Analisi, Ligue 2

Ligue 2: l’analisi dei temi principali dopo dieci giornate

I giocatori del Reims in festa - Foto Remi Wafflart

Gli appassionati che seguono abitualmente la Ligue 2 sanno perfettamente che si tratta di un campionato per tradizione imprevedibile e serrato fino all’ultima giornata e che molto difficilmente la classifica attuale finirà per rispecchiare quella definitiva; basti pensare che il distacco tra il terzo posto ed il diciassettesimo è al momento di soli sei punti, cioè lo spazio di due vittorie, e che Evian TG, Ajaccio e Dijon, le tre promosse al termine della passata stagione, alla decima giornata si trovavano rispettivamente in quinta, dodicesima e quindicesima posizione: premessa necessaria per chiarire che quella che segue vuole essere semplicemente una sommaria analisi delle caratteristiche e delle tendenze mostrate dalle venti squadre in queste primo scorcio di competizione, con un approfondimento particolare dedicato alla situazione specifica di alcuni club.

 – CHAMPAGNE! –

La Champagne-Ardenne è suddivisa in quattro dipartimenti: Troyes è il capoluogo di quello dell'Aube, Reims si trova in quello della Marne e Sedan in quello delle Ardennes, al confine col Belgio.

Era da tempo che la Champagne-Ardenne, la splendida regione del nord-est nota in tutto il mondo per la produzione del celebre vino, non viveva un momento calcisticamente così felice, con i suoi tre club di punta a braccetto ai piani alti della classifica: il mitico Stade de Reims sette volte campione di Francia veleggia in testa al gruppo con sei punti di vantaggio sul quarto posto, mentre il Club Sportif Sedan Ardennes ed il più antico dei tre, quell’Esperance Sportive Troyes Aube Champagne meglio noto semplicemente come ESTAC, stazionano ai piedi del podio, rispettivamente in quarta e quinta posizione, accendendo d’entusiasmo una terra che storicamente ha il calcio nel sangue e dove la media di spettatori che si raggiunge in Ligue 2 all’Auguste Delaune, al Louis Dugauguez o allo Stade de l’Aube è inferiore solo a quella del Felix Bollaert di Lens.

Magari il sogno di ritrovare la massima categoria che manca dal 1979 finirà per rivelarsi soltanto un’illusione effimera, ma nel frattempo è impossibile non provare un’emozione particolare nel veder volare il Reims con le sue inconfondibili maglie biancorosse un tempo indossate da Raymond Kopa o Just Fontaine; ancor di più alla luce del fatto che si tratta della sorpresa per eccellenza di questa fase iniziale del torneo, visto che qualunque addetto ai lavori aveva pronosticato per gli Stadistes una stagione di grande sofferenza e lo stesso capitano Mickaël Tacalfred alla vigilia si era detto “inquieto”: e invece la squadra guidata da Hubert Fournier si è prodotta nella sua miglior partenza degli ultimi trent’anni, è l’unica che viaggia a punteggio pieno in casa con cinque vittorie su cinque, è quella che ha vinto il maggior numero di partite complessive, sette, e che ha segnato più di tutti, quindici reti. A ben vedere due di queste tendenze si erano palesate già nella seconda parte del passato campionato, nella quale proprio il rendimento tra le mura amiche del Delaune ed una produzione offensiva nettamente superiore rispetto alle altre pretendenti alla salvezza avevano consentito nel girone di ritorno la bella rimonta dalla zona retrocessione al decimo posto finale; ma la partenza di uomini cardine come Toudic, Gragnic, Gamiette e Krychowiak ed in particolare il totale smantellamento del centrocampo facevano temere che la bella dinamica instauratasi sarebbe andata perduta. Così non è stato e nel nuovo 4-4-2 in cui Fournier ha intelligentemente fatto evolvere il 4-3-3 dell’anno scorso adattandosi agli uomini a disposizione, i nuovi arrivati si sono inseriti con grande naturalezza risultando tra gli elementi più positivi delle prime dieci giornate: l’algerino Kamel Ghilas ha sostituito perfettamente Toudic nel ruolo di volpe d’area, Bocundji Ca è diventato il direttore d’orchestra a metà campo e sulla sinistra la catena nuova di zecca formata dal marocchino Khalid Sekkat, arrivato dal WAC di Casablanca, e da Clément Tainmont, ne 2011-2012 in prestito all’Amiens in National e già a quota tre assist e due gol quest’anno, sta sorprendendo positivamente. Al di là di tutto, il fattore che più di ogni altro fa ben sperare in vista del prosieguo è quello mentale, con la constatazione che nelle due occasioni in cui è arrivata una sconfitta la reazione è stata immediata ed autorevole: entrambe le circostanze erano potenzialmente destabilizzanti, ma sia il bruciante 3-2 subito sul campo del Laval dopo essere stati in vantaggio 2-0, sia il k.o nel derby di Sedan sembrano non aver lasciato traccia e sono stati seguiti da convincenti vittorie. Ed in attesa di verificare se la sosta interromperà l’incantesimo, da segnalare la storia a lieto fine dell’attaccante Gaëtan Courtet, ventidue anni, a cui a fine maggio era stato diagnosticato un tumore: dopo due cicli di chemioterapia è stato dichiarato guarito, il 22 agosto ha ripreso ad allenarsi e proprio contro il Laval è tornato in campo.

Un'immagine del derby Troyes-Sedan, giocato all'ottava giornata e terminato 1-1.

Sorprendente fino ad un certo punto è invece l’attuale posizione in classifica del Sedan, perché se è vero che gli addii del tecnico Chauvin e di alcune pedine chiave potevano far pensare alla fine di un ciclo, è altrettanto vero che la squadra rossoverde si è ormai da qualche anno assestata nella parte alta della graduatoria e soprattutto che le promesse lasciate intravedere nelle prime uscite stagionali erano particolarmente allettanti. In realtà, i Sangliers (cinghiali, ndr) ardennesi con il trascorrere delle giornate sono apparsi meno minacciosi, non si sono più viste le goleade con le quali erano stati seppelliti gli avversari durante l’estate e sono arrivate anche le prime sconfitte, due come nel caso dei rivali regionali del Reims; ma globalmente, l’impressione lasciata fin qui è quella di una delle squadre più solide della categoria, imbattuta da sei giornate, concreta, con un buon equilibrio tra la fase offensiva e quella difensiva ed una buona tenuta nervosa, dimostrata anche in occasione dell’ultima partita prima della sosta, quando ha saputo pazientemente rimontare nel secondo tempo due gol di svantaggio al Monaco dopo essere stato totalmente dominata nel primo, oppure nella gestione dei due derby, archiviati con il soddisfacente bottino di quattro punti all’attivo. Laurent Guyot, circondato inizialmente da un po’ di scetticismo, ha saggiamente scelto di proseguire nel solco tracciato dal suo predecessore non discostandosi in linea di massima dal 4-3-3 che era diventato il marchio di fabbrica del Sedan dell’era Chauvin e forgiando una squadra che, complice la crescita di alcuni giocatori, su tutti il difensore Wesley Lautoa, sembra più in piena evoluzione che a fine ciclo: da considerare peraltro che la rosa conta su un unico elemento che ha più di trent’anni, il veterano Ulrich Ramé, e che si tratta dunque di un gruppo con ulteriori margini di crescita. A proposito di Ramé, va detto che un infortunio agli adduttori l’ha messo fuori gioco e che nelle ultime giornate il posto di titolare tra i pali è stato occupato da Geoffrey Lembet, nazionale centrafricano di ventidue anni entrato nel 2008 nel centro di formazione rossoverde dopo aver inviato personalmente il proprio curriculum al club.

Il brasiliano Thiago Xavier, una delle chiavi del momento positivo dell'ESTAC

Si può decisamente tornare a parlare di sorpresa nel caso di un irriconoscibile Troyes, che avevamo lasciato l’anno scorso titubante e paralizzato dalla paura di una retrocessione evitata solo alla penultima giornata e che ritroviamo quest’anno galvanizzato nello spirito e lanciato in una dinamica positiva che dura dalla quarta di campionato: infatti, dopo la sconfitta subita alla terza sul campo del Lens (2-1) l’ESTAC non ha più perso ed è la squadra con la più lunga serie positiva attualmente in corso; inoltre è l’unica ad aver subito una sola sconfitta, una delle quattro a non avere ancora perso sul proprio terreno – insieme a Reims, Bastia e Le Havre – e ha la seconda miglior difesa alle spalle di quelle di Clermont e Amiens, con otto reti subite come il Reims. La ricetta di questa metamorfosi? Tre gli ingredienti principali, ovvero la piena fiducia data ad alcuni ragazzi del centro di formazione che sono esplosi, con citazione d’obbligo per l’appena diciottenne Djibril Sidibé ed il ventunenne Fabrice N’sakala, nuovi padroni delle due fasce della difesa biancazzurra; una campagna acquisti basata essenzialmente sui giocatori a fine contratto visto il budget limitato, ma mirata a rimpolpare numericamente un organico che l’anno scorso era apparso inadeguato a fronteggiare i tanti infortuni; e pochissimi ma indovinati innesti nell’undici titolare, su tutti quello di Thiago Xavier, giocatore con grande esperienza di questa categoria dopo la lunga militanza nelle fila dello Châteauroux, esponente di spicco della piccola colonia brasiliana che popola la Ligue 2, forse poco noto al grande pubblico ma estremamente efficace: piazzato come vertice basso nel 4-4-2 a rombo di Jean-Marc Furlan ne è diventato il perno insostituibile, recuperando palloni su palloni, trascinando i compagni e prendendosi anche il lusso di andare in gol, come nella gara che ha preceduto la sosta, quando con la sua doppietta nel finale ha ribaltato il risultato contro il Tours, incornando in rete due assist su calcio piazzato dello specialista Mounir Obbadi.

– CLERMONT E BASTIA, SARÀ VERA GLORIA? –

Il Clermont Foot 2011-2012

A fare compagnia sul podio allo Stade de Reims sono il Clermont Foot Auvergne 63 sul secondo gradino e lo Sporting Club Bastia sul terzo: anche in questo caso non si può parlare di piazzamenti facilmente prevedibili alla vigilia ed anche in questo caso è inevitabile chiedersi se si tratti di risultati episodici o destinati ad avere un seguito. Il Clermont di Michel Der Zakarian ha conservato la stessa ossatura di base della scorsa stagione e rispetto alla formazione che aveva concluso il 2011-2012 con un soddisfacente settimo posto – che era partita piano, segnava tanto e subiva altrettanto – ha ingranato fin dall’inizio, segna meno ma in compenso incassa pochi gol. Alcuni osservatori sostengono che potrebbe rivestire il ruolo dell’Ajaccio, squadra con un piccolo budget e partita con l’unica ambizione di una salvezza tranquilla che ha poi saputo inserirsi nella lotta al vertice; in comune con i corsi ha Jean-François Rivière, uno dei protagonisti di spicco della promozione dello scorso anno il quale, giunto a fine contratto, ha deciso di legarsi al club dell’Auvergne, che l’ha investito della delicata missione di sostituire Sloan Privat e le sue venti reti in campionato: la scelta finora si è rivelata azzeccata perché Rivière sembra non sentire i suoi trentaquattro anni, è sempre tra i migliori in campo e guida la classifica dei cannonieri con sei reti. Dell’ Ajaccio mancano al Clermont lo spirito guerriero ed il peso del fattore ambientale, in una realtà dove è il rugby a calamitare le attenzioni principali; in compenso può contare su un maggiore tasso tecnico, in particolar modo grazie alla creatività di Romain Alessandrini, la rivelazione dello scorso campionato con undici gol e sette assist, che dopo l’inizio un po’ stentato in cui la testa era rivolta soprattutto alle voci di mercato sta cominciando a riprendere confidenza con le vecchie abitudini. Tuttavia, a livello di organico sono parecchie le squadre superiori qualitativamente e quantitativamente a quella rossoblu e la sensazione è che sul lungo termine il Clermont dovrebbe sperare nei demeriti altrui per pensare realmente di lottare per uno dei primi tre posti.

Discorso un po’ differente quello che riguarda il Bastia, per il quale piuttosto potrebbe essere evocato il paragone con la parabola dell’Evian TG  e di un doppio salto dal National alla Ligue 1 che non è affatto infrequente, vedi anche i casi precedenti di Arles-Avignon o prima ancora Valenciennes. Qui ci si appoggia ad un gruppo collaudatissimo, nello spirito di corpo come negli automatismi acquisiti nella scorsa stagione, arricchito ulteriormente dalla classe e dall’esperienza di Jérôme Rothen, sempre più a suo agio nel nuovo ruolo di centrocampista centrale; con due assi da giocare dal punto di vista tecnico, un portiere di valore assoluto come il brasiliano Magno Macedo Novaes, che per varie ragioni è esploso tardi ma che allo stato attuale è probabilmente il miglior estremo difensore della Ligue 2, ed una grande varietà di soluzioni offensive, con l’allenatore Frédéric Hantz che in questo momento può concedersi addirittura il lusso di mandare in tribuna il capocannoniere della squadra David Suarez per far posto a Toifilou Maoulida, ex Lens, arrivato nella fase conclusiva del mercato ed in gran forma. Se al Furiani non passa nessuno e notoriamente l’impatto ambientale è ancora più forte che ad Ajaccio, punto debole per contro è il rendimento in trasferta: sarà interessante verificare se la tanto sospirata vittoria esterna finalmente arrivata subito prima della sosta fosse da attribuire più ai demeriti di un Boulogne in caduta libera o ad una reale inversione di tendenza.

LA SFIDA DI MARCO SIMONE

Simone dirige un allenamento alla Turbie - foto Eric Gaillard/Reuters

La Ligue 2 è una palude insidiosa in cui è sin troppo facile rimanere invischiati e si contano davvero sulla punta delle dita di una mano le squadre sprofondate dalla massima categoria a cui negli ultimi anni è riuscita l’immediata risalita; considerando quest’aspetto, il trauma di una retrocessione inattesa, le solite rivoluzioni dirigenziali avvenute nel corso dell’estate ed uno stravolgimento dell’organico di proporzioni veramente abnormi, con un totale di trenta partenze e diversi giocatori arrivati solo all’ultimo momento, c’era da aspettarsi che l’impatto del Monaco con la nuova realtà non sarebbe stato dei più semplici. Ma la prova dei fatti si è rivelata peggiore delle previsioni e la sconfitta subita al Louis II ad opera dell’Angers alla sesta giornata, in cui più dell’1-3 finale ha sconcertato la sensazione di assoluta impotenza della squadra, ha fatto precipitare la situazione: pare che sia stato il Principe Alberto in persona a decidere di affidare la panchina a Marco Simone, che dopo aver difeso i colori del club del Principato dal 1999 al 2001 e poi nel 2002-2003 è sempre rimasto molto vicino all’ambiente biancorosso, cimentandosi nel frattempo come agente di calciatori, osservatore per alcune società italiane ed apprezzato opinionista per Canal Plus. A dire il vero, proprio queste sue attività hanno costituito il pretesto per il benvenuto non particolarmente caloroso che gli è stato riservato: alla frecciata di Didier Deschamps, con il quale non correva buon sangue al tempo della comune militanza monegasca nei primi anni duemila e che ha dichiarato ai media “Ora Simone si accorgerà che allenare è molto più difficile che commentare in tv”, si è aggiunta la protesta congiunta indirizzata alla Federazione Francese da parte dei due sindacati degli agenti, che invocano la legge francese secondo la quale deve trascorrere obbligatoriamente almeno un anno senza esercitare prima che un ex agente possa diventare allenatore, legge che tuttavia non può essere applicata nel caso di Simone che è in possesso di una licenza italiana.

Ad ogni modo, il neo tecnico degli Asemistes ha preferito non raccogliere le polemiche e si è presentato con un profilo basso; privo del DEPF, il patentino necessario per allenare a questi livelli, è affiancato in panchina da Jean Petit, ex nazionale francese e figura storica del club che ha già fatto nel corso degli anni da secondo a Wenger, Tigana, Puel, Deschamps, Ricardo, e ha voluto accanto a sè anche Frédéric Barilaro, il direttore del centro di formazione che tanto bene ha lavorato nelle ultime stagioni. Complici le assenze per infortunio di alcuni elementi maggiori come Giuly e Helstad – i cui primi passi in biancorosso sono stati tuttavia deludenti – ha finora fatto appello regolarmente a parecchi ragazzi dalle belle speranze, quattro reduci dalla vittoria dello scorso maggio in Coupe Gambardella, ovvero Dennis Appiah, Nampalys Mendy, Valentin Eysseric e Terence Makengo (qui i profili in breve), più Valère Germain, attaccante classe 1990 con qualche convocazione nelle Espoirs, ed il camerunense Edgar Salli (1992), arruolato quest’estate e vincitore del premio di miglior giocatore all’ultima Coppa d’Africa U20; in particolare Eysseric e Mendy con Simone sono sempre stati titolari. Inoltre, nell’undici di base sono entrati stabilmente gli unici due giocatori della rosa ad avere un vissuto di una certa importanza in Ligue 2, con almeno cento partite alle spalle in questa categoria, vale a dire i due nuovi arrivi Marester, ex Troyes, e Gary Coulibaly, ex Istres: la coppia Coulibaly-Mendy, schierata davanti alla difesa, ha per ora relegato in panchina un altro acquisto estivo come Dumont, che aveva lasciato la sua Lille e la Champions League con l’idea di vivere una stagione da protagonista. Simone ha optato per iniziare con un ordinato 4-4-2 con due esterni dalle caratteristiche offensive (Eysseric e Salli o Germain) e ha cominciato a costruire dalle fondamenta, privilegiando in questa prima fase il lavoro sulla fase difensiva. Il bilancio dei risultati ad oggi è contrastante: un pari all’esordio a Bastia, una vittoria casalinga contro l’Arles-Avignon, una sconfitta di misura a Laval ed ancora un pari al Louis II contro il Sedan, dopo aver condotto 2-0; ma prima del suo arrivo il Monaco non era ancora riuscito a vincere una gara e di partita in partita si sono visti dei piccoli progressi costanti, fino al 2-2 col Sedan che è coinciso con la miglior prestazione di squadra, anche se la difesa in occasione dei due gol ardennesi è stata decisamente rivedibile. Insomma, la sfida che attende Simone non è certamente agevole ma una scossa ed i primi timidi segnali positivi sembrano esserci stati. Nel frattempo, approfittando della sosta, alla Turbie sono arrivati altri tre giocatori in prova: due attaccanti, l’ivoriano Boubacar Sanogo, messo fuori rosa dal Saint-Étienne, ed il maliano Mohamed Traoré, ex Odense, e l’esterno sinistro Jean-Alain Fanchone, libero dopo la liquidazione giudiziaria dello Strasbourg.

LENS, ARLES-AVIGNON, AMIENS, GUINGAMP: L’ADATTAMENTO ALLA CATEGORIA

Un undici del Lens 2011-12

Abbiamo parlato a parte della prima delle neopromosse e dell’ultima delle retrocesse; adesso vediamo brevemente come procede l’adattamento alla Ligue 2 delle altre squadre che nella scorsa stagione giocavano in Ligue 1 o in National. Per quel che riguarda il Lens le premesse sono naturalmente simili a quelle del Monaco, con un club di blasone che può contare sul budget più alto della categoria – venti milioni di euro in entrambi i casi – e che, pur non trovandosi nella posizione di classifica delicata dei monegaschi, per il momento rappresenta ugualmente una grossa delusione per i suoi tifosi, ancor di più se si considera che le spesso ingannevoli prime uscite estive avevano mostrato una squadra vincente e convincente. Anche i Sang et Or possono invocare l’attenuante dei tanti cambiamenti, di un nuovo tecnico con una nuova idea di gioco da far assimilare e di diversi giocatori che oggi fanno parte dell’undici tipo come il difensore venezuelano Cichero, Berenguer o Ben Saada arrivati nel Nord solo all’ultimo istante; ad un certo punto Jean-Louis Garcia sembrava aver trovato la quadratura del cerchio, anche in seguito ad alcune scelte “forti” di formazione come il declassamento a dodicesimo del portiere Kasraoui, inizialmente prescelto come nuovo capitano, a vantaggio di Michaël Fabre, prelevato in estate dal Clermont, o come l’arretramento in difesa dell’esterno sinistro di centrocampo Baal, uno degli acquisti di punta dell’ultima campagna di mercato che però nel suo ruolo naturale si era rivelato abbastanza anonimo: ma poi sono giunte le tre giornate precedenti alla sosta con la netta sconfitta sul campo dell’Arles-Avignon (3-0) e due deludenti pari interni contro Angers e Laval a seminare nuovamente i dubbi, accentuati dal desolante zero nella casella dei gol segnati. Salta all’occhio tra l’altro il contrasto tra il rendimento altalenante del campionato e quello senza macchia in Coupe de la Ligue, dove gli uomini di Garcia affronteranno agli ottavi di finale l’OM dopo essersi sbarazzati degli ostici Clermont e Tours e poi di un club di Ligue 1 come l’Evian TG. Una squadra dalla buona qualità tecnica complessiva e che prova a tenere costantemente in mano il pallino del gioco si trova in linea di principio più a suo agio quando affronta avversari di categoria superiore, come ammesso dallo stesso Garcia; ma questa squadra dovrà assolutamente abituarsi a mettere in campo più aggressività, abnegazione, movimento senza palla, ovvero le cose che sono mancate maggiormente fin adesso, se vorrà che nel prosieguo la sua indubbia qualità abbia la meglio sulle difese chiuse e sulle formazioni molto fisiche tipiche della Ligue 2. Un aiuto a risolvere il problema del gol dovrebbe poi venire da Julien Toudic, che per il suo opportunismo in area di rigore il tecnico del Lens ha definito un “Jean-Pierre Papin” e che finora non ha potuto dare un grande contributo alla causa perché infortunato.

Quest'anno abbiamo visto indossare all'Amiens una particolare maglia rossa e azzurra, in luogo della tradizionale maglia bianca: si tratta della maglia celebrativa per i 110 anni del club e ne riprende i colori originariNella foto, l’esultanza dei giocatori dell’Amiens, che nell’occasione indossano una particolare maglia rossa e azzurra invece della tradizionale maglia bianca: si tratta della casacca celebrativa per i 110 anni dalla fondazione, che riprende i colori originari del club.

A proposito dell’Arles-Avignon non ha molto senso parlare di adattamento alla categoria, visto che l’anomalia era semmai il fatto che il club fosse riuscito ad issarsi fino alla Ligue 1 e per di più così velocemente. Sarebbe già una grande conquista riuscire ad assestare la squadra al livello attuale, cosa non tanto scontata per una piccola realtà che deve lavorare sulla costruzione di strutture adeguate ma anche di un’identità riconoscibile, che le note ragioni storico-geografiche o il fatto che la rosa non possa vantare alcun elemento formato in casa, caso davvero rarissimo in Francia, non contribuiscono a sviluppare. Il primo impatto con la Ligue 2 è stato senza infamia e senza lode e per ora gli uomini di Hadzibegic, pur facendo molta fatica a produrre una manovra fluida, sono riusciti in qualche modo a tenersi a galla, grazie soprattutto ad una difesa solida che può contare sul fiore all’occhiello Ludovic Butelle, portiere che anche a detta di molti addetti ai lavori avrebbe meritato ben altra carriera. E’ una squadra che deve provare a fare più punti possibili tra le mura amiche perché finora il bilancio in trasferta è stato il peggiore in assoluto tra quelli delle venti contendenti, con due soli punti in carniere.

Anche per l’Amiens, attualmente terzultimo, il principale appiglio a cui aggrapparsi per sperare nella salvezza è senz’altro la retroguardia ed in particolar modo il suo portiere Bonnefoi, che ai tempi della Primavera della Juventus ha avuto l’opportunità di allenarsi a fianco di Buffon e di rubargli qualche segreto: paradossalmente, nonostante la posizione di classifica, i piccardi hanno la miglior difesa insieme a quella del Clermont, che ha consentito finora di minimizzare i grossi limiti tecnico-tattici di una formazione che per certi versi dà l’impressione di non avere ancora metabolizzato del tutto il passaggio dal National alla Ligue 2; tra i limiti maggiori, l’abuso del lancio lungo e la difficoltà ad andare in gol, con la preoccupante constatazione che se non segna Touzghar è difficile oggettivamente individuare chi in questo momento possa farlo. In ogni caso, il 4-1-4-1 messo in campo da Batelli nelle ultime uscite sembra aver assestato meglio in campo la squadra ed è arrivato il confortante bottino di cinque punti in tre partite, con due pareggi e la prima vittoria ottenuta sul terreno amico dello Stade de la Licorne contro il Laval, naturalmente per 1-0.

Ci si aspettava qualcosa in più dal Guingamp del nuovo presidente federale Le Graët, che aveva concluso la scorsa stagione non solo con la terza piazza in classifica ma anche con l’attacco di gran lunga migliore del National e con unanimi consensi per il gioco spumeggiante di Gourvennec; ma per il momento i bretoni dividono con l’Amiens proprio il poco lusinghiero primato di peggior attacco con soli cinque gol all’attivo, primato sul quale hanno probabilmente influito in parte l’inesperienza, in parte l’aver sottovalutato il peso specifico dell’addio del bomber Scarpelli, andato via a fine contratto ed oggi ancora in terza serie con la maglia del Fréjus Saint-Raphaël: in effetti il gioco e le occasioni continuano a vedersi e ad essere mancato è soprattutto un finalizzatore. A questo primo problema si aggiunge quello di una difesa che aveva cominciato bene, ma che dal momento della partenza di Bakary Koné per Lyon a stagione iniziata ha accusato il colpo e ha cominciato a fare acqua da tutte le parti; il risultato è che, a causa principalmente di una partita particolarmente negativa, lo 0-4 di Nantes, il Guingamp è attualmente anche la squadra con la peggior differenza reti del torneo, -5. Ma la qualità complessiva dell’organico, che può vantare l’età media più bassa insieme a quelli di Le Havre, Le Mans e Metz, è buona e questo fa pensare che ci siano ampi margini per riprendersi.

DALLA LIGUE 1 AI BASSIFONDI DELLA LIGUE 2 : I DIFFERENTI CASI DI LE MANS, METZ E BOULOGNE

Arnaud Cormier e Henri Legarda - foto L'Equipe

Il tornante è stato la partita della Rabine di Vannes, alla penultima giornata del campionato 2010-2011: vincendola il Le Mans si sarebbe trovato oggi in Ligue 1, invece l’ha persa, è rimasto in Ligue 2 per la differenza reti sfavorevole nei confronti del Dijon e gli scenari per il club della Sarthe sono radicalmente mutati: la promozione al termine della scorsa stagione, con un organico qualitativamente superiore a quelli della concorrenza, era data per scontata ed i costi di gestione di uno stadio di nuova generazione come la MMArena non sono sostenibili sul lungo termine in Ligue 2; così un drastico taglio alle spese si è reso necessario e Helstad, Corchia, Baal, Bouhours, Hautcoeur, Cerdan, Louvion, Lamah sono partiti per lasciar spazio ad una banda di ragazzi appena usciti dal centro di formazione. Adesso il Le Mans non è più la squadra con l’organico più forte ma una squadra di giovani promettenti da far crescere e con questi presupposti era prevedibile che ci fosse da soffrire, almeno in una prima fase, anche se forse non ci si aspettava che l’inizio fosse traumatico fino a questo punto. Per il presidente Henri Legarda, che tempo fa aveva dichiarato di voler trasformare il Le Mans in uno dei primi cinquanta club europei, con l’ultimo posto in classifica per un attimo si è profilata piuttosto la prospettiva di rivivere l’incubo del Racing Strasbourg, che nella stagione 2008-2009, appena retrocesso dalla massima serie, per un solo punto fallì l’immediata risalita in Ligue 1 per poi sprofondare in National dodici mesi dopo. Eppure Legarda è stato bravo e caparbio ad insistere su Arnaud Cormier, il più giovane dei tecnici della L2 con i suoi trentasei anni, a dispetto del fallimento dell’anno scorso ed a difenderlo anche durante le magre di questo debutto di campagna: in effetti, chi ha avuto modo di seguire le partite del Le Mans può confermare che la squadra ha sempre giocato molto bene e che alcuni ragazzi in particolare hanno lasciato intravedere qualità indubbie; ma ha pagato con qualche spreco in fase realizzativa e qualche ingenuità di troppo l’inesperienza di un gruppo nel quale solo la coppia centrale difensiva DoumbiaAdenon ed il capitano Thomas, tra i titolari abituali, hanno un certo vissuto alle spalle. Il rischio era naturalmente quello che subentrassero ansia o rassegnazione, ma gli ultimi quattro risultati, due pareggi e due vittorie di cui la più recente sul campo dell’Istres strappata nel recupero in dieci contro undici, fanno ben sperare e possono aver dato ai giallorossi una bella iniezione di fiducia.

Il FC Metz 2011-2012

Più che quelle dello Strasbourg le vicende del Le Mans potrebbero semmai ricordare per alcune affinità quelle del Metz che, mancata per due anni consecutivi la promozione in Ligue 1 dopo essere retrocesso al termine della stagione 2007-2008, fu costretto ad un ridimensionamento dei costi e di conseguenza anche dell’organico e decise di puntare sui ragazzi cresciuti al club ed in particolare sul blocco che aveva vinto la Gambardella nel maggio 2010; la scelta non ha pagato subito e nello scorso torneo i Grenats si sono trovati così a flirtare a lungo con lo spettro della discesa in National prima di ottenere la matematica salvezza solo alla penultima giornata. Quest’anno si pensava che con la maturazione dei giovani, l’inserimento di qualche giocatore di categoria come Bouby, Pouye e Abdoulaye e la permanenza in Lorena di tre grandi protagonisti della rimonta salvezza quali Mathieu Duhamel, Mahamana Traoré e Kévin Diaz, che per motivi diversi avevano potuto dare il proprio contributo alla causa solo nella seconda parte della stagione, si sarebbe quantomeno potuta vivere un campionato senza patemi; le prime giornate avevano confermato quest’impressione e anzi avevano fatto sperare i tifosi in un possibile inserimento nella lotta promozione, ma le ultime tre sconfitte di fila sono state una doccia gelata e hanno fatto riaffiorare i vecchi fantasmi. Tuttavia la squadra di Bijotat nelle circostanze in questione è stata condannata soprattutto dagli episodi, con qualche errore evitabile nelle zone chiave del campo, e non sembrano esserci le basi per preoccuparsi seriamente, al massimo per rinviare ancora una volta i sogni di ritorno nella massima serie.

Sembra più preoccupante invece la situazione del Boulogne, principalmente perché la sensazione è che nell’ambiente non ci siano la tranquillità e l’armonia necessarie. Già nella scorsa stagione nello spogliatoio c’erano state turbolenze che il presidente Wattez aveva pensato di risolvere allontanando l’attuale allenatore del Sedan Guyot e chiamando Michel Estevan, l’artefice del salto dell’Arles-Avignon dal CFA 2 alla Ligue 1, che ha fama di grande motivatore ma che dal momento dell’esonero da parte del club provenzale dà l’idea di essere entrato in una spirale negativa. Dopo le illusorie cinque vittorie iniziali, la sua squadra l’anno scorso non si è mai discostata dalla mediocrità e quest’anno ha cominciato molto male, riuscendo finora a vincere una sola gara, la sfida casalinga contro il Guingamp; e nuove tensioni non si sono fatte attendere, con la rissa in allenamento tra Agouazi e Fabien – il primo dopo qualche giorno è finito ad Istres, il secondo ha perso la fascia di capitano – o con lo stesso Estevan che ha sempre più spesso dato segni di nervosismo, non risparmiando dichiarazioni rancorose nei confronti dei suoi ex dirigenti in occasione della partita contro l’Arles-Avignon e soprattutto imponendo l’allontanamento del suo secondo Pascal Plancque: di dissidi tra i due uomini, dovuti tra le altre cose all’eccessiva vicinanza di Plancque ai giocatori, L’Equipe aveva parlato già al termine del campionato passato. In campo poi si è vista molta confusione ed Estevan ha descritto i movimenti della sua squadra come quelli di “un cane che cerca di acchiappare una farfalla”. E’ mentre scriviamo che viene comunicata ai media la notizia dell’esonero del tecnico e poco dopo anche il nome del suo successore, che è proprio Plancque, ancora sotto contratto con il club del Pas-de-Calais: vedremo se il quarantottenne normanno, di cui ricordiamo in particolare l’esperienza a Lille come vice di Puel e poi di Rudi Garcia, sarà in grado di riportare ordine e serenità. Intanto, tra le poche note liete fino a questo momento, le parate dell’alsaziano Régis Gurtner, che l’anno scorso tra i pali dello Strasbourg è stato uno dei migliori del National con i già citati Novaes e Bonnefoi, i gol di Alexis Allart e qualche saggio di classe di Enzo Reale.

I CLUB CHE HANNO CAMBIATO GUIDA TECNICA…

Wiltord si sta ritagliando il suo spazio a Nantes; qui eccolo in azione contro lo Chateauroux sul nuovo terreno sintetico del Gaston Petit

Dalle Ardenne, Landry Chauvin ha portato con sè a Nantes il suo 4-3-3 d’ordinanza ma non l’inseparabile cappellino con cui eravamo abituati a vederlo a bordocampo, poiché il presidente Waldemar Kita gli ha imposto di andare in panchina a capo scoperto; Chauvin ha dimostrato finora una grande pazienza nel sopportare le intemperanze presidenziali e l’eterno caos che regna al club, con Stéphane Ziani che ha lasciato le sue funzioni di direttore tecnico a neanche due mesi dal suo insediamento, proprio come aveva fatto poco tempo prima Guy Hillion, ed il giovane centrocampista Vainqueur attorno al quale l’ex tecnico del Sedan stava costruendo la squadra ceduto a sua insaputa allo Standard Liège in chiusura di mercato, tanto per citare due episodi tra i più eclatanti; e adesso dopo l’inizio difficile sembrerebbe finalmente aver trovato insieme ad una formazione tipo anche il bandolo della matassa, con il suo Nantes imbattuto da cinque giornate e protagonista di alcune belle prestazioni – su tutte il 4-0 al Guingamp –  che ha appena fatto capolino nella prima metà di classifica. Importantissimo si sta rivelando l’innesto di Granddi Ngoyi, ventitreenne mediano di proprietà del PSG, nella scorsa stagione in prestito a Brest, uno di quegli innumerevoli validi giocatori cresciuti nel club della capitale che hanno bisogno di andare altrove per affermarsi: con Chauvin si è imposto nel ruolo di vertice basso del triangolo di centrocampo, grazie alla sua qualità nel primo rilancio ed alla capacità di verticalizzare il gioco, e pian piano sta facendo dimenticare Vainqueur. Ai due lati del centravanti, il giovane serbo Djordjevic, stanno facendo molto bene due giocatori che in quella posizione sono adattati perchè nascono entrambi come punte centrali, ovvero Serge Gakpé (1987), grande promessa del Monaco che si era un po’ persa per strada, e Florian Raspentino (1989), l’anno scorso ad Agde in CFA 2. Ma la notizia più bella per i tifosi dei Canaris è che alla Beaujoire inizia a brillare la stella di un ragazzo della Jonelière, il centrocampista diciottenne Jordan Veretout, in cui Chauvin crede molto.

Nella Loira un’altra panchina ha cambiato padrone e stavolta non per scelta ma per necessità, poiché l’Angers, già alle prese con una delicata situazione finanziaria e con il conseguente divieto ad operare sul mercato in entrata imposto dalla DNCG, era rimasto orfano dopo tanti anni del suo stratega Jean-Louis Garcia partito alla volta di Lens. Con il successore Stéphane Moulin, promosso dalla squadra riserve, non si vedono più – almeno finora – l’organizzazione rigorosa ed il blocco solido che avevano consentito ai bianconeri di chiudere la stagione 2011-2012 con la miglior difesa del campionato; in compenso, l’Angers è più bello a vedersi e segna di più, grazie soprattutto alla bella intesa tecnica creatasi in attacco tra due giocatori raramente schierati insieme da Garcia l’anno scorso: il rumeno Claudio Keserü, valore sicuro di questa categoria, ed il giovane Gaëtan Charbonnier, elemento dalle doti molto interessanti attualmente in testa alla classifica dei marcatori in coabitazione con Rivière. Moulin ha anche avuto il merito di valorizzare, nel suo 4-4-2 classico, l’ala franco-argentina Diego Gomez, classe 1985, che era arrivato nel gennaio scorso dal Montluçon (CFA 2) e che Garcia non vedeva, mentre adesso si è trasformato nel miglior uomo assist del campionato con cinque passaggi decisivi già all’attivo. I risultati per il momento sono in perfetto equilibrio, con tre vittorie, quattro pareggi e tre sconfitte.

Diego Gomez in azione - foto da angers-sco.fr

Già detto di Guyot, Garcia e dell’ultimo arrivato Simone, c’è ancora un volto nuovo in panchina ed era probabilmente quello che suscitava maggiore curiosità, trattandosi di un personaggio che si affacciava per la prima volta sulla ribalta del calcio francese: il tedesco Peter Zeidler, l’ex professore di francese ed ex assistente di Rangnick all’Hoffenheim che è approdato a Tours con in’idea di gioco ben precisa in testa ed in pochi mesi ha completamente trasformato una squadra i cui interpreti sono rimasti pressoché invariati rispetto alla passata stagione. Infatti il vecchio Tours di Daniel Sanchez – oggi a Valenciennes – che amava gestire il possesso è diventato una formazione corta, compatta, estremamente aggressiva, che cerca di recuperare il pallone molto alto per poi proiettarsi rapidamente in avanti e colpire con la potenza dell’angolano Titi Buengo o con l’estro brasiliano di Diego Rigonato, il quale in posizione decentrata nel tridente sembra trovarsi a proprio agio. L’handicap di questo tipo di gioco è che comporta un grosso dispendio di energie fisiche e che di conseguenza la squadra tende a calare alla distanza, come dimostra il fatto che se si prendesse in considerazione la classifica relativa ai soli primi tempi, il Tours sarebbe terzo e non ottavo: specchio perfetto ne è stata la gara giocata venerdì scorso allo Stade de l’Aube di Troyes, con una prima frazione strepitosa da parte degli uomini di Zeidler che hanno dominato e chiuso in vantaggio per 1-0, facendosi poi schiacciare nella ripresa dai padroni di casa fino al micidiale uno-due finale di Thiago Xavier che ha ribaltato il risultato. Il problema potrebbe essere accentuato dalla rosa ristretta che non consente molti cambi di formazione e dunque il rischio è quello di vedere ancora una volta i Ciel et Noir spegnersi nel girone di ritorno, stavolta per limiti fisici, dopo che tante volte abbiamo visto il Tours di Sanchez eclissarsi nella seconda metà di stagione per limiti essenzialmente mentali: ci si augura che non sia così poiché ciò che hanno mostrato fin qui Zeidler e i suoi ha costituito una delle novità più interessanti del campionato.

…E QUELLI CHE HANNO PUNTATO SULLA CONTINUITÀ

Benjamin Mendy (a sinistra)

Per alcuni club è facile individuare una linea di continuità rispetto alla scorsa stagione, al di là della conferma della guida tecnica. Uno di questi è sicuramente il Le Havre, che persevera nel portare avanti con decisione la sua politica sportiva fondata sui ragazzi cresciuti in casa, nonostante nella scorsa stagione proprio il difetto di esperienza costò il crollo nelle ultime giornate e la promozione: anzi quest’anno l’età media dell’organico e della formazione tipo si sono abbassate ulteriormente, i pali sono brillantemente difesi dal più giovane tra i portieri delle venti squadre, Zacharie Boucher, ed in rosa ci sono gli unici due giocatori classe 1994 dell’intera categoria, il secondo portiere Brice Samba ed il laterale sinistro di difesa Benjamin Mendy, lanciato titolare da Daury a soli diciassette anni e ventisette giorni. Partito Gueïda Fofana con destinazione Lyon, la stella indiscussa adesso è Ryan Mendes da Graça, che ha già illuminato la scena con diversi lampi di classe. Lo Stade Jules Deschaseaux continua ad essere la roccaforte ancora inespugnata dei Ciel et Marine, ma dopo un inizio brillante la squadra adesso sta mordendo un po’ il freno.

Altro club con uno stadio-fortino è il Laval, che l’anno scorso ha costruito la sua sofferta permanenza in Ligue 2 proprio sul nutrito bottino di punti presi al Francis Le Basser, rimasto inviolato fino all’ultima giornata, quando a giochi ormai fatti fu espugnato per la prima volta dal Reims; per contro il bilancio in campo esterno fu davvero deficitario, così come quello dei gol realizzati. In questa stagione i Tangos, pur restando una squadra tipicamente casalinga, sembrano tuttavia aver trovato un equilibrio maggiore tra il rendimento interno e quello in trasferta, dove hanno già vinto una partita, al Parsemain di Istres, e preso complessivamente sei punti. Sono inoltre meno dipendenti da Lebouc – che non ha comunque avuto un inizio scintillante – grazie al maggior numero di soluzioni offensive conseguenti alla presenza in rosa di giocatori come Badiane, Gamboa o Viale; quest’insieme di fattori ha consentito alla squadra allenata da Hinschberger, che peraltro può contare su una grande tranquillità a livello ambientale e su una politica societaria oculata, di segnare un po’ di più, di partire meglio e di iniziare a mettere presto il fieno in cascina necessario alla salvezza.

Sid Ali Yahia Chérif con la maglia dell'Istres

Salvezza per cui una stagione dopo l’altra si batte lo Châteauroux, altro club dal budget molto limitato, che si aggira intorno agli otto milioni di euro come quello del Laval: per i Castelroussins l’abitudine a muoversi nei bassifondi della classifica rappresenta sicuramente un punto di forza, così come la stabilità tecnica, con il presidente Le Seyec che l’anno scorso non esitò a confermare e a sostenere pubblicamente Tholot anche nel corso dell’inquietante serie di partite senza vittoria a cavallo tra tra novembre e febbraio. Allora come adesso, si vedeva una squadra in grado di produrre gioco ed occasioni ma non di convertirle in gol e punti: quest’anno è aumentato il numero di giocatori tecnici e veloci, scelti appositamente in funzione del nuovo terreno sintetico del Gaston Petit, ma la mancanza di concretezza è rimasta invariata e l’abitudine comincia a diventare pericolosa se si guardano le cifre, che dicono che la Berrichonne è la squadra che fin qui ha perso più di tutte, ben cinque partite su dieci come Le Mans ed Istres. Nella speranza di risolvere il problema, proprio durante la sosta è stato ingaggiato l’attaccante corso Jean-Jacques Mandrichi, ventisette anni e 52 reti in Ligue 2 in carriera, di cui dieci nello scorso campionato con la maglia del Grenoble.

Ed infine, l’indecifrabile Istres, la squadra mediterranea per eccellenza, anima provenzale, allenatore corso ed ossatura maghrebina, mostra come l’anno scorso belle manovre palla a terra, una buona capacità di reazione ed un attacco prolifico che può contare adesso su una nuova freccia al proprio arco: il ventiseienne algerino Sid Ali Yahia Chérif, scoperto nel JS Kabylie con cui a maggio ha vinto la Coppa d’Algeria, già a quota quattro gol così come l’inossidabile compagno di reparto Nassim Akrour, che con i suoi trentasette anni è il giocatore di campo più anziano della categoria insieme a Sylvain Wiltord. Gli Aviateurs confermano un’ulteriore tendenza, quella di essere capaci di alternare alti e bassi con estrema disinvoltura: anche in questo campionato hanno iniziato molto male, con ben quattro sconfitte nelle prime cinque giornate, complice probabilmente il Ramadan che come sostiene il tecnico Pasqualetti di certo ha il suo peso in una rosa con un’alta percentuale di giocatori di origine musulmana; poi si sono ripresi e hanno messo in fila tre vittorie consecutive, prima di ricadere alla vigilia della sosta per mano del Le Mans, che si è imposto al Parsemain in dieci contro undici. E così uno dei tanti enigmi di questa Ligue 2 continua.

– Ecco la classifica completa dopo dieci giornate:

– La classifica dei marcatori, prime posizioni:

– Infine le partite dell’undicesima giornata, in programma dopo la sosta:

Ricordiamo che il calendario completo è disponibile qui, alla fine dell’articolo.

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Discussione

Un pensiero su “Ligue 2: l’analisi dei temi principali dopo dieci giornate

  1. Complimenti veramente, un articolo a dir poco esaustivo.
    Continuate cosi!

    Pubblicato da scomBETtiamo | 12 ottobre 2011, 16:12

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