Anteprima, Calendari, Ligue 1

La Ligue 1 ai nastri di partenza

IL CALENDARIO 2011-2012


AC AJACCIO

Presidente: Alain Orsoni

Allenatore: Olivier Pantaloni (confermato)

Stadio: Stade François Coty

Piazzamento nel 2010-2011: Secondo posto (Ligue 2)

A ritmo di mariachi

Da quando il 29 giugno giugno scorso l’ACA ha annunciato ufficialmente l’acquisto a sorpresa del portiere del Tricolor Guillermo Ochoa, il sito internet del club è stato letteralmente preso d’assalto dai tifosi messicani, passando di colpo da 8.000 a 30.000 contatti giornalieri con l’incredibile picco di 47.785 persone connesse dopo l’amichevole precampionato Ajaccio-Bayonne: l’estremo difensore proveniente dal Club América, che non ha fatto mistero di considerare quella corsa una semplice tappa verso la conquista di un palcoscenico europeo più prestigioso, nel suo paese è un’autentica icona, tanto che ben cinque televisioni messicane sono sbarcate nell’isola del Mediterraneo per seguire gli allenamenti nella settimana precedente all’esordio in campionato ed i responsabili di ac-ajaccio.com starebbero addirittura pensando ad una rubrica interamente in spagnolo per consentire agli ammiratori del ventiseienne di Guadalajara di essere aggiornati quotidianamente su tutto ciò che avviene nell’universo biancorosso. E’ dunque Ochoa la star e la principale novità in una squadra in cui tradizionalmente è il collettivo l’unico vero protagonista e che per il resto non è cambiata molto rispetto alla stagione passata: da segnalare una sola partenza di un certo rilievo, quella con destinazione Clermont del suo miglior cannoniere Jean-François Rivière, rimpiazzato da Ilan Araújo Dall’Igna, meglio noto semplicemente come Ilan, ex centravanti di Saint-Étienne e West Ham; e gli arrivi di qualche elemento ad integrazione di un gruppo l’anno scorso un po’ ristretto, come Sammaritano dall’Auxerre, Tiberi dal Sedan, Bouhours dal Le Mans o Mostefa dal Nîmes; l’organico ad un primo sguardo può sembrare insufficiente ad affrontare la categoria inaspettatamente ritrovata a distanza di quattro anni dalla retrocessione del 2006, ma anche alla vigilia della Ligue 2 2010-2011 tutti pronosticavano per i corsi un’annata di grande sofferenza e si sa come sia poi andata a finire: dunque ancora una volta ci si affiderà speranzosi ai due assi nella manica, il piccolo stadio François Coty -messo a norma per la massima serie appena in tempo per il debutto- sul cui terreno nell’ultimo campionato sono arrivati diciotto risultati utili in diciannove partite, con tredici vittorie e sei soli gol subiti; e soprattutto, lo spirito di squadra ed il senso d’identità, perfettamente incarnati dall’allenatore Olivier Pantaloni: nato a Bastia, dal 1994 non ha mai lasciato Ajaccio, dove ha messo in fila sei anni da giocatore, due da preparatore atletico, due da allenatore delle riserve ed altri quattro da vice allenatore prima di farsi carico della guida della prima squadra nel 2009; la sua filosofia si fonda prima di tutto sui principi di gruppo e di rispetto dei valori e sul concetto che “a parità di qualità, qui la priorità sarà sempre data ai giocatori corsi”.

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AJ AUXERRE

Presidente: Gérard Bourgoin

Allenatore: Laurent Fournier (nuovo)

Stadio: Stade de l’Abbé-Deschamps

Piazzamento nel 2010-2011: Nono posto

La triade dell'Auxerre


Ritorno al passato

L’estate 2011 sarà ricordata come quella del golpe dei grandi vecchi, con l’ormai ex presidente Alain Dujon spodestato da Gérard Bourgoin, settantadue anni ed un passato da vicepresidente e sponsor del club dal 1978 al 2007, grazie all’appoggio di Guy Roux, anch’egli settandaduenne e storico allenatore dal 1961 al 2005, e di Jean-Claude Hamel, ottantadue anni e presidente dal 1963 al 2009, per una vicenda che ha portato alla scissione dell’assemblea dei soci e che dopo una battaglia senza esclusione di colpi si è conclusa solo in tribunale. Ad ogni modo, al termine di una stagione vissuta sulle montagne russe, con il brutale passaggio dalle partite di Champions League a San Siro e al Santiago Bernabeu alla lotta per non retrocedere ed una squadra che ha rischiato di pagare a prezzo carissimo l’organico insufficiente a competere su più fronti, la triade ha voluto per l’AJA la fine dei proclami ed un ritorno al profilo basso ed alla sua tradizione di club formatore per eccellenza. Così, partiti i vari Pedretti, Birsa, Jelen, Mignot, Quercia, Sammaritano, sarà dato sempre maggiore spazio ai ragazzi più promettenti usciti dal centro di formazione, come il portiere Donovan Léon, il difensore Willy Boly, il centrocampista Alain Traoré o l’attaccante Yaya Sanogo. Sembra di tornare indietro nel tempo ed in quest’atmosfera un po’ nostalgica le novità più grosse bisogna cercarle altrove, in primis nello staff tecnico: appresa la decisione di Jean Fernandez di cimentarsi con un’altra sfida, la dirigenza si è rivolta a sorpresa a Laurent Fournier, l’ex centrocampista campione di Francia prima con la maglia dell’OM nel 1991 e poi con quella del PSG nel 1994; e se alcuni sono rimasti perplessi di fronte alla scelta dell’allenatore lionese, che in panchina può vantare in Ligue 1 solo un breve passaggio non molto fortunato alla guida del Paris Saint-Germain nel 2005, chiunque abbia avuto la possibilità di seguire il suo lavoro nella passata stagione, in cui ha condotto lo Strasbourg ad un passo dalla Ligue 2 nonostante si trovasse ad allenare in un contesto dai contorni kafkiani, sa bene che si tratta di un tecnico dalle grandi doti di motivatore, che merita quantomeno un’altra chance di misurarsi ad alto livello. Grosse novità anche nelle strutture, con un investimento di un milione di euro per uno spazio di settecento metri quadri che comprende una nuova sala stampa, nuovi spogliatoi, sala massaggi e sauna. Per quanto riguarda gli arrivi, sono soprattutto scommesse: sarà interessante vedere se il giovane israeliano Ben Sahar, in prestito dall’Espanyol con opzione d’acquisto definitivo al termine della stagione, si rivelerà l’uomo giusto per risolvere il problema della sterilità offensiva che ha afflitto l’Auxerre nello scorso campionato, o se Rudy Haddad avrà in Ligue 1 lo stesso impatto determinante che aveva in Ligue 2. Di certo così com’è la squadra appare a prima vista indebolita, specialmente a centrocampo dove ha già perso il suo uomo faro Pedretti e rischia di perdere anche un altro elemento fondamentale come Delvin Ndinga, su cui è da giorni in pressing il Lyon.

Per conoscere meglio Rudy Haddad, vedere il box “Il miglior uomo assist del campionato”


STADE BRESTOIS 29

Presidente: Michel Guyot

Allenatore: Alex Dupont (confermato)

Stadio: Stade Francis Le Blé

Piazzamento nel 2010-2011: Sedicesimo posto

Dupont, il Sir Alex francese -foto da sport.co.uk

La stagione della conferma per Sir Alex

All’estrema punta nord-ovest della Bretagna, nella città spazzata dal vento dell’Atlantico e tanto amata dai surfisti europei, il cinquantasettenne Alex Dupont, l’allenatore giramondo che in vent’anni ha guidato nove club diversi tra Francia e Medio Oriente, è per tutti semplicemente Sir Alex. Dopo il miracolo della promozione ed il premio di miglior allenatore di Ligue 2 2009-2010, nel campionato successivo gli è riuscita anche l’impresa della permanenza nella massima serie ed addirittura un inizio di stagione esaltante in cui, in virtù soprattutto di una difesa di ferro, il piccolo Brest aveva occupato a lungo la prima metà di classifica;  il fieno messo in cascina nei mesi invernali ha attutito gli effetti della caduta nel girone di ritorno e ha consentito di salvare la pelle, sia pure con qualche brivido di troppo e con la matematica certezza acquisita solo all’ultima giornata. Ma adesso arriva la stagione più difficile, quella della conferma, e parecchie nubi si addensano sul cielo bretone. Dupont si era posto essenzialmente due obiettivi, rimpinguare un organico la cui ristrettezza era stata una delle concause del netto calo primaverile soprattutto per l’impossibilità di far fronte agli infortuni, e provare a costruire una squadra più bella a vedersi, in grado di sfruttare armi diverse dal contropiede ad oltranza visto nello scorso campionato, magari con un passaggio al 4-4-2; tuttavia sono sorte varie complicazioni, da qualche contrasto di troppo con il direttore sportivo Martins riguardo alle strategie di mercato alla vicenda tuttora irrisolta di Nolan Roux, centravanti e stella della formazione biancorossa, che ha puntato i piedi per andare allo Schalke 04 disertando anche alcuni allenamenti, con la società che però finora non è riuscita a trovare l’accordo economico con i tedeschi; infine la serie nera degli infortuni in difesa che continua a perseguitare gli uomini di Dupont: a quelli occorsi nel finale della passata stagione a Daf (legamenti crociati) e Kantari (tendine d’Achille), entrambi tuttora ai box, si sono aggiunti quest’estate quelli di Brou Apanga (cartilagine delle ginocchia, tre mesi) e di Ferradj (legamenti, sei mesi); della linea difensiva dell’anno scorso non sono così rimasti che i promettenti Paul Baysse e Johan Martial, quest’ultimo riscattato dal Bastia, e si è dovuto dunque ricorrere urgentemente al mercato con gli arrivi in extremis di Zebina -dopo tredici anni in Italia- e di Santiago Gentiletti dall’Argentinos Juniors, che però naturalmente avranno bisogno del fisiologico periodo di adattamento. C’è almeno una buona notizia e riguarda prolungamento fino al 2014 del contratto di Bruno Grougi, fondamentale con i suoi calci piazzati, nove gol e sei assist nel 2010-2011; tra i ragazzi potenzialmente interessanti da tenere d’occhio, il mediano Guidileye prelevato dal Troyes, al momento in fase di rieducazione dopo un’operazione al menisco subita a maggio.

FC GIRONDINS BORDEAUX

Presidente: Jean-Louis Triaud

Allenatore: Francis Gillot (nuovo)

Stadio: Stade Chaban Delmas

Piazzamento nel 2010-2011: Settimo posto

Il ceco Jaroslav Plasil, nuovo capitano dei Girondins -foto philippe taris

Il rilancio passa dal bel gioco

In Gironda la parola d’ordine è dimenticare, al termine di una stagione che peggiore non avrebbe potuto essere sotto ogni punto di vista: sul piano sportivo, con gioco e risultati deludenti nella stessa misura ed uno spogliatoio tutt’altro che armonico, in un calvario culminato con le dimissioni di Tigana dopo l’umiliazione interna ad opera del Sochaux (0-4) e l’aggressione subita in tribuna dalla figlia; ma anche sul piano extrasportivo, perché a funestare l’ambiente è arrivata una notizia molto più drammatica, quella della leucemia che ha colpito Dominique Dropsy, allenatore dei portieri e storico estremo difensore dei Bleus, dello Strasbourg campione di Francia 1979 e dello stesso Bordeaux, tuttora in cura intensiva. Mentre gli echi dei veleni fanno fatica a spegnersi, con Tigana che recentemente ha rilasciato un’intervista al vetriolo al quotidiano locale Sud Ouest, lanciando svariate accuse ad alcuni giocatori tra cui quella di avergli fatto la cosiddetta fronda, chissà che per una squadra che non è mai riuscita a digerire veramente l’addio a Laurent Blanc la soluzione migliore non sia l’aver scelto in vista della nuova stagione un tecnico che per stile si avvicina molto di più all’attuale commissario tecnico rispetto al predecessore: proprio quel Francis Gillot che alla guida del Sochaux alla traballante panchina di Tigana ha assestato il colpo di grazia; un tecnico considerato in Francia il nuovo profeta del bel calcio, con il suo 4-4-2 a rombo votato all’offensiva -a volte quasi un 4-1-3-2- ed un gusto per il gioco perfettamente illustrato dal fatto che in certe circostanze amasse schierare Marvin Martin da vertice basso. L’azionista di maggioranza e proprietario del noto canale televisivo M6 Nicolas De Tavernost si è raccomandato affinché staff e giocatori diano in questa stagione un’immagine completamente diversa e quantomeno sotto quel profilo Gillot sembra per il momento aver portato una nuova ondata di positività ed armonia. Dal punto di vista strettamente tecnico, parecchi osservatori considerano l’organico del Bordeaux indebolito dalle partenze di Alou Diarra, Fernando, Ramé e Wendel, tuttavia gli acquisti apparentemente poco appariscenti e a costo zero conclusi finora sono molto interessanti e soprattutto sono stati voluti da Gillot: Maurice-Belay era con lui a Sochaux ed è un giocatore estremamente sottovalutato perchè segna poco e perchè nella squadra gialloblu era oscurato da altre stelle, ma si tratta certamente di uno dei migliori esterni sinistri offensivi della Ligue 1; N’Guemo è un centrocampista di buona qualità tecnica e grande intelligenza, perfetto per costituire nel sistema di Gillot il vertice basso da cui far partire la manovra; in più vanno considerati i rientri dai prestiti di ragazzi promettenti come il polacco Krichowiak ed il franco-senegalese Saivet, molto positivi in Ligue 2 con Reims ed Angers. Vale quasi come un acquisto l’aver prolungato il contratto del ceco Plasil, dato per sicuro partente: alla fine non solo è rimasto, ma è stato addirittura designato capitano da Gillot, lui che in carriera non ha mai portato la fascia, e nelle intenzioni dell’allenatore dovrebbe cambiare ruolo e diventare il vertice alto del rombo. Motivo di interesse sarà poi verificare se la nuova guida tecnica riuscirà a valorizzare alcuni giocatori che finora in Gironda hanno deluso e sono stati pesantemente criticati dalla tifoseria, come Ben Khalfallah ed Anthony Modeste; a prescindere da questo, il ricorso al mercato per reclutare una punta prolifica sembrerebbe comunque consigliabile.

STADE MALHERBE CAEN

Presidente: Jean-François Fortin

Allenatore: Franck Dumas (confermato)

Stadio: Stade Michel d’Ornano

Piazzamento nel 2010-2011:  Quindicesimo posto

Foto da sportcaen.fr

Normands, soyons conquérants!

“Normands, soyons conquérants!” è il motto che appare sul retro del colletto della nuova maglia dello Stade Malherbe, insieme al blasone che rappresenta i 1100 anni di storia della Normandia, ed il riferimento alla tradizione di conquistatori dei Normanni sembra più che mai d’attualità per l’antico club del Calvados: senza dubbio la squadra allenata da Dumas è stata nello scorso campionato la più votata all’offensiva tra quelle che fino all’ultima giornata hanno lottato per evitare la retrocessione, ed anche quest’anno se vorrà ottenere la salvezza e magari sperare in una stagione con meno patemi dovrà provare ad essere propositiva ed a sfruttare per quanto possibile la sua artiglieria pesante; d’altronde non sono in molte le formazioni di fascia medio-bassa a poter vantare nelle proprie fila due delle più grandi attrazioni della Ligue 1 che si accinge a ricominciare: Romain Hamouma, ala tutta tecnica e velocità, ed il centravanti M’Baye Niang, già sette presenze e tre gol in Ligue 1 ad appena sedici anni; alla fine sono rimasti entrambi, benché per il primo sia fresca la notizia di una nuova carica dell’Udinese  ed il secondo sia stato nel corso dell’estate nel mirino di vari club inglesi ed in particolare molto vicino al Tottenham. Certo, l’impresa non sarà semplice perchè ci sono da registrare i meccanismi di una retroguardia che nella scorsa stagione è stata la terzultima della categoria; e nel frattempo il reparto offensivo ha perso due pedine importanti, l’esterno Johan Mollo – di proprietà del Monaco, è andato al Granada – e soprattutto il suo capocannoniere El Arabi, diciassette gol in campionato, che dopo essere stato ad un passo dal Genoa ha lasciato tutti a bocca aperta scegliendo i petrodollari e legandosi a soli ventitré anni agli arabi dell’Al Hilali, portando nelle casse del club sette milioni e mezzo di euro. Ma se si escludono queste partenze obbligate il presidente Jean-François Fortin ha sposato la linea della continuità che potrebbe costituire un grande vantaggio: ne sono emblemi il trentunenne capitano Seube, a Caen dal 2001, ed il tecnico Franck Dumas, che dopo l’addio di Fernandez all’Auxerre è diventato il secondo allenatore più longevo su una panchina di Ligue 1 alle spalle di Christian Gourcuff e ha battuto il record di anzianità su quella del club malherbiste, pur non essendo in possesso del DEPF, il diploma necessario per allenare a questo livello, detenuto dal suo fido assistente Patrice Garande; molto apprezzato dai suoi giocatori e da Fortin che a volte in passato l’ha difeso anche contro il parere di altri azionisti, Dumas festeggerà nella primavera 2012 sette anni in Bassa Normandia, sette anni in cui ha conosciuto un po’ di tutto, con due promozioni dalla Ligue 2, due retrocessioni e due salvezze. A rafforzare il gruppo sono arrivati da Lille due campioni di Francia, Pierre-Alain Frau che dovrà cercare con la sua esperienza di non far rimpiangere El-Arabi, e Jerry Vandam, esterno difensivo di ventidue anni che Garcia ha utilizzato col contagocce; al posto di Mollo, ecco ancora dal Monaco Bulot, nel giro dei Bleuets di Mombaerts, e dall’Étoile Fréjus Saint-Raphaël il ventitreenne marocchino Fajr, una delle rivelazioni del National 2010-2011.

DIJON FCO

Presidente: Bernard Gnecchi

Allenatore: Patrice Carteron (confermato)

Stadio: Stade Gaston Gérard

Piazzamento nel 2010-2011: Terzo posto (Ligue 2)

Il ballo dei debuttanti

Dijon ed Evian hanno in comune il fatto di essere nate in tempi molto recenti dalla fusione di due club -cittadini nel caso del Dijon, regionali dell’Evian – e di giocare la prima stagione in Ligue 1 della propria storia; nel caso del Dijon Football Côte d’Or, che ha ottenuto lo statuto di club professionistico appena sei anni fa, nel 2004, ci sarà un attesissimo derby regionale con i più blasonati cugini dell’Auxerre e fa un certo effetto notare come la piccola Lega di Borgogna schieri ben due squadre ai nastri di partenza della Ligue 1 2011-2012, quando ad esempio la lega dell’Île de France, immensa regione di più di dieci milioni di abitanti, potrà contare sul solo Paris Saint-Germain. Ad ogni modo, il club di Bernard Gnecchi è oggettivamente uno di quelli che, a bocce ferme, appaiono meno attrezzati per competere per la salvezza; a parte ogni considerazione su un organico che conta parecchi giocatori senza alcuna conoscenza della categoria, il fatto che in rosa ci siano molte novità e quindi una coesione ancora da mettere a punto potrebbe costituire un problema supplementare; inoltre l’impressione è che sarà davvero arduo colmare il vuoto lasciato dal capitano Ribas, per le sue qualità di leader, i suoi gol ed il lavoro infaticabile svolto su tutto il fronte dell’attacco: per provare a sostituirlo sono stati arruolati in due, Grégory Thil, novantaquattro volte a segno in duecentodue partite con la maglia del Boulogne, e Brice Jovial, tredici reti con il Le Havre nell’ultima Ligue 2, a cui ne sono seguiti due con la Guadalupa alla Gold Cup disputata negli USA. Tra gli altri arrivi, da segnalare in particolare quello dal West Bromwich Albion dell’ivoriano Abdoulaye Meite, che per carattere ed esperienza si candida a diventare il nuovo punto di riferimento della difesa, quello del giapponese Daisuke Matsui, centrocampista di buona qualità tecnica libero in seguito alla liquidazione giudiziaria del Grenoble, e quello del ventiduenne terzino Samuel Souprayen, prodotto del centro di formazione del Rennes schierato nella passata stagione in sedici occasioni da Antonetti; ma, visto che le fortune passate dei Rouges sono venute soprattutto dalla pesca nelle categorie minori di giocatori sconosciuti ai più, con l’auspicio che il miracolo si ripeta è il caso di citare anche Thomas Guerbert, ala di ventidue anni che nel campionato conclusosi a maggio ha fatto impazzire le difese del National con la maglia di quello stesso Luzenac in cui il Dijon aveva già scovato l’ottimo Raphaël Caceres; infine, una curiosità degna di nota è che nella squadra che già poteva contare su Lesly Malouda, fratello di Florent – azionista minoritario del club – è arrivato dal Le Mans B anche Freddy Drogba, il diciannovenne fratello di Didier, pure lui attaccante. Comunque sia, il reparto che dovrebbe subire meno stravolgimenti rispetto all’anno scorso e che ad occhio appare il più affidabile è il centrocampo, con la coppia centrale formata dalla rivelazione Corgnet e da Younousse Sankharé (nella foto) che, cresciuto al PSG e scartato dal suo club formatore, a Dijon è riuscito finalmente ad esprimersi al massimo delle sue possibilità e adesso è animato dalla voglia di dimostrare a tutti di poter essere all’altezza anche in Ligue 1. Ma il vero punto di forza dei Rouges, a cui affidare la speranza di un ennesimo miracolo, continuerà ad essere Patrice Carteron, il più giovane degli allenatori di Ligue 1 con i suoi quarantun anni, tecnico di grande intelligenza capace di trarre il meglio dal materiale umano a disposizione.

Vedere approfondimento sul Dijon e Corgnet.



EVIAN TG FC

Presidente : Patrick Trotignon

Allenatore : Bernard Casoni (confermato)

Stadio : Parc Des Sports (Annecy)

Piazzamento nel 2010-2011 : Primo posto (Ligue 2)

Govou e Leroy porteranno all'Evian la loro esperienza

L’ebbrezza delle vette

Pascal Dupraz, attuale direttore sportivo dell’Evian Thonon Gaillard FC, è nato ad Annemasse in Alta Savoia e ha attraversato tutta la storia del club, presenza costante e precedente alle varie fusioni e trasformazioni societarie: giocatore e poi allenatore del Football Club Gaillard (1991-2000), in seguito del Football Croix-de-Savoie 74, chi lo conosce racconta che ai tempi della Division d’Honneur disse: “Un giorno, porterò la mia squadra del cuore nel mondo del calcio professionistico”; oggi che è finalmente riuscito nel suo intento, va sottolineata l’importanza di un uomo di cui si parla molto poco ma che con la sua opera incessante ed appassionata su più fronti, ad esempio la ricerca ostinata di uno sponsor di prestigio come la Danone, ha avuto un ruolo determinante nella folgorante ascesa di una realtà calcistica nata appena quattro anni fa e reduce dal doppio salto dal National alla Ligue 1, dopo aver vinto meritatamente gli ultimi due campionati. E’ lui il principale custode delle radici più profonde di un club moderno -per genesi ed organizzazione- la cui continuità storica con il passato da cui trae origine è rappresentata dalla croce di Savoia che figura tuttora sullo stemma, particolare che Dupraz è orgoglioso di sottolineare. Anche due ragazzi che fanno parte dell’organico 2011-2012 sono nati nella regione, il terzo portiere Durand, presente già all’epoca dello Championnat Amateur, ed il promettente attaccante classe 1988 Kévin Bérigaud, sei gol in Ligue 2 nello scorso campionato: due giocatori che non hanno mai disputato una partita di Ligue 1, così come altri undici elementi della rosa ovvero Angoula, Dja Djédjé, Cambon, Rabiu, Saad, Tié Bi, M’Madi, Clinsek ed i nuovi acquisti Wass, giovane nazionale danese in prestito dal Benfica, Jonathan Mensah, arrivato dall’Udinese via Granada in circostanze piuttosto controverse, ed il tunisino Khelifa. A perfetta compensazione, tra i volti nuovi c’è il decano della categoria, Jérôme Leroy, che dopo una carriera passata da Parigi, Marsiglia e Gerusalemme, lasciato libero dal Rennes cercava una squadra che gli desse l’opportunità di un’ultima sfida: se sabato sarà schierato disputerà il suo match numero quattrocento in Ligue 1, della quale è il giocatore di movimento più anziano con i suoi trentasette anni, dato che solo due portieri, Richert del Sochaux e Debès dell’Ajaccio, sono nati prima di lui. Ad apportare esperienza, perso Caçapa a cui non è stato rinnnovato il contratto, sono arrivati pure Govou, di ritorno in Francia dopo un anno non particolarmente esaltante al Panathinaikos, e l’esterno sinistro di origine alsaziana Fabrice Ehret, alle spalle cinque anni sostanzialmente positivi a Colonia, che si aggiungono ad altri veterani in Alta Savoia da più tempo come Sorlin e Barbosa; ma sarà preziosa soprattutto quella del pragmatico Bernard Casoni, eletto miglior allenatore della Ligue 2 2010-2011, che nella massima serie ha giocato tante partite con la maglia dell’OM ed anche da tecnico si è costruito una certa esperienza tra Francia -in particolare nelle serie minori- Armenia e Tunisia. Per il resto, ci si sta guardando in giro alla ricerca di un portiere che possa sostituire il titolare Laquait, che dovrebbe star fuori almeno un mese per infortunio. Niente rivoluzioni e niente follie sul mercato, insomma, per un club che preferisce saggiamente investire sul mattone con l’ampliamento dello stadio di Annecy, in attesa della costruzione del nuovo impianto, e con le migliorie apportate al centro di allenamento.

Vedere approfondimenti sulla storia dell’Evian TG e sul centravanti dei Roses Yannick Sagbo

LILLE OSC

Presidente: Michael Seydoux

Allenatore: Rudi Garcia (confermato)

Stadio: Stade Nord Lille Métropole

Piazzamento 2010-2011: Primo posto


Riuscirà Payet a non far rimpiangere Gervinho? -chronofoot


Il difficile viene adesso

Ciò che distingue una grande squadra da una squadra normale è la naturalezza con cui riesce a mettersi alle spalle i trionfi per ripartire dal giorno dopo con fame e determinazione rinnovate, come se nulla fosse accaduto, mentre i novizi delle vittorie generalmente si riconoscono dalla tendenza ad indugiare nei festeggiamenti e dalla fatica a risintonizzarsi sulla lunghezza d’onda di una nuova stagione; altra caratteristica dei club vincenti per antonomasia, la capacità di gestire l’accavallarsi degli impegni e di dosare nella maniera giusta le energie psicofisiche richieste dalle varie competizioni, impresa tutt’altro che semplice e che nella quasi totalità dei casi richiede una certa esperienza. Sono queste dunque le principali sfide che attendono il LOSC reduce dalla storica doppietta campionato-Coupe de France e da un’impressionante progressione che l’ha visto concludere gli ultimi cinque campionati al decimo, settimo, quinto, quarto ed infine primo posto; a complicarle, il fatto di aver perso tre pedine fondamentali nel suo scacchiere, una per reparto: Rami, Cabaye e Gervinho sono stati sostituiti rispettivamente da Marko Baša, proveniente dalla Lokomotiv Mosca ma già allenato da Rudi Garcia ai tempi del Le Mans, dove il ventottenne centrale montenegrino ha giocato dal 2005-2006 al 2008-2009, da Benoît Pedretti, che nell’Auxerre faceva il regista in un 4-4-2 o in un 4-2-3-1 e qui si deve adattare in posizione di interno sinistro dato che l’intoccabile vertice basso del 4-3-3 è Mavuba, e da Dimitri Payet, il talentuoso reunionese presente nella più recente lista di Blanc. Le incognite riguardano tutti e tre i reparti, con la retroguardia che ha fatto pericolosamente acqua in Supercoppa e Pedretti, giocatore di rara classe, atteso ad una dimostrazione di personalità dopo che nelle sue precedenti esperienze a certi livelli, con OM prima e OL poi, aveva sostanzialmente deluso; ma soprattutto l’attacco, dove in tanti sottovalutano la portata della perdita di Gervinho, giocatore difficilmente sostituibile più ancora che per il suo contributo, comunque molto ingente, in termini di gol e assist, per l’effetto destabilizzante che aveva sulle difese grazie alla sua velocità, alla sua capacità di saltare l’uomo ed al suo continuo movimento; Payet, che può semmai offrire un contributo maggiore dell’ivoriano sulle conclusioni dalla distanza e sui calci da fermo, è un giocatore differente, che peraltro si è finora rivelato molto incostante, e rischia di essere sottoposto a paragoni ingenerosi. Ad ogni modo, se il sistema collaudato di Rudi Garcia può certamente favorire l’inserimento dei nuovi, contribuendo a dissipare queste ombre, un altro problema oggettivo è senza dubbio quello della rosa troppo corta; alla luce della partecipazione alla Champions League, l’organico avrebbe dovuto essere quantomeno rimpolpato numericamente, invece si è semplicemente provveduto a sostituire ogni partente con un nuovo arrivo: oltre ai tre già citati titolari, l’esterno sinistro Emerson con Bonnart e l’attaccante Frau -altro giocatore la cui partenza potrebbe pesare più del previsto, considerati i tanti gol decisivi segnati da subentrante nei finali di partita- con Rodelin; anzi un’altra preziosa seconda linea come il centrocampista Dumont, andato al Monaco, non è nemmeno stato rimpiazzato. E a maggior ragione se ci si ricorda di come nella scorsa stagione l’Europa League sia stata di fatto sacrificata sull’altare del campionato, non avendo le forze necessarie per districarsi sui due fronti, appare chiaro che urgono rinforzi.

Vedere approfondimenti sulla recente Supercoppa e su Garcia e i protagonisti del Lille della scorsa stagione

FC LORIENT -BRETAGNE SUD

Presidente: Loïc Féry

Allenatore: Christian Gourcuff (confermato)

Stadio: Stade du Moustoir

Piazzamento 2010-2011: Undicesimo posto


Christian Gourcuff in compagnia del figlio Yoann -da foot01

La tela di Penelope

Tra i riconoscimenti annuali attribuiti da France Football nell’ormai tradizionale appuntamento che si rinnova ogni dicembre, oltre a quello per la miglior politica di formazione c’è anche quello per la miglior politica sul mercato: per l’anno solare 2010 il premio è stato assegnato al Lorient, sempre abilissimo a scovare giocatori poco sconosciuti grazie ad un’efficiente cellula destinata allo scouting, composta da quattro persone che lavorano a stretto contatto con il tecnico Christian Gourcuff. Ad entrare in gioco è poi l’ex professore di matematica bretone, tattico meticoloso e convinto adepto del 4-4-2, da lui giudicato il miglior sistema possibile per l’occupazione degli spazi, venerato in città per essere l’artefice dell’approdo e della stabilizzazione nella massima categoria dei Merlus : a detta di tutti gli addetti ai lavori, difficilmente un giocatore non esce migliorato da un’esperienza a Lorient, dopo aver lavorato con Gourcuff ed avere appreso moltissimo soprattutto sul piano tattico. Il problema è che per assicurare la sopravvivenza del club i giocatori che si valorizzano con la maglia arancionera vanno necessariamente rivenduti il prima possibile, ed ogni volta ci si trova nella condizione di doversi reinventare quasi totalmente la squadra, in un fare e disfare degno della miglior tela di Penelope, giochino che finora è riuscito benissimo; l’ultima sfida rischia però di rivelarsi particolarmente difficile, perché stavolta si tratta di sostituire contemporaneamente il capocannoniere della Ligue 1 Kévin Gameiro e Morgan Amalfitano, rispettivamente ventidue gol e dodici assist in campionato nel 2010-2011, oltre ad un’altra pedina chiave come l’esterno sinistro Jérémy Morel. Ulteriore problema, come deplorato dallo stesso Gourcuff, i prezzi d’acquisto dei giocatori di Ligue 2 -finora bacino di pesca preferito dal club del Morbihan- sono ormai saliti vertiginosamente; così per le nuove scommesse ci si è dovuti rivolgere altrove: al mercato estero, dal quale sono arrivati due esterni difensivi come il portoghese Pedro Miguel Silva Rocha detto Pedrinho dall’Academica Coimbra e l’argentino Mareque dall’Independiente; ed ai giocatori in cerca di riscatto dopo esperienze negative o poco soddisfacenti, come Quercia che all’Auxerre non ha trovato lo spazio sperato, Coutadeur che ai tempi del Le Mans era considerato una grande promessa ma che al Monaco non è riuscito ad imporsi e soprattutto Jérémie Aliadière, ex ragazzo prodigio partito per Londra a soli sedici anni e che adesso scoprirà per la prima volta la Ligue 1, dopo dodici anni di Inghilterra in cui il suo sogno ha rischiato di trasformarsi in incubo anche per colpa degli infortuni a ripetizione. E’ rimasto tuttora irrisolto il problema della sostituzione di Gameiro, visto che allo stato attuale non c’è in rosa alcun attaccante in grado di offrire soluzioni in profondità; se arrivasse un aiuto supplementare dal mercato per colmare questa lacuna, l’impianto di gioco consolidato di Gourcuff potrebbe ancora una volta far sperare in un campionato al riparo dai rischi.

MONTPELLIER HSC

Presidente : Laurent Nicollin

Allenatore: René Girard (confermato)

Stadio: Stade de la Mosson

Piazzamento nel 2010-2011: Quattordicesimo posto


Generazione Gambardella

“E’ inutile formare i giocatori se poi se ne acquistano altri sul mercato chiudendo loro ogni spazio”: ineccepibile il ragionamento del vulcanico patron del Montpellier Louis Nicollin ed i fatti non hanno smentito le sue parole, visto che nell’ Hérault quest’anno sono arrivati solo in tre, il difensore brasiliano Vitorino Hilton, che voleva assolutamente lasciare Marsiglia dopo l’aggressione subita da parte di una banda armata che si è introdotta nella sua villa, e due giocatori reduci dall’amarezza di una retrocessione, Bedimo dal Lens ed il giovane centrocampista offensivo Tinhan dal Grenoble; e che l’organico per il 2011-2012 è costruito essenzialmente intorno al nucleo dei ragazzi che con la maglia del Montpellier hanno vinto la Gambardella 2009, a cui vanno aggiunti altri elementi di primo piano ugualmente cresciuti in casa, per un totale di sedici giocatori provenienti dal locale centro di formazione sui ventinove attualmente in rosa: tra loro il portiere titolare Jourdren, venticinque anni, il portiere della Francia U20 Ligali, i nazionali Espoirs di Mombaerts Stambouli, Cabella e Koita, il trio di giovanissimi nazionali marocchini El-Kaoutari, Aït Fana e Belhanda, oppure il ventiduenne difensore di origine centrafricana Mapou Yanga-Mbiwa, che gioca in Ligue 1 già da quattro stagioni e che Nicollin vede far coppia con Sakho nella futura difesa dei Bleus; per lui il proprietario del club della Paillade ha rifiutato un’offerta del Lille di cinque milioni di euro, giustificandosi così, con il consueto linguaggio colorito: “In cambio mi volevano dare solo una salsiccia e un salame”. La coppia centrale difensiva titolare del Montpellier, partito con destinazione Siviglia il talentuoso ma ingestibile bosniaco Spahic, sulla carta dovrebbe essere quella composta dallo stesso Yanga-Mbiwa e da El-Kaoutari e sarebbe la più giovane della categoria, quarantatré anni in due; considerando che anche altri punti fermi della squadra non cresciuti al club, come il cannoniere Olivier Giroud -classe 1986- sono molto giovani, l’età media complessiva della rosa è di ventiquattro anni e mezzo, scesa ulteriormente rispetto alla scorsa stagione anche in seguito al ritiro del difensore Xavier Collin, insieme all’ex parigino Makelele il giocatore di movimento più anziano della Ligue 1 2010-2011, peraltro immediatamente riconvertitosi ad una nuova carriera: neanche il tempo di appendere le scarpe al chiodo, è infatti diventato l’allenatore dell’AS Béziers in CFA . Alcuni dei giovani attualmente in organico sono comunque destinati al prestito, strada già percorsa con ottimi esiti con Rémy Cabella, tornato alla base dopo essere stato una delle poche note liete della breve esperienza nella massima serie dell’Arles-Avignon e candidato ad essere una delle possibili sorprese della stagione; altri due ragazzi della “generazione Gambardella”, gli esterni d’attacco Aït Fana e Jonas Martin, potranno quasi considerarsi dei nuovi acquisti, dato che rientreranno da lunghi infortuni. Chiaro che scommettere sulla gioventù ha anche il suo rovescio della medaglia e sicuramente nel campionato scorso l’inesperienza ha inciso nel crollo finale di una squadra che puntava all’Europa e si è sgonfiata del tutto dopo la finale di Coupe de la Ligue persa contro l’OM, concludendo poco onorevolmente con una media punti vicina a quella dell’Arles-Avignon nelle ultime partite; ma Nicollin considera le troppe giornate di squalifica assommate dai suoi (diciassette il solo Spahic!) la vera causa del tonfo e ha raccomandato a tutti i tesserati, compreso l’allenatore René Girard, sempre scatenato in panchina e habitué della commissione disciplinare, una particolare attenzione all’aspetto comportamentale.

AS NANCY LORRAINE

Presidente: Jacques Rousselot

Allenatore: Jean Fernandez (nuovo)

Stadio: Stade Marcel Picot

Piazzamento nel 2010-2011: Tredicesimo posto

Sarà la stagione del riscatto per Vahirua? -foto France Football


La nuova sfida di Jean Fernandez

Dopo nove anni con l’uruguayano Pablo Correa, che sulla panchina del Nancy ha scritto pagine importanti della storia del club, tra la promozione in Ligue 1 del 2005 e la finale di Coupe de la Ligue del 2006, ecco che in Lorena inizia una nuova epoca: Jean Fernandez, sebbene avesse l’opportunità di restare ad Auxerre anche con la dirigenza attuale, e sebbene si vociferi avesse ricevuto addirittura una proposta dal Paris Saint-Germain, è stato conquistato dal progetto del presidente Rousselot e ha deciso di raccogliere questa difficile sfida, in una realtà con mezzi a disposizione limitati e nella quale l’obiettivo stagionale difficilmente può collocarsi al di sopra della conquista di una tranquilla salvezza. I presupposti apparentemente non sono quelli migliori, viste le perdite considerevoli nell’organico: due leader tecnici della squadra della scorsa stagione quali N’Guemo e Féret, partiti rispettivamente per Bordeaux e Rennes, il promettente centrocampista difensivo delle Espoirs di Mombaerts Alfred N’Diaye che ha scelto il Bursaspor, un veterano biancorosso come Gavanon che si è legato all’Amiens e l’esperto portiere Bracigliano che è diventato il vice Mandanda all’OM, per non parlare del fatto che non c’è ancora nessuna certezza sulla permanenza di altri tre elementi fondamentali come Hadji, Chrétien e Samba Diakité; è rimasto quantomeno il brasiliano André Luiz, difensore goleador che era a scadenza di contratto e tutti davano per certo partente, ma che invece alla fine giocherà il suo settimo campionato consecutivo con questa maglia e diventerà il nuovo capitano; ed è arrivato qualche giocatore giovane ed interessante, ad esempio il portiere Ndy Assembe dal Nantes, nazionale camerunense, il centrocampista congolese Distel Zola dal Monaco – via Laval – e soprattutto l’ala Karaboué dal Sedan, nove gol e nove assist in Ligue 2 nel 2010-2011: sta adesso a Fernandez trovare la ricetta giusta ed allestire una squadra competitiva, lui che in carriera si è sempre distinto per la capacità di tirar fuori soluzioni brillanti nelle situazioni d’emergenza, come si è visto anche nella scorsa stagione quando ha saputo rimotivare i giocatori dell’Auxerre -passati nello spazio di pochi mesi dai riflettori della Champions League agli stenti della lotta salvezza – e sopperire agli infortuni in serie con una serie di spostamenti delle sue pedine in campo. Il modulo sarà probabilmente un 4-2-3-1 basato sulla solidità difensiva e sulla capacità di ripartire velocemente palla a terra ed in teoria dovrebbe essere un sistema più congeniale alla valorizzazione di Marama Vahirua, il talentuoso attaccante tahitiano che ha appena vissuto la sua peggiore stagione ed è animato da una gran voglia di riscatto.

OGC NICE

Presidente: Jean-Pierre Rivère

Allenatore: Eric Roy (confermato)

Stadio: Stade Municipal du Ray

Piazzamento nel 2010-2011: Diciassettesimo posto


Monzon in azione con la maglia del Boca Juniors

Gli Aiglons vogliono volare alto

Archiviato il campionato della grande paura, con la retrocessione evitata solo all’ultima giornata grazie ai risultati degli altri campi, in una stagione complessivamente deludente nella quale l’unica parziale soddisfazione è arrivata dalla conquista della semifinale di Coupe de France, s’intravede finalmente un raggio di luce a rischiarare l’orizzonte del club rossonero: Jean-Pierre Rivère, imprenditore locale cinquantatreenne e grande tifoso degli Aquilotti, sempre presente allo Stade du Ray nelle partite casalinghe, ha deciso di dare una mano concreta alla sua squadra del cuore ed iniettando dieci milioni di euro nelle casse sociali è diventato il nuovo azionista di maggioranza; in seguito il consiglio di amministrazione l’ha eletto presidente e così adesso è lui l’uomo che si occupa di gestire in prima persona la società, mentre l’ex numero uno Gilbert Stellardo continua a detenere una quota corrispondente a circa il 22% delle azioni e sarà a capo del consiglio di sorveglianza. Il primo obiettivo di Rivère è quello di convincere i pezzi più pregiati della squadra a non lasciarsi tentare da altre sirene, facendo leva sulla nuova solidità e sui progetti futuri del club; e se -per motivi diversi- alcuni elementi come Liuboja, Letizi, Ben Saada, Bellion o Paisley non ci sono più, in compenso per il momento ne sono rimasti altri molto richiesti sul mercato come il portiere colombiano David Ospina, il miglior marcatore Éric Mouloungui ed il miglior uomo assist Anthony Mounier; e sono arrivati giocatori come il centrocampista Fabrice Abriel dall’Olympique Marseille o l’eterna promessa Camel Meriem, ormai trentunenne, ad apportare qualità ed esperienza supplementari. Promette bene l’acquisto dal Boca Juniors di Fabián Monzon, laterale mancino di ventiquattro anni presente nella lista allargata di preselezionati dell’Argentina per l’ultima Copa America: lui e Mounier potrebbero formare sulla fascia sinistra una catena sulla carta davvero interessante, consentendo tra l’altro a Clerc, adattato nella scorsa stagione sul lato opposto della difesa, di tornare finalmente nel ruolo naturale di terzino destro; mentre il giovane tecnico Eric Roy, che inizierà il suo secondo campionato intero in panchina e che conosce la realtà rossonera come pochi – qui è nato, ha giocato, è stato direttore sportivo, senza mai lasciare la città – potrebbe beneficiare dell’esperienza accumulata nella scorsa stagione e farne tesoro. Rivère non nasconde le ambizioni di crescita graduale e per quest’anno ha fissato il traguardo di un piazzamento compreso tra l’ottavo ed il dodicesimo posto; intanto Nizza è una delle città prescelte per ospitare gli Europei del 2016 e tra due anni è dunque prevista l’inaugurazione del nuovo Grand Stade: così nulla vieta agli Aiglons di coltivare il sogno, approfittando del momento nero dell’AS Monaco, di diventare il nuovo club faro della Costa Azzurra.

OLYMPIQUE LYONNAIS

Presidente: Jean-Michel Aulas

Allenatore: Rémi Garde (nuovo)

Stadio: Stade de Gerland

Piazzamento nel 2010-2011 : Terzo posto

Foto Iconsport

E’ tempo di austerity

Dopo i sette titoli consecutivi di campione di Francia messi in fila tra il 2002 ed il 2008, il paradosso è che il club di Aulas è rimasto completamente a bocca asciutta proprio quando sono arrivati gli investimenti più ingenti, con l’obiettivo dichiarato di affermarsi anche sul palcoscenico europeo; adesso, nell’attesa dei nuovi introiti che l’inaugurazione dello Stade de Lumières -prevista per il 2014 – inevitabilmente porterà, l’imperativo è quello di colmare il deficit di bilancio acquisito nel fallimentare triennio di Claude Puel, con il quale la separazione è stata burrascosa, alleggerendo la massa salariale almeno del 30% e puntando su un diverso equilibrio tra acquisti e politica di formazione. E’ proprio in questa direzione che va la scelta di affidare la guida della squadra a Rémi Garde, malgrado l’ex difensore-centrocampista, noto tra l’altro agli appassionati per essere stato il primo capitano straniero nella storia dell’Arsenal, non possa vantare alcuna precedente esperienza in panchina: nato nella regione -curiosamente nello stesso comune del presidente Aulas, L’Arbresle – e cresciuto calcisticamente al club, Garde ha diretto dal 2007 al 2010 il centro di formazione lionese, dopo aver ricoperto altri incarichi tecnici e dirigenziali all’interno della società, e quindi nessuno meglio di lui può conoscere il potenziale dei ragazzi che giocano nelle varie squadre minori dell’OL, dagli U19 Nazionali al Lyon B che da tre stagioni di fila si aggiudica il campionato riserve. C’è poi una chiave di lettura secondaria e riguarda la necessità di far comunque fruttare gli ingenti investimenti fatti sulla prima squadra nelle stagioni passate: nel momento in cui è diventato chiaro che lo spogliatoio, o quantomeno una parte di esso, non amasse particolarmente Puel, è diventato automaticamente altrettanto chiaro che, in una situazione di austerity che non avrebbe comunque consentito grossi stravolgimenti nell’organico, un cambio di guida tecnica potesse e dovesse rappresentare la soluzione migliore per ottenere un rendimento diverso dalla rosa attuale; due esempi emblematici sono per motivi differenti il difensore brasiliano Cris, uno dei più fieri oppositori di Puel a cui rimproverava soprattutto la mancanza di dialogo con la squadra, e l’enigma Gourcuff, eterno incompreso: il secondo, reduce da un intervento chirurgico per ripulire la caviglia, sarà ad ogni modo assente fino a metà settembre e la contemporanea indisponibilità di Pjanic, Ederson -entrambi infortunati, il secondo in maniera molto seria- e del giovane Grenier, attualmente in Colombia con l’U20 francese, dovrebbe spingere Garde a iniziare la stagione con un pressoché inedito 4-4-2. Sul fronte mercato, calma piatta: per la prima volta dall’arrivo di Aulas nel 1987, agosto è iniziato e non si registra nessun acquisto; gli unici volti nuovi rispetto alla scorsa stagione sono rappresentati dai ragazzi rientrati dai prestiti e persino per quanto riguarda le cessioni tutto tace, con giocatori come Bastos o Cissokho dati da mesi per sicuri partenti che per il momento sono ancora a Lyon; se ne sono andati solo Toulalan, sedotto dalla Liga e dal progetto milionario del Malaga, Delgado, che ha scelto il Messico per motivi familiari, e Diakhaté, rientrato alla Dinamo Kiev per fine prestito; il primo e forse unico colpo in entrata potrebbe essere il mediano dell’Auxerre Ndinga, che piace moltissimo a Garde e sul quale per il momento i due club non hanno trovato l’intesa economica. A prescindere dagli ulteriori sviluppi che potrà avere la campagna acquisti-cessioni, l’impressione è che sia meglio fare attenzione ad un OL che ha conservato gli elementi fondamentali della sua spina dorsale come Lloris e Lisandro Lopez ed avrà il vantaggio di partire a fari spenti e senza particolari pressioni addosso.

OLYMPIQUE MARSEILLE

Presidente: Vincent Labrune

Allenatore: Didier Deschamps (confermato)

Stadio: Stade Velodrome

Piazzamento nel 2010-2011 : Secondo posto


Deschamps e Labrune insieme a Tanger

Il marchio di Didier

Anche a Marsiglia non è più tempo di spese folli: la proprietaria di origine russa Margarita Louis-Dreyfus, vedova di Robert, ha imparato piano piano ad amare il club, trascinata dalla passione dei figli, tanto da versare nel corso dell’estate altri venti milioni di euro nelle casse sociali; ma sedici di questi dovevano servire a colmare il buco di bilancio e solo i quattro rimanenti sono stati destinati al mercato. La gestione sportivo-finanziaria delle ultime stagioni non è piaciuta nè alla proprietà nè a Deschamps, con cifre giudicate spropositate investite su giocatori che hanno poi reso al di sotto delle aspettative, e a farne le spese è stato soprattutto l’ex presidente Jean-Claude Dassier, ringraziato e sostituito da Vincent Labrune, uomo di fiducia del defunto azionista di maggioranza, una carriera di tutto rispetto nel campo della comunicazione ed una predisposizione ad agire più dietro le quinte che sotto i riflettori. E così questo diventa più che mai l’OM di Didier, il cui scarso feeling con Dassier e con il direttore sportivo Anigo non è mai stato un mistero e che fino a pochi mesi fa valutava seriamente l’ipotesi di lasciare Marsiglia proprio per trovare un ambiente dove lavorare in maggiore sintonia; con Labrune per il momento tutto fila alla perfezione e Deschamps sta mirando a costruire una squadra sempre più a sua immagine, come dimostrano arrivi quali quelli di Nkoulou dal Monaco o di Alou Diarra dal Bordeaux, che aggiungono ancora qualcosa sul piano dell’impatto fisico, aspetto a cui il tecnico basco tiene particolarmente e sotto il quale i vicecampioni di Francia hanno oggi pochi rivali all’interno dell’Esagono. Didier gradirebbe molto anche l’arrivo di un goleador, individuato secondo le indiscrezioni in Gilardino o in Maïga del Sochaux,  e di un altro esterno difensivo mancino, visto che Gignac ha mostrato i suoi limiti e visto che, alla luce dei contemporanei addii di Taiwo e Heinze -quest’ultimo impiegato nella scorsa stagione sia al centro che sulla fascia a seconda delle necessità- al momento in organico solo il neo acquisto Jérémy Morel, peraltro positivo in Supercoppa, è in grado di giocare sul lato sinistro della difesa; ma la politica di rigore finanziario non permette deroghe ed eventuali altri acquisti sono legati a doppio filo alla cessione di Lucho Gonzalez, la cui partenza rappresenterebbe una perdita non da poco ma è stata messa in conto da dirigenti e staff tecnico poiché è lo stesso argentino ad avere espresso il desiderio di fare una nuova esperienza altrove. Tuttavia, nel caso in cui per Lucho non saltasse fuori nessuna pista concreta entro il 31 agosto, Deschamps ha già fatto sapere che sarebbe felicissimo di averlo ancora a disposizione; ed in realtà l’attacco è paradossalmente proprio il reparto che desta minori preoccupazioni, con le tante soluzioni offerte da giocatori giovani ed adattabili a tutti i ruoli offensivi come Rémy e i fratelli Ayew; semmai, è vero che in difesa la rosa è un po’ corta numericamente e che in generale occorre mettere a punto qualcosa nel reparto, che sia nel finale della scorsa stagione che nelle prime battute di quella attuale ha mostrato la tendenza a prendere qualche gol di troppo. Ad ogni modo, la mentalità vincente di Deschamps, la sua culture de la gagne come si dice qui, è già di per sè la garanzia che l’Olympique Marseille sarà sempre una squadra con cui tutti dovranno fare i conti.

Vedere approfondimento sulla Supercoppa (Trophée des Champions)

PARIS SAINT-GERMAIN

Presidente: Benoît Rousseau

Allenatore: Antoine Kombouaré (confermato)

Stadio: Parc des Princes

Piazzamento nel 2010-2011 : Quarto posto

Pastore saluta Palermo e si lancia in una nuova sfida -foto iconsport

Gli ultimi Galattici

I nuovi Galattici, così il neo presidente degli eterni rivali dell’OM Labrune ha definito il Paris Saint-Germain, aggiungendo che “quando si spendono quasi cento milioni di euro, più di tutti gli altri club francesi messi insieme, è chiaro che lo si fa con l’intento di vincere il campionato…e non lo dico per mettere pressione su di loro”. Questa frase illustra alla perfezione quale sarà una delle principali insidie con cui dovrà misurarsi un club che sulla carta, con gli innesti di Pastore, Gameiro, Ménez, Matuidi, Mohamed Sissoko, Douchez, Sirigu e Bisevac sulla base già valida dello scorso anno e con un investimento in giocatori di quasi ottantadue milioni di euro – di cui quarantadue per il solo Pastore, il trasferimento più caro nella storia della Ligue 1 (*) – in un contesto di austerity generale, teoricamente dovrebbe aggiudicarsi il titolo a mani basse: la pressione che peserà interamente sulle sue spalle, gli occhi di tutti gli osservatori costantemente addosso, la sensazione di non poter sbagliare nemmeno una mossa. Vanno poi considerati altri fattori non meno importanti, dall’ambientamento degli ultimi arrivati agli equilibri ed automatismi ancora tutti da mettere a punto in una squadra la cui preparazione si è per forza di cose svolta in maniera frammentaria e senza la totalità della rosa a disposizione, visto che il ritardo nella risoluzione della vicenda Leonardo ha portato di riflesso a un ritardo nella definizione dei nuovi acquisti, se si eccettuano Douchez e Gameiro approdati con la vecchia gestione. Antoine Kombouaré dovrà affrettarsi a trovare la formula giusta, consapevole che se siede ancora sulla panchina parigina è soprattutto perché la nuova dirigenza – composta essenzialmente da Leonardo, nella veste di direttore sportivo, e dal presidente del consiglio di sorveglianza Nasser Al-Khelaifi, il braccio operativo dello sceicco del Qatar Tamim bin Hamad Al-Thani che attraverso la società Qatar Sports Investments ha acquistato il pacchetto di maggioranza della società – non ha avuto tempo a sufficienza per predisporre un cambio indolore e ha preferito dunque per il momento conservare lo status quo: ma lo stesso tecnico kanako ha candidamente ammesso che non si aspettava di esserci ancora alla ripresa degli allenamenti e di fatto avrà i fucili puntati contro, pronti a far fuoco ai primi passi falsi. Un allenatore in posizione non sufficientemente salda agli occhi della squadra potrebbe costituire un ulteriore problema, in uno spogliatoio dove è al momento un’incognita l’integrazione tra la vecchia guardia, rappresentata dal giovanissimo capitano Sakho ma anche da giocatori come Nenê, Chântome, Bodmer, Hoarau, ed i nuovi arrivi, soprattutto qualora non dovessero essere digeriti gli inevitabili dualismi che si creeranno in campo. E’ chiaro che intervenire in misura massiccia su un meccanismo che proprio nel corso della passata stagione sembrava aver trovato la dinamica giusta sia dal punto di vista tecnico che degli equilibri di gruppo e necessitava solo di pochi ritocchi a livello di uomini e di un po’ di tempo per lavorare sui punti deboli evidenziati (specialmente la difficoltà a concretizzare la grossa mole di gioco prodotta) comporta un grosso rischio: se dunque finanziariamente è indiscutibile il passaggio del PSG ad un’altra dimensione, per quel che riguarda il piano sportivo bisognerà attendere i primi riscontri per poterlo affermare con certezza. Detto questo, vanno comunque fatti i complimenti a Leonardo per una campagna di rafforzamento condotta in tempi ristretti e caratterizzata da scelte di uomini tutto sommato sensate; e va sottolineato che nelle convocazioni di Blanc per l’amichevole contro il Cile in programma il 10 agosto figurano cinque parigini (Sakho, Matuidi, Gameiro, Hoarau e Ménez), evento che non si verificava dall’Europeo 1996, quando Lama, Djorkaeff, Roche, Loko e Guérin avevano fatto parte della selezione di Jacquet.

Per conoscere Bahebeck, Kebano e gli altri talenti del centro di formazione del PSG, vedere approfondimento.


STADE RENNAIS

Presidente: Patrick Le Lay

Allenatore: Frédéric Antonetti (confermato)

Stadio: Route de Lorient

Piazzamento nel 2010-2011 : Sesto posto


M'Vila in azione con la maglia dei Bleus -da francefootball

Attesi al salto di qualità

Nelle ultime stagioni, la storia è stata sempre la solita: il Rennes, una delle realtà ormai consolidate della Ligue 1, che da otto anni a questa parte non è mai sceso sotto quota cinquantadue punti in classifica, assapora le alte vette prima che il cronico calo primaverile non lo costringa puntualmente ad abbandonare i suoi sogni di gloria. Lo stesso tecnico Antonetti, corso dal carattere sanguigno e dal grande carisma che si autodefinisce “esigente ed eccessivo”, nel fissare gli obiettivi stagionali dichiara di mirare a “confermare i primi otto mesi dello scorso campionato e cancellare gli ultimi due”: del resto, per il club il cui centro di formazione è stato eletto per il sesto anno di fila il migliore di Francia in base alla classifica resa nota dalla Federazione -dato confermato anche dal numero di giocatori della rosa che sono cresciuti qui, come M’Vila, Brahimi, Théophile-Catherine, Danzé, Kembo-Ekoko, Féret, Pajot, Diallo per citarne solo alcuni- sembra essere proprio questa l’ultima occasione per provare a fare il definitivo salto di qualità e sottrarsi all’eterno destino di club trampolino, contesto ideale per affermarsi prima di partire per altri lidi: la società è riuscita nell’intento di ottenere i prolungamenti dei contratti del capitano Kader Mangane, l’affidabile difensore senegalese che rappresenta anche il principale riferimento per i giovani nello spogliatoio, e soprattutto del gioiello Yann M’Vila, diventato a soli vent’anni un punto fermo della Francia di Blanc, ma sa benissimo che non potrà chiedere loro di prolungare la permanenza in Bretagna oltre giugno 2012; ora o mai più dunque, e visto che la difesa è stata nella scorsa stagione la migliore in assoluto della categoria, in sede di campagna acquisti si è lavorato soprattutto su un reparto avanzato dimostratosi dal canto suo piuttosto sterile: sono così arrivati Jonathan Pitroipa, una carriera professionistica spesa finora interamente in Germania tra Friburgo e Amburgo, che apporterà sulla trequarti le sue qualità di accellerazione, dribbling ma anche tiro con entrambi i piedi, e Julien Féret dal Nancy, giocatore esploso tardi che otto anni fa era partito proprio dal centro di formazione bretone nell’indifferenza generale, ma che ha doti tecniche e di visione di gioco fuori dal comune; in verità manca ancora una punta centrale e nel caso in cui non dovessero arrivare novità positive dal mercato, in quella posizione verranno adattati Montaño o Boukari come nella passata stagione. All’apparenza ottima la soluzione scelta per rimpiazzare tra i pali il partente Douchez, con l’arruolamento del ventiquattrenne Costil, il migliore della Ligue 2 2010-2011 secondo i colleghi del sindacato calciatori, campione d’Europa U17 2004 con la squadra in cui giocavano anche Benzema e Nasri tra gli altri. Ad ogni modo, la maggiore ricchezza di soluzioni offensive sommata all’esperienza acquisita nello scorso campionato da una formazione composta da molti giocatori giovani, fanno pensare che il Rennes possa confermarsi ed aspirare quantomeno ad un nuovo piazzamento europeo.

AS SAINT-ÉTIENNE

Presidente: Bernard Caïazzo

Allenatore: Christophe Galtier (confermato)

Stadio: Stade Geoffroy-Guichard

Piazzamento nel 2010-2011: Decimo posto

Malbranque in azione nel derby con la maglia dell'OL: adesso lo giocherà dall'altra parte della barricata -foto da leprogres.fr

Affascinante incognita

Pochi club francesi possono nell’immaginario collettivo rivaleggiare per fascino con il Saint-Étienne e pochi possono contare sullo stesso appassionato seguito popolare, benché il presente sia ormai da anni avaro di soddisfazioni. Anche la nuova stagione si annunciava fin dall’inizio particolarmente problematica, trovandosi la squadra di Galtier costretta a fare i conti con tre partenze pesantissime come quelle di Matuidi, Payet ed Emmanuel Rivière e per di più anche con il grave infortunio occorso nel precampionato al centrocampista argentino Alejandro Alonso, la cui assenza prevista dopo la rottura dei legamenti del ginocchio si aggira purtroppo intorno ai nove mesi: va tuttavia sottolineato che la dirigenza del club del Forez si sta dimostrando attiva anche sul mercato in entrata e per tentare di colmare i vuoti lasciati da cessioni ed infortuni e le lacune evidenziate nel corso della precedente stagione ha deciso di puntare forte sull’esperienza: sono così arrivati i difensori Mignot (Auxerre) e Paulão (Braga), in un reparto che alla luce del rendimento passato necessitava senz’altro di qualche puntello, i centrocampisti Clément (PSG) e Malbranque (Sunderland) e l’attaccante Sinama-Pongolle (Sporting Portugal), gli ultimi due di ritorno in Francia dopo un esilio all’estero durato rispettivamente dieci e otto anni; ma il vero colpo al momento sembra l’acquisto dal Monaco di Ruffier, che dopo tanti anni spingerebbe in panchina il portiere storico Jérémie Janot, quasi quattrocento partite con la maglia dei Verts, e potrebbe dunque indurlo a cambiare aria. Ad ogni modo, il mercato dell’ASSE non è ancora chiuso e dunque al momento è difficile dare una valutazione sufficientemente attendibile sulle possibilità della nuova squadra; vista la conferma di alcuni elementi globalmente positivi l’anno scorso (Sako su tutti) e le qualità lasciate intravedere dai ragazzi usciti negli ultimi anni dal centro di formazione ed aggregati alla prima squadra, quali Guilavogui, Néry, Ghoulam e gli ultimi arrivati Diomandé, Zouma e Saadi -reduci dalla finale di Gambardella persa contro il Monaco- si può tuttavia dire fin d’ora che se verrà trovato presto il giusto amalgama tra vecchi, nuovi e giovani, la squadra dovrebbe avere in sè il potenziale per fare un campionato tranquillo e togliersi persino qualche soddisfazione. La palla passa dunque a Cristophe Galtier, che si accinge ad iniziare la sua seconda stagione intera sulla panchina dei Verts, dopo aver sostituito in corsa Perrin nel dicembre 2009 ottenendo in extremis la salvezza nel maggio 2010, a cui ha fatto seguito un 2010-2011 caratterizzato dall’incostanza e tutto sommato mediocre.

FC SOCHAUX-MONTBÉLIARD

Presidente: Alexandre Lacombe

Allenatore: Mehmed Bazdarevic (nuovo)

Stadio: Stade Auguste Bonal

Piazzamento nel 2010-2011: Quinto posto


Il Sochaux sta facendo il possibile per trattenere Martin ancora per una stagione

L’eredità di Gillot

Il Sochaux, altro club formatore per eccellenza, è stata senza dubbio la sorpresa positiva della scorsa stagione, non solo per l’inaspettato quinto posto con relativa qualificazione all’Europa League -resa possibile dal fatto che Coupe de France e Coupe de la Ligue siano state entrambe vinte da due squadre già qualificate per la CL- ma anche per il gioco mostrato, che ha reso tutti gli osservatori concordi nel considerarla la formazione sotto questo profilo più interessante, insieme ai campioni di Francia ed al Lorient di Gourcuff. Lo spartito di Gillot ha avuto anche il merito di esaltare al massimo il talento di giocatori che proprio l’anno scorso hanno vissuto finora la loro miglior stagione, come il nuovo idolo dei francesi Marvin Martin, autore di diciassette assist, o la coppia d’attacco composta da Modibo Maïga e Ideye Brown, trenta gol in due. Adesso il grande problema, come sempre avviene in questi casi, sarà ripetersi; a maggior ragione alla luce del fatto che molti protagonisti, in primis lo stesso Ideye, sono partiti, che Martin non ha fatto mistero del suo desiderio di misurarsi con una nuova sfida e soprattutto che Gillot non c’è più. Per la delicata missione di sostituirlo è stato scelto un uomo che incarna pienamente lo spirito dei Lionceaux e che nell’impostazione tecnico-tattica della squadra dovrebbe mantenersi nel solco tracciato dal suo predecessore: il franco-bosniaco Mehmet Bazdarevic, per tutti semplicemente Mecha, che dalla sua natale Sarajevo è approdato per la prima volta nella città del Doubs nel 1987, dando inizio ad una lunga carriera in maglia gialloblu terminata nel 1996, prima di appendere le scarpe al chiodo e di restare nel club sotto svariate altre vesti, tra cui quella di direttore del centro di formazione; adesso, dopo un esilio temporaneo tra Istres, Grenoble, Tunisia e Qatar, ha finalmente fatto ritorno a quella che considera ormai la sua squadra del cuore, come testimoniano il fatto che non abbia mai voluto vendere la casa a cinque minuti dallo stadio Bonal e soprattutto una sua frase: “Quando ho perduto il mio paese per la guerra, ho avuto la fortuna di ritrovarne un altro a Sochaux”. Per quel che riguarda l’organico che Mecha avrà a disposizione e che al momento, come fatto notare dallo stesso tecnico, appare insufficiente per affrontare quattro competizioni, a compensazione delle partenze si registrano gli arrivi di Roudet dal Lens e di Mouyokolo in prestito dal Wolverhampton, oltre ad un ottimo colpo come Corchia, il capitano delle Espoirs che era nel mirino di parecchi club importanti; particolarmente significativo poi il rientro alla base di Sloan Privat, l’anno scorso in prestito al Clermont: sarà interessante verificare se si creerà tra lui e Maïga la stessa complementarietà che il maliano aveva con Ideye e se il centravanti originario della Cayenne saprà confermare in Ligue 1 le qualità che l’anno scorso l’hanno portato a rivaleggiare fino all’ultimo con Ribas per il titolo di miglior cannoniere. Ma è chiaro che la questione essenziale in casa gialloblu riguarda quelli che c’erano già l’anno scorso: riuscire a trattenere o meno giocatori tuttora richiestissimi quali Martin, Maïga e Boudebouz cambierebbe radicalmente le prospettive stagionali del club di Lacombe.

TOULOUSE FC

Presidente: Olivier Sadran

Allenatore : Alain Casanova (confermato)

Stadium: Stadium Municipal

Piazzamento nel 2010-2011: Ottavo posto


Il TFC si affida a Rivière per risolvere il problenma del gol

Cercasi gol disperatamente

Nella scorsa stagione ci eravamo abituati a vedere un Toulouse schierato generalmente con il 4-1-4-1, solido difensivamente ed in grado di controllare bene il gioco fino agli ultimi trenta metri, dove inevitabilmente si arenava per la sua cronica mancanza di soluzioni offensive. Da quando sono andati via Elmander e Gignac, i Violets non sono riusciti a trovare rimedio al problema del gol che li affligge e puntare sui vari Tafer o Santander si è rivelato fallimentare, al punto che quasi sempre si è finito per adattare in posizione di centravanti l’esterno offensivo norvegese Braaten, risultato miglior marcatore stagionale con la miseria di cinque gol; in vista del campionato che sta per iniziare, le speranze sono dunque riposte soprattutto nei due nuovi arrivati, Emmanuel Rivière ed il ventottenne turco Umut Bulut, nelle ultime cinque al Trabzonspor: il primo è senza dubbio un grosso colpo, visto che era nel mirino di parecchi club specie tedeschi, e sembra che nella scelta di lasciare Saint-Étienne a vantaggio della Ville Rose abbia inciso la presenza di parecchi compagni dell’Under 21 di Mombaerts con cui il ragazzo aveva particolarmente legato. C’è da dire che apparentemente nè Rivière nè tantomeno Bulut hanno le caratteristiche del tipico goleador, essendo soprattutto attaccanti di grande generosità bravi ad aprire varchi e a muoversi su tutto il fronte, ma la speranza è che il tecnico Alain Casanova, che ha dichiarato di voler provare a dare alla squadra un gioco più seducente -che passi magari da un cambio di modulo- per richiamare allo stadio il pubblico ultimamente un po’ disamorato, sappia trovare le alchimie giuste per valorizzarli. In ogni caso, la forza del Toulouse dovrebbe risiedere soprattutto nella continuità, poiché al momento sono stati pochi i cambiamenti in un organico che può contare ancora sui vari Étienne Capoue (23), Tabanou (22), M’Bengue (23), Moussa Sissoko (21), Machado (25), tutti pezzi da novanta di una squadra complessivamente giovane e ricca di talento; l’unica perdita di un certo peso è quella dell’ex capitano Mauro Cetto, che dovrebbe cedere la fascia proprio all’ex partner difensivo Daniel Congré, ventisei anni, nato a Toulouse e al TFC da quando ne aveva dieci: per sostituire l’argentino partito alla volta di Palermo si punta sulla freschezza del ventunenne Abdennour, capitano della nazionale olimpica tunisina; da notare i nuovi acquisti provenienti dall’estero si annunciano come giocatori di personalità, essendo tutti abituati a portare la fascia al braccio: è il caso di Abdennour, di Bulut nel Trabzonspor e dell’esterno difensivo Pavel Ninkov, ventisei anni, ex capitano della Stella Rossa Belgrado. Per concludere, si può dire che il centrocampo del TFC ha potenzialmente pochi eguali in Ligue 1: se dunque venissero ritrovati gli equilibri difensivi dell’anno scorso ed il nuovo attacco assicurasse qualche gol in più, quella di Casanova potrebbe senz’altro diventare una squadra temibile.

VALENCIENNES FC

Presidente: Jean-Raymond Legrand

Allenatore: Daniel Sanchez (nuovo)

Stadio : Stade du Hainault

Piazzamento nel 2010-2011: Dodicesimo posto

Il Valenciennes ha inaugurato il nuovo stadio contro il Borussia Dortmund -foto iconsport

L’alba di una nuova era

Il Valenciennes, che in seguito alla retrocessione del Lens è diventato il secondo club nella gerarchia regionale del Nord-Pas-de-Calais dopo i campioni di Francia del LOSC, sarà anche l’unica squadra ad affacciarsi alla Ligue 1 2011-2012 presentando contemporaneamente un nuovo allenatore, un nuovo presidente ed un nuovo stadio. Le ultime due novità erano previste da tempo, con il modernissimo impianto da 25.000 posti dell’Hainaut che è stato inaugurato poche settimane fa con un’amichevole di lusso contro il Borussia Dortmund: nelle intenzioni della società dovrebbe dar modo al club di stabilizzarsi gradualmente su un livello sportivo più alto di quello attuale, poiché i circa quattro milioni di euro supplementari che secondo i calcoli dovrebbero arrivare dal botteghino consentiranno di equilibrare il bilancio senza dover cedere necessariamente anno dopo anno i pezzi migliori della rosa. Anche l’avvicendamento dell’ormai settantacinquenne  Decourrière, il presidente che ha portato il VAFC dal National alla Ligue 1, con il più giovane Jean-Raymond Legrand, imprenditore nel ramo siderurgico,  faceva parte di una strategia programmata; solo dover trovare un nuovo tecnico non era nei piani, ma si è reso necessario dopo l’addio di Philippe Montanier, che ha deciso di tentare l’avventura nella Liga sulla panchina della Real Sociedad: e così, dopo Kombouaré e lo stesso Montanier, il club nordista lancerà Daniel Sanchez, reduce da quattro campionati alla guida del Tours in National prima ed in Ligue 2 poi, ed eletto da France Football miglior allenatore della seconda serie per l’anno solare 2010.  Sanchez sarà con i suoi cinquantasette anni – uno in più di Dupont, Fernandez e Girard – il tecnico più anziano di una categoria in cui non ha mai allenato, a parte un breve interim all’OGC Nice nel 1996-1997, e probabilmente è stato anche il suo carattere molto discreto a far sì che nella sua lunga carriera abbia preferito spesso assumere ruoli di secondo piano; molto amico di Wenger, di cui è stato il successore sulla panchina del Nagoya Grampus in Giappone, ha la reputazione di amante del bel gioco e ha già fatto sapere che almeno inizialmente non si discosterà dal 4-3-3 di Montanier. In un progetto sportivo globalmente valido e lungimirante come quello del Valenciennes, al momento il punto debole è un organico apparso piuttosto modesto già nella scorsa stagione e privato quest’estate di un pilastro difensivo come Bisevac; in attesa dei necessari rinforzi, gli elementi di maggior spicco sono senza dubbio il centrocampista colombiano Carlos Sanchez ed il cannoniere Grégory Pujol, esploso a trent’anni, mentre l’unico arrivo quello del  ventenne laterale destro Kenny Lala, che nella scorsa stagione si è rivelato in National con la maglia del Paris FC. Da seguire i giovani Isimat-Mirin, difensore messosi in luce al recente Festival Espoirs di Toulon, e Nam Tae-Hee, ala destra coreana molto rapida che potrebbe beneficiare della conoscenza del nuovo tecnico del calcio asiatico.

N.B. Dopo il 31 agosto, a mercato chiuso, per ogni squadra saranno pubblicate le tabelle di acquisti e cessioni e la rosa completa.

(*) Al secondo posto il trasferimento di Nicolas Anelka dal Real Madrid al PSG per 33,5 milioni di euro (2000), seguito da quello di Lisandro Lopez dal FC Porto all’OL per 24 milioni (2009) e da quello di Yoann Gourcuff dal Bordeaux allo stesso OL per 22,4 milioni (2010).

Discussione

4 pensieri su “La Ligue 1 ai nastri di partenza

  1. Grande pezzo, esaudiente e completo. Brava

    Pubblicato da Contenuti Per Allenatori | 11 agosto 2011, 20:55
  2. articolo meraviglioso, complimenti a chi l’ha scritto!!!

    Pubblicato da Alessio | 1 maggio 2012, 19:03

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