Espoir del mese, Talenti

L’Espoir del mese – Baptiste Reynet e Zacharie Boucher, piccoli portieri crescono

Per quel che riguarda l’assegnazione del riconoscimento simbolico di Espoir del mese di agosto, Foot Hexagonal ha deciso per un ex aequo tra due giovani estremi difensori: Baptiste Reynet, classe 1990, del Dijon, e Zacharie Boucher, classe 1992, del Le Havre, accomunati dal fatto che entrambi erano destinati a ricoprire niente più che il ruolo di terzo portiere nelle gerarchie delle rispettive squadre e che in un indimenticabile agosto 2011 la sorte e le loro prodezze hanno cambiato radicalmente lo scenario trasformandoli in titolari indiscussi.

– BAPTISTE REYNET – DIJON FCO –

CARTA D’IDENTITÀ

Nome : Baptiste Reynet

Ruolo: Portiere

Data di nascita: 20 ottobre 1990

Luogo di nascita: Romans-sur-Isère (Rhône-Alpes, France)

Nazionalità : Francese

Altezza e peso: 185 cm per 85 kg

Club di appartenenza: Dijon Football Côte d’Or (da 07/2011)

Club precedenti : U.S. Moursoise (da 09/1997 a 06/2002), A.S. Valence (da 06/2002 a 07/2005), U.S. Moursoise (da 08/2005 a 08/2007), F.C. Martigues (da 08/2007 a 06/2011)

DAL CFA ALLA LIGUE 1 – Scorrendo la lista degli acquisti estivi del Dijon neopromosso in Ligue 1, nessuno aveva prestato molta attenzione al nome di Reynet. Reduce da una stagione 2010-2011 in CFA a difendere la porta del FC Martigues, arrivato secondo nel girone C alle spalle del GFCO Ajaccio e poi ripescato in National in seguito alle sanzioni della DNCG (qui, per chi fosse interessato, la presentazione delle squadre di National), nelle intenzioni della vigilia avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di terzo portiere alle spalle dell’esperto Jean-Daniel Padovani e del nazionale togolese Baba Tchagouni e probabilmente sarebbe rimasto ancora a lungo nell’anonimato se il destino non ci avesse messo lo zampino. Accade che il battesimo del Dijon nella massima categoria raggiunta per la prima volta nella propria storia si riveli un autentico choc, con il pesantissimo 1-5 subito al Gaston Gerard ad opera del Rennes, alcuni gol incassati in maniera decisamente evitabile e Patrice Carteron che ci pensa su e prende una decisione coraggiosa ed impopolare: a pochi giorni dalla trasferta di Toulouse della seconda giornata annuncia di aver promosso tra i pali lo sconosciuto Reynet, nessun match tra i professionisti giocato in carriera, per una notizia che coglie alla sprovvista tutti, persino il diretto interessato che nemmeno figurava nella lista dei convocati per Dijon-Rennes. “So che Reynet non ha nessuna esperienza e che sto correndo un grosso rischio: me ne assumo la responsabilità”, dichiara il tecnico alla stampa. Il 13 agosto 2011 allo Stadium Municipal di Toulouse i Rouges perderanno ancora (2-0), ma il debutto di Reynet sarà molto incoraggiante; incolpevole sui gol, si esibisce in almeno un paio di prodezze ed in generale trasmette una sensazione di grande tranquillità. Così alla partita successiva è di nuovo lui il titolare e quella partita, Dijon-Lorient del 21 agosto, entrerà nella storia perché coinciderà con la prima vittoria del DFCO in Ligue 1: nel 2-0 rifilato ai bretoni il giovane portiere è protagonista assoluto della valorosa resistenza della squadra di Carteron, ridotta in dieci dal finale del primo tempo per l’espulsione di Méïté, mostrandosi dominatore incontrastato della propria area e dando prova di sicurezza sulla linea di porta, tempismo nelle uscite sia alte che basse, abilità con i piedi, sangue freddo e serenità. Impressioni che conferma in toto alla quarta giornata, il 27 agosto, nella vittoria dei bourguignons in casa dell’Evian TG nella quale ancora una volta mantiene la propria rete inviolata e raccoglie consensi e voti alti da parte di tutte le testate sportive francesi: ormai Baptiste è il nuovo padrone della porta del Dijon e Carteron sembra aver vinto la sua scommessa.

Reynet in allenamento con Jean-Daniel Padovani, ormai diventato il suo vice - foto Bertrand Lhote

IL METODO CARTERON – Colpisce la constatazione che, proprio come le circostanze del suo esordio, è tutto il percorso di Reynet ad essere certamente atipico nel panorama della Ligue 1, poiché la rivelazione di queste prime giornate non può vantare nè il consueto passaggio da un centro di formazione nè tantomeno un curriculum lineare. A Mours-Saint-Eusèbe, il paese del Drôme (Rodano-Alpi) dov’è cresciuto, è il rugby lo sport più praticato e la famiglia Reynet è una famiglia di rugbysti incalliti, con il padre Raphaël che ha anche giocato ad alto livello a Romans-sur-Isère; Baptiste è fin da bambino più attratto dal pallone rotondo che da quello ovale, ma i suoi inizi non sono per nulla facili e non lasciano presagire il seguito luminoso: prima la sindrome di Osgood-Schattler che lo colpisce intorno ai tredici anni e lo allontana per lunghi mesi dai campi, poi un’esperienza deludente nel Valence che lo spinge, quindicenne, a tornare a casa e a giocare due anni in eccellenza dipartimentale, ed ancora un provino di quattro giorni a Nancy dall’esito non positivo. Ma la voglia di calcio nonostante tutto non si è affievolita, il ragazzo non demorde e mentre lavora come piastrellista manda il suo curriculum a diversi club: l’unico a rispondergli è il Martigues e così nell’estate 2007 Baptiste parte per il sud della Francia, approdando in una piccola realtà nota agli addetti ai lavori per la sua tradizione formatrice di portieri, grazie in particolare ad una figura silenziosa ma preziosissima nello staff tecnico quale Jean-Philippe Messina, cinquantacinque anni, quindici trascorsi ad insegnare calcio ai numeri uno della squadra provenzale; coincidenza vuole che da qui siano passati tra gli altri proprio Padovani e Tchagouni e adesso alle cure di Messina è stato affidato anche il ventunenne Franck L’Hostis, il portiere della selezione francese al Festival Espoirs di Toulon, prestato dal Monaco ai giallorossi di cui è diventato il nuovo titolare tra i pali dopo la partenza di Reynet per la Borgogna. Ad ogni modo, in particolare a partire dalla stagione 2009-2010 la progressione di Baptiste è impressionante e gli consente di imporsi autorevolmente in prima squadra, mentre a sua insaputa il Dijon inizia con discrezione a visionarlo, fino ad arruolarlo nello scorso luglio. D’altronde non c’è da stupirsi della scelta di Carteron, visto che avevamo ampiamente parlato del suo  metodo di lavoro qualche mese fa, nel celebrare la promozione dei Rouges: di giocatori che hanno seguito il tradizionale percorso dei centri di formazione nel suo gruppo ce ne sono veramente pochi ed i ragazzi ancora giovani provenienti direttamente dal mondo amatoriale sono proprio il tipo di profilo più ricercato dal suo staff tecnico, come dimostrano le storie di Corgnet, Guerbert, Courgnaud o altri; recentemente il tecnico ha dichiarato a L’Equipe: “Quelli che escono dai centri vivono spesso con una pressione negativa addosso…ci si attende troppo da questi ragazzi, che riescano, che guadagnino milioni…e quando non riescono, nessuno spiega loro il perché…qui la gestione umana, le parole, la fiducia, sono una parte essenziale del mio lavoro”.

Una formazione del Martigues 2010-2011 - foto da fcmartigues.fr

LA FORZA DELLA TRANQUILLITÀ – Continua Carteron: “Non avevo dubbi sul livello di Baptiste e sulla sua capacità di giocare in Ligue 1; se potevo nutrirne qualcuno, era eventualmente soltanto sulla sua gestione delle emozioni. Ora posso dire che si tratta di un ragazzo stabile, sereno, posato”. A confermarlo la risposta dello stesso interessato, quando alla vigilia dell’esordio con la maglia del Dijon gli veniva chiesto se avvertisse la pressione all’idea di debuttare in Ligue 1 all’improvviso: “Pressione? Io non sono uno che si stressa facilmente. Affronto le partite tranquillamente, è così che avevo fatto le prime volte a Martigues. Tanto, se dovessi deludere diranno che sono troppo giovane, che mi manca l’esperienza per giocare in Ligue 1. Mal che vada avrò vissuto qualcosa di nuovo, che non rimpiangerò”. Questo suo modo di essere e di porsi estremamente rilassato è qualcosa che salta subito all’occhio, tanto da venire sottolineata da chiunque sia interrogato sul suo conto: dal primo allenatore alla scuola del paese, che lo ricorda come un ragazzo “pieno di fiducia in se stesso e sempre con il sorriso sulle labbra”, al suo attuale preparatore dei portieri a Dijon, Zakaria Alaoui, che racconta di come all’inizio avesse scambiato la sua sorprendente tranquillità per noncuranza, fino al padre Raphaël, che confida ancora a L’Equipe “Nulla turba mai mio figlio. A volte mi chiedo se non sia addirittura troppo calmo”. Sapendo come l’eccessiva emotività sia il nemico numero uno di ogni estremo difensore, è evidente che una qualità naturale simile renda Reynet, descritto da tutti i suoi allenatori altresì come portiere dotato tecnicamente, un elemento dal grande potenziale. Detto anche che l’aver già affrontato un percorso irto di difficoltà ad inizio carriera dovrebbe teoricamente averlo forgiato e preparato a subire l’urto dei momenti negativi, adesso resta semmai da vedere quale sarà la sua capacità di gestione dell’interesse mediatico e delle attenzioni che è inevitabilmente destinato a suscitare.

Per Reynet arrivano la notorietà e la prima conferenza stampa

I PORTIERI DEL FUTURO? – E così, in questo vortice dove per Reynet tutto è accaduto a ritmo vertiginoso ma da cui lui non sembra lasciarsi travolgere, a sorpresa arriva anche la chiamata di Eric Mombaerts per la prima partita di qualificazione all’Europeo 2013 che le Espoirs (l’Under 21 francese, ndr) giocano in Lettonia il 2 settembre, per un nuovo ciclo che punta sui ragazzi classe 1990 e 1991 dopo il precedente fallimento e la mancata partecipazione al torneo disputato in Danimarca e Svezia nel giugno scorso. In un particolarissimo gioco di intrecci, nel gruppo Baptiste ritrova ancora una volta Ali Ahamada, il portiere del Toulouse che già si era trovato di fronte in occasione del debutto in Ligue 1, dopo averlo conosciuto nel 2007 a Martigues: il giovane numero uno del TFC è infatti nato proprio della città provenzale e prima di approdare nel settore giovanile dei Violets nel 2009, è naturalmente passato anche lui dal FC Martigues  e dagli allenamenti di Jean-Philippe Messina, incrociando Reynet per un biennio. Ahamada sarà il prescelto di Mombaerts per difendere la porta dei Bleuets contro la Lettonia e la contemporanea presenza nella rosa dei due ragazzi suggerisce riflessioni confortanti, perché era dalla gara contro la Germania dell’ottobre 2008, con Hugo Lloris tra i pali, che il selezionatore delle Espoirs non aveva l’opportunità di schierare un portiere titolare in Ligue 1 con il suo club; in questi anni in molti sono stati chiamati, ma tutti occupavano nella migliore delle ipotesi il ruolo di dodicesimo e nessuno ha mai convinto veramente, tanto che l’unica costante nel tempo è rimasto Joris Delle, titolare inamovibile in Ligue 2 con il Metz, tuttora presente a comporre con Ahamada e Reynet un terzetto davvero interessante; il preparatore dei portieri delle Espoirs Sylvain Matrisciano non nasconde il suo sollievo di fronte a segnali che sembrano indicare la volontà delle società della massima serie di ricominciare a dare fiducia ai giovani anche nel ruolo più delicato. E’ ancora presto per dire se si tratta di una tendenza destinata ad avere un seguito, se questa generazione di portieri darà effettivamente delle soddisfazioni ai colori francesi e se Baptiste Reynet manterrà le promesse, ma una cosa è certa: come dice Carteron, “Quando si percepisce un potenziale in qualcuno, è bene dirlo; ma è altrettanto bene non aspettare sei mesi prima di farlo giocare”.

– ZACHARIE BOUCHER – HAVRE AC –

CARTA D’IDENTITÀ

Nome : Zacharie Boucher

Ruolo : Portiere

Data di nascita: 7 marzo 1992

Luogo di nascita: Saint-Pierre (La Réunion – France)

Nazionalità : Francese

Altezza e peso : 180 cm per 74 kg

Club di appartenenza: Havre Athletic Club

Club precedenti : US Stade Tamponnaise

LA TRADIZIONE DEL LE HAVRE – Quando si parla delle migliori scuole di portieri dell’Esagono, immancabile ed inevitabile è la citazione per quella del Le Havre: dal centro di formazione della Cavée Verte sono in tempi più o meno recenti usciti infatti tre nazionali francesi come Cristophe Revault, Steve Mandanda e Nicolas Douchez, ma anche l’attuale titolare dei Ciel et Marine, il ventitreenne franco-haitiano Johnny Placide, o il promettente belga Mike Vanhamel, legatosi quest’estate al Westerlo, o ancora un portiere regolare ed affidabile come Olivier Blondel, oggi a Troyes. Nel caso del nuovo gioiello Zacharie Boucher, la tradizione che vuole il club della Senna Marittima formatore di portieri per eccellenza si è intrecciata felicemente ad un’altra tradizione, quella che da circa quindici anni lega i normanni in un fruttuoso partenariato alla Jeunesse Sportive Saint-Pierroise (JSSP), la squadra faro di Saint-Pierre de La Réunion, i cui migliori talenti partono per completare la propria formazione alla Cavée Verte, mentre altri ragazzi compiono il percorso inverso per farsi le ossa nell’agguerrito campionato dell’isola dell’Oceano Indiano: non tutti sanno che è proprio in questo modo che a Le Havre sono arrivati parecchi giocatori lanciati nel grande calcio dall’HAC, quali Sinama-Pongolle, Hoarau, Payet, tanto per citarne alcuni. Boucher non è cresciuto come gli altri nella JSSP bensì nel club rivale, l’Union Sportive Stade Tamponnaise, dove ha iniziato a giocare all’età di otto anni, ma a notarlo è stato proprio Yves Dupuy, l’uomo che costituisce oggi il legame tecnico tra l’HAC e la JSSP, avendo lavorato in passato sia come educatore alla Cavée Verte sia come direttore del centro di preformazione della Ligue de la Réunion, che ricordiamo far parte a tutti gli effetti della Federazione Francese. Dupuy propone a Zacharie un provino con il Le Havre che ha esito positivo, così il ragazzo parte sedicenne per la Normandia, dove approda nel luglio 2007.

GLI INIZI E LA MAGLIA DEI BLEUETS – In verità gli inizi sono difficili, come spesso avviene quando un ragazzo poco più che adolescente viene sradicato dal suo ambiente per ritrovarsi catapultato in una realtà completamente diversa; in seguito, sarà lo stesso Boucher a raccontare al sito ufficiale del Le Havre di essersi più volte chiesto “Ma cosa ci faccio io qui?” e di essere riuscito a superare la nostalgia solo grazie al calcio e alla presenza al centro di formazione di altri ragazzi reunionesi che lo aiutava a sentirsi un po’ meno spaesato. Comunque sia, seguendo l’iter convenzionale, gioca inizialmente con le giovanili per poi essere in un secondo momento aggregato alla squadra riserve, con la quale nella passata stagione viene schierato abitualmente in CFA, richiamato negli U19 solo in occasione di partite particolarmente importanti. La prima convocazione nelle selezioni giovanili francesi avviene a brevissima distanza dal suo trasferimento in Francia e con la maglia dei Bleuets disputa da titolare due eventi maggiori, l’Europeo Under 17 in Germania nel 2009 e il Tour Elite dell’Europeo Under 19 in Slovacchia nel 2011: Francia-Grecia 1-2 del 22 maggio scorso, la partita che è purtroppo costata la partecipazione all’Europeo di categoria in Serbia, resta per il momento l’ultima di Boucher in nazionale, poiché il nuovo ciclo è fondato sui giocatori del 1993 ed il posto tra i pali è dunque ora occupato da Alphonse Areola del PSG, visto in campo anche nelle recenti amichevoli contro l’Italia. Comunque sia, quest’estate le premesse della vera svolta della carriera di Zacharie: Fred Gueguen, il preparatore dei portieri della prima squadra dell’HAC, decide di allargare il gruppo di allenamento a quattro elementi; a Placide e Vanhamel, primo e secondo portiere, si aggiungono così Boucher e Brice Samba, classe 1994, l’ennesimo talento prodotto dalla Cavée Verte, che a luglio al noto torneo dei centri di formazione di Ploufragran è stato premiato dalla giuria con il riconoscimento di migliore nel suo ruolo. Poco dopo Vanhamel, che si sente chiuso da Placide e ha voglia di giocare, decide inaspettatamente di lasciare il suo club formatore e di tentare l’avventura in Jupiler League con il Westerlo, e Boucher si ritrova dunque numero due nella gerarchia alla vigilia dell’inizio del campionato.

Boucher all'Europeo Under 17 del 2009

EROE AL JEAN BOUIN – E arriviamo dunque al 29 luglio e alla prima giornata di Ligue 2, con il Le Havre che comincia in trasferta al Jean Bouin di Angers. Dopo appena ventiquattro minuti di gioco, con i Ciel et Marine in vantaggio, Placide è costretto ad uscire per un guaio muscolare ed è il diciannovenne Zacharie, nessuna partita ufficiale con la prima squadra alle spalle, a prenderne il posto in porta facendo il suo debutto da professionista. Nell’assedio costante dei padroni di casa il reunionese si produce in una serie di interventi decisivi, mentre l’HAC riesce a trovare il raddoppio il contropiede in chiusura di primo tempo; il muro eretto da Boucher e compagni regge bene all’urto fino a quando, al 76′, l’Angers ha l’opportunità più ghiotta per accorciare le distanze, grazie al calcio di rigore assegnato dall’arbitro Rouinsard: è Keserü ad incaricarsi della trasformazione ma il giovane portiere suggella il suo esordio perfetto con una miracolosa respinta. Un ammirevole Angers non si arrende e a dieci minuti dalla fine Couturier riesce finalmente a siglare il 2-1 che riapre l’incontro, con i bianconeri che ci credono ed aumentano la pressione e gli ospiti che continuano a resistere; ma quando sembra ormai fatta, al 92′ Genton tocca il pallone con la mano nella propria area e Rouinsard indica di nuovo il dischetto, per la disperazione dei giocatori normanni. Stavolta a presentarsi dagli undici metri è il congolese Doré e se a cambiare è il rigorista l’esito finale resta invece invariato, perché Boucher para incredibilmente anche il secondo rigore e regala la vittoria ai suoi, che al fischio finale corrono tutti da lui e lo sommergono di abbracci: sono bastati settanta minuti al ragazzo di Saint-Pierre per entrare nella storia dell’HAC. Dopo questa prima indimenticabile, Boucher resta in porta e ad agosto gioca tutte e quattro le successive partite di campionato contro Laval, Amiens, Bastia e Arles-Avignon, incassando solo due reti e confermandosi con ottime prestazioni. E’ allo stato attuale il più giovane portiere titolare in Ligue 2; al secondo posto due classe 1990, Delle del Metz di cui abbiamo parlato poco più sopra ed il nazionale georgiano Giorgi Makaridze, che sembra per il momento aver sorpassato Ovono nella gerarchia tra i pali del Le Mans.

Qui gli highlights di Angers – HAC

Boucher festeggia con Ryan Mendes l'impresa di Angers

PARARE I RIGORI, UNA VOCAZIONE – La cosa davvero sorprendente è che, se si osserva a ritroso la breve carriera di Zacharie, si scopre che il suo primissimo approccio con la prima squadra fu in occasione di un’amichevole contro il Malines giocata dal Le Havre a Dieppe il 30 luglio 2008: in quella circostanza l’allora allenatore Jean-Marc Nobilo lo mandò in campo ad un quarto d’ora dalla fine al posto di Vanhamel ed il ragazzo parò un calcio di rigore. D’altra parte, quando gli si chiede come mai abbia scelto di fare proprio il portiere, lui risponde che è successo per puro caso e racconta di come da ragazzino fosse mediocre con il pallone tra i piedi e di come, piazzato dai compagni in porta secondo il costume seguito d’abitudine con il meno dotato del gruppo, alla sua prima partita – neanche a dirlo – parò immediatamente un rigore, e questo episodio lo esaltò così tanto da convincerlo a continuare tra i pali. In generale, la grande reattività sulla sua linea e doti atletiche di agilità ed elasticità fuori dal comune sono le sue qualità migliori; deve invece migliorare soprattutto nella scelta dei tempi e nelle uscite aeree, che tradizionalmente non sono mai state un particolare punto di forza dei portieri del Le Havre: cose che verranno forse con l’esperienza, ed in questo senso è più che positivo che abbia avuto la fortuna di trovare un club come l’HAC ed un tecnico come Cédric Daury, dei quali è nota la spiccata vocazione a lanciare i giovani, e che il destino gli sia venuto incontro regalandogli del tempo di gioco imprevisto; a differenza di quanto si possa dire ad esempio del suo successore nell’U19 francese Areola (qui una breve presentazione ed un video a lui dedicato, nella parte relativa agli U19 Nazionali), che probabilmente in senso assoluto è più completo ma che al PSG ormai è irrimediabilmente chiuso e non ha la possibilità di progredire e di dimostrare realmente quanto valga. In attesa di capire quando precisamente ritornerà Placide – per il quale ci sono sospetti, non confermati ufficialmente, di pubalgia – e se il rientro dell’haitiano ristabilirà la gerarchia preesistente, Zacharie ha saputo cogliere come meglio non avrebbe potuto la sua opportunità ed intanto, nella ridistribuzione dei numeri di maglia avvenuta dopo la chiusura del mercato, ha ottenuto quel n.1 che all’HAC non veniva assegnato dal ritiro di Revault; tre anni fa il presidente del club normanno Jean-Pierre Louvel, in visita a Saint-Pierre de La Réunion per consolidare il partenariato con la JSSP, parlando con i giornalisti locali dei più promettenti ragazzi reunionesi arrivati a Le Havre diceva: “Zacharie Boucher attualmente è il nostro quarto portiere dopo Revault, Placide e Vanhamel, ma so che un giorno sarà il nostro portiere titolare”: la sua profezia si è avverata molto prima di quanto lui stesso non credesse.

Angers - Le Havre: il momento in cui Boucher para il rigore a Keserü



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