Club, Ligue 1, Talenti

L’Athletic Club Ajaccio ed il senso di appartenenza

Martedì 7 giugno 2011, scritto per Ligue 2 e dintorni

La bandiera corsa -foto AFPE’ difficile inquadrare davvero l’impresa dell’ Athlétic Club Ajaccio, squadra senza stelle di spicco, con un budget tra i più ristretti della categoria e partita con l’unica ambizione di raggiungere una tranquilla salvezza, senza comprendere a fondo quello che tutti nell’isola chiamano semplicemente lo spirito corso. “E’ il successo di uno stato d’animo”  dichiarava raggiante il presidente Alain Orsoni, ex figura di riferimento del movimento nazionalista locale, alla fine della partita di Nîmes che ha sancito ufficialmente il ritorno in Ligue 1 dopo cinque anni di assenza: e una frase che da qualunque altra parte sarebbe suonata forse un po’ retorica, in questo contesto  esprime come meglio non si potrebbe l’essenza del viscerale attaccamento  ad una cultura, ad una bandiera, ad un’intera isola, che porta ogni corso, uomo, donna o bambino che sia, ad identificarsi totalmente con il proprio club, chiunque arrivi qui a sentirsi immediatamente catapultato in un mondo a parte e a chiunque indossi la maglia con la testa di Moro sul cuore a trasformarsi in un paladino pronto a difenderla con orgoglio per i campi dell’Esagono. Perché non si tratta  della difesa di una semplice maglia, ma di un patrimonio storico ed identitario, simboleggiato da quella testa di Moro risalente agli Aragonesi  e alle battaglie contro i Saraceni e scelta nel 1762 dal capo delle forze indipendentiste corse, Pascal Paoli, come emblema della libertà del suo popolo .Unitamente agli indubbi progressi compiuti a livello di gestione dai dirigenti dei club isolani, che nel corso degli anni hanno saputo adottare un approccio sempre più professionale,  è proprio questo spirito ad  aggiungere il quid invisibile che rende possibile andare oltre la limitatezza di mezzi di una regione dove mancano un tessuto industriale di un certo spessore , sponsor ed infrastrutture adeguate;  che  ha fatto dello stadio dell’ACA, il piccolo François Coty,  la fortezza dove i biancorossi hanno conquistato quarantaquattro dei loro sessantaquattro punti in classifica; che ha permesso di superare momenti drammatici come quello seguito alla morte del vicepresidente Antoine Nivaggioni, ex nazionalista corso ucciso da un commando nello scorso ottobre per questioni di regolamenti di conti, a meno di tre anni di distanza dal suicidio in seguito ad una lunga malattia dello storico presidente Michel Moretti, artefice principale della costruzione dell’Ajaccio dei tempi moderni;  lo stesso spirito che in una stagione straordinaria per  il calcio corso, ha trascinato il Bastia al ritorno immediato in Ligue 2, il GFCOA (Gazélec Football Club Olympique Ajaccio), secondo club del capoluogo meglio noto semplicemente come Gazélec, al ritorno in National ed il piccolo FC Calvi alla promozione in CFA, con una quinta squadra della regione, il CAB (Cercle Athlétique Bastiais),  che nel proprio girone ha perso per un soffio lo sprint per il National con l’US Quevilly.

Tra i corsi dell’ACA, il tecnico Pantaloni (qui sopra, portato in trionfo nello spogliatoio, foto France Football), il difensore Lippini (in primo piano nella foto in basso, da ac-ajaccio.com) ed il centrocampista Pierazzi (alle sue spalle)

Un segreto fondamentale in questo senso è la piccola legione di giocatori autoctoni che non manca in nessuno dei club dell’isola: sono loro, depositari dello spirito corso, che adottano i nuovi arrivati e li spingono ad abbracciare i valori locali, cercando di inculcare loro il significato profondo della maglia, di spiegare che fin quando sono qui sono tutti allo stesso modo figli della Corsica e tutti difendono la testa di Moro, come racconta Jean-Baptiste Pierazzi,  venticinque anni, nato e cresciuto ad Ajaccio e pilastro del centrocampo e dello spogliatoio, che ha giocato la sua prima stagione da professionista con l’ACA nel 2005-2006 e tra i ragazzi isolani è quello con la più lunga militanza biancorossa. Oltre a lui ci sono il secondo portiere Laurent Bernardi, altro giocatore formato al club,  il grintoso e promettente terzino destro Anthony Lippini, ventiduenne cresciuto calcisticamente  al Montpellier dove il padre Bruno è l’allenatore della squadra riserve in CFA 2,  il centrocampista offensivo Karim El Hany, origini marocchine, un bel salto dagli amatori alla Ligue 2 visto che fino a un anno fa militava nel Gazélec;  l’ultimo arrivato Johan Cavalli che, messo da parte dal Nîmes quando lo scorso inverno suo padre Jean-Michel è stato sostituito sulla panchina dei Crocodiles da Noël Tosi, ha deciso di tornare alla sua terra natale facendo la fortuna dell’Ajaccio a cui ha apportato qualcosa in più sul piano del tasso tecnico; e soprattutto l’allenatore Olivier Pantaloni, molto ascoltato dai suoi giocatori ai quali riesce sempre a trasmettere le giuste motivazioni,  che ha speso l’intera carriera al club con ruoli differenti prima di assumere la guida della prima squadra nel  2009.

Il portiere e capitano alsaziano Thierry Debès, da corsematin.com

Kinkela e Socrier: otto assist in campionato per il primo, dodici reti per il secondo- foto Luccioni

Ma non meno attaccati ai colori sono dunque i tanti corsi d’adozione, in primis il trentasettenne portiere alsaziano Thierry Debès, una vita al Racing Strasbourg nell’ombra del mitico Vencel e successivamente di Chilavert , prima di abbracciare la causa biancorossa e diventare capitano: era previsto che appendesse  i guanti al chiodo al termine di questa stagione, ma aveva poi promesso che in caso di promozione avrebbe continuato per un altro anno; o i due gioiellini Benjamin André, centrocampista, e Andy Delort, attaccante, in questi giorni rispettivamente in tournée con l’Under 21 di Mombaerts e al Festival di Toulon con la selezione di Smerecki, entrambi nati nel Sud della Francia ed entrambi  arrivati nell’isola ancora minorenni; l’esperta e affidabile coppia di difensori centrali formata dal trentaduenne Arnaud Maire e dal trentacinquenne Yoann Poulard,  il quale pochi mesi raccontava  a France Football come da nessun’altra parte in carriera avesse mai trovato un gruppo così unito a livello di spogliatoio; l’altro veterano Jean-François Rivière, dodici gol in campionato ed un movimento incessante lungo tutto il fronte dell’attacco a dispetto dei suoi trentaquattro anni, la sorpresa Fabrice Begeorgi, classe 1987, ex attaccante che si è trasformato in uno dei migliori esterni sinistri difensivi del campionato, o l’interessante centrocampista classe 1989 Paul  Lasne , in prestito dal Bordeaux, che i dirigenti sperano di riuscire a trattenere per un’altra stagione ; Richard Socrier, parigino originario della Guadalupe, il Dipartimento d’Oltremare francese nella cui selezione è stato convocato per la Gold Cup in corso negli USA, centravanti di grande efficacia negli ultimi sedici metri e miglior marcatore della squadra insieme a Rivière, e Christian Kinkela, l’unico della rosa ad essere nato al di fuori del territorio transalpino, nazionale congolese e specialista degli  assist; i ragazzi dal doppio passaporto come il nazionale algerino Carl Medjani,  molto apprezzato per il suo temperamento, ed il difensore franco-maliano Fousseni Diawara, preziosa alternativa; infine gli elementi che hanno giocato meno quali Julien Viale, penalizzato dagli infortuni, e i giovani Toufik  Guerabis Rémi Cilia:  tutti hanno dato prova di coesione, determinazione e spirito di sacrificio ed è nata così la squadra capace di compiere l’impresa, una squadra che magari non avrà dato spettacolo e che sul piano strettamente tecnico non era certo la più forte della campionato, ma che si è sempre mossa come un blocco unico,  in cui ognuno correva per l’altro e gli attaccanti che diventavano i primi difensori.  E adesso che si profila l’avventura della Ligue 1 e che il bilancio non autorizza alcuna follia, l ‘intenzione della società, annunciata dal presidente Orsoni, è quella di provare ad affrontare la prossima  sfida con le stesse armi che hanno consentito di arrivare fin qui, inserendo nel vecchio gruppo nuovi giocatori nati nell’isola che possano dare ancora più forza all’anima corsa della squadra.

Festeggiamenti in città per la promozione dell’ACA (ac-ajaccio.com); nelle foto in basso, le feste in campo di Gazélec e Calvi per le rispettive promozioni in National e CFA (Foto Guizol e Belzit)

Focus su…Benjamin André –  In una squadra come l’Ajaccio nella quale il principale protagonista è il gruppo, se c’è un singolo che più di ogni altro sembra destinato ad attirare su di sé le luci dei riflettori a dispetto del carattere incline alla discrezione, questi è senza dubbio il giovane Benjamin André. Nato a Nice in Côte d’Azur  il 3 agosto 1990, Benjamin muove i primi passi calcistici non lontano da casa, in quello Stade Raphaëlois che circa dieci anni dopo si unirà con l’ Étoile Sportive Fréjusienne formando l’attuale Étoile FC Fréjus Saint-Raphaël ; all’ACA arriva all’età di quindici anni e fa in fretta  a mettersi in luce nei campionati giovanili sia a livello regionale che nazionale per la sua padronanza tecnica, la sua grinta, la sua polivalenza: ben presto,  appena diciassettenne,  viene così aggregato al gruppo della prima squadra, nella quale fa il suo esordio in Ligue 2 a Sedan  il 22 agosto 2008, subentrando dalla panchina; esattamente tre mesi dopo, nel debutto da titolare avvenuto in occasione del settimo turno di Coupe de France che oppone l’Ajaccio agli amatori del Bagnols Pont, gioca tutti i 120 minuti e calcia il rigore decisivo che regala ai suoi la qualificazione. A distanza di pochi giorni esordisce dal primo minuto anche in campionato, che conclude con ventisei apparizioni; nella stagione successiva, sono trentatrè le sue presenze totali in Ligue 2 ed in questa si afferma gradualmente come titolare imprescindibile, giocando trentadue partite di cui ventisette dall’inizio,con un gol ed un assist ad arricchire il bottino. Misteriosamente ignorato dalle rappresentative giovanili nazionali, viene notato per la prima volta dal selezionatore dell’Under 21 da Mombaerts , che dopo lo scacco della mancata qualificazione all’Europeo di Svezia e Danimarca 2011 prepara la susseguente stagione di transizione con la creazione di un gruppo allargato di giocatori classe 1990 e 1991 dal quale attingere,  riservando  un occhio di riguardo al ricco serbatoio della Ligue 2 e del National, categorie nelle quali i ragazzi hanno la possibilità di accumulare maggiore tempo di gioco ed esperienza: André viene così convocato per uno stage nell’ottobre 2010 e da quel momento non esce più dal gruppo, colleziona sei gettoni totali ed è presente anche nelle recentissime amichevoli giocate  il 2 e 5 giugno contro Serbia ed Ucraina. Giocatore polivalente per eccellenza,  nasce come centrocampista difensivo, ruolo che ha ricoperto per tutto il periodo delle giovanili, ma se la cava bene sia da interno che da esterno  di centrocampo a destra come a sinistra, ed anche dietro le punte dove può sfruttare le sue buone capacità d’inserimento; ai tempi degli Under 17, è stato  impiegato persino da difensore centrale, mentre quest’anno Pantaloni  lo ha schierato principalmente da interno. Il ragazzo, che ad ogni modo predilige partire da una posizione centrale,  non ama troppo l’etichetta di giocatore universale perché teme che a lungo termine il fatto di non essere associato ad un ruolo ben preciso possa rivelarsi controproducente, ma saggiamente dichiara che per il momento ha ancora tanto da imparare e che la cosa per lui più importante è mettersi al servizio della squadra, giocando dove serve. Alto 1.77 per 78 kg, buona tecnica ed abilità nel recupero del pallone unite a grande intelligenza tattica ed ottima attitudine mentale, Benjamin ha ancora ampi margini di miglioramento ed una maturità fuori dal comune per un ragazzo della sua età, che deve all’ambiente familiare sano e semplice in cui è cresciuto e che è descritta in modo emblematico da una sua recente affermazione: “La cosa più importante, nel calcio, è la testa”.

André con la maglia dell’Under 21 francese (foto L’Equipe); sotto, con quella dell’Ajaccio.

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