra a vincere tutte le partite, con la complicità di un girone tutt’altro che trascendentale che la metteva di fronte a Benin, Burundi e Rwanda. Ma attenzione alle insidie in agguato: c’è il rischio di sentirsi troppo forti e di affrontare l’impegno con sufficienza, cosa già avvenuta in passato; c’è uno spogliatoio con molti giocatori dall’ego smisurato che faticano a convivere in armonia, situazione di cui il violento scontro avvenuto recentemente tra i carismatici Yaya Touré e Zokora è stato la punta dell’iceberg; infine, nonostante i risultati la squadra non convince sino in fondo sul piano della manovra, e l’assenza tra i selezionati di un centrocampista maggiormente adatto alla costruzione del gioco non aiuta: in questo senso, proprio Jean-Marc Guillou ha pesantemente criticato nei giorni scorsi la scelta di Zahoui di rinunciare all’ultimo momento a Marco Né. Nonostante queste incognite, sarebbe davvero sorprendente se la Costa d’Avorio si lasciasse sfuggire il primo posto nel gruppo.

ANGOLA – Dopo essersi qualificata alla Coppa d’Africa nel 1996, 1998 e 2006, l’Angola ha iniziato a scrivere la sua personale storia in questa competizione a partire dall’edizione 2008: sia in quell’occasione che nella successiva edizione giocata in casa era riuscita ad arrivare fino ai quarti ed aveva avuto anche un pizzico di sfortuna, andando a sbattere nel primo caso contro l’Egitto poi vincitore, nel secondo contro il Ghana poi finalista. Dunque l’obiettivo per l’ex colonia portoghese giunta alla sua sesta partecipazione, la quarta di fila, non può che essere quello di proseguire nella dinamica positiva e magari fare ancora meglio, spingendosi sino alle semifinali mai raggiunte; nelle qualificazioni le Palancas Negras (Antilopi nere, ndr) avevano iniziato con il piede sbagliato, subendo due sconfitte nelle prime tre partite, ma poi hanno saputo riprendersi vincendo tutte e tre le gare della fase di ritorno e concludendo al primo posto con un punto di vantaggio sul sorprendente Uganda il girone che includeva anche Kenya e Guinea-Bissau. Il selezionatore Lito Vidigal, ex nazionale angolano la cui carriera di calciatore prima ed allenatore poi si è snodata principalmente in Portogallo, ha scelto di affidarsi ad undici giocatori che militano nel campionato locale: sulla scia dello sviluppo del paese innescato dalla qualificazione al Mondiale 2006, la prima divisione angolana è in fase di grande crescita ed attualmente una delle migliori leghe africane, a cui il fresco ingaggio da parte del Kabuscorp dell’ex Pallone d’Oro Rivaldo darà ulteriore lustro. Tra i dodici elementi disseminati invece in vari club europei di diverso livello ce n’è anche qualcuno noto al pubblico del vecchio continente, in particolare il duttile attaccante Djalma Campos del Porto, ventiquattrenne che si è affermato in questa stagione con la maglia dei Dragões dopo essersi rivelato nel Maritimo Funchal, e soprattutto Mateus Alberto Contreras Gonçalves detto Manucho, salito alla ribalta nel 2008 quando s’involò verso il Manchester United, forte del duplice titolo di capocannoniere del campionato angolano conquistato nelle due stagioni precedenti: prestato al Panathinaikos per un problema di tesseramento, ha in seguito penato a rispondere alle attese ed oggi è al Valladolid. Da segnalare inoltre la sorpresa dell’ultimo momento di Vidigal, la convocazione della punta dell’Augsburg Nando Rafael, un passato nell’Under 21 tedesca ed alla prima selezione con la nazionale del suo paese d’origine. Rispetto al Burkina Faso che sembra a bocce ferme il principale avversario per il secondo posto nel gruppo, l’Angola è probabilmente meno dotata sul piano del talento individuale ma ha dalla sua la maggiore esperienza, con cinque giocatori che contano più di cinquanta presenze con la casacca delle Palancas Negras ed erano insieme già al Mondiale 2006.

BURKINA FASO – Ha dovuto tenere il fiato in sospeso fino all’ultimo perchè sulla sua partecipazione pendeva il ricorso inoltrato dalla Namibia, classificatasi seconda nel girone di qualificazione, che contestava l’utilizzo del difensore Hervé Zengué, avanzando sospetti di presunte irregolarità nella naturalizzazione del giocatore nato in Camerun, ma alla fine anche il TAS di Losanna ha dato ragione al Burkina Faso che dunque sarà regolarmente al via. Dopo la campagna di qualificazione condotta brillantemente ottenendo dieci punti su dodici possibili, in un girone che però oggettivamente non presentava ostacoli insormontabili dato che in seguito al forfait della Mauritania gli unici avversari erano la stessa Namibia ed il Gambia, gli Étalons (Stalloni, ndr) sono così approdati alla fase finale della Coppa d’Africa per l’ottava volta e proveranno a migliorare il miglior risultato della loro storia, i quarti di finale conquistati in un’unica occasione, nel 1998; nelle altre sei partecipazioni, nel 1978, 1996, 2000, 2002, 2004 e 2010 non sono infatti mai riusciti a superare lo scoglio del gruppo iniziale. Quest’anno salvo sorprese il primo posto sembra saldamente in mano alla Costa d’Avorio e l’idea è che il Burkina Faso sia destinato a giocarsi la seconda piazza con l’Angola, ma è difficile valutare con esattezza il potenziale di una squadra che nell’ultimo anno non si è mai misurata con un rivale di un certo peso; nel 2010 non aveva entusiasmato, limitandosi ad aspettare un po’ troppo gli avversari a dispetto di un buon potenziale tecnico, che adesso è sulla carta ulteriormente cresciuto: gli elementi più rappresentativi della squadra sono infatti protagonisti di spicco della Ligue 1 attuale come il sorprendente difensore del Lyon Bakary Koné, il marsigliese Charles Kaboré o i due animatori del reparto offensivo, Jonathan Pitroipa ed Alain Traoré, che nelle qualificazioni è stato il trascinatore degli Étalons con le sue reti e che adesso tuttavia non sta attraversando nell’Auxerre un momento di forma eccezionale. Intanto nella rosa dei ventitré è stato inserito anche Bertrand Traoré, fratello sedicenne di Alain e campione d’Africa U17 nel 2011 con un Burkina Faso che sta mostrando negli ultimi anni un buon potenziale a livello giovanile; Bertrand non ha ancora esordito tra i professionisti con la maglia del Chelsea e se dovesse scendere in campo in Coppa d’Africa diventerebbe il calciatore più giovane nella storia della competizione. In un gruppo eterogeneo composto da giocatori sparsi davvero ovunque (Turchia, Russia, Portogallo, Polonia, Belgio, Romania, Austria, Malta, Egitto, Qatar, Iran), i due veterani sono invece Dagano e Tall, presenti già nel 2002. Il selezionatore, il portoghese Paulo Duarte, è in carica dal 2008 – se si esclude un intermezzo sulla panchina del Le Mans – e quindi conosce ormai bene il contesto locale; proprio ieri ha dato fuoco alle polveri, lamentando una diversità di trattamento da parte dell’organizzazione rispetto a Costa d’Avorio ed Angola che a suo dire godrebbero di condizioni di alloggio e di allenamento migliori, per un gruppo B che si apre dunque all’insegna della polemica. (Qui un approfondimento per chi volesse saperne di più sui fratelli Alain e Bertrand Traoré e sul calcio del Burkina Faso)

SUDAN – Nessun dubbio sul fatto che il Sudan rappresenti sulla carta la Cenerentola del gruppo: è vero che si tratta di una delle sole cinque nazionali presenti in Gabon e Guinea Equatoriale ad aver vinto in passato il trofeo – le altre sono Ghana, Costa d’Avorio, Marocco e Tunisia – ma si trattava dell’edizione disputata proprio in Sudan nel lontano 1970, quando ancora la competizione si giocava ad otto squadre, e da allora per i Falconi del Deserto, che occupano il centotredicesimo posto della graduatoria FIFA, è stato il buio assoluto: se si eccettuano due qualificazioni per la fase finale ottenute nel 1972 e nel 1976, sono infatti spariti dai radar del torneo per trentadue anni, prima di riapparire nel 2008 perdendo tutte e tre le partite del proprio gruppo e tutte per 3-0, e di mancare nuovamente la qualificazione nel 2010. Adesso i sudanesi, che possono vantare altre tre partecipazioni alla CAN risalenti agli anni cinquanta e sessanta, stanno pian piano rialzando la testa: il primo timido segnale di risveglio è stata la semifinale raggiunta alla CHAN (Championnat d’Afrique des Nations, un torneo per nazionali nella quale è possibile convocare esclusivamente giocatori che militano in club africani, ndr) ad inizio 2011, a cui è seguito il piazzamento alle spalle del Ghana nel girone I di qualificazione alla Coppa d’Africa, che è valso il ripescaggio come seconda tra le seconde; più che soddisfacente il bilancio dei sei incontri disputati, con una sola sconfitta subita ad opera dei ghanesi, fermati all’andata sul pari a Kumasi, e quattro vittorie contro lo Swaziland ed un avversario insidioso come il Congo. Formazione che ama giocare il pallone, guidata in panchina dal libanese Mohammed Abdallah soprannominato Mazda, il Sudan presenta la particolarità di essere l’unica delle sedici contendenti a schierare esclusivamente giocatori che partecipano al campionato locale; addirittura diciannove su ventitré provengono da due sole squadre, Al Hilal e Al Merreikh, i due club più forti del paese: arcirivali ed entrambi di Omdurman, la città più grande del Sudan che sorge sulle sponde del Nilo di fronte alla capitale Khartoum, si sono spartiti quarantaquattro dei quarantasette titoli assegnati finora e nella passata stagione si sono distinti anche nel continente, il primo semifinalista della Champions League africana, il secondo finalista della Coppa della Confederazione CAF, equivalente dell’Europa League. Il giocatore simbolo, considerato una leggenda in patria dall’alto delle sue centoventi selezioni, è il trentacinquenne fantasista Haitham Mustafa, capitano della nazionale e capitano dell’Al Hilal dove gioca dal 1995 facendo incetta di trofei; mentre l’elemento più dotato dal punto di vista tecnico è probabilmente l’attaccante Mudathir El Tahir, ventiquattro anni, anch’egli di proprietà dell’Al Hilal. Gli automatismi tra giocatori che si conoscono alla perfezione e l’assenza di pressione tipica delle squadre che non hanno nulla da perdere sono le principali carte in mano ai Falconi del Deserto, la cui ambizione è soprattutto quella di fare bella figura.

Sudan - foto chronofootEcco il programma degli incontri:

22 gennaio 2012
Costa d’Avorio Drapeau de Côte d'Ivoire Match 3 Drapeau du Soudan Sudan Nuevo Estadio de Malabo, Malabo (17.00)
Burkina Faso Drapeau du Burkina Faso Match 4 Drapeau d'Angola Angola Nuevo Estadio de Malabo, Malabo (20.00)
26 gennaio 2012
Sudan Drapeau du Soudan Match 11 Drapeau d'Angola Angola Nuevo Estadio de Malabo, Malabo (17.00)
Costa d’Avorio Drapeau de Côte d'Ivoire Match 12 Drapeau du Burkina Faso Burkina Faso Nuevo Estadio de Malabo, Malabo (20.00)
30 gennaio 2012
Sudan Drapeau du Soudan Match 19 Drapeau du Burkina Faso Burkina Faso Estadio de Bata, Bata (19.00)
Costa d’Avorio Drapeau de Côte d'Ivoire Match 20 Drapeau d'Angola Angola Nuevo Estadio de Malabo, Malabo (19.00)

 QUI I CONVOCATI DELLE QUATTRO SQUADRE

N.B.: Domani su Foot Hexagonal la presentazione del gruppo C

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  1. Pingback: Speciale Coppa d’Africa 2012: il gruppo D « - 24 gennaio 2012

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