Analisi, Ligue 1

Ligue 1, il punto sulle venti squadre alla vigilia della decima giornata

Un'immagine della sfida al vertice tra PSG e OL

Dopo la sosta di due settimane riservata agli impegni delle nazionali, riprende oggi con la decima giornata la Ligue 1 2011-2012: vediamo nel dettaglio la situazione attuale delle venti squadre, tracciando così un bilancio parziale dopo i primi turni di un campionato che per il momento ha mostrato delle tendenze promettenti, su tutte una media di gol a partita che non si registrava in Francia addirittura dalla stagione 1982-1983.

1- PARIS SAINT-GERMAIN, p.20 – Ha iniziato a funzionare prima del previsto il costoso giocattolo costruito con i petrodollari del Qatar, e se per ora la squadra non rientra certo nella categoria di quelle che verranno ricordate negli anni per la sincronia perfetta dei suoi movimenti collettivi, è indubbio che alcuni scambi in velocità di puro istinto tra i suoi funamboli Pastore, Ménez, Nenê e Gameiro siano già rimasti negli occhi di tanti appassionati. Senza cadere nel peccato di superficialità di fare dell’ironia a prescindere sulle faraoniche campagne di mercato condotte con i capitali arabi, bisogna ammettere che – pur non lesinando certo sulle spese – la squadra è stata costruita con un certo criterio, evitando di stravolgere la struttura di base della scorsa stagione ed inserendo uomini di qualità al posto giusto. Grazie soprattutto al lavoro preziosissimo di un onnipresente Matuidi, acquisto la cui vitale importanza è stata sottovalutata perché oscurata da quelli di giocatori più appariscenti, si è vista finora una formazione che predilige lasciare l’iniziativa all’avversario per poi tentare di recuperare velocemente il pallone e lanciare il suo quartetto offensivo, che negli spazi sa essere devastante e che anzi avrebbe potuto fare danni ben peggiori senza molti sprechi sotto porta. Certo, non bisogna nemmeno commettere l’errore opposto e l’inizio incoraggiante non deve far dimenticare che di zone d’ombra e punti interrogativi ne restano parecchi: il PSG dovrà senz’altro migliorare nella capacità di gestire il controllo del gioco ed anche in un reparto difensivo in cui Lugano ha portato un grande contributo in termini di personalità ma non è velocissimo ed in cui i due laterali Tiéné e Ceará sono due discreti giocatori ma nulla più; finora la squadra di Kombouaré ha subito troppo venendo salvata in più circostanze dagli interventi provvidenziali di Sirigu, il miglior acquisto se si considera il rapporto qualità/prezzo, e sarà interessante vedere se ci saranno progressi con l’imminente ritorno di Sakho, che si è ristabilito dopo l’infortunio e ha già fatto la sua prima apparizione con le riserve in CFA. Un’altra possibile insidia è legata al rovescio della medaglia del costruire una squadra eccessivamente dipendente dall’estro delle proprie stelle, per via delle piccole gelosie che già si sono intraviste e che potrebbero farsi pesanti nel caso in cui non arrivasse più il conforto dei risultati, ma soprattutto per la mancanza in rosa di giocatori della stessa levatura con cui far fronte ad eventuali cali di forma o infortuni; anche da quest’ultimo aspetto dipenderà infine la capacità di misurarsi in modo adeguato con il doppio impegno campionato-coppa europea – da cui passa imprescindibilmente lo status riconosciuto di grande squadra – che a giudicare dalla prestazione di Bilbao è per ora ben lungi dall’essere acquisita. Intanto, mentre le notizie si accavallano, tra la nomina di Jean-Claude Blanc a direttore generale, i primi movimenti in vista del mercato di gennaio con l’ipotesi Beckham che sembra più che mai concreta, e la clamorosa indiscrezione che vorrebbe Mourinho in arrivo nella capitale in un futuro molto prossimo, la prima vittoria è per il momento l’interesse di pubblico sempre maggiore che il nuovo PSG sta suscitando: la partita al Parc des Princes contro il Lyon ha fatto registrare il record stagionale di affluenza allo stadio e ha superato i due milioni di telespettatori anche su Canal Plus.

L’uomo in più – JAVIER PASTORE – Arrivato a Parigi con la pesante etichetta di uomo da quarantadue milioni di euro, El Flaco ha saputo ben presto scrollarsela di dosso per diventare semplicemente l’uomo “che trasforma la realtà”, come l’ha definito Angel Cappa, colui che per primo l’ha lanciato nella mischia ai tempi dell’Huracan. Definizione che non avrebbe potuto essere più azzeccata per il nuovo idolo dei tifosi parigini, già cinque gol e due assist vincenti al suo attivo, fuoriclasse che sa trasformare la realtà di una partita perchè con un semplice tocco può mettere in discesa una situazione complicata, ma che sta anche contribuendo a trasformare la realtà del Paris Saint-Germain stesso ed a trasportarlo pian piano in una nuova dimensione, quella dei club la cui notorietà supera i confini nazionali, i club dove tutti i grandi giocatori aspirano a giocare. Per chi aveva già avuto modo di ammirarlo all’opera nella Serie A italiana, ciò che è stato più sorprendente è la rapidità fulminea dell’adattamento ad un nuovo contesto ed un nuovo campionato di uno straordinario numero dieci che può scomparire dal gioco per lunghi tratti ma a cui basta un attimo per rientrarvi e lasciare la sua impronta indelebile, che fuori dal campo preferisce restare nell’ombra ma in campo brilla di mille luci, che unisce in sè eleganza e concretezza e che, soprattutto, ti dà costantemente l’impressione che quello che ti ha mostrato sia appena un quarto del suo potenziale.

2 – MONTPELLIER HSC, p.17 – Fino a questo momento gli uomini di René Girard hanno perso solo due partite, quelle giocate contro due avversari di caratura superiore quali Lyon e Paris Saint-Germain: in entrambe le occasioni il Montpellier ha scelto ammirevolmente di provare ad affrontarli alla pari, ha fatto un figurone ed è stato punito dalle proprie ingenuità e dalle prodezze individuali dei campioni altrui, ivi compresi i portieri Lloris e Sirigu. E’ una squadra che rispetto alla passata stagione ha indubbiamente fatto parecchi progressi, grazie alla fisiologica crescita dei tanti giocatori giovani e talentuosi presenti in organico, alcuni dei quali, come il fantasista marocchino Younes Belhanda, ventun anni, e soprattutto il difensore di origine centrafricana Mapou Yanga-Mbiwa, ventidue, sono probabilmente destinati a spiccare presto il volo verso un club di grande livello europeo; sembra inoltre più matura mentalmente ed il fatto che riesca a canalizzare molto meglio l’aggressività che l’anno scorso era costata troppi cartellini lo dimostra. Tatticamente si sta rivelando fondamentale la mossa di Girard di inserire un secondo centrocampista davanti alla difesa, Kamel Saihi, il ventiquattrenne tunisino che è esploso in quest’avvio di campionato dopo essersi accontentato di qualche spezzone in quelli precedenti: il suo oscuro e validissimo lavoro difensivo, con una grande quantità di palloni recuperati, consente maggiore freschezza e libertà in fase di impostazione al cileno Estrada; altro innesto azzeccato quello al centro della difesa dell’ex marsigliese Hilton, che a trentatré anni sta dimostrando di essere tutt’altro che finito e si è imposto con autorità al fianco di Yanga-Mbiwa ai danni dei promettenti El-Kaoutari e Stambouli, brillando per la precisione dei suoi rilanci. Resta da verificare se la maturazione del gruppo è stata tale da consentire adesso di gestire anche i momenti negativi: al Montpellier 2010-2011 questa mancanza costò cara, con un crollo a livello mentale dopo la sconfitta in finale di  Coupe de la Ligue contro l’OM che si tradusse in un finale di stagione disastroso.

L’uomo in più – OLIVIER GIROUD –  Nel Montpellier di Girard si muove in pratica da punta unica, generalmente affiancato sulla destra dal mancino Dernis e sulla sinistra dal destro Utaka, che giocano più bassi, quasi in linea con il vertice alto del centrocampo Belhanda, e convergono spesso verso il centro; venticinque anni, esploso in Ligue 2 con la maglia del Tours, è un giocatore estremamente interessante perché è un tipo di attaccante rarissimo da trovare nei campionati francesi: alto più di 190 cm per 88 kg, allea potenza fisica a qualità tecnica, sa giocare di sponda come in profondità e, altra particolarità, ha segnato tutti i suoi sedici gol in Ligue 1 dall’interno dell’area. Per le sue caratteristiche uniche e differenti da quelle di tutti gli altri attaccanti del gruppo, potrebbe essere una soluzione supplementare da tenere in considerazione per Blanc e – anche se molto difficile, vista la nutrita concorrenza – non è esclusa a priori l’ipotesi che possa fare la sua comparsa nella lista per gli Europei del prossimo anno.

3 – OLYMPIQUE LYONNAIS, p.17 – A vincere la sfida al vertice che ha preceduto la sosta è stato il Paris Saint-Germain, ma a destare l’impressione migliore a livello di organizzazione di squadra è stato il Lyon di Rémi Garde; e per un club che si affacciava alla stagione 2011-2012 con tante incognite, tra gli strascichi negativi dell’era Puel, l’impossibilità ad investire sul mercato, un allenatore alla sua prima esperienza assoluta in panchina, si può dire che il bilancio fino a questo momento sia più che soddisfacente: la partenza in campionato è stata positiva, la qualificazione agli ottavi di Champions League appare in discesa, il gruppo è unito e crede molto nel nuovo staff tecnico e molti giocatori  hanno ritrovato il loro migliore livello, con citazione obbligatoria per Gomis, che ha ritrovato anche la maglia dei Bleus, per Bastos, già a quota quattro assist, per una coppia di centrocampo Källström-Gonalons dal rendimento eccellente. In una squadra che, complici le varie assenze per infortunio, ha schierato la formazione dall’età media più bassa insieme a quelle di Rennes e Toulouse, il contributo dei ragazzi usciti dal centro di formazione lionese è stato per la verità fino a questo momento contrastante, ma inizia a brillare la stella del ventenne trequartista Clément Grenier (qui il profilo), visto anche al recente Mondiale U20, che è cresciuto molto negli ultimi mesi e probabilmente sarebbe stato titolare contro il PSG se un problema muscolare non l’avesse messo fuori causa. Adesso per la prima volta Garde dovrà fare i conti con i problemi della concorrenza, visto che si profilano i ritorni in gruppo di Lisandro Lopez, Cris, Ederson e soprattutto di Gourcuff, che a Lyon non ha mai convinto e che dovrà dimostrare di meritare un posto di primo piano in un meccanismo che finora ha funzionato molto bene senza di lui. In ogni caso, la sensazione ad oggi è che l’OL sia una squadra dalla quale tutti dovranno guardarsi fino all’ultimo.

L’uomo in piùBAKARY KONÉ – La scelta cade sul ventitreenne difensore centrale originario del Burkina Faso, costato solo due milioni di euro ed arrivato a Lyon all’ultimo momento, per la naturalezza straordinaria con la quale ha saputo calarsi dal National, dove fino a pochi mesi fa giocava con la maglia del Guingamp – squadra con cui ha vinto il suo unico trofeo, la Coupe de France nel 2009 – al contesto della Ligue 1 e della Champions League. Koné ha apportato alla difesa lionese la sua prestanza fisica (188 cm per 80 kg), facendosi valere nel gioco aereo come nei duelli, e ha mostrato finora buon senso della posizione, maturità e persino un certo fiuto del gol, segnando tra le altre la rete che è valsa la qualificazione alla fase a gironi della massima competizione continentale; deve migliorare ulteriormente dal punto di vista tecnico, nell’anticipo e nel rilancio, ma sembra già sulla buona strada. Rappresenta l’esemplare dimostrazione di come si possano fare buoni affari nelle categorie inferiori e di come non sia necessario spendere cifre folli per trovare buoni giocatori; e l’idea è che non sarà facile per Cris riprendersi il posto da titolare e separare la coppia composta dal burkinabé e dal croato Lovren, nella quale Garde sembra credere molto (nella foto, Koné con la maglia del Guingamp).

4 – TOULOUSE FC, p.17 – E’ inevitabile chiedersi se il pesante 3-0 subito prima della sosta allo Stade Bonal di Sochaux sia stato un semplice episodio negativo, dovuto magari ad un rilassamento inconscio dopo i troppi elogi ricevuti; perché fino a quel momento il TFC si era rivelato sicuramente una delle migliori squadre del campionato. Ed il suo quarto posto in classifica non è certo casuale ma frutto di una politica sportiva portata avanti negli anni e fondata sull’eccellente centro di formazione locale, che ha permesso di lanciare prestissimo in prima squadra giocatori di valore assoluto come Moussa Sissoko, Étienne Capoue, Franck Tabanou, Cheick Mbengué tra gli altri: nessuno direbbe che si tratta di ragazzi che non hanno più di ventidue-ventitré anni al massimo, dato che giocano titolari in Ligue 1 praticamente da una vita, con l’esempio emblematico di Sissoko, un classe 1989 con già 147 partite nella massima categoria alle spalle. Il sistema di gioco è sempre lo stesso adottato da Casanova nella scorsa stagione, un 4-1-4-1 in cui gli automatismi funzionano ormai a memoria; la retroguardia continua a dare le medesime garanzie di solidità ed il sostituto di Cetto, il ventiduenne tunisino Abdennour, ha stupito positivamente tanto da essere finito nel mirino dell’Arsenal; l’incognita resta sempre l’attacco, con il turco Umut Bulut che è già andato a segno ma ha suscitato qualche perplessità per il suo scarso contributo al gioco e con molte speranze riposte nella crescita di Emmanuel Rivière, che a Saint-Étienne non ha mai avuto tra le sue doti migliori la prolificità ma che sembra in progresso ed è reduce dalla doppietta con cui ha firmato il 2-0 delle Espoirs in Romania. Tra i pali intanto si è affermato ormai un altro gioiello uscito dal centro come Ali Ahamada, che delle Espoirs è il titolare, mentre Yohann Pelé attende il responso definitivo dei medici per sapere se dopo l’embolia polmonare che l’ha colpito potrà tornare a giocare.

L’uomo in più – ÉTIENNE CAPOUE – Il vero fiore all’occhiello del TFC resta un centrocampo formato da giocatori a cui non mancano doti fisiche, capacità di dare del tu al pallone e duttilità che permette loro di scambiarsi le posizioni; e se nella linea dei quattro sono tante le opzioni tra cui Casanova può scegliere, il perno insostituibile attorno al quale ruota tutto il sistema è Étienne Capoue, un’autentica roccia dai piedi buoni, che diventa all’occorrenza il terzo difensore centrale o anche il più pericoloso degli attaccanti, quando sale sui calci piazzati per sfruttare i suoi 189 cm e la sua abilità nel gioco aereo. Il ventitrenne di sangue caraibico, che al momento è il capocannoniere dei Violets con tre gol, è in assoluto uno dei migliori interpreti del suo ruolo ed è un vero peccato che le gerarchie attuali di Blanc, con M’Vila, Cabaye, Matuidi e Alou Diarra che per motivi diversi sembrano intoccabili, gli precludano la gioia di vestire la maglia dei Bleus che il giocatore senz’altro meriterebbe da tempo.


5 – LOSC LILLE MÉTROPOLE, p.16 La vittoria per 2-0 sul Rennes giunta alla vigilia della sosta ha finalmente interrotto una serie di cinque pareggi consecutivi – prendendo in considerazione tutte le competizioni – caratterizzati da alcune tendenze pericolose che avevano ormai iniziato a suscitare preoccupazione e dibattiti in casa dei campioni: l’essere puntualmente raggiunti una volta passati in vantaggio, ben quattro volte su cinque, il subire sempre almeno una rete, in undici occasioni ufficiali dall’inizio della stagione, il servire con troppa frequenza su un piatto d’argento i gol agli avversari tra autoreti, mani in area, espulsioni evitabili e regali di ogni genere. E se il campionato offre comunque il tempo per recuperare, la Champions League non perdona e queste cattive abitudini che tra CSKA Mosca e Trabzonspor hanno fatto perdere quattro punti negli ultimi venti minuti di gioco potrebbero costare una precoce eliminazione. Conforta la constatazione che non siano andati smarriti gli automatismi di gioco che nel 2010-2011 avevano portato tanti elogi e contribuito alla conquista di due titoli, con Pedretti che dopo un inizio stentato ha saputo calarsi con sempre maggiore disinvoltura nel ruolo che era di Cabaye; va detto però che la perdita di Gervinho con le sue qualità uniche di guastatore nel cuore delle difese avversarie ha accentuato la dipendenza dall’estro e quindi dallo stato di forma di Eden Hazard.

L’uomo in più – JOE COLE – Premesso, caso mai ce ne fosse bisogno, che lo status di stella di questa squadra non può che spettare al giovane belga, è giusto dare un riconoscimento a Joe Cole, il primo nazionale inglese a giocare in Francia dai tempi di Chris Waddle (OM, 1989 -1992), che dopo 327 partite di Premier League e 29 con la maglia dei Tre Leoni ha scelto Lille per rilanciare la propria carriera e ha stupito soprattutto per la rapidità e l’umiltà con cui ha saputo integrarsi nel gruppo e nel nuovo contesto. Apparso a proprio agio in entrambi i moduli in cui l’ha impiegato Rudi Garcia, sia il 4-3-3 d’ordinanza in cui ha giocato da esterno alto a destra, sia il 4-2-3-1 in cui si è mosso in posizione centrale alle spalle di Sow, Cole ha già segnato il suo primo gol e servito il suo primo assist e non sarà facile per Payet, di ritorno dopo l’operazione del 15 settembre scorso al menisco del ginocchio destro, vincere la sua concorrenza. Intanto dal momento del suo arrivo il sito ufficiale dei Dogues ha fatto registrare un’impennata delle visite, con il picco di 105.000 visitatori in ventiquattro ore – contro i 15.000 abituali – il giorno della firma, mentre è balzato verso l’alto anche il numero delle magliette vendute e ad assistere al primo allenamento dell’inglese erano presenti cinquecento persone.

6 – FC LORIENT, p.16 –  Ancora una volta non si può fare a meno di applaudire l’eccellente lavoro di Christian Gourcuff e del suo staff di collaboratori, di fronte all’evidenza di una squadra che è stata privata durante l’estate dei suoi tasselli chiave Gameiro, Amalfitano e Morel e ricostruita come se nulla fosse. Ed è una squadra da tenere d’occhio perché l’impressione è che non abbia ancora dispiegato tutto il suo potenziale, impressione fondata essenzialmente su due considerazioni: primo, gli elementi che mancavano per completare il mosaico, ovvero dei giocatori offensivi con determinante caratteristiche, sono arrivati solo in chiusura di mercato e stanno lavorando per inserirsi gradualmente; e non si tratta di uno ma di tre attaccanti, lo svizzero-nigeriano Emeghara, Gilles Sunu (qui il profilo) e soprattutto Joel Campbell, che nelle sue prime apparizioni ha già dato qualche saggio della classe che ha spinto l’Arsenal ad accaparrarselo per poi prestarlo al club bretone con cui da tempo gode di relazioni privilegiate; secondo, il fatto che pur trovandosi a soli quattro punti dal PSG capolista, paradossalmente il Lorient non abbia mai giocato come è capace di fare, suscitando l’autocritica dello stesso Gourcuff o dei giocatori più esperti come il portiere Audard. Azzeccate le scelte dei due nuovi terzini, il portoghese Pedrinho a destra e l’argentino Mareque a sinistra, per la sostituzione del re degli assist Morgan Amalfitano la soluzione è stata trovata in casa con Yann Jouffre, grande talento che dopo due stagioni intere perdute a causa della pubalgia e ben tre operazioni subite, a ventisette anni sta vivendo un momento eccezionale, è già a quota quattro assist e vanta una straordinaria percentuale di passaggi riusciti, addirittura tra l’85% e il 90%.

L’uomo in più – JÉRÉMIE ALIADIÈRE – Merita senz’altro la copertina questo ragazzo, considerato un bambino prodigio ai tempi dell’INF di Clairefontaine: gli infortuni a ripetizione hanno trasformato in via crucis la carriera sfavillante che gli era stata pronosticata e l’anno scorso si è trovato addirittura senza squadra; accolto da Arsène Wenger che gli ha dato la possibilità di allenarsi a London Colney con l’Arsenal, aveva confidato alla rivista ufficiale del club londinese di aver addirittura pensato di abbandonare definitivamente il calcio. Poi quest’estate è giunta insperata l’opportunità offertagli da Christian Gourcuff e per Aliadière, partito come riserva e lanciato nella mischia dopo il grave infortunio subito da Quercia in un momento in cui ancora non erano arrivati gli ultimi tre rinforzi offensivi, è improvvisamente cambiato tutto. La svolta è stata il derby dei sedicesimi di Coupe de la Ligue contro un Guingamp meritatamente in vantaggio 2-1 fino all’84’, prima che proprio una sua doppietta regalasse al Lorient vittoria e qualificazione: dopo questa partita indimenticabile, Jérémie si è sbloccato anche in campionato con un’altra doppietta al Saint-Étienne, si è imposto come titolare e nelle ultime uscite è stato tra i più brillanti.

7 – STADE RENNAIS FC – L’anno scorso il Rennes, protagonista di un ottimo campionato parzialmente guastato dal crollo nel finale, veniva criticato per essere una squadra noiosa, con un gioco quasi esclusivamente fisico; quest’anno grazie all’innesto di tre giocatori dalla grande qualità tecnica come Pitroipa, Féret e Hadji ed al recupero di alcuni infortunati di lunga data come Kembo il ventaglio delle soluzioni offensive si è ampliato considerevolmente e, complice il nuovo 4-2-3-1 che è più adatto a valorizzare l’organico a disposizione, lo scenario è completamente cambiato e la formazione di Antonetti si è trasformata in una macchina da gol piacevole a vedersi, benché non possa contare su un vero e proprio killer d’area: le trentatré reti complessivamente segnate in quindici partite tra campionato e coppa sono ripartite in maniera uniforme tra diversi giocatori ed il miglior marcatore è Montaño a quota quattro seguito da Kembo a quota tre (Hadji ha segnato uno dei suoi tre gol con la maglia del Nancy, ndr). Il paradosso è però che la squadra che vanta il miglior attacco della Ligue 1 con diciotto gol all’attivo ha come principale problema quello di concretizzare troppo poco rispetto alle occasioni create: un problema che è costato parecchi punti in campionato ma che soprattutto – come nel caso del Lille di cui abbiamo parlato in precedenza – potrebbe costare carissimo in Europa, con un Rennes che a giudicare da quanto visto in campo avrebbe meritato almeno quattro punti tra Udinese e Atletico Madrid e invece è stato capace di portarne a casa solo uno. Si sta dimostrando molto felice l’idea di sostituire il partente Douchez con il giovane Costil, mentre cresce in maniera esponenziale il peso di Yann M’Vila, sempre più leader tecnico e morale di questa squadra; intanto il centro di formazione rossonero si è classificato per il quinto anno consecutivo al primo posto nella classifica resa nota dalla FFF ed il giovane pilastro difensivo bretone Kana-Biyik ha comunicato la sua scelta definitiva: giocherà con la maglia del Camerun.

L’uomo in più – JONATHAN PITROIPA – Dopo Bakary Koné, un altro ragazzo del Burkina Faso sotto la luce dei riflettori: davvero eccellente è stato l’impatto che Pitroipa ha avuto sulla Ligue 1 e sul gioco del Rennes. Paragonato da Antonetti a Gervinho per il modo in cui riesce ad essere destabilizzante per le difese ed il suo gusto per l’uno contro uno, il burkinabé tutto dribbling e accellerazioni fulminanti all’Amburgo mancava di continuità e di freddezza sotto rete e così era diventato soprattutto un jolly da sfruttare a partita in corso; non più soddisfatto da questo ruolo part-time, ha tentato l’avventura francese e per ora la sua scelta si sta rivelando la migliore possibile: grazie forse alla maggiore fiducia che sente su di sè, ha anche segnato già quattro gol tra campionato ed Europa League.

8 – STADE MALHERBE CAEN, p.14 – I normanni rappresentano fino a questo momento una delle sorprese piacevoli del campionato e sperano di poter vivere finalmente una stagione più tranquilla, dopo essersi guadagnati negli ultimi anni il soprannome di “ascensore”  per l’abitudine di fare su e giù  tra Ligue 1 e Ligue 2 e dopo la sofferta salvezza del 2010-2011. Anche il Caen nuova edizione sembra avere il punto di forza nel suo attacco, con un 4-2-3-1 di cui in Francia forse si tende ad abusare ma per il quale la squadra di Dumas ha gli interpreti adatti, due giocatori molto tecnici e veloci sugli esterni come Hamouma e Bulot, che non sta facendo rimpiangere Mollo; aspettando la crescita del talento precoce di M’baye Niang che probabilmente sta vivendo una fisiologica fase di rigetto e sta mordendo un po’ il freno. Rispetto all’anno scorso tuttavia i malherbistes sembrano cresciuti anche in solidità difensiva, in parte grazie alla forma eccezionale di Thébaux, ed in concretezza; il difetto principale è una tendenza evidenziata già nel corso del campionato passato, quella di dare il meglio di sè contro le grandi e di perdere invece troppi punti preziosi contro le rivali dirette: anche nello scorcio iniziale di questo campionato si è vista già una perla come il 3-1 rifilato al Lyon, per quella che è stata la sorprendente prima sconfitta stagionale della squadra di Garde fino ad allora imbattuta, ma anche un’enorme occasione sprecata prima della sosta, quando battere sul terreno amico del Michel d’Ornano un OGC Nice in grande difficoltà avrebbe significato issarsi addirittura fino al terzo posto in classifica ed invece è arrivato solo un deludente 1-1.

L’uomo in più – ALEXIS THÉBAUX – Pochi sottolineano in maniera adeguata l’importanza un portiere che è in testa a tutte le classifiche di rendimento del ruolo nonostante la presenza di altri estremi difensori che in questo momento stanno facendo benissimo come Sirigu, Lloris, Costil, Reynet o Ochoa. Ventisei anni, originario della Vandea e cresciuto nel celebre centro di formazione del Nantes, sembrava destinato ad una grande carriera quando vinceva la Gambardella con i Canaris nel 2002, veniva regolarmente selezionato con le nazionali giovanili francesi ed esordiva in Ligue 1 a soli vent’anni. Poi, chiuso da Landreau, chiese al club gialloverde di essere ceduto in prestito per avere la possibilità giocare ma visse una stagione deludente a Cherbourg in National ed il Nantes decise di non rinnovargli il contratto. Rimasto così addirittura disoccupato per otto mesi, dopo una breve esperienza a Dijon accettò nel 2007 la proposta del Caen, iniziando da terzo portiere e scalando pian piano la gerarchia fino a diventare dall’anno scorso il titolare indiscutibile.

9 – AJ AUXERRE, p.12 – Dopo l’ottimo lavoro compiuto a Strasbourg in condizioni impossibili, che lo ha reso un idolo indiscusso dei tifosi della squadra alsaziana, Laurent Fournier, accolto con scetticismo da chi lo conosceva poco, sta pian piano apportando qualcosa di positivo anche ad Auxerre. La filosofia della squadra guidata fino all’anno scorso da Jean Fernandez era basata su un solido blocco difensivo, rapidi contropiedi ed un frequente ricorso al lancio lungo a scavalcare il centrocampo, mentre l’AJA attuale sta riscoprendo il gusto per il gioco, tanto da aver fatto ritornare all’Abbé-Deschamps anche molti ex abbonati che non frequentavano più lo stadio da tempo, come riferisce uno dei coordinatori del tifo. Il bel gioco non si è tradotto tuttavia in un numero adeguato di punti in classifica per via del gran numero di pareggi, ben sei, a sua volta riconducibile all’assenza di un vero centravanti di ruolo, poiché nessuno tra Oliech, Le Tallec, Jemâa e Ben Sahar lo é: in attesa dell’esplosione del giovane e promettentissimo Yaya Sanogo, il capocannoniere della squadra non è un attaccante ma il centrocampista offensivo Alain Traoré, protagonista di un inizio di stagione stupefacente; e se si escludono i due 4-1 rifilati a Sochaux e Ajaccio, le due peggiori difese del campionato, solo in un’occasione su sette gli uomini di Fournier sono riusciti a segnare più di un gol. Ma come PSG, Lille e Lorient hanno perso una sola partita e sono imbattuti dal 3-1 subito in casa del Montpellier alla prima giornata, la miglior serie positiva in corso insieme a quella della capolista.

L’uomo in più – DENNIS OLIECH – Il ventiseienne kenyota dalle straordinarie doti atletiche è un giocatore estremamente sottovalutato, da molti addirittura deriso per il suo essere indubbiamente un po’ maldestro sotto porta. Ma costituisce un’arma micidiale per la propria squadra per la capacità unica di aprire voragini nelle difese avversarie con la sua velocità superiore alla norma e la sua energia inesauribile; l’anno scorso l’abbiamo visto soprattutto sulla fascia destra, ma Fournier ama molto impiegarlo da unica punta nel 4-2-3-1, ruolo nel quale il suo tipo di gioco è perfetto per favorire gli inserimenti dei compagni, in particolare Alain Traoré. Molto amato all’interno dello spogliatoio per il suo carattere allegro e positivo, contro il Sochaux Oliech ha giocato la partita perfetta, riuscendo finalmente a sbloccarsi e segnando addirittura una tripletta. .

10 – FC SOCHAUX-MONTBÉLIARD, p.12 – La grande rivelazione della passata Ligue 1 in questa stagione dà l’idea di essere una squadra costantemente sull’orlo di una crisi di nervi, che proprio nel momento in cui la situazione sembra in procinto di precipitare in maniera irrimediabile, trova ogni volta il colpo di coda per rimettersi inaspettatamente in carreggiata; ha già subito tre goleade pesantissime in pochi mesi, lo 0-4 contro il Metalist Kharkiv che è costato l’eliminazione immediata dall’Europa League, e le due consecutive tra la settima e l’ottava giornata di campionato, 2-6 contro il Rennes al Bonal e 1-4 ad Auxerre, ma ha saputo risollevarsi la prima volta, con un convincente 2-1 casalingo al Saint-Étienne, e poi di nuovo prima della sosta, con un ancora più eclatante 3-0 al Toulouse che fino a quel momento non aveva mai perso con un punteggio tanto netto. La vittoria contro il TFC è stata preceduta da un colloquio chiarificatore di squadra e staff tecnico con un irritato presidente Alexandre Lacombe in occasione della foto ufficiale, e chissà che non sia stata la volta buona per spazzare tutte le ombre e rinsaldare un gruppo disturbato dalle voglie estive di fuga di troppi elementi e dalle voci secondo cui il nuovo allenatore Bazdarevic non avrebbe il pieno controllo dello spogliatoio che aveva il predecessore Gillot. In attesa dei prossimi riscontri, i Lionceaux restano uno dei maggiori enigmi di questo campionato, con la difesa più perforata della categoria ma anche scampoli di bel gioco regalati persino in occasione delle peggiori sconfitte: ed il maliano Modibo Maïga, che tra allenamenti saltati e liti con i tifosi continua ad essere decisivo con i suoi gol, ne rappresenta il simbolo perfetto .

L’uomo in più – MARVIN MARTIN – Sebbene ad immagine del suo Sochaux sia finora stato meno scintillante di come lo ricordavamo, l’uomo dei diciassette assist nel 2010-2011, l’uomo che ha scomodato paragoni illustri con Zinedine Zidane per il suo debutto trionfale con la maglia dei Bleus e che anche nel gruppo di Blanc sta assumendo un ruolo sempre più di primo piano, resta l’indiscutibile leader tecnico dei gialloblu e contro il TFC l’abbiamo visto finalmente tornare alle vecchie abitudini, con una gran partita e naturalmente due assist; avendo proprio nella capacità di individuare il varco giusto e nella precisione del passaggio la sua dote migliore, è chiaro che si tratta di un giocatore che rende al massimo quando i compagni assicurano intorno a lui il giusto movimento, ma il fatto che in un periodo di magra sia già a quota quattro palloni decisivi serviti, secondo solo a Valbuena in questa classifica, la dice lunga sul suo valore assoluto.

11 – DIJON FCO, p.11– Dopo il debutto choc in Ligue 1 con l’1-5 casalingo contro il Rennes che aveva fatto pensare a molti che i Rouges avrebbero recitato il ruolo di vittima sacrificale toccato nella scorsa stagione all’Arles-Avignon, il Dijon ha saputo rialzarsi e anzi tra le tre neopromosse è adesso quella che gode del miglior piazzamento in classifica, forte delle tre vittorie ottenute contro Lorient, Evian TG e Brest. E’ sembrata in particolare indovinata l’idea di Carteron di modificare il modulo con tre trequartisti della scorsa stagione inserendo un centrocampista in più, Altama o l’ultimo arrivato Marcq, per dare maggior sostegno a Corgnet e Sankharé. Il principale problema, peraltro normalissimo per una squadra in cui pochissimi elementi della rosa hanno esperienza di questa categoria, resta la mancanza di maturità che si manifesta nel modo in cui in campo tende a sciogliersi mentalmente alle prime difficoltà serie: se si prendono in considerazione ad esempio le due sconfitte più nette subite finora, quella contro il Rennes ed il 4-0 di Valenciennes, emerge che in entrambe le circostanze avevamo visto il Dijon giocarsela alla pari prima di subire piuttosto casualmente il secondo gol e di perdere completamente il bandolo della matassa, incassando immediatamente altre reti in pochi minuti, ben tre nell’ultimo quarto d’ora contro il VAFC; è questo l’aspetto su cui è necessario lavorare di più, ma complessivamente Carteron ed i suoi uomini meritano tanti complimenti per quanto fatto vedere fin qui.

L’uomo in più – YOUNOUSSE SANKHARÉ – Avevamo parlato proprio poche settimane fa del portiere rivelazione Baptiste Reynet e qualche mese fa di Benjamin Corgnet, due giocatori scovati da Carteron nelle serie inferiori che stanno confermando il proprio valore anche nella massima categoria; stavolta dunque dedichiamo due parole a Younousse Sankharé, colui che in seguito alla lunga squalifica di Abdoulaye Meité è diventato il capitano del DFCO a ventidue anni e l’unico ad aver giocato fin qui tutte e nove le partite e tutte da titolare. Nato nella regione parigina, questo centrocampista di origini mauritane è cresciuto nel centro di formazione del Paris Saint-Germain insieme a Mamadou Sakho, e con il club della capitale ha firmato il primo contratto pro a diciotto anni; ma poi, complice un carattere all’epoca difficile, si è ritrovato ai margini, giocando comunque 33 partite di L1 tra il 2007 e il 2010 e guadagnandosi più volte la convocazione di Mombaerts nelle Espoirs. A Dijon si è rilanciato ed in Borgogna è emerso non solo per le sue qualità fisico-atletiche (184 per 76 kg), ma anche per le doti da leader ed il buon piede mancino che ne fa un giocatore pericoloso nelle percussioni offensive.

12 – AS SAINT-ÉTIENNE, p.10 – Il promettente debutto di campionato con due vittorie nelle prime due partite si è rivelato illusorio, perché da allora l’ASSE non è più riuscito a trovare la via del successo, anche se sembra una squadra in crescita sulla scia dei tre buoni pareggi ottenuti contro Toulouse, Rennes ed Auxerre dopo le tre rovinose sconfitte consecutive subite ad opera di Sochaux, Lorient e Lille. Galtier sta ancora lavorando per dare alla squadra un’identità ben precisa, sia a livello di uomini che di modulo, ma ha l’attenuante delle tante defezioni che l’hanno decimata, con in particolare l’intero fianco destro immaginato alla vigilia spazzato via dagli infortuni di Perrin, Alonso e Andreu e dall’addio in corsa di Malbranque. Le cose più positive finora, anche in prospettiva,  sono la determinazione e lo spirito messi in campo dal gruppo, che nelle ultime tre partite hanno consentito di rimontare ogni volta una situazione di svantaggio, ed il buon contributo dato dai giovani cresciuti al club lanciati nella mischia. Mentre tiene banco la vicenda dei tre giocatori messi fuori rosa perché indesiderati, ovvero Bayal Sall, Boubacar Sanogo – quest’ultimo ha nel frattempo sostenuto una settimana di allenamenti con il Monaco di Simone, che però ha deciso di non trattenerlo – e Monsoreau, da segnalare un dato singolare: il club del Forez è nettamente in testa alla classifica dei pali colpiti in campionato, con la bellezza di otto legni in nove giornate, di cui sei di Bakary Sako; anche una piccola componente di sfortuna e non solo l’ormai cronica mancanza di un goleador spiega dunque l’anemia dell’attacco dei Verts, solo otto reti all’attivo.

L’uomo in più – JOSHUA GUILAVOGUI – Tra i migliori giocatori usciti negli ultimi anni dal centro di formazione del Saint-Étienne c’è senza dubbio il longilineo Joshua Guilavogui, ventun anni appena compiuti, ormai un punto fermo davanti alla difesa nella squadra di Galtier ed anche nelle Espoirs di Mombaerts, dove si sta affermando in coppia con Coquelin. Fino a questo momento è stato uno dei Verts più positivi insieme a due compagni di reparto, l’esperto Jérémy Clément, che al PSG era ormai chiuso dall’arrivo di Matuidi ma che sta dimostrando di poter ancora dire egregiamente la sua in Ligue 1, e l’ex Rennes Fabien Lemoine, che dopo undici anni ha deciso di lasciare il suo club formatore in cerca di spazio e che sembra essersi rimesso completamente dopo il terribile scontro di gioco dell’agosto 2010 a Nancy che gli costò la perdita di un rene.

13 – OLYMPIQUE DE MARSEILLE, p.8 –  E’ superfluo dire che gli otto punti in nove partite con una sola vittoria all’attivo, il 2-0 rifilato all’Evian TG al Vélodrome, non costituiscono certamente un bilancio accettabile nè tantomeno preventivabile alla vigilia per un club delle ambizioni dell’OM. Si può invocare l’attenuante dei problemi di bilancio che non consentivano grossi investimenti sul mercato, ma a ben vedere si tratta di una condizione di partenza molto simile a quella di un Lyon che oggi naviga col vento in poppa; e se è vero che l’OL ha potuto attingere a piene mani alle risorse del suo settore giovanile, cosa impossibile per un Marseille che solo adesso inizia a vedere i primi frutti del lavoro in profondità avviato recentemente sul centro di formazione dal nuovo direttore da Henri Stambouli, è altrettanto vero che è stato finora globalmente insoddisfacente l’apporto degli acquisti estivi, che peraltro sono tutti arrivati molto presto sulla Canebière e quindi teoricamente hanno anche avuto a disposizione il fisiologico tempo di adattamento; inoltre Deschamps contava sulla cessione di Lucho Gonzales, desideroso di cambiare aria, per ottenere il gruzzolo necessario all’arruolamento di una prima punta di peso e i suoi piani sono andati in fumo. Il problema di fondo è tuttavia il fatto che il Marseille di Deschamps che avevamo imparato ad ammirare, fisico, concreto, mentalmente ferreo, sembra aver smarrito la sua identità: quest’anno, nel tentativo di trovare delle soluzioni di gioco alternative che non aveva nelle sue corde, ha finito con lo snaturarsi ed è rimasto a metà del guado. Solo in Champions League, come per magia, abbiamo rivisto il vecchio OM, quasi crudele nel cinismo con cui ha spazzato via il bel Borussia Dortmund di Klopp. E intanto, come sempre quando i risultati non arrivano, iniziano a vedersi le prime crepe nello spogliatoio: Deschamps non rischia nulla sul breve termine, anche perché la rivoluzione societaria della scorsa estate aveva il principale intento di conferirgli i pieni poteri sportivi, ma è chiaro che il malcontento della proprietà sta montando e nei giorni scorsi per la prima volta l’azionista di maggioranza Margarita Louis-Dreyfus in un’intervista concessa al quotidiano Le Monde ha lanciato un monito generale e ha ricordato a tutti le proprie responsabilità.

L’uomo in più – LOÏC RÉMY – Dopo i difficili mesi iniziali in cui ha dovuto adattarsi al contesto completamente nuovo ed al diverso tipo di pressioni che lo aspettavano, l’attaccante di origine martinicana ha piano piano preso coscienza del suo potenziale ed acquisito fiducia: dalla parte conclusiva dello scorso campionato ha iniziato a segnare con regolarità ed attualmente è una delle pochissime note liete dell’inizio di stagione dell’OM, in compagnia di Mathieu Valbuena con cui ha instaurato una produttiva relazione tecnica; sebbene quello di centravanti non sia proprio il ruolo ideale per esaltare le sue caratteristiche e sebbene grazie alla sua velocità resti principalmente un giocatore di profondità, si sta muovendo molto bene al centro dell’attacco nel 4-3-3 o 4-2-3-1 schierati generalmente da Deschamps, è migliorato nell’efficacia sotto porta, nell’impatto fisico e nella costanza ed è diventato capace di farsi valere persino nel gioco aereo. A ventitré anni, si è ormai ritagliato il suo spazio anche nel gruppo di Blanc ed è tra quelli che sono praticamente certi di entrare nella lista che il commissario tecnico diramerà per l’Europeo del 2012.


14 – GIRONDINS DE BORDEAUX, p.8 –  Grigiore: è la parola che meglio di ogni altra riesce a descrivere la situazione attuale del Bordeaux, che ci si voglia riferire al gioco oppure allo spirito mostrati in campo dai Girondins. A fine marzo 2010 il Bordeaux di Blanc campione di Francia in carica perse la finale di Coupe de la Ligue contro l’OM di Deschamps e pochi giorni dopo fu eliminato dal Lyon nel derby dei quarti di Champions League: da allora la squadra iniziò a sprofondare in un lento ed inesorabile declino. Tuttora, tutti gli elementi che facevano parte di quel gruppo vincente sembrano invariabilmente colpiti da una sorta di maledizione che non riescono a scrollarsi di dosso, sia quelli che oggi sono altrove, come Alou Diarra, Gourcuff o Chamakh, sia quelli che sono rimasti, come Planus, Chalmé, Trémoulinas. Dopo la turbolenta annata 2010-2011 vissuta con Tigana, molte aspettative erano risposte nel nuovo tecnico Francis Gillot, ma l’artefice del miracolo Sochaux finora le ha provate tutte, tatticamente e non solo, senza ottenere risultati incoraggianti. Non aiuta il fatto che la tifoseria sia sul piede di guerra e minacci il boicottaggio, adirata con la proprietà e con la dirigenza colpevoli a suo dire di immobilismo in sede di campagna acquisti; anche se per la prima volta il presidente Jean-Louis Triaud ha lasciato intendere che all’interno della società è stata avviata una seria riflessione sull’opportunità di intervenire sul mercato a gennaio, in un estremo tentativo di trovare una soluzione per rivitalizzare la squadra.

L’uomo in più – LANDRY N’GUÉMO – Non è semplicissimo individuare qualcuno che si sia particolarmente distinto in campo visto il clima di depressione generale, ma diciamo che il camerunense di Yaoundé, venticinque anni e cinque stagioni di Ligue 1 più un’esperienza ai Glasgow Rangers alle spalle, piazzato da Gillot nel ruolo di perno del centrocampo ha confermato le sue doti di senso della posizione e buon rilancio che l’avevano fatto ammirare a Nancy, dove è oggi molto rimpianto. Complessivamente positivi anche Plasil, che si è ben calato nel nuovo ruolo di capitano e non fa mancare la sua abnegazione, ed un altro nuovo acquisto come Maurice-Belay, che Gillot ha portato con sè da Sochaux e che con Trémoulinas forma sulla sinistra una catena che, pur tra alti e bassi, sembra al momento una delle certezze della formazione tipo.

15 – EVIAN THONON GAILLARD FC, p.8 – Il difetto più evidente che è saltato all’occhio in queste prime giornate è l’eccessiva predisposizione della neopromossa alto-savoiarda ai cali di concentrazione; troppi i casi che si sono susseguiti finora, emblematici quelli delle partite contro Brest e PSG, quando in vantaggio 2-0 in entrambe le circostanze si è fatta raggiungere, e soprattutto della gara al Parc des Sports contro il Caen, in cui avanti 2-1 e con un uomo in più ha finito per perdere 4-2. La spiegazione, avallata dal tecnico Bernard Casoni, risiede soprattutto nell’ascesa rapidissima dal National alla Ligue 1 di una squadra che era abituata a dominare in campionato, in categorie nelle quali poteva permettersi occasionali abbassamenti di tensione senza che costassero cari; soprattutto per apportare un po’ dell’esperienza necessaria ad evitare questo tipo di problema erano stati decisi gli acquisti di uomini come Govou, Leroy o Poulsen, che però per motivi differenti non sono ancora riusciti a dare il contributo che ci si attendeva da loro. Per il resto, non sarebbe una cattiva idea quella di cercare sul mercato un attaccante, visto che la squadra segna molto poco e che per di più Bérigaud starà fuori quattro mesi per guai alla schiena, con Sagbo rimasto l’unica alternativa in rosa per il ruolo di centravanti nel 4-2-3-1.

L’uomo in più – SABER KHELIFA –  Fino a questo momento il tunisino è sicuramente il più positivo tra i nuovi acquisti. Ventiquattro anni, proveniente dall’Espérance Tunisi dove l’anno scorso ha vissuto un’esperienza poco felice perché messo fuori rosa dai dirigenti che non gli perdonavano di essersi già accordato con l’Evian TG – i cui osservatori l’avevano individuato quando ancora militava nell’Hammam Lif – è stato definito dal suo ex tecnico Gérard Buscher come uno dei rari giocatori tunisini ad avere le qualità non solo sportive ma anche mentali per sfondare in Europa. Con Casoni parte a sinistra nella linea di trequartisti alle spalle dell’unica punta e si è rivelato l’elemento più pericoloso e creativo del settore offensivo.

16 – OGC NICE, p.7 – La squadra di Roy deve la sua brutta classifica essenzialmente ai suoi limiti negli ultimi metri avversari: le statistiche relative alle squadre che tirano più in porta, che crossano di più e che vantano il maggior numero di passaggi riusciti la vedono in testa e questo è un elemento che induce a nutrire un certo ottimismo, ma manca sempre qualcosa al momento della conclusione o dell’ultimo passaggio ed i gol arrivano con il contagocce; sulle otto reti segnate, già di per sè pochissime, soltanto due sono arrivate su azione. Proprio negli ultimi giorni il club della Costa Azzurra ha poi ricevuto due duri colpi: il TAS, cui aveva presentato ricorso, ha dato ragione alla FIFA che aveva invalidato il trasferimento in rossonero di Yannick Djalo dallo Sporting Portugal, per un ritardo di quattro minuti nella trasmissione della documentazione necessaria nella notte tra il 31 agosto e l’1 settembre; e notizia ben peggiore, l’ivoriano Emerse Faé potrebbe decidere di lasciare il calcio dopo che per l’ennesima volta gli è stata diagnosticata una flebite, che nella migliore delle ipotesi lo terrà comunque lontano dai campi per sei mesi. Tra le note liete, il ritorno a centrocampo dopo un lungo infortunio di una pedina importante come Kafoumba Coulibaly e l’ottimo l’ambientamento dell’argentino Monzon: l’esterno mancino che si ispira a Heinze è diventato il nuovo rigorista degli Aiglons, ha già segnato tre volte dal dischetto ed i tifosi l’hanno eletto miglior giocatore del mese di settembre; costato circa due milioni di euro, è probabile che finirà per portare nelle casse rossonere una bella plusvalenza.

L’uomo in più – DIDIER DIGARD – Dopo il brillante inizio nelle selezioni giovanili francesi, con la ciliegina sulla torta del titolo di campione d’Europa U19 nel 2005 con una squadra in cui c’erano tra gli altri Lloris, Kaboul, Cabaye, Gourcuff, Diaby e Moussa Sow, la carriera del mediano cresciuto nel Le Havre probabilmente avrebbe potuto essere ben diversa se non fosse stata condizionata dai troppi infortuni, prima nella sua unica stagione al PSG (2007-2008), poi nella sua esperienza inglese con il Middlesborough. Ceduto a titolo definitivo al Nice dopo varie stagioni in prestito ed affermatosi in Costa Azzurra come capitano, a venticinque anni ha una gran voglia di recuperare il tempo perduto ed in questo spicchio iniziale di campionato è stato il migliore dei suoi, distinguendosi per costanza di rendimento.

17 – STADE BRESTOIS 29, p.7 – La squadra bretone dal canto suo conferma in linea di massima pregi e limiti del Brest 2010-2011: un reparto arretrato solido, nonostante abbia perso l’intera linea a quattro dell’anno scorso per gli infortuni di Ferrhadj, Daf, Kantari, Brou Apanga e Martial, grazie anche al contributo dei nuovi arrivati Zebina e Gentiletti che si sono inseriti molto bene risultando tra gli elementi più positivi fin qui; ma anche una grandissima difficoltà a creare gioco come ad andare a segno, con Nolan Roux che tra l’altro fatica a ritrovare i livelli della passata stagione, probabilmente ancora destabilizzato dal tormentone di mercato che l’ha visto protagonista quest’estate. Il risultato della combinazione delle due tendenze è un’interminabile serie di pareggi: ben sette in nove partite, il record della categoria, e se alcuni sono senza dubbio preziosi come quello strappato sul campo dell’OM, altri assomigliano più a grosse occasioni perdute, vedi l’1-1 casalingo contro l’Ajaccio; certo, è una squadra che perde poco e che nemmeno in occasione della sconfitta subita contro il PSG ha demeritato, tutt’altro, ma è anche una delle sole due – l’altra è il Nancy – ad inseguire ancora la prima vittoria e a suon di pareggi purtroppo è difficile allontanarsi dalla zona pericolosa.

L’uomo in più – JOHN JAIRO CULMA – Al momento del suo arrivo in Bretagna, in pochi conoscevano questo centrocampista colombiano di trent’anni alla sua prima avventura nel calcio continentale, dopo le esperienze in Argentina con l’Independiente di Avellaneda, in Messico con il Cruz Azul ed in Israele dove ha vinto la Premier League con il Maccabi Haifa. Ma Culma si è imposto all’attenzione come una delle più piacevoli rivelazioni di questo inizio di campionato, con sua tempra da combattente ed il suo infaticabile lavoro di recuperatore di palloni a metà campo. Qualche presenza con le selezioni giovanili colombiane in passato, non ha ancora abbandonato il sogno di vestire la maglia della nazionale maggiore.

18 – AC AJACCIO, p.7 – Penultimo attacco in compagnia di Evian TG e Valenciennes e penultima difesa, quella corsa è una squadra che stenta nel mantenere il controllo del gioco e subisce molto l’iniziativa avversaria, prende troppi gol dovuti ad errori individuali e nonostante la presenza sulla trequarti di elementi tecnici come Sammaritano – il giocatore più basso della Ligue1 con i suoi 162 centimetri ed il capocannoniere biancorosso con quattro gol – Cavalli o Kinkela manca di un vero e proprio goleador e quindi non trova facilmente la via della rete. Ma il gruppo è sempre molto unito e  la fiducia sembra in risalita, grazie ai due preziosi pareggi esterni sul campo di due dirette concorrenti per la salvezza come Brest e Dijon arrivati nelle due giornate precedenti alla sosta e grazie al sistema ancora più prudente adottato da Pantaloni nelle ultime giornate, con un centrocampo rafforzato che fa sentire la squadra più tranquilla in fase difensiva. La difesa potrebbe poi ulteriormente beneficiare dell’imminente ritorno di Arnaud Maire, operato in estate per una pubalgia, che con Poulard ricostituirebbe la coppia che l’anno scorso fece benissimo soprattutto al François Coty.

L’uomo in più – GUILLERMO OCHOA – In molti momenti è stato lui a tenere a galla l’ACA con le sue parate decisive. Il messicano, che prima di approdare in Corsica aveva conosciuto una sola squadra, l’America Mexico, ha uno stile inconfondibile, con ampie concessioni allo spettacolo come da tradizione della scuola dei grandi portieri sudamericani, ma ciò che conta è che sa essere estremamente efficace, soprattutto nell’uno contro uno e sulla sua linea di porta dove a volte riesce a respingere palloni apparentemente imprendibili. Inoltre è uno di quei personaggi, come Pastore o Joe Cole, la cui sola presenza è positiva per il movimento calcistico francese perché contribuisce ad attirare interesse sulla Ligue 1.

19 – VALENCIENNES FC, p.6 – E’ vero che nel bilancio parziale dei nordisti ci sono anche delle partite positive come il 4-0 al Dijon, unica vittoria in campionato degli uomini di Daniel Sanchez, o il pari conquistato al Vélodrome, ma complessivamente la situazione del club biancorosso, il solo ad aver già perso cinque volte, non è rassicurante e cozza con le ambizioni di una società che dopo l’inaugurazione del nuovo impianto dell’Hainaut mira ad un consolidamento del VAFC sul piano sportivo; in realtà la squadra ha fatto fatica a digerire i bruschi cambiamenti avvenuti nel corso dell’estate, con l’abbandono contemporaneo del presidente storico Decourrière e dell’allenatore Montanier, e lo stesso Sanchez si è detto inquieto nel vedere una formazione che ha in media il 54% del possesso del pallone ma non mette in campo la grinta e la cattiveria necessarie a chi lotta per la salvezza e tende troppo facilmente a rilassarsi. C’è tra l’altro una statistica molto inquietante per i tifosi del Valenciennes, che dopo cinque giornate era ultimo con un punto: negli ultimi quattro anni, nessuna delle squadre che contavano un punto o meno di un punto alla quinta giornata (Metz, Nantes, Grenoble, Arles-Avignon) è riuscita poi a salvarsi a fine stagione.

L’uomo in più – NICOLAS ISIMAT-MIRIN – Certamente una delle poche note liete dell’avvio di campionato nordista, questo centrale difensivo di diciannove anni di cui avevamo già avuto modo di parlare in occasione del Festival Espoirs di Toulon, per il momento ha spinto in panchina Gil, il neo acquisto brasiliano che è arrivato molto tardi ed è ancora in piena fase di adattamento. Entrato recentemente nel gruppo delle Espoirs, convocato anche per il doppio impegno con Kazakhstan e Romania – anche se per il momento è chiuso dall’inamovibile coppia titolare Varane-Mangala –  si sta distinguendo per tranquillità, senso della posizione, ottimo gioco aereo. Il potenziale è grande ed il giocatore è da tenere d’occhio.

20 – AS NANCY LORRAINE, p.5 E’ la squadra che in questo momento dà l’impressione di trovarsi nella situazione più complicata, non è ancora riuscita a vincere una partita e soprattutto dimostra limiti strutturali davvero preoccupanti, con difficoltà enormi nella costruzione del gioco. L’organico è stato drammaticamente depauperato dal punto di vista tecnico dalle cessioni estive, la squadra privata della sua intera colonna vertebrale (N’guemo – Féret – Hadji) ed in Lorena ci si aggrappa disperatamente a Jean Fernandez nella speranza che sia lui a tirare fuori una soluzione dal cilindro; ma lo stesso tecnico si è recentemente sfogato anche con la stampa denunciando il proprio disagio: “Quest’estate si è pensato a risolvere i problemi finanziari a detrimento del lato sportivo. Forse dopo essersi salvati per un pelo nello scorso campionato sarebbe stato meglio fare il ragionamento inverso, e invece non solo la squadra non è stata rafforzata, ma è stata indebolita. Non è facile per un allenatore”. Ad ogni modo, durante la sosta Fernandez ha portato il gruppo nella nota località termale di  Vittel per provare ad isolarsi e a lavorare in tranquillità.

L’uomo in più – LOSSEMY KARABOUÉ Per disperazione, vista la desolante pochezza creativa del centrocampo, alla nona giornata l’allenatore ha tentato la carta di spostare nel cuore del gioco quest’ala arrivata da Sedan, uno dei rari elementi dotati dal punto di vista tecnico di cui è fornita la rosa, presente in campo anche in tutte le precedenti partite: i risultati sono stati piuttosto positivi, contro l’Evian TG per la prima volta si sono visti dei timidi progressi sul piano della manovra e Karaboué ha pure segnato il gol dei loreni con una splendida conclusione; è molto probabile a questo punto che Fernandez decida di insistere nell’esperimento.

– LA CLASSIFICA COMPLETA DOPO LA NONA GIORNATA:

– LA CLASSIFICA MARCATORI (prime posizioni):

– IL PROGRAMMA DELLA DECIMA GIORNATA:

Qui il calendario completo

Discussione

2 pensieri su “Ligue 1, il punto sulle venti squadre alla vigilia della decima giornata

  1. Spettacolare Isabella!!!!!

    Pubblicato da Antonio Cupparo | 23 ottobre 2011, 00:19
  2. Merci! 🙂

    Pubblicato da Isabella Rubens | 23 ottobre 2011, 10:32

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: