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Paris Saint-Germain – Le promesse del centro di formazione

Il manifesto ufficiale di presentazione delle finali dei campionati nazionali U17 e U19 2010-2011

UNA DOPPIETTA STORICA ED UN INTERROGATIVO

Quello di sabato 4 e domenica 5 giugno 2011 è stato un fine settimana storico per il centro di formazione del Paris Saint-Germain: le finali nazionali dei campionati Under 17 e Under 19 disputate a Tarbes, terra di rugby nel cuore degli Alti Pirenei, hanno decretato che la squadra della capitale è divenuta il primo club francese ad aggiudicarsi nella stessa stagione i due maggiori titoli giovanili. E gli U19 Nazionali possono fregiarsi di un’altra prestigiosa doppietta, essendosi laureati campioni di Francia per il secondo anno consecutivo; è mancato davvero pochissimo perché si completasse un exploit che avrebbe avuto dell’incredibile, visto che gli U17 Nazionali – alla quarta partecipazione di fila ad una fase finale – sono arrivati ad un soffio dalla medesima impresa, perdendo il titolo dello scorso anno solo ai rigori nella finalissima contro il Sochaux. Anche a livello di U15 e U14 i risultati sono stati particolarmente brillanti, a conferma di una qualità media molto alta che ha portato Gilles Grimandi, attuale osservatore dell’Arsenal e habitué del complesso sportivo di Camp des Loges, ad affermare recentemente nel corso della trasmissione televisiva “Les Spécialistes” di Canal Plus che il Paris Saint-Germain può vantare al momento i migliori giovani d’Europa.

Gli Under 17 Nazionali campioni di Francia 2011 -foto psg.fr

Se il centro di formazione parigino, un tempo subissato dalle critiche, raccoglie adesso allori e consensi unanimi, è il merito è di un lavoro che parte da lontano e che si fonda sull’associazione vincente tra la mente del direttore della struttura Bertrand Reuzeau e l’occhio esperto di Pierre Reynaud, ex giocatore cresciuto al club e responsabile dello scouting del centro di preformazione (biennio tredici-quattordici anni, ndr), l’uomo che ha scovato Sakho e tante altre piccole perle. Reuzeau, che dalla prossima stagione abbandonerà l’incarico di allenatore della squadra riserve per meglio concentrarsi unicamente sul ruolo direttivo, è stato il principale artefice di un cambio di politica che comincia a dare i primi frutti e che si può riassumere in pochi ma efficaci principi. Primo, puntare sulla qualità e non sulla quantità: i ragazzi del centro attualmente sono appena una cinquantina, divisi in tre gruppi di allenamento (CFA, U19, U17), e la metà di loro gioca in una rappresentativa nazionale, francese o estera; secondo, massima attenzione a non lasciarsi sfuggire i giovanissimi talenti del territorio parigino, che fino a pochi anni fa puntualmente finivano nei centri di formazione di altri noti club francesi, più svelti ad accaparrarseli: in questo senso, si sta rivelando preziosa una serie di accordi di partenariato stipulata con alcune piccole realtà amatoriali dei dintorni, in particolare Les Lilas, US Torcy, FC Sevran tra le altre, che al PSG mandano i propri elementi più promettenti dai tredici anni in su; terzo, concentrare la propria opera di reclutamento quasi esclusivamente sull’Île de France, la regione che circonda la capitale, cosa questa che presenta molti vantaggi logistici e che soprattutto fa sì che i ragazzi non vengano estirpati dal proprio ambiente familiare e che sviluppino un maggiore senso di appartenenza ai colori del club.

Simbolo per eccellenza del successo di tale politica è il nazionale di Blanc Mamadou Sakho, nato e cresciuto a Parigi, capitano di tutte le rappresentative giovanili del PSG e adesso della prima squadra, estremamente attaccato alla maglia e alla città tanto da aver dichiarato in tempi non sospetti – prima dell’ingresso in scena della nuova proprietà del Qatar – di voler restare ancora nella capitale francese dispetto delle numerose offerte, e tanto da essersi presentato a Tarbes per assistere personalmente alle fasi finali ed incoraggiare i giovani parigini. Adesso, in un circolo virtuoso che si autoalimenta, i ragazzi della regione sono sempre più allettati dalla prospettiva di raggiungere il centro di formazione del PSG, perché hanno davanti agli occhi esempi come quello di Sakho, o Chântome che della prima squadra è diventato un punto fermo, o ancora di Kebano e Bahebeck che a diciotto e diciassette anni hanno trascinato il PSG in finale di Coupe de France, o di Yaisien e dei suoi compagni che hanno partecipato al Mondiale Under 20 in Messico.

Bertrand Reuzeau, il direttore del centro di formazione parigino

Il cambio di proprietà e l’ingresso di capitali freschi provenienti dal Golfo Persico è, in termini assoluti, certamente un’ottima notizia per un calcio francese dall’economia ormai esangue e sul lungo termine non mancherà di far sentire i suoi effetti benefici sul Paris Saint-Germain e di riflesso su tutto il movimento; il timore è tuttavia che il prezzo da pagare possa rivelarsi particolarmente salato. Proprio nel momento di massima fioritura del centro di formazione e nel momento in cui una dinamica di interscambio sempre più fruttuosa ha iniziato ad instaurarsi tra il settore giovanile e la prima squadra, il rischio è infatti quello che una rivoluzione nella politica sportiva ed eventuali campagne acquisti faraoniche rese possibili dalla nuova liquidità a disposizione, possano finire per spezzare il circolo virtuoso e per soffocare nella culla le piccole promesse nate a Saint-Germain-en-Laye e con esse entusiasmo e speranze di tutti coloro,  ragazzi ed educatori, che lavorano ogni giorno a Camp des Loges; e che la caccia ad appariscenti gingilli esotici – la cui adattabilità al contesto europeo è peraltro sempre tutta da verificare – faccia perdere di vista i gioielli di famiglia, insieme alla coscienza di quale immenso tesoro potenziale i parigini abbiano sotto i propri piedi.

L’Île de France ha una popolazione che si aggira intorno agli undici milioni di abitanti, tanti quanti ne conta l’area metropolitana di Rio de Janeiro o di Buenos Aires, ed anche per via della sua elevata urbanizzazione è la regione francese in cui più di ogni altra è diffusa la pratica del foot de rue, il calcio che si gioca in strada nei quartieri di periferia; in molti rimarrebbero stupiti nel constatare quante formazioni competitive si potrebbero allestire utilizzando unicamente giocatori più o meno noti, di differenti etnie e nazionalità, nati proprio in questa regione. Il Paris Saint-Germain è un caso pressoché unico al mondo, essendo il solo club professionistico in un’area di tali dimensioni, che costituisce un bacino di reclutamento quasi illimitato e dalle potenzialità in parte inesplorate: base ideale, avendone la volontà e le risorse economiche, per sfruttare la funzionalità del centro di formazione e concepire un progetto ispirato al modello Barcellona, che sul telaio formato da ragazzi in grande maggioranza catalani e cresciuti alla Masia secondo una filosofia di gioco ben precisa, inserisce di volta in volta pochi mirati innesti di qualità.

Chantome in azione in Europa League contro il Braga -foto Panoramic

E’ difficile al momento avere un’idea chiara delle intenzioni della nuova proprietà, anche perché il tormentone legato all’arrivo di Leonardo ha dilatato enormemente i tempi e rallentato le operazioni in casa parigina; il principe ereditario del Qatar Tamim bin Hamad bin Khalifa Al-Thani, a cui di fatto fa capo QSI, la società di investimenti che ha acquisito il 70% del pacchetto azionario del club, ed il suo braccio operativo Nasser al-Khelaifi, sono ad ogni modo descritti come persone di una certa oculatezza e la speranza è che possano tener conto almeno in parte della specificità della nuova realtà in cui si trovano ad operare.

A volte il miglior modo di rinnovare consiste nel saper individuare i punti di forza di ciò che si trova per poi valorizzarli; e la formazione resta senza dubbio uno dei fiori all’occhiello del sistema calcio francese, che non aspetta altro che una forza economica adeguata a consentirle di raccogliere quanto semina, in primis fermando la preoccupante diaspora di giocatori verso i campionati esteri. Il Qatar vede nel calcio uno straordinario veicolo d’immagine e l’acquisto del PSG, al di là delle ovvie smentite di rito, s’innesta in una strategia molto più a largo raggio che è partita aggiudicandosi l’organizzazione del Mondiale 2022 ed è proseguita con l’acquisizione dei diritti televisivi della Ligue 1 per le prossime stagioni. Se davvero intende fare del club parigino la punta di diamante del suo ambizioso disegno, siamo certi che la strada giusta sia quella di tentare di renderlo una grande squadra uguale a tutte le grandi squadre del mondo, costruita radunando campioni -o presunti tali- di svariata provenienza attirati dalle sirene di lauti ingaggi? Esiste forse un ritorno d’immagine più efficace di quello che potrebbe dare un Paris Saint-Germain che sia competitivo in Francia e in Europa con una squadra composta in buona parte dai migliori talenti dell’ Île de France? Un club che sia capace di lanciare ogni anno un Sakho o uno Chântome?

Sakho, capitano ventunenne cresciuto a Camp des Loges


ALLA SCOPERTA DEL VIVAIO PARIGINO…

Gli Under 19 Nazionali

Costruita intorno al nucleo della generazione 1993, schierata generalmente con un 4-2-3-1, la squadra guidata da David Bechkoura è approdata alla fase finale attraverso un percorso meno agevole di quel che si potrebbe pensare, a dispetto del grande potenziale tecnico e del primato di miglior difesa del suo girone: discontinua ed ancora immatura sul piano atletico e tattico, ad un certo punto della stagione regolare contava addirittura quattordici punti di ritardo sul Caen leader in classifica e deve ringraziare l’eccezionale sprint finale, con otto vittorie nelle nove gare conclusive, che le ha consentito il sorpasso proprio in extremis, quando all’ultima giornata la capolista è clamorosamente stata sconfitta a Wasquehal mentre i parigini polverizzavano il Lesquin (6-0). Nella semifinale contro il Lorient e nella finale contro il Grenoble i giovani Rouge et Bleu sono poi riusciti a far valere la loro indiscutibile superiorità tecnica, sbloccando in entrambi i casi il risultato nella ripresa ed imponendosi alla fine con l’identico punteggio di 2-0.

Foto leparisien.fr

Ecco il tabellino e il video della finale:

Domenica 5 giugno 2011, Tarbes
GRENOBLE – PSG : 0-2 (0-0)
Marcatori : Rajsel (77′) e Mbaka (79′).
GRENOBLE : Perrin (c) – Aguilar, Martorana, Dieng, Di Stefano – Nicaise (Ndiaye, 80′), Ngando (Abie, 53′) – Simon, Michel, Letare (Begue, 80′) – Ben Dahrane. Allenatore : Patrick Cordoba.
PSG : Salamone – Sabaly, Samnick, Diarra, Tambe – Hery (c), Mbaka – Bahebeck, Kebano (Boccara, 80e+2), Kamghain (Rajsel, 69′) – Honore. Allenatore: David Bechkoura.
 

Una rassegna dei protagonisti di questo successo non può che iniziare da Kebano e Bahebeck, apparsi rispettivamente a sette e tredici riprese con la prima squadra nella scorsa stagione e considerati unanimemente già pronti ad essere aggregati stabilmente al gruppo di Kombouaré. Il primo, un destino scritto nel nome visto che il padre, ex calciatore congolese, ha scelto di chiamarlo Neeskens in omaggio al grande attaccante dell’Ajax e dell’Olanda degli anni settanta, è un trequartista brevilineo (172 cm per 70 kg) tecnico ed esplosivo, dalle grandi qualità di accellerazione e dribbling e dotato di ottimi tiro e cross; nazionale francese Under 19, può giocare sulle due fasce come gli abbiamo visto fare in più occasioni sia nel club che in selezione, ma a detta del tecnico federale Bergerôo la posizione che meglio valorizza le sue doti è quella tra le due linee. Nato il 10 marzo 1992, ha debuttato in prima squadra il 2 febbraio 2011 agli ottavi di Coupe de France contro il Martigues e poco dopo ha fatto anche il suo esordio europeo in PSG – Bate Borisov valido per i sedicesimi di finale di Europa League, raccogliendo applausi in entrambe le circostanze; nell’ultima giornata di campionato è stato schierato per la prima volta da titolare contro il Saint-Étienne, ma sostituito alla fine del primo tempo per mancanza di disciplina nel piazzamento difensivo. Nel frattempo ha disputato quattro partite con gli U19 e sedici con le riserve in CFA, segnando dieci gol in totale; il primo e finora unico gol da professionista con la maglia del PSG l’ha invece messo a segno al Parc des Princes ai quarti di finale di Coupe de France contro il Le Mans.

Kebano in azione contro il Bate Borisov nel giorno del suo esordio al Parc des Princes -foto SIPA

PSG – Le Mans di Coupe de France è anche la partita dell’esordio in prima squadra e del primo gol da professionista per Jean-Cristophe Bahebeck (Saint-Denis, 1 maggio 1993), che sbloccando a poco più di dieci minuti dai calci di rigore un quarto di finale rivelatosi più ostico del previsto diventava, con i suoi diciassette anni e otto mesi, il terzo più giovane marcatore nella storia del PSG dopo Nicolas Anelka e Bartholomew Ogbèche: ennesimo punto esclamativo su una carriera vissuta finora ad altissima velocità, visto che già nell’US Persan, il club della regione parigina dove il PSG l’ha pescato, si era laureato miglior marcatore a tredici anni con una quarantina di gol all’attivo, per poi ripetersi in maglia rossoblu con gli U15 (circa venti gol), con gli U17 (media di un gol a partita) e nel 2009-10 con gli U19 (quattordici gol). Attaccante completo, potente, veloce, dotato di dribbling, tiro e abilità nel tirare i calci da fermo, non eccezionale nel gioco aereo, ha iniziato la carriera da punta centrale ma si muove benissimo su entrambe le fasce e ormai gioca prevalentemente da ala sinistra. Anche lui, come il compagno Kebano, nello scorso campionato è sceso in campo essenzialmente con la squadra riserve, di cui ancora una volta è stato il miglior realizzatore con undici reti in sedici gare, mentre nel corso della stagione regolare non è apparso con gli U19 che in un’unica occasione. Dopo sei presenze in amichevole e tre reti con la Francia Under 18, naturalmente con tanto di gol e assist all’esordio, era stato convocato da Mankowski per partecipare con la selezione francese al Festival Espoirs di Toulon dello scorso giugno, ma il PSG ha chiesto di trattenerlo per la fase finale del campionato U19 e così al suo posto è stato chiamato Knockaert.

Bahebeck in azione nella finale contro il Grenoble -foto psg.fr

Nella seconda metà di giugno Kebano e Bahebeck hanno entrambi firmato con il PSG il primo contratto da professionista; con loro LoÏck Landre, pilastro difensivo dell’Under 19 francese e delle riserve, con cui ha collezionato venticinque presenze in CFA (ventiquattro da titolare), a cui va aggiunta qualche panchina in Ligue 1 con la prima squadra: nel finale di campionato per lui è arrivato anche un positivo esordio, quando Kombouaré l’ha gettato nella mischia in PSG-Nancy nella situazione d’emergenza seguita all’espulsione di Jallet ed il ragazzo si è disimpegnato bene in un ruolo non suo, quello di esterno destro. Nato ad Aubervilliers il 5 maggio 1992, Landre è un difensore centrale che nasce come centrocampista difensivo, posizione in cui peraltro il selezionatore Bergeroo l’ha recentemente utilizzato in nazionale; alto 179 cm per 78 kg, si distingue per le sue qualità atletiche e caratteriali, mentre deve lavorare principalmente sul rilancio.

Un contratto da professionista l’avea in precedenza firmato anche Alassane També (nella foto in basso), compagno di reparto di Landre in CFA (venti presenze da titolare, più cinque con gli U19 Nazionali) e nella Francia di Bergerôo, con la quale lo scorso maggio ha partecipato alla Fase Elite dell’Europeo di categoria, insieme allo stesso Landre e a Kebano. Esterno destro difensivo che può all’occorrenza giocare anche a sinistra, ha un enorme potenziale ma il suo problema sono al momento i cali di concentrazione, come sottolinea proprio Bergerôo. Classe 1992, alto 182 cm per 76 kg, ha tecnica, rapidità e sa farsi valere nei duelli, ed è stato seguito da Barcellona, Manchester United ed Arsenal. A far coppia con Landre al centro della difesa della squadra riserve è stato in genere Mohamed Diarra (20/6/1992), origini guineane, considerato una delle più grandi promesse difensive del PSG ed anche lui tenuto d’occhio da vari club europei come Arsenal ed Inter; alto 183 cm per 70 kg, difensore solido ed elegante in grado di giocare anche a centrocampo, ha già grandi autorità e maturità tecnica e tattica per la sua età e deve fare attenzione soprattutto a qualche eccesso di confidenza di troppo.

Landre, També e Diarra – così come Kebano e Bahebeck – sono stati chiamati a rafforzare la squadra U19 principalmente in occasione della fase finale di Tarbes, ma nella stagione regolare la cerniera centrale schierata più sovente è stata quella costituita da Richard-Quentin Samnick e Alvin Arrondel, complementare duo classe 1993: il primo è un difensore roccioso e forte nell’uno contro uno e nel gioco aereo, con qualche carenza tecnica soprattutto per quel che riguarda il piede sinistro, il secondo deve migliorare sul piano fisico e dell’aggressività ma mostra maturità, un’ottima tecnica ed un buon lancio lungo; è stato schierato a volte a centrocampo e fa parte della selezione francese Under 18 insieme a Youssouf Sabaly (classe 1993), esterno destro dall’ottimo apporto offensivo impiegato a volte da Bechkoura anche sulla sinistra, già apparso a sei riprese da titolare in CFA. Un ottimo jolly si è rivelato Yannis Takerboucht (classe 1994), dodici volte in campo dall’inizio, più frequentemente laterale di difesa ma anche difensore centrale o centrocampista, buona tecnica, aggressivo il giusto ed intelligente tatticamente; considerato una delle più interessanti promesse di origine algerina, ha partecipato a un raduno dell’ Under 16 francese ma ha poi scelto di indossare la maglia dei Fennecs.

Altro nazionale francese è l’attaccante classe 1992 Jimmy Kamghain (foto in basso), anche lui in possesso di un contratto da professionista: il PSG glielo fece firmare a metà del 2009 per evitare di lasciarselo sfuggire nel momento della sua massima ascesa, quando era salito alla ribalta per le prestazioni straordinarie nelle formazioni giovanili e la conseguente partecipazione all’Europeo Under 17 in Germania; in seguito purtroppo la rottura dei legamenti crociati l’ha allontanato a lungo dai campi e ne ha frenato la progressione: all’inizio di quest’anno è tornato finalmente a giocare, mettendo insieme nove presenze con le riserve e dieci con gli U19 Nazionali (con due gol) e ritrovando anche la maglia dei Bleuets nell’amichevole che l’U19 ha giocato a fine marzo contro la Svizzera. Di sicuro si tratta di un grande talento, magari discontinuo ed indisciplinato tatticamente, ma dotato di una tecnica in velocità e di un’accellerazione nei primi metri davvero fuori dal comune; difficile da fermare se lanciato negli spazi, d’abitudine gioca da ala destra.

Molto talentuoso è anche Arnaud Honoré (15/03/1993), centrocampista offensivo a volte schierato da interno, miglior realizzatore stagionale degli Under 19 Nazionali con tredici gol; eccellenti la tecnica individuale ed il dribbling negli spazi stretti, ottimi il tiro ed il senso del gol per un centrocampista, buon fisico, i suoi punti deboli sono soprattutto la costanza e la partecipazione al gioco collettivo. Al secondo posto nella classifica dei marcatori tra gli U19 parigini c’è a quota otto Nicolas Rajsel (31/05/1993), ventidue presenze, autore tra l’altro della rete che ha sbloccato la finale contro il Grenoble meno di dieci minuti dopo il suo ingresso in campo: nella rosa, è il giocatore il cui profilo corrisponde maggiormente a quello dell’attaccante classico, con buone doti di opportunismo in area di rigore. A segno sia in semifinale che in finale è andato il promettente interno di centrocampo Philtzgérald Mbaka (20/3/1993), insieme a Honoré l’elemento più utilizzato da Bechkoura con venticinque presenze da titolare nella stagione regolare, mancino molto elegante e dotato tecnicamente, preciso nei passaggi e pericoloso quando parte palla al piede per via del suo buon dribbling; deve progredire essenzialmente dal punto di vista dell’impatto fisico.

Davanti alla difesa si è mossa solitamente la coppia formata da Bastien Héry (23/3/1992, diciassette presenze da titolare), centrocampista completo dalla notevole visione di gioco, abile con entrambi i piedi nel passaggio sia corto che lungo, qualche limite solo sul piano fisico, e Ilan Boccara (14/5/1993, quattordici presenze da titolare), ottimo recuperatore di palloni di piccola taglia ma di grande intelligenza tattica ed intensità di gioco, cercato recentemente dall’Ajax. Nel corso del campionato si sono visti in campo anche gli esterni Joris Héron e Jason Bli (1993), i centrocampisti centrali Franck Bikoya (1993) e Romain Lelevé (1992), l’ala mancina Abdelrafik Gérard (1993), e soprattutto vari ragazzi del gruppo degli Under 17 Nazionali che nella stagione regolare hanno per l’appunto giocato con frequenza con la squadra U19: tra questi, in particolare hanno raccolto almeno dieci presenze Yaisien (diciotto), autore di sei reti, Bourdin (quindici), Ikoko (tredici) e Chemin (undici).

Ma se si vuol dare ascolto a chi frequenta abitualmente Camp des Loges, è in porta che troviamo una delle più grandi speranze del vivaio parigino e del calcio francese in genere: si tratta di Alphonse Areola (foto in basso), assente dalla fase finale di Tarbes a causa di un infortunio alla mano, che all’età di sedici anni e cinque mesi è diventato nel luglio 2009 il calciatore più giovane ad aver firmato un contratto da professionista con il Paris Saint-Germain. Nato a Parigi il 27 febbraio 1993, origini filippine, ha iniziato a giocare a sei anni nel Petits Anges, piccolo club del settimo arrondissement parigino, dove l’ha adocchiato Pierre Reynaud, e ha poi svolto una parte della sua formazione all’INF di Clairefontaine; le sue doti fuori dal comune e le eccellenti performances nelle giovanili del PSG hanno immediatamente attirato l’attenzione dei selezionatori federali e Alphonse è attualmente il titolare dell’Under 18, dopo varie presenze nell’Under 17 con cui è stato protagonista all’Europeo di categoria del 2010, nel quale la Francia è uscita in semifinale per mano dell’Inghilterra futura vincitrice. Struttura fisica impressionante già a sedici anni (191 cm per 85 kg), a Saint-Germain-en-Laye ha colpito tutti anche per le sua forza mentale, la maturità precoce e la tranquillità che riesce a trasmettere alla difesa; difficile trovargli per il momento un vero difetto, poiché ha sangue freddo e riflessi, se la cava benissimo sia tra i pali che nelle uscite alte e basse e si disimpegna bene con i piedi. Nella scorsa stagione è stato incluso nella rosa della prima squadra come terzo portiere, andando in panchina in qualche circostanza quando le occasionali assenze di Coupet o Edel l’hanno richiesto, e ha giocato diciotto partite in CFA, che hanno fatto seguito alle dieci già disputate con le riserve nel finale della stagione precedente: quest’anno il ritiro di Coupet ed il mancato prolungamento del contratto di Edel potrebbero offrirgli l’opportunità di diventare il secondo alle spalle del neo acquisto Douchez, ma nell’ottica della sua crescita probabilmente sarebbe molto più sensato un prestito che gli consenta di accumulare tempo di gioco ed esperienza. I pali degli U19 Nazionali sono invece stati difesi da Mickaël Salamone, 190 cm per 90 kg, portiere classe 1992 molto affidabile soprattutto sulla sua linea di porta.

Un video dedicato ad Areola

Gli Under 17 Nazionali

Allenati dal 2005 da Jean-Luc Vasseur, che ha appena lasciato l’incarico e nella prossima stagione guiderà il Créteil in National, paradossalmente gli Under 17 Nazionali del Paris Saint-Germain sono riusciti a laurearsi per la prima volta campioni di categoria proprio nell’anno in cui si sono mostrati meno dominanti nel corso della stagione regolare, conclusa comunque con il migliore attacco e la miglior difesa del proprio gruppo. Nella poule finale ad otto squadre, si sono poi piazzati al primo posto nel girone Nord con 6 punti, davanti a Le Havre (5), Lens (4) e Troyes (1), malgrado la sconfitta nella terza ed ultima giornata contro il Le Havre; il girone Sud ha invece visto l’affermazione dell’Olympique Marseille, primo con 7 punti davanti a Sochaux (4), Bordeaux (3) e Lyon (2). In finale ha avuto dunque luogo il sempre coinvolgente clasico PSG-OM, e i giovani parigini hanno dato prova di grande carattere riuscendo ad avere la meglio nonostante l’inferiorità numerica per l’espulsione diretta di Conte nel finale del primo tempo, segnando il gol della vittoria in contropiede a dieci minuti dalla fine: da ammirare il lancio di Yaisien e la bellissima conclusione ad incrociare di Sainrimat.

Gli U17 Nazionali 2011. Nella fila in alto: M’Pasi, Sainrimat, Fezui, Rabiot, Bourdin, Conte, Bambock, Yaisien, Banvo, Maignan. Nella fila in basso: Latour, Ongenda, Ikoko, Diafat, Quéméner, Lambèse, Lofanga, Chemin – Foto C.Gavelle, da psg.fr

Il tabellino e il video della finale:

Sabato 4 giugno 2011, Tarbes
PSG – MARSEILLE : 2-1 (1-1)
Marcatori : Ongenda (21′) e Sainrimat (81′) per il PSG, Diop (45’+1) per il Marseille.
PSG : Maignan – Ikoko, Conte, Bourdin (Diafat, 90’+1), Lofanga – Rabiot, Bambock – Latour (Lambese, 61′), Yaisien (c), Ongenda – Banvo (Sainrimat, 61′). Allenatore : Jean-Luc Vasseur.
MARSEILLE : Fabri – Sam (Honore, 56′), Azouni (c), Aloe, Charles – Bangoura (Mekhouni, 86′), Abdullah – Santiago (Loiacono, 78′), Diop, Jobello – Bonelli. Allenatore : Eric Thiery.

Di alcuni ragazzi che compongono questo gruppo abbiamo già parlato in più di una circostanza precedente, in quanto nazionali francesi Under 17, recentemente impegnati nel Mondiale di categoria in Messico: si tratta della stella Yaisien, di Ikoko e di Bourdin, che come detto hanno giocato buona parte della stagione con gli U19 Nazionali; del portiere Mpasi e del difensore Conte, quest’ultimo pilastro della formazione tipo degli U17 Nazionali, schierato al centro della difesa in coppia con Bourdin o Fezui in sua assenza. Sulla fascia sinistra del reparto arretrato si è mosso Maxime Lofanga (21/4/1994), l’elemento più presente in assoluto in campionato con venticinque partite giocate, ex centrocampista difensivo dalle buone qualità fisico-atletiche riconvertito dal momento del suo arrivo al PSG (2009-2010) in una posizione della quale deve ancora assimilare alcune specificità; a destra abbiamo spesso visto il piccolo Matthieu Geolier (24/2/1994), quindici presenze, il giocatore più basso della rosa con i suoi circa 160 cm, che compensa il deficit di statura con buona tecnica e combattività.

Svariate apparizioni in difesa anche per Ryan Diafat (21/9/1995, dieci presenze), carattere e resistenza, laterale destro dal fisico brevilineo figlio del campione di thai boxe Dida -destinato a quanto sembra a lasciare il PSG- e per Arnaud Fezui (2/1/1995, dodici presenze), centrale difensivo polivalente, buon piede mancino, pure lui con un passato da centrocampista. Tra i pali Mpasi si è alternato con Mike Maignan (3/7/1995, quindici presenze), nativo della Guyana francese, che ha giocato la semifinale e la finale a Tarbes: alto 190 cm., estremo difensore della Francia U16 con la quale si è aggiudicato diversi riconoscimenti individuali tra cui il premio di miglior portiere al torneo di Montaigu 2010, mostra grande sicurezza sia in porta che nelle uscite aeree ed il suo principale punto debole sembra per il momento il gioco con i piedi.

Yaisien mostra il premio di miglior marcatore dell’edizione 2009 della PSG/Nike U15 Cup, prestigiosa competizione giovanile che si disputa ogni estate a Saint-Germain-en-Laye

Molto interessante il centrocampo, che è stato schierato di norma a tre e nel quale troviamo innanzitutto il capitano Jérémy Quéméner (7/7/1994, ventuno presenze più tre con gli U19), che si è fatto particolarmente apprezzare per la sua regolarità nel corso dell’intera stagione: brevilineo estremamente combattivo e pressoché ambidestro, ottimo senso della posizione, è bravo a recuperare palloni ma altrettanto in fase di impostazione, con cambi di gioco anche belli a vedersi, e nel calciare i piazzati ; al suo fianco Franck-Yves Bambock (7/4/1995, venti presenze), uno dei giocatori della generazione 1995 nei quali vengono riposte maggiori aspettative in prospettiva: nazionale francese Under 16, ha fisico impressionante per la sua età e tecnica rimarchevole per un giocatore della sua stazza, personalità e propensione a spingersi in avanti per sfruttare la potenza del tiro, che nella scorsa stagione gli ha fruttato ben otto gol; e Adrien Rabiot Provost (3/5/1995, diciannove presenze), interno mancino dalle lunghe leve che sfiora i 190 cm, anche lui nel giro dell’Under 16: passato dal Pôle Espoir federale di Castelmaurou (Toulouse), diretto dall’ex nazionale francese Stopyra, dove sono cresciuti tra gli altri anche Clichy e Mexès, nel 2009 ha tentato l’avventura al Manchester City rimanendovi nove mesi; oltre ad essere abile nel recupero del pallone, ha doti tecniche davvero interessanti e per fare il salto di qualità deve soprattutto strutturarsi muscolarmente ed essere più continuo.

Sfortunato Romuald Lacazette (3/1/1994), assente per gran parte della stagione per infortunio, quattro presenze in tutto tra Under 17 e Under 19: considerato uno dei giovani giocatori più interessanti nel suo ruolo, stazza media, è un interno di centrocampo completo, che garantisce copertura, potenza e grande dinamismo, ma anche qualità tecnica e proiezioni offensive. Bella invece la storia di Piakai Henkel (11/3/1995), californiano, uno dei pochissimi giocatori della rosa ad essere nato al di fuori del territorio dell’ Île de France: iscrittosi ad uno stage della PSG Academy, è stato notato da Jérôme Klein, osservatore del club, ed è così entrato nel centro di formazione, trovando spazio nello scorso campionato in sette circostanze nell’undici di partenza degli U17 Nazionali e mostrando buone doti tecniche e di visione di gioco.

Adrien Rabiot in azione con la maglia della Francia U16 contro l’Olanda al Tournoi Val du Marne -foto paris-idf.fff.fr

La stella degli Under 17 Nazionali è tuttavia l’attaccante  Hervin Ongenda, talento precocissimo a cui tutti gli addetti ai lavori pronosticano un grande futuro e che ha già convogliato su di sè le attenzioni delle big inglesi. Nato a Parigi il 24 giugno 1995, ha in comune con Kebano le origini congolesi ed una struttura fisica simile, visto che misura 170 cm per 65 kg di peso; scoperto dal solito Reynaud a dodici anni nel Lilas e aggregato ai benjamins, durante il noto torneo di categoria di Arousa, Spagna, segna in sole otto partite diciotto delle venticinque reti totali del PSG, con una tripletta in finale all’Inter, ed in seguito continua su questi ritmi, realizzando la bellezza di più di duecentosessanta gol nei suoi primi tre anni in Rouge et Bleu e mettendosi in luce anche con la Francia Under 16 con la quale vince da capitano la Aegean Cup nel gennaio 2011, laureandosi capocannoniere con sei gol in quattro gare. Dalla stagione 2009-2010 è aggregato con largo anticipo rispetto ai tempi agli Under 17 Nazionali e nel campionato appena concluso è ancora una volta lui il miglior marcatore della sua squadra con diciannove gol in ventitrè presenze, a cui vanno aggiunti i quattro segnati nelle due occasioni in cui ha fatto capolino negli U19 Nazionali. Attaccante veramente completo, ha qualità tecniche e atletiche fuori dalla norma, visione di gioco e fantasia, è veloce, mobile, freddo davanti alla porta, aggressivo sul portatore di palla, abile nel dribblare come nel servire assist e nel calciare rigori e punizioni; e secondo il selezionatore dell’Under 16 francese Giuntini possiede un’altra dote da non sottovalutare, ovvero un autentico spirito da competitore. In grado di muoversi bene in qualunque posizione dell’attacco, nell’ultima stagione l’abbiamo visto partire in prevalenza dalla fascia sinistra.

Ongenda nella finale contro l’OM -Foto psg.fr

Dalla trequarti in su sono comunque parecchi gli elementi da tenere d’occhio. Tra i classe 1994 c’è il gigante Anderson Banvo, anche lui visto recentemente all’opera al Mondiale Under 20 nella Costa d’Avorio eliminata agli ottavi di finale proprio dalla Francia: titolare al centro dell’attacco per buona parte del campionato, secondo miglior marcatore parigino dopo Ongenda con quindici gol in ventuno partite, è prezioso nel ruolo di pivot e spicca per le doti atletiche e fisiche, ma ultimamente ha fatto progressi anche sul piano tecnico e realizzativo; c’è poi il suo abituale sostituto Alexis Sainrimat, l’eroe della finale, altro giocatore la cui stagione è stata purtroppo condizionata da un brutto infortunio che l’ha tenuto ai margini per otto mesi: attaccante centrale che può giocare anche sulla fascia destra, rapido e discretamente tecnico nonostante la struttura fisica longilinea, ha iniziato la sua formazione al Club Omnisports des Ulis, così come Thierry Henry e Patrice Evra tra gli altri; e Sorel Chemin, mancino puro che all’inizio del biennio ha fatto parte della selezione Under 16 di Gonfalone, ovvero l’odierna Under 17, un’ala dal gran dribbling che segna anche abbastanza, nove gol in quindici partite l’anno scorso. Tra i classe 1995 Mickaël Latour, jolly d’attacco dalla buona proprietà tecnica e capace di muoversi bene spalle alla porta, che ha svolto ottimamente il ruolo di vice Yaisien e deve lavorare soprattutto dal punto di vista atletico (17 presenze di cui undici da titolare, tre gol segnati), e Stéphane Lambèse, il più giovane del gruppo, centrocampista offensivo brevilineo di origine haitiana, non sempre lucido ma insidioso e pronto a sacrificarsi con un movimento incessante, impiegato più sovente da ala destra ed autore di tre gol in ventiquattro partite, delle quali quattordici da titolare.

Nella Francia U16 vincitrice del Torneo Val du Marne 2010 si possono riconoscere quattro U17 Nazionali campioni di Francia con il PSG: Rabiot (n.18), Maignan (n.1), Bambock (n.11) e Ongenda (n.13)

Altri giocatori della classe 1995, quali Kimpembe e Gagic, difensori, Labhiri, centrocampista, o Diakiese, attaccante, hanno giocato meno e avremo modo di rivederli all’opera nell’Under 17 della prossima stagione; a loro si uniranno i classe 1996 che in quella appena trascorsa tanto bene hanno fatto nella categoria Under 15, vincendo la propria poule in campionato: in particolare, si sentono già giudizi lusinghieri sul duo formato dal centrocampista offensivo Kingsley Coman (nella foto sotto, in azione contro il Torino durante l’edizione 2010 della Manchester United Premier Cup) e dall’attaccante Moussa Dembele, autore di diciotto gol più altri undici segnati in sei incontri con la rappresentativa dell’Île de France nella coppa nazionale delle leghe U15.

Per gli approfondimenti sui singoli giocatori:

ABDALLAH YAISIEN  (1 aprile 2011)

ADRIEN RABIOT (17 luglio 2012)

KINGSLEY COMAN (21 marzo 2013)

ALPHONSE AREOLA (22 luglio 2013)

– HERVIN ONGENDA (27 settembre 2013)

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Discussione

11 pensieri su “Paris Saint-Germain – Le promesse del centro di formazione

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