Analisi, Coppe nazionali

Trophée des Champions: LOSC – OM, l’analisi

A Tanger, pittoresco porto marocchino noto come “città degli stranieri” per la sua affascinante mescolanza di razze, di culture e di stili architettonici, soltanto una sottile striscia di mare separa dalla costa spagnola e tutto l’interesse popolare è rivolto alla Liga ed all’eterna sfida tra Real Madrid e Barcellona; se dunque alla vigilia l’idea di ospitare il Trophée des Champions non scaldava particolarmente gli animi ed in pochi tra i locali conoscevano Ayew o Hazard, il pubblico comunque numeroso e festoso che era presente allo stadio è tornato a casa con ancora negli occhi le immagini di una serata che non dimenticherà facilmente. Un bellissimo spot per il calcio francese, così l’ha definita a fine gara lo stravolto Deschamps, e chi ha assistito in diretta ai sette gol segnati tra il 70′ e il 95′ e al folle 5-4 con il quale l’Olympique Marseille si è aggiudicato il primo trofeo della stagione e la sua simbolica rivincita sul Lille dopo essersi trovato in svantaggio 3-1 a cinque minuti dalla fine non può fare a meno di concordare con lui.

Il Grand Stade de Tanger, inaugurato nello scorso aprile, e sullo sfondo la città. Per il terzo anno consecutivo il Trophée des Champions si è disputato al di fuori del territorio esagonale: Tanger segue Montréal 2009 e Tunisi 2010 - foto Cyril Sollier

Premesso che tutto va naturalmente inquadrato nella sua dimensione reale, ovvero quella di una partita di inizio stagione, e detto anche che l’eccessiva fiscalità dell’arbitraggio non è stata all’altezza del contesto – con alcune decisioni quantomeno discutibili nel finale che nell’amarezza del momento hanno portato gli sconfitti a disertare  la cerimonia di premiazione – e che l’epilogo più giusto probabilmente sarebbe stato quello dal dischetto (*), proviamo ad ogni modo a fare astrazione dalle emozioni a raffica dei minuti conclusivi e ad analizzare brevemente quanto visto in campo traendone le prime conclusioni provvisorie.

ANALISI TATTICA

Il Lille si presenta nel familiare 4-3-3 che è diventato ormai il suo marchio distintivo, con i tre nuovi arrivati che si collocano esattamente nelle caselle lasciate vacanti dai tre titolari della scorsa stagione che sono andati via: dunque Basa sul centro-destra della difesa al posto di Rami, Pedretti da interno sinistro di centrocampo al posto di Cabaye – in una posizione più decentrata rispetto a quella a cui era abituato nell’Auxerre – e Payet da ala destra al posto di Gervinho. Nell’OM alle indisponibilità previste di Nkoulou (squalifica) e Gignac (infortunio) si aggiunge quella dell’ultimo momento di Valbuena, tenuto precauzionalmente a riposo dopo un colpo preso in amichevole contro il Betis Sevilla, e così si vede a sorpresa in campo Lucho Gonzalez, che ha da tempo manifestato alla società il suo desiderio di cambiare aria. Tuttavia, rispetto alla disposizione illustrata nello schema qui sopra -ovvero quella ipotizzata alla vigilia in virtù del fatto che sia stata la più utilizzata da Deschamps nella scorsa stagione- in avvio di gara vediamo piuttosto un 4-2-3-1 con Cheyrou che fa il regista basso al fianco di Alou Diarra e Lucho Gonzalez che parte da posizione di trequartista alle spalle di Rémy, tra André Ayew e Amalfitano.

La partita ed il suo andamento offrono fin dall’inizio uno specchio fedele delle peculiarità delle due squadre: l’OM, formazione contro la quale diventa complicato giocare quando segna per prima, punta su una partenza forte sfruttando l’impatto fisico che lo contraddistingue e mette alle strette il Lille grazie anche ad un uso intelligente di tutta l’ampiezza del campo; infatti, mentre Cheyrou è la rampa di lancio da cui partono tutte le azioni, Diarra si abbassa spesso all’altezza di Mbia e Diawara diventando il terzo difensore e consentendo così ai due esterni di difesa Fanni a destra e, soprattutto, il neo acquisto Morel a sinistra di salire con frequenza creando la superiorità numerica sulle fasce, favorita anche dal fatto che Hazard e Payet tendono a stare alti e non rientrano molto: in questa fase l’OM crea innumerevoli occasioni e ci vuole un grande Landreau per impedire ai campioni in carica di capitolare.

Nonostante il trend della gara gli sia contrario, alla prima vera incursione il Lille va in vantaggio sugli sviluppi di un calcio piazzato battuto dalla destra da Hazard, complice una grave disattenzione della difesa marsigliese che non va incontro a Balmont appostato al limite dell’area lasciandolo liberissimo di calciare in porta. Garcia, agevolato dalla nuova situazione favorevole, riesce a riorganizzare i suoi che col passare dei minuti si assestano sempre meglio sul campo fino a prendere il controllo del gioco nella ripresa, dando un saggio delle qualità tipiche di una squadra abile tanto nel pressare l’avversario quanto nella circolazione del pallone. Nella fase centrale dell’incontro l’ago della bilancia è Balmont, fondamentale perché sta addosso a Cheyrou impedendogli di ragionare e perché si sdoppia nella veste di recuperatore di palloni e in quella di incursore: infatti, quando il Lille riconquista il possesso della sfera, si inserisce puntualmente sulla destra attirando a sè Ayew, lasciando così Morel solo contro Debuchy e Payet ed obbligandolo ad uscire per chiudere da quella parte, mentre Hazard taglia da sinistra verso l’area tenendo impegnati i centrali; in questo modo le maglie della difesa si allargano inevitabilmente. In occasione del gol del 2-0 è Hazard a fiondarsi dalla destra nel buco creatosi alle spalle di Morel, con Sow che contribuisce a disorientare i difensori penetrando in area centralmente, in un’azione di gioco che è anche un perfetto esempio del frequente scambio di posizioni sul fronte dell’attacco di Garcia; più tardi sarà invece lo stesso Sow a chiamare palla in profondità e ad infilarsi tra i due centrali per la rete del 3-1, splendidamente servito da Obraniak che ancora una volta si conferma letale quando entra a partita in corso e che alla fine potrà contare al suo attivo anche l’assist per il provvisorio 4-4. Il LOSC dà l’impressione di essere in totale controllo e di meritare pienamente il risultato acquisito.

Il piano dei Dogues funzionerà alla perfezione finché sarà sorretto dalle energie fisiche: quando nell’ultimo quarto di gara queste inizieranno ad esaurirsi, la squadra rinculerà eccessivamente all’indietro e la mossa di Garcia di togliere Hazard per inserire un centrocampista di contenimento come Gueye, sul punteggio di 3-1, segnerà definitivamente la fine delle incursioni offensive nordiste. Dal canto suo Deschamps, come già avvenuto in passato, mostrerà una buona lettura della partita ed i suoi cambiamenti tattici e di uomini sortiranno l’effetto sperato: al 65′ escono contemporaneamente Amalfitano e Cheyrou per far posto rispettivamente a Jordan Ayew e Kaboré; il primo si piazza largo a destra in opposizione a Béria, con il fratello André che si stringe centralmente a Rémy: in questo modo ci sono tre uomini e non più due sul fronte dell’attacco e Mavuba viene per forza di cose risucchiato all’indietro per aiutare la coppia dei difensori centrali, allentando così la marcatura su Lucho che, finalmente più libero di muoversi a piacimento, non a caso serve dalla trequarti prima l’assist filtrante per il gol di André Ayew e poi quello a spiovere che Rémy incorna per il 3-3; Kaboré dà nuova linfa ad un centrocampo che riesce di nuovo ad allargare il gioco sulle fasce ed i cross possono contare su due differenti punti d’appoggio in area: il resto lo fa la vivacità di un Jordan Ayew che entra con l’argento vivo addosso ed è difficile da contenere. E’ chiaro comunque che, al di là delle recriminazioni per i rigori concessi dall’arbitro sul 3-3 prima e sul 4-4 poi, del calo fisico e dell’impatto positivo degli aggiustamenti di Deschamps, il Lille deve prendersela innanzitutto con se stesso se non ha messo le mani su questo trofeo: sull’incredibile rimonta subita pesa soprattutto il fatto di essere uscito mentalmente dalla partita prima del dovuto, con un atteggiamento di eccessiva sufficienza dopo il 3-1.

Balmont in azione contrastato da Ayew

L’ OLYMPIQUE MARSEILLE

La nota lieta – La mentalità. Nota lieta soprattutto perché si tratta dell’ennesima conferma di una qualità che ha caratterizzato la formazione marsigliese fin dall’inizio del ciclo di Deschamps, che ha saputo trasmettere ai giocatori la sua tempra e capacità di crederci e di non disunirsi fino alla fine. Dare l’OM per morto prima del triplice fischio è un errore che in tanti hanno già pagato carissimo; ed intanto per Didier questo è già il quinto titolo in tre anni, che va ad aggiungersi ad un campionato, due Coupe de la Ligue e al Trophée des Champions vinto la scorsa estate ai rigori contro il PSG.

Il punto interrogativo – La manovra. Anche qui, niente di nuovo: come nella scorsa stagione, l’OM mostra dei limiti nello sviluppo armonico del gioco offensivo: se nella singola fase di gioco è in grado a volte di mostrarsi superiore a chiunque, grazie alle sue doti fisiche e caratteriali e alla classe dei suoi solisti, nel complesso manca di continuità. Strutturalmente resta soprattutto una squadra da grandi fiammate; alla luce di quanto visto mercoledì sera, non è da escludere che ciò possa comunque bastare. Certo, il probabile addio di Lucho Gonzalez non sarà una perdita da poco, perché la serata di Tanger ha dimostrato che quando c’è movimento adeguato intorno a lui -situazione creatasi dopo l’ingresso di J.Ayew- l’argentino è sempre in grado di trovare il varco giusto per offrire un assist vincente.

Il giocatore chiave – I fratelli Ayew. Decisivo naturalmente André, il maggiore, con la sua tripletta: da sottolineare tra l’altro la personalità con cui si incarica di battere i due rigori nei minuti finali della partita – l’anno scorso il rigorista era Taiwo e mercoledì al momento clou Ayew si è offerto ricevendo l’approvazione degli anziani del gruppo – e la freddezza nel trasformarli contro uno specialista nel neutralizzare i tiri dal dischetto come Landreau; ma anche il minore, Jordan, che dal momento del suo ingresso in campo crea scompiglio nella difesa del Lille, mette lo zampino nel gol del 2-3 di Morel e provoca il primo penalty.

Il giudizio sui nuovi – Il più positivo è Morel: gol a parte, fa un gran lavoro sulla corsia sinistra mostrando che da quella parte il suo apporto alla fase offensiva potrà essere utilissimo; meno convincente nel piazzamento difensivo, aspetto nel quale dovrà migliorare. Da rivedere Morgan Amalfitano, che parte molto bene colpendo anche un palo con una bellissima conclusione da fuori ma poi piano piano si spegne fino a venire sostituito da Deschamps nella ripresa. Male Alou Diarra, che chiaramente non è ancora in condizione e quindi fatica molto a sorreggere la difesa in fase di filtro e sbaglia la misura di buona parte degli appoggi.

Ayew trasforma il rigore del 4-3; tirerà quello del definitivo 5-4 cambiando angolo

IL LOSC

La nota lieta – Gli automatismi. Guardando giocare il Lille soprattutto per tre quarti del secondo tempo, l’impressione era che la stagione passata, quella della storica doppietta, non fosse mai finita; la variazione di qualcuno tra gli interpreti non sembra aver influito sull’armonia complessiva dello spartito. Forte di un collettivo perfettamente organizzato ed esaltato dalla qualità tecnica dei singoli, sul piano del gioco globalmente il LOSC è apparso convincente e superiore al suo avversario.

Il punto interrogativo – La difesa. Va da sè che, al di là della severità dei rigori assegnati o del calo di tensione nel finale, è inconcepibile per una squadra con determinate ambizioni incassare quattro reti in dieci minuti scarsi. L’aggravante è che le difficoltà della retroguardia nordista si erano palesate in tutta la loro evidenza già nel primo tempo, quando in più circostanze Landreau era stato davvero provvidenziale. Nella seconda metà della passata stagione Garcia era riuscito finalmente a trovare la quadratura del cerchio anche da questo punto di vista e adesso spera che il naufragio di Tanger abbia rappresentato uno sbandamento episodico, dovuto magari alla scarsa condizione fisica.

Il giocatore chiave – Detto dell’importanza di Balmont, non si può non fare il nome di Hazard (nella foto qui sopra, da losc.fr), che dopo aver chiuso il suo 2010-2011 con il premio di miglior giocatore di Ligue 1 assegnato dal sindacato calciatori, non sembra distratto dalle sirene dell’onnipresente Paris Saint-Germain ed anche in questa stagione inizia come meglio non si potrebbe, subito determinante con uno splendido gol ed un assist. Ispirato nelle scelte di gioco, con un’alternanza intelligente di gestione del pallone ed accellerazioni a seconda della necessità, è anche apparso di gran lunga con una marcia in più sul piano fisico.

Il giudizio sui nuovi Non male Pedretti, che è sembrato già sufficientemente a proprio agio nel meccanismo di Garcia e ha dato un buon contributo specialmente in fase di costruzione, prima di crollare nella fase finale della partita. Senza infamia e senza lode Basa, che chiaramente viene coinvolto nel naufragio difensivo ma appare come il meno colpevole della retroguardia, dà prova di grande abnegazione e segna di testa il gol del 4-4 sfruttando un calcio di punizione di Obraniak. Sostanzialmente deludente la serata di Payet, troppo timido nelle sue iniziative e nettamente l’elemento meno in vista dell’attacco dei Dogues.


LOSC – MARSEILLE 4-5

27 luglio 2011, h 20.45
Grand Stade de Tanger
Trophée des Champions
Arbitro : M Bouchaïd El Ahrach
 
LOSC: Landreau, Debuchy, Basa, Chedjou, Beria, Balmont Rodelin 89′), Mavuba, Pedretti, Payet (Obraniak 67’), Sow, Hazard (Gueye 81’)
Panchina: Enyeama, Souaré, Rozehnal, Wade
Allenatore: Rudi Garcia
OM: Mandanda, Fanni, Diawara, M’Bia, Morel, Lucho, Diarra, Cheyrou (Kaboré 65’), Amalfitano (J. Ayew 65’), Remy, A. Ayew
Panchina: Bracigliano, Azpilicueta, Sabo, Gadi, Cissé
Allenatore: Didier Deschamps
 
Marcatori : Balmont (8’), Hazard (57’), Sow (72’) pour Lille, A Ayew (70’), Morel (84’), Remy (85’), A. Ayew (88’ sp, 90+5’) pour Marseille
Ammoniti : Morel (7’) à Marseille, Chedjou (39’, 88’), Landreau (90′), Sow (90+3’) à Lille
Espulso : Chedjou (90+3’)

Lo sconforto di Rudi Garcia a fine partita; il solo Mavuba, il capitano, si presenterà sul palco a ritirare le medaglie a nome del resto del gruppo - foto da foot01.com

 
(*) Il regolamento del Trophée des Champions prevede che in caso di parità al 90′ si tirino direttamente i calci di rigore.
 
 
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