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Alain e Bertrand Traoré, l’oro del Burkina Faso

6 agosto 2011, prima giornata di Ligue 1, Montpellier-Auxerre 3-1: al 45′ Alain Traoré s’impossessa del pallone a quaranta metri dalla porta avversaria, avanza di pochi passi e lascia partire un sinistro potente leggermente incrociato che conclude la sua corsa nel sette alle spalle di Pionnier; 14 agosto, seconda giornata, Auxerre-Olympique Marseille 2-2: quando il punteggio è di 0-2 a favore degli ospiti, Alain Traoré suona la carica e approfitta di un rimpallo favorevole per scoccare dal limite dell’area un diagonale di sinistro che s’insacca a fil di palo alla sinistra di Mandanda; 27 agosto, quarta giornata, Auxerre-Ajaccio 4-1: al 75′ Alain Traoré trasforma splendidamente di sinistro un calcio di punizione dai venti metri e cinque minuti dopo, ancora dai venti metri ed ancora di sinistro, sfrutta un assist di Chafni e spedisce sotto la traversa un pallone velenoso che inganna Ochoa. Tutte firmate dal suo stupefacente sinistro le quattro splendide realizzazioni che hanno fatto di Alain Traoré il miglior marcatore di Ligue 1 dall’esterno dell’area dopo dieci giornate e hanno contribuito a farne il quarto miglior cannoniere assoluto con sei gol dopo Gameiro, Gomis e Giroud: al suo bottino vanno infatti aggiunti l’interno sinistro con cui ha messo in rete  da distanza ravvicinata il cross di Oliech nel 4-1 al Sochaux dell’ottava giornata, ma anche un destro secco a conclusione di una bellissima azione personale che è valso il pareggio contro il Bordeaux alla terza; ed i gol segnati da fuori area avrebbero potuto essere cinque se un’altra gran conclusione di sinistro dai trenta metri non si fosse infranta contro la traversa in occasione dell’1-1 della sesta contro il Caen. Inevitabile conseguenza di una partenza a razzo con quattro reti nei primi cinque turni di campionato che nella massima serie francese non riusciva più a nessuno dalla stagione 2002-2003 (Sonny Anderson del Lyon e Kaba Diawara dell’OGC Nice, ndr), è arrivata la candidatura da parte dei colleghi del sindacato calciatori al premio di miglior giocatore del mese di settembre, poi attribuito a Javier Pastore; e di riflesso la ribalta mediatica e le attenzioni di parecchi club, in testa gli spagnoli FC Sevilla, Valencia e Villareal, per il mancino ventiduenne che ha cifre da attaccante ma attaccante non è.

IL RAGAZZO CHE PIACEVA A SIR ALEX FERGUSON –  Alain Sibiri Traoré, la rivelazione del primo scorcio di Ligue 1 2011-2012, nasce il 31 dicembre 1988 a Bobo-Dioulasso, nel Burkina Faso; suo padre è l’ex nazionale burkinabè Isaï Traoré, scomparso nel 1995. Proprio come il padre, Alain muove i primi passi calcistici nel club locale, il Racing Club di Bobo, dove viene notato molto presto: prende dunque la via della capitale Ouagadougou per entrare nel noto centro di formazione Planète Champion che, fondato dal francese Philippe Ezri, ha avuto un ruolo primario nello sviluppo del calcio del paese e nel quale è cresciuto anche un altro protagonista della Ligue 1 attuale come Jonathan Pitroipa. A diciassette anni, nel maggio 2005, partecipa con il Burkina Faso alla Coppa d’Africa U17 in Gambia, e se il torneo non si rivela un successo per la sua selezione che si piazza ultima nel proprio girone, a notare le sue qualità sono in parecchi: tra loro Daniel Rolland dell’Auxerre, colui che gli ha poi attribuito l’impegnativo soprannome di “Platini black”, e soprattutto l’uomo in Africa del Manchester United, che lo invita a sostenere un provino in Inghilterra; inizialmente era previsto che Alain si fermasse una sola settimana, ma colpisce Sir Alex Ferguson che decide di studiarlo più a lungo e così finisce per trattenersi a Manchester un mese, in un gruppo di osservati speciali tra i quali ci sono anche i due gemelli Rafael e Fabio Da Silva. Ferguson vorrebbe che restasse definitivamente, ci sono però delle difficoltà con i documenti e l’idea è quella di prestarlo temporaneamente ad un club belga; a questo punto è la madre del ragazzo a rompere gli indugi preferendo la proposta dell’Auxerre, che le offre garanzie più convincenti in particolar modo per quel che riguarda l’educazione scolastica.

Alain Traoré nel 2009 con la maglia del Brest

Arrivato ad Auxerre nell’estate 2005, Alain gioca la stagione 2005-2006 con le riserve in CFA e già all’inizio di quella successiva, il 5 agosto 2006, complici le assenze viene lanciato da Jean Fernandez in Ligue 1 nell’1-1 contro il Valenciennes, ad appena diciassette anni. Ci si potrebbe aspettare che questo sia l’inizio di un’ascensione folgorante,  invece si rivelerà l’inizio di un lungo periodo di oblio: in quattro anni saranno solo nove le presenze per lui nella massima serie. Per il resto, ancora tanto CFA, un prestito a Brest in Ligue 2 da gennaio a giugno 2009, un 2009-2010 maledetto con un primo infortunio alla caviglia seguito da un altro agli adduttori proprio nel momento in cui stava tornando in forma. Tanti i fattori, non solo gli infortuni, che hanno contribuito a frenarne l’ascesa: “All’inizio ero troppo leggero, mi hanno fatto lavorare sul potenziamento della muscolatura. Ma soprattutto ero troppo giovane e mi sono lasciato un po’ andare…era un sogno per me arrivare in Europa, e una volta ad Auxerre inconsciamente mi sono detto che andava già bene così. Fino a due anni fa non ero pronto per giocare ad alto livello” ammette oggi Traoré. Il selezionatore del Burkina Faso Paulo Duarte dice: “Sono due anni e mezzo che mi batto perché si esprima sui livelli di adesso. Aveva la qualità ma non la maturità”. Il suo allenatore nella squadra riserve, Bernard David, che attualmente è proprio il vice di Fournier in prima squadra e che quindi ha modo di osservarlo quotidianamente ricorda: “Il suo principale difetto era la mancanza di costanza, anche all’interno di uno stesso match: oggi è progredito enormemente sotto quest’aspetto. Pensavo esplodesse prima, ma è un ragazzo passionale ed evidentemente aveva bisogno di una scintilla”.

Nel 2010 in azione contro in Champions League contro il Real Madrid

E la scintilla scocca durante la fase a gironi della Champions League che l’Auxerre gioca nella stagione 2010-2011: il 28 settembre all’Abbé-Deschamps arriva il Real Madrid di Mourinho (0-1) e nel finale Fernandez decide di dare fiducia a Traoré, già sorpreso di essere stato incluso nel gruppo dei convocati, e di gettarlo nella mischia al 78′: alla prima azione, il ragazzo lascia partire un sinistro che, deviato da Pepe, s’infrange sul palo di Casillas. Il ghiaccio è rotto ed il sabato successivo Alain, schierato da titolare nella partita di campionato contro l’Arles-Avignon (2 ottobre 2010, 0-4), sblocca il risultato segnando il suo primo gol in Ligue 1 e da quel momento non esce più di squadra. Conclude la scorsa stagione da capocannoniere dell’AJA, con cinque reti all’attivo come Jelen, Birsa e Pedretti, prima di riprendere il filo interrotto con l’eccellente debutto nel campionato in corso, agli ordini del nuovo allenatore Laurent Fournier con cui il feeling sembra essere stato immediato. Mentre l’Auxerre ha pensato bene di tutelarsi e ha recentemente annunciato di aver concluso l’accordo per il prolungamento del contratto del giocatore fino al 2015, arriva adesso per Alain il momento più difficile, quello in cui dopo i tanti elogi dovrà confermare quanto di buono fatto vedere fin qui dimostrando di aver effettivamente raggiunto la maturità calcistica.

UN GIOCATORE A TUTTO CAMPO – L’incredibile successione di tiri nel sette che l’ha posto al centro delle attenzioni generali rischia però paradossalmente di far passare in secondo piano le caratteristiche di un giocatore che in questo avvio di stagione si è rivelato innanzitutto prezioso per la squadra per il notevole volume di gioco che riesce ad assicurare nel corso di un match. Se si chiede al diretto interessato quale sia il ruolo che predilige, lui  risponde che ama muoversi a sostegno dell’attaccante o degli attaccanti, ed infatti è dietro l’unica punta nel 4-2-3-1 abitualmente schierato fin qui che Fournier ha avuto l’intuizione di avanzarlo agevolando la sua esplosione, soprattutto perché si tratta di una posizione che chiaramente asseconda la sua predisposizione all’inserimento e gli consente di liberare frequentemente il potente sinistro. Ma tra le qualità di Alain c’è certamente la duttilità, che fa sì che sia in grado di far valere la sua ottima tecnica in diverse zone del campo, giocando all’occorrenza da mediano o anche su entrambe le fasce; Fernandez l’anno scorso lo impiegava spesso davanti alla difesa – affiancato da un altro centrocampista – e questo lo ha abituato a recuperare palloni ed a partecipare attivamente al gioco; e per quanto la sua pericolosità derivi principalmente dalle soluzioni offensive offerte per vie centrali, può occasionalmente creare insidie anche decentrandosi e andando al cross. Lontanissimo dallo stereotipo del calciatore africano che spicca soprattutto per le doti fisiche, essendo alto 176 cm per 72 kg, Traoré non risponde nemmeno a quello del tipico trequartista tutto dribbling: resta un giocatore d’istinto più che di ragionamento, ma ama piuttosto cercare i compagni, giocare negli spazi, essere nel cuore della manovra. “Sono più attratto dal gioco che dal gol”, dice Alain. “Ma se l’occasione di tirare si presenta, la colgo; anche perché non sono Messi che può prendere il pallone e dribblare tutti”. Ed il suo sinistro al fulmicotone a quanto pare è una dote innata,  a dar retta a Bernard David che spiega di come in allenamento non faccia nessun lavoro specifico sui tiri dalla distanza; dote che lo accomuna al suo modello Rivaldo, così come l’abilità nel calciare le punizioni. Secondo Fournier questo ragazzo che ama respirare calcio ogni volta che può, che divora alla tv le partite di tutti i campionati durante il weekend ed analizza tatticamente le proprie prestazioni a fine gara, ha ancora ampi margini di miglioramento. Alain recupera, crea, conclude: potenzialmente ha tutto per diventare il perfetto prototipo del centrocampista box to box.

Highlights Auxerre – Ajaccio 4-1, con splendida punizione di Traoré

Un undici del Burkina Faso; Alain Traoré è il primo da destra in basso (numero 10); in alto si riconoscono tra gli altri Bakary Koné e Jonathan Pitroipa

IL MOMENTO FELICE DEL BURKINA FASO – Non si può certo dire che Traoré sia meno prolifico quando veste i colori del proprio paese, visto che con la maglia del Burkina Faso è già andato a segno addirittura nove volte in dodici apparizioni e con quattro gol è stato il miglior cannoniere degli Étalons nelle qualificazioni per la Coppa d’Africa 2012 in Gabon e Guinea Equatoriale. Indimenticabile per lui la partita del 26 marzo 2011 allo Stade du 4 Août di Ouagadougou, tappa fondamentale nel cammino verso la qualificazione: nel 4-0 rifilato alla Namibia realizza la prima tripletta della carriera, nonchè la prima tripletta di un giocatore burkinabé nella storia della selezione, con una volée per l’1-0, un bel piatto sinistro per il 2-0 e, ça va sans dire, un tiro dai trenta metri nel sette per il 4-0; e vale la pena puntualizzare che gli era inizialmente stato attribuito anche il gol del 3-0, perché è stato lui a battere il calcio di punizione nettamente deviato in rete da un difensore avversario. E così Alain, che in nazionale rivestiva un ruolo di primo piano anche quando ad Auxerre le cose per lui non giravano per il verso giusto, ha trascinato gli Étalons verso il primo posto del gruppo, con il biglietto per la CAN 2012 staccato con un turno di anticipo in virtù di un percorso senza macchia, tre vittorie, un pareggio e nessuna sconfitta, dodici gol fatti e solo tre subiti (*): tenuto in debita considerazione il fatto che il girone non era per la verità insormontabile, il ruolino di marcia rispecchia comunque il momento calcistico positivo di un Burkina Faso che già si era reso protagonista di una buona campagna in occasione delle eliminatorie per la CAN del 2010 e che ha visto i suoi Cadets, ovvero la selezione Under 17, conquistare per la prima volta nella storia il titolo di campione d’Africa nel torneo di categoria disputato in Rwanda nel gennaio 2011. E nella Coppa d’Africa che prenderà il via il prossimo 21 gennaio, un’edizione che si annuncia particolare per la mancata partecipazione di alcuni grandi tradizionali come Egitto, Nigeria, Camerun, Sudafrica, Algeria, in attesa di capire se certe defezioni siano episodiche o se sia in atto una ridistribuzione dei rapporti di forza nel continente, gli Étalons proveranno ad eguagliare l’impresa del 1998, la prima ed unica occasione in cui riuscirono a superare il primo turno della competizione, ottenendo un sorprendente quarto posto finale.

La capitale in festa accoglie come eroi gli Étalons Cadets tornati dal Rwanda con il titolo di campioni d'Africa U17

Non bisogna però pensare che sia tutto oro quel che luccica nel calcio del Burkina Faso attuale. Il commissario tecnico portoghese Paulo Duarte, in carica dal 2008 e grande artefice dell’ascesa degli Étalons – con il merito tra l’altro di aver suggerito alla Federazione il connazionale Rui Vieira, colui che ha condotto i Cadets all’alloro continentale –  non si nasconde dietro i risultati positivi e non dissimula la sua frustrazione per le condizioni nelle quali è costretto a lavorare quotidianamente, dalla mancanza di risorse e di strutture all’inefficienza a livello organizzativo che storicamente è il male cronico del calcio del continente e che a più riprese è stata additata come principale causa della difficoltà delle selezioni africane a tradurre in successi su scala mondiale il loro enorme potenziale: racconta ad esempio di come al momento del proprio insediamento non avesse modo nemmeno di sapere quale modulo di gioco adottasse il suo predecessore o quali calciatori fossero selezionati per l’assoluta mancanza di archivi in federazione; e di come nell’esito deludente della spedizione dell’Under 17 campione d’Africa al mondiale messicano abbia inciso la mancata partecipazione di alcuni tra i migliori elementi per problemi amministrativi relativi a passaporti ed estratti di nascita. Ulteriore grosso ostacolo, soprattutto a livello giovanile, è la difficoltà a preparare adeguatamente  i giocatori ad una competizione agonistica in un contesto in cui non esistono campionati nazionali ufficiali a parte la Division 1, con i Cadets che, rientrati in patria dopo il titolo continentale vinto, nella maggior parte dei casi sono tornati al loro abituale tran-tran quotidiano.

Un gruppo di bambini della Kada School fondata da Pitroipa

Per molti l’unica possibilità di confrontarsi con la competizione è data dai tornei di maracana, una sorta di calcio di strada che si gioca in sette contro sette, spesso a piedi nudi, su un campo delle misure di quello da pallamano e in due tempi di circa venticinque minuti: questo gioco, popolarissimo in Burkina Faso dove intere città entrano in fibrillazione nelle settimane in cui i tornei si svolgono, dà luogo a confronti di intensità incredibile, con le dimensioni ristrette del terreno che favoriscono il contatto fisico e che costringono a sviluppare l’abilità tecnica; e se si tratta prima di tutto di un fenomeno sociale a cui tra l’altro è legata la supremazia all’interno dei vari quartieri, finisce per diventare anche la più significativa palestra formativa e l’unica opportunità di mettersi in luce per tanti burkinabè che sognano di diventare calciatori. L’eccezionale fioritura del maracana e l’opera volontaria degli allenatori di quartiere che spesso organizzano delle sedute di allenamento per i giovani della loro zona sono, insieme ai centri di formazione, il fertile humus che ha permesso al calcio locale di crescere lentamente in mezzo alle difficoltà; e se è vero che i centri di formazione dei paesi africani prosperano soprattutto grazie al business che ruota intorno alla precoce partenza per l’Europa dei migliori elementi, è anche vero che queste realtà costituiscono quasi sempre la via migliore e più sicura per dare un’educazione e la speranza di un futuro roseo a tanti ragazzi. Nel 2007 Planète Champion ha chiuso i battenti e l’ex allievo Pitroipa ha deciso insieme al compagno di nazionale Wilfried Sanou di aprire a proprie spese nella capitale un nuovo centro che potesse prenderne il posto: circa tre anni fa a Ouagadougou è nata così Kada School, ed un buon numero di piccoli Étalons che abbiamo visto al Mondiale Under 17 in Messico è cresciuto proprio lì.

Un'accesa sfida di maracana (immagine tratta da ouagadounews.wordpress.com)

A conferma del fatto che il lavoro compiuto a livello di formazione inizia a far vedere i suoi frutti c’è la constatazione di come siano sempre più numerosi i calciatori burkinabè che si affermano nei campionati europei. La Francia, che naturalmente gode di un canale privilegiato con la propria ex colonia anche per via della comune lingua, da questo punto di  vista rappresenta un perfetto esempio: tra quelli che dall’Esagono sono transitati nel recente passato e quelli che giocano con successo nelle categorie minori, spiccano alcune delle più piacevoli sorprese delle prime giornate del massimo campionato, non solo Alain Traoré ma anche Bakary Koné, che ha tirato i primi calci nell’Étoile Filante di Ouagadougou, ed il già citato Jonathan Pitroipa, passato pure lui dagli accesi tornei di maracana; senza dimenticare Charles Kaboré dell’Olympique Marseille, che insieme a Pitroipa ha disputato con la maglia degli Étalons la Coppa d’Africa U20 in Congo nel 2007. E mentre Duarte spera di convincere a optare per i colori del Burkina Faso un altro giocatore che sta facendo bene in Ligue 1 e che è in possesso del doppio passaporto francese e burkinabè, Lossemy Karaboué, ricordiamo che il portiere titolare degli Étalons è Germain Sanou, che ha solo diciannove anni e che nel maggio scorso era in campo nella finale di Gambardella con il Saint-Étienne (qui il video), di cui attualmente difende i pali della squadra B in CFA. Quest’estate in Burkina Faso il Le Mans ha pescato il promettente Fadil Sido, attaccante di diciotto anni che è già stato convocato con la nazionale maggiore e che per il momento è stato aggregato alle riserve, e il Lyon il difensore Cheick Rachid Coulibaly, anche lui diciottenne, che sta impressionando positivamente negli U19 Nazionali del club rodaniano; e intanto anche i giovanissimi Étalons campioni d’Africa Under 17 cominciano a sbarcare uno dopo l’altro in Europa.

Bertrand Traoré con il Burkina Faso U17 campione d'Africa 2011

IL FRATELLINO PRODIGIO – Tra loro la stellina indiscussa, autentico trascinatore degli Étalons Cadets verso il trionfo in Rwanda, non è nient’altro che il fratellino di Alain, Bertrand Isodore Traoré: a bruciare tutti sul tempo e ad aggiudicarselo nell’estate 2010 vincendo la concorrenza del Manchester United, dell’Olympique Marseille e dello stesso Auxerre è stato il Chelsea. Bertrand è nato il 6 settembre 1995 a Bobo-Dioulasso e ha iniziato a giocare in una piccola squadra fondata dalla madre, l’Espoir de Kolsama; Alain, nel frattempo già in Borgogna, si è dato molto da fare per aiutarlo, inviando in Burkina Faso equipaggiamenti da gioco ed interessandosi perché nel 2008 potesse prender parte ad uno stage formativo ad Auxerre. Nel 2009 il più piccolo dei Traoré ha percorso i novecento chilometri che separano la sua città natale dalla capitale, dove il nuovo selezionatore dell’Under 17, il tedesco Rainer Willfeld, aveva organizzato una giornata di provini per i ragazzi di tutto il paese: immediatamente selezionato nonostante la giovanissima età, Bertrand ha così giocato il Mondiale U17 2009 in Nigeria a soli quattordici anni, guadagnandosi la ribalta sul sito ufficiale della FIFA per essere il più giovane partecipante di quell’edizione e diventando poco dopo il più giovane marcatore nella storia della competizione con il bellissimo gol segnato al Costarica dopo aver dribblato tre difensori. L’anno successivo la firma con il Chelsea e nel 2011 la cavalcata vincente nella Coppa d’Africa U17 in Rwanda, impreziosita a livello individuale da tre gol e dal riconoscimento di “Soulier d’Or“. La regola della FIFA che vieta ad un ragazzo di partecipare per due volte ad un torneo giovanile destinato alla medesima fascia d’età ha impedito a Bertrand di essere in Messico con i suoi compagni per il Mondiale U17 dello scorso luglio: ed è inutile dire che si è trattato di un’ulteriore grave perdita per gli Étalons Cadets.

Alto 180 cm per 62 kg, fisico più slanciato di quello del fratello, con il quale ha in comune il piede prediletto, il mancino, che entrambi hanno ereditato dal padre Isaï, in patria è considerato la perla più preziosa del calcio burkinabè: esterno offensivo che può giocare indifferentemente su entrambe le fasce, veloce e tecnico, ha gran tocco di palla, abilità nel passaggio, visione di gioco e tiro; sul piano del talento puro è ancora più dotato di Alain, ma al momento non è del tutto pronto dal punto di vista fisico a giocare al di fuori delle competizioni riservate alla sua classe d’età. Ecco il parere del suo primo allenatore negli Étalons Cadets Willfeld: “Può diventare un grande giocatore perché con il pallone sa fare veramente tutto. Gli manca il fisico per reggere nell’uno contro uno il contrasto con l’avversario, ma se trova un buona guida tecnica e le persone giuste intorno in grado di crescerlo nella maniera corretta e di non farlo sentire un fuoriclasse prima che lo sia diventato realmente, entro tre-quattro anni può essere in grado di competere a qualsiasi livello”. Per il momento Bertrand gioca nell’Academy dei Blues, riferisce di essersi ambientato bene e racconta di come Drogba e Kalou fin dal momento del suo arrivo l’abbiano preso sotto la propria ala e siano stati prodighi di consigli nei suoi confronti.

UN SOGNO PER DUE – Intanto in occasione della recente amichevole contro la Guinea Equatoriale, Duarte ha inserito per la prima volta nella sua lista di convocati non solo Alain, ma anche Bertrand. Destino vuole che si giochi proprio a Bobo-Doulasso, la città natale dei due fratelli, dove gli Étalons non disputavano una partita da sette anni e non ne vincevano una da tredici; l’attesa è enorme, con lo Stade Sangoulé Lamizana riempito di una folla festante già due ore prima del fischio d’avvio. Alain è come d’abitudine titolare dal primo minuto mentre Bertrand, che tre giorni dopo festeggerà il suo sedicesimo compleanno, parte dalla panchina: ma Duarte lo getta nella mischia ad una ventina di minuti dalla fine ed al primo pallone toccato il piccolo prodigio del Chelsea infiamma lo stadio andando via sulla fascia, dribblando due avversari e concludendo pericolosamente a rete; e pochi minuti dopo, è lui a conquistarsi la punizione che Alain trasforma per il definitivo 1-0. Una splendida festa per la famiglia Traoré, una ventina tra cugini e cugine riuniti nella casa di famiglia, e soprattutto un immenso orgoglio per mamma Louize Isabelle, donna di gran temperamento che ha passato momenti difficili quando è rimasta vedova con quattro bambini, appena un mese dopo la nascita del piccolo Bertrand, e per mantenerli si è dovuta arrangiare commerciando di un po’ di tutto, riso, carbone, legna da ardere, e oggi che non ha più preoccupazioni di sorta è sempre disponibile ad ascoltare ed aiutare chiunque.  Nella lista diramata ad ottobre per la partita contro il Gambia, l’ultima del girone di qualificazione, il nome di Bertrand era nuovamente presente accanto a quello del fratello maggiore: e così Alino e Berto, come vengono affettuosamente chiamati dai connazionali,  accarezzano il sogno di difendere insieme i colori del proprio paese in Coppa d’Africa e di trascinare gli Étalons verso un’impresa storica.

Il logo della FBF (Federation Burkinabé de Football)

Qui a fianco, il logo della FBF (Federation Burkinabé de Football). Dai due cavalli bianchi, presenti nel blasone della repubblica e simboleggianti il coraggio, deriva il soprannome dei giocatori della nazionale burkinabé Étalons (Stalloni).

(*) La Namibia ha presentato ricorso sostenendo l’ineleggibilità di un giocatore schierato dal Burkina Faso, Hervé Zengué; poche tuttavia le possibilità che tale ricorso venga accolto.

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