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Coupe de France- Lille, cinquantasei anni dopo

Martedì 17 maggio 2011, scritto per Ligue2edintorni.tk
 

Il Lille in campo per la foto di rito prima della finale dello Stade de France- foto losc.fr

Quando il LOSC travolgeva per 5-2 il Bordeaux aggiudicandosi la quinta Coupe de France della sua storia correva l’anno 1955, il Paris Saint-Germain non esisteva ancora e le finali di coppa non si giocavano a Saint-Denis ma al mitico Stade Olympique Yves-du-Manoir di Colombes, periferia nord-ovest di Parigi, già teatro di eventi come i Giochi Olimpici 1924 e la finale del Mondiale di calcio 1938.
Sono dovuti passare cinquantasei anni prima che il trofeo tornasse a Lille, in un ponte ideale tra due epoche, tra le immagini in bianco e nero di una lontana età dell’oro ed un futuro a colori perfettamente incarnato dal Grand Stade, il gioiello ultramoderno che sarà inaugurato l’anno prossimo e che diventerà la nuova casa del club; un ponte che si erge a testimonianza di come rivivere i fasti di un passato glorioso non sia necessariamente utopia per una società con risorse limitate, a condizione di avere alle spalle un progetto solido e pianificato a tavolino.

Il popolo dei Dogues che al fischio finale di Turpin invade in un’impressionante e festosa marea rossa le piazze e le strade della capitale delle Fiandre francesi ha infatti piena coscienza che quello dei propri beniamini non è un exploit estemporaneo, ma il frutto tangibile di una crescita costante negli anni, che ha avuto il suo impulso decisivo con l’insediamento dell’attuale presidente ed azionista di maggioranza Michel Seydoux nel 2002. Dal 2000, anno della risalita dalla Ligue 2, il Lille è stato uno dei soli otto club sempre presenti nella massima serie e ha conquistato per tre volte -nel 2001-02, 2005-06, 2006-07- un piazzamento utile per disputare la Champions League, fino ad arrivare ad oggi e all’accesso diretto alla fase a gironi della prossima edizione messo al sicuro con largo anticipo. Ha avuto la lungimiranza di porre con tempismo le basi per la costruzione del nuovo stadio e nel frattempo, nel 2007, ha inaugurato l’innovativa ed efficiente struttura di Luchin, che ospita il centro di allenamento della prima squadra ed il centro di formazione. “E’ stata un’emozione particolare vedere il club crescere insieme a me…ricordo ancora quando ci allenavamo fra le rovine di vecchi edifici in mattoni” raccontava pochi mesi fa a France Football Cabaye, uno dei perni della squadra di Garcia, arrivato qui da adolescente. “L’obiettivo era di essere competitivi per il titolo nell’anno dell’inaugurazione del Grand Stade, quindi siamo in anticipo sui tempi” ha confidato un dirigente “Adesso la nostra nuova sfida è quella di riuscire a confermarci ad alti livelli in Francia e ad acquisire anche uno status internazionale, facendo in modo che la partecipazione alla Champions League diventi una costante”.
Nella progressione regolare dell’ultimo decennio ha avuto certamente un ruolo determinante la saggia politica di una società che ha avuto fiuto nella scelta degli allenatori ma anche pazienza nel lasciarli lavorare in tranquillità, come si evince dalla constatazione che in nessun altro club di Ligue 1 dal 1998 ad oggi si sono avvicendati in panchina solo tre tecnici: Vahid Halilhodzic, Claude Puel e adesso Rudi Garcia, origini spagnole e una dichiarata attrazione per la Liga e per un calcio offensivo basato su principi di possesso palla e movimento collettivo, l’architetto che sulle basi edificate dai propri predecessori ha saputo costruire una realtà solida con ampie concessioni all’estetica.

Il pareggio di domenica dell’Olympique Marseille al Moustoir, l’infido campo del Lorient dove non ha vinto nessuna della prime cinque della classifica, fa sì che mercoledì sera il LOSC abbia un’occasione unica per mettere più di un’ipoteca anche sul titolo, visto che battendo il Sochaux allo Stade Nord Lille Métropole si ritroverebbe con sei punti di vantaggio sulla seconda a due giornate dalla fine : in attesa di scoprire se i ragazzi di Garcia riusciranno davvero nell’impresa, riportando in vita un’altra leggenda del passato nordista, quella degli eroi del doublé del 1946, è bello che nella bacheca di Camphin-en-Pévèle faccia bella mostra di sè la sesta Coupe de France, meritato riconoscimento per l’eccellente lavoro di anni e suggello di una stagione comunque da incorniciare.

Passato e presente: sopra, un'immagine d'epoca dello Stade Yves-du-Manoir, dove oggi giocano il Racing Métro di rugby e due club minori dell'area parigina, il Racing Club de France (ex Racing Club de Paris e Matra Racing) e l'UJA Alfortville; sotto, la prima pagina dell'Equipe di domenica che celebra il trionfo del Lille.

Nella serata dello Stade de France il Lille ha intanto dato un segnale significativo, dimostrando di essere in grado di gestire mentalmente la pressione di un appuntamento importante e confermando di saper vincere all’occorrenza senza troppi fronzoli: alla vigilia ci si attendeva spettacolo tra la squadra che ha più volte tirato in porta e quella che più spesso ha centrato lo specchio, il PSG di Kombouaré, ma come spesso avviene in una finale la partita ha finito per assomigliare più a una sfida di scacchi, giocata principalmente sulla tenuta fisica e nervosa; e come spesso avviene in una finale, a far pendere l’ago della bilancia da una parte è stato un episodio, giunto in maniera piuttosto casuale quando ci si preparava ormai al logico epilogo dei supplementari. Decisiva l’intuizione di Garcia che, in un contesto tattico difficile nel quale le velleità offensive di Hazard e Sow sono state quasi subito soffocate, ancora una volta ha tirato fuori dal cilindro Ludovic Obraniak, che peraltro aveva già messo la sua firma su questa coppa con due assist decisivi ai sedicesimi contro il Wasquehal ed in semifinale contro l’OGC Nice, oltre ai due rigori impeccabilmente trasformati nella lotteria finale dal dischetto con cui il Lille ha eliminato il Nantes agli ottavi ed il Lorient ai quarti: a tre minuti dalla fine del tempo regolamentare, su un calcio di punizione decentrato dal lato destro dell’area, il franco-polacco trovava una superba traiettoria a giro che Coupet, alla sua ultima finale, valutava male e vedeva beffardamente infilarsi nell’angolino alto alle sue spalle.

“Era importante conquistare almeno un trofeo”, racconta il giorno dopo Obraniak all’Equipe “Si sentono tante belle cose sul nostro conto, ma se non avessimo vinto nulla, nessuno si sarebbe ricordato di noi. Oggi siamo nell’albo d’oro del Lille e per tutti saremo quelli che hanno vinto dopo cinquantasei anni” . Nato e cresciuto in Francia, Ludovic ha scelto di difendere i colori della nazionale polacca in omaggio alle origini del nonno paterno, ed in un momento in cui il famigerato scandalo delle quote in seno alla FFF ha reso incandescente il dibattito sui binazionali allevati nei centri di formazione francesi, si preoccupa di lanciare un messaggio distensivo: “Penso che la Francia debba essere fiera di formare così tanti nazionali, a prescindere dalla bandiera sotto la quale un giorno giocheranno”.

Merita infine l’onore delle armi il Paris-SG, che si è mostrato tutt’altro che inferiore ed anzi complessivamente si è procurato le chances migliori per vincere, ma ha pagato una volta di più le croniche pecche evidenziate in campionato, quelle stesse che hanno finito per tagliarlo fuori anzitempo dalla lotta al vertice: qualche incertezza di troppo dei suoi portieri e soprattutto la difficoltà a tradurre in gol e punti la grossa mole di occasioni puntualmente creata. Per il club della capitale, indiscusso protagonista della storia recente della Coupe de France, i buoni risultati in questa competizione sono spesso stati la foglia di fico dietro la quale nascondere ripetute annate fallimentari; paradossalmente, non riesce a vincere il trofeo proprio nella stagione in cui ha mostrato le cose migliori, ma deve metabolizzare in fretta la delusione e rituffarsi con rinnovata determinazione in campionato, perché mercoledì sera c’è il Bordeaux e la possibilità di sublimare quanto di buono fatto fin qui strappando il terzo posto ed il prelilminare di Champions League ad un Lyon che sembra ormai sull’orlo di una crisi di nervi.

(foto Philippe Perusseau)

PSG – LOSC : 0-1
 
Finale Coupe de France 2011
Sabato 14 maggio 2011, h.20.45
Stade de France
 
PSG: Coupet – Ceara, Sakho, Camara, Tiéné – Makélélé (Cap) (Clément, 48’), Bodmer (Erding,70’), Chantôme, Giuly (Traoré, 90’), Nenê – Hoarau. Panchina : Edel (p), Armand, Makonda, Bahebeck. Allenatore : Antoine Kombouaré
LOSC : Landreau – Debuchy, Rami, Chedjou, Béria – Gueye (De Melo, 62’), Mavuba (Cap), Cabaye – Hazard (Dumont, 88’), Sow (Obraniak, 79’), Gervinho. Panchina : Mouko (p), Rozehnal, Emerson. Allenatore : Rudi Garcia
 
Marcatore : Obraniak (87’) per il Losc.
Arbitro: Clément Turpin
Ammoniti : Nenê (43’), Tiéné (86’) per il Paris SG.

Clément Turpin, ventinove anni, ha esordito in Ligue 1 a soli ventisei anni ed è stato il primo arbitro a dirigere una finale di coppa a meno di trent'anni . E' considerato uno dei migliori arbitri francesi ed apprezzato dai giocatori per la sua attitudine al dialogo (foto Panoramic).

Gli highlights della finale: video

Obraniak ha già segnato da posizione pressoché identica con la maglia della sua nazionale (Polonia – Costa d’Avorio del 17/11/2010): video

La gioia del Lille al fischio finale e negli spogliatoi: video

La festa in municipio con la squadra, le autorità e i tifosi: video

Dieci tra i gol più belli della Coupe de France 2010-2011, scelti prima della finale: video

I compagni corrono ad abbracciare Obraniak che ha appena segnato il gol decisivo a tre minuti dalla fine (foto Olivier Lejeune).

Lille, tutti i protagonisti della finale.

Secondo un’inchiesta effettuata dalla società di consulenza finanziaria Kurt Salmon, se si prendono in considerazione le prime in classifica dei sei campionati del ranking europeo, il Lille è di gran lunga il club con il budget più basso a disposizione, 55 milioni, dunque oltre sette budget di differenza con il Barcellona (*). L’acquisto più caro è quello di Gervinho, costato 6 milioni ed il cui valore di mercato adesso è più che raddoppiato; colpisce constatare come per la seconda miglior difesa della Ligue 1 non sia stato speso un solo euro, tra giocatori arrivati a parametro zero ed altri formati al club. Oltre ad una breve presentazione, per ognuno dei protagonisti che hanno giocato allo Stade de France ecco di seguito la cifra spesa dal Lille per acquistarli ed il valore di mercato attuale.

Mickaël Landreau – portiere, classe 1979, Francia

Una sicurezza tra i pali ed uno dei pilastri dello spogliatoio. Undici presenze con la maglia dei Bleus, è uno dei pochissimi elementi della squadra a poter vantare già diversi trofei nel proprio palmarés, tra cui il titolo di campione di Francia 2001 col Nantes. E’ il portiere ad aver esordito più precocemente in Ligue 1, in Bastia-Nantes 0-0 dell’ottobre 1996, quando aveva appena 17 anni e 4 mesi, e sogna di eguagliare il record di longevità di Ettori, 602 presenze in L1: intanto ha superato il traguardo delle 500, appannaggio di soli diciotto giocatori nella storia. Arrivato nel 2009 dal PSG per 1,1 milioni, scadenza 2014, valore mercato 4 milioni.

Mathieu Debuchy – difensore, classe 1985, Francia

Ragazzo nato nella regione e con i colori del Lille nel DNA, visto che anche il nonno ha giocato nelle giovanili del club. Esterno destro difensivo che da junior ha fatto il centrocampista e l’attaccante e che Garcia impiega quindi occasionalmente anche sulla destra del centrocampo. Soprannominato dai compagni “Robocop” e “Terminator” per le grandi qualità fisiche e mentali che gli hanno consentito spesso di giocare sul dolore e di recuperare rapidamente dai tanti infortuni che lo hanno tormentato nel corso della carriera, tra i quali due rotture dei legamenti crociati delle ginocchia. Otto presenze nelle selezioni giovanili francesi. Formato al club, scadenza 2015, valore di mercato 6 milioni.

Adil Rami – difensore, classe 1985, Francia/Marocco

Saluta Lille da vincitore e va a misurarsi con la Liga spagnola, nel Valencia che l’ha acquistato nella sessione invernale di mercato lasciandolo in prestito al suo vecchio club fino a fine stagione. Giocatore di grande temperamento, con Chedjou forma al centro della difesa un duo complementare e dalle ottime qualità fisico-atletiche. Nato a Bastia da una famiglia di origini marocchine, ha scelto i Bleus e Blanc ne ha fatto uno dei pilastri della sua ricostruzione, schierandolo sempre titolare in coppia con Mexès. Arrivato nel 2006 dal Fréjus Saint-Raphaël a parametro zero, già ceduto al Valencia per 5 milioni.

Aurélien Chedjou – difensore, classe 1985 Camerun/Francia

Nato come centrocampista difensivo, ruolo in cui l’abbiamo visto anche al Mondiale sudafricano con la maglia del Camerun, già in passato veniva all’occorrenza arretrato al centro della difesa ma faceva capire di non gradire particolarmente. In seguito, si è reso conto che a centrocampo sarebbe stato chiuso da Mavuba e si è adattato di buon grado alla nuova posizione, che gli ha consentito di ottenere lo status di titolare indiscutibile e dalla quale si concede spesso la licenza di partire palla al piede verso la metà campo avversaria. Arrivato nel 2007 dal Rouen a parametro zero, scadenza 2015, valore di mercato 6 milioni.

Franck Béria – difensore, classe 1983, Francia

Tra i meno reclamizzati, di lui si parla in modo inversamente proporzionale all’utilità alla causa. Origini malgasce, è un difensore polivalente che nasce come esterno destro, si è imposto nel Lille di Garcia come esterno sinistro ed in caso di necessità ha giocato anche al centro della difesa e persino a centrocampo. E’ cresciuto nel Metz insieme ad Obraniak e con il club loreno i due hanno vinto la Coupe Gambardella nel 2006. Arrivato nel 2007 da Metz a parametro zero, scadenza 2015, valore di mercato 4 milioni.

Rio Mavuba – centrocampista, classe 1984, Francia/Angola

Il capitano e l’insostituibile vertice basso del triangolo di centrocampo: è l’elemento che assicura l’equilibrio di tutta la squadra e la distanza tra i reparti, oltre ad aggressività nel pressing, velocità, resistenza, precisione nei passaggi. Nato in mare su una barca di profughi partita dall’Angola durante la guerra del 1984 e diretta in Francia, è cresciuto calcisticamente nel Bordeaux con cui ha vinto una Coupe de la Ligue nel 2007 prima di trasferirsi senza troppo fortuna in Spagna. Qualche presenza con la maglia dei Bleus. Arrivato nel 2008 dal Villareal per 4,5 milioni, scadenza 2015 , valore di mercato 6 milioni.

Idrissa Gana Gueye – centrocampista, classe 1989, Senegal

La sorpresa del finale di stagione, prezioso per sopperire all’infortunio di Balmont. E’ il primo giocatore proveniente dall’Accademia senegalese di Diambars a giocare in Ligue 1: arrivato nel 2008 con Puel, ha esordito l’anno scorso in Coupe de France contro il Colmar e si è rivisto quest’anno in Europa League a Gent, prima di debuttare anche in campionato a novembre contro il Caen. In gran progresso, molto positivo nella vittoria di Saint-Etienne con cui il LOSC ha fatto un notevole passo avanti verso il titolo, ad ottime doti di anticipo e di recupero unisce una buona tecnica. Arrivato nel 2008 dall’Académie Diambars, scadenza 2013.

Yohan Cabaye – centrocampista, classe 1986, Francia

Come Debuchy è nato nel Nord-Pas-de-Calais ed è arrivato al club all’età di tredici anni. Dei tre centrocampisti abitualmente schierati da Garcia è quello con le caratteristiche più offensive, ma è un giocatore completo bravo anche a difendere, dotato di buon tiro, cross, capacità di muoversi negli spazi; è lui che in genere si incarica di battere le punizioni indirette. Campione d’Europa Under 19 nel 2005, in un centrocampo che schierava anche Diaby e Gourcuff, conta quindici presenze con le rappresentative giovanili e due con la nazionale maggiore di Blanc. Formato al club, scadenza 2013, contratto con clausola rescissoria di 5 milioni.

Gervinho (nome completo Gervais Yao Kouassi) – attaccante, classe 1987, Costa d’Avorio

Nazionale ivoriano, temibilissimo per qualsiasi difesa per la sua velocità e l’imprevedibilità dei suoi dribbling, con Garcia parte dalla fascia destra dell’attacco per poi stringere verso il centro. Sta vivendo quest’anno la migliore stagione della carriera, con un bottino parziale di quattordici gol e nove assist in campionato e già un trofeo vinto alla prima finale giocata in carriera. Cresciuto alla celebre accademia ASEC di Abidjan e passato per Beveren e Le Mans, è uno dei candidati più probabili al sacrificio sul mercato estivo. Arrivato nel 2009 dal Le Mans per 6 milioni, scadenza 2012, valore di mercato 10 milioni.

Moussa Sow – attaccante, classe 1986, Senegal/Francia

L’unica novità sostanziale rispetto allo scorso anno, innesto decisivo poiché ha dato quel pizzico di concretezza in più che mancava all’attacco dei Dogues. Altro giocatore che sta vivendo finora la sua miglior stagione, già 21 gol realizzati in campionato ed un serrato testa a testa in corso con Gameiro per aggiudicarsi la palma di capocannoniere. Segna indistintamente di destro, di sinistro e di testa, ha potenza, velocità, fiuto del gol, tecnica acrobatica e per di più non disdegna di partecipare alla manovra e di aiutare la squadra in fase difensiva. Campione d’Europa Under 19 con la Francia nel 2005, ha poi scelto di giocare con il Senegal. Arrivato nel 2010 a parametro zero dal Rennes, scadenza 2013, valore di mercato circa 12 milioni.

Eden Hazard – attaccante, classe 1991, Belgio

Non c’è molto che si possa dire che non si sappia già su un giocatore appetito da tutti i maggiori club europei, che il Lille non intende cedere per una cifra inferiore ai trenta milioni. Trequartista che ama partire dalla fascia, sovradotato tecnicamente, qualità di dribbling e velocità di esecuzione straordinarie. Vincitore per due anni consecutivi del premio di miglior talento di Ligue 1 assegnato dal sindacato dei calciatori francesi (UNFP), quest’anno è in lizza con il compagno di squadra Sow, Gameiro e Nenê per il premio di miglior giocatore. La prossima sfida che lo aspetta è quella di convincere definitivamente anche il commissario tecnico del Belgio Leekens, che gli rimprovera una certa nonchalance e non ne ha ancora fatto un titolare indiscutibile dei Diavoli Rossi. Formato al club, scadenza 2015, valore di mercato 30 milioni.

Ludovic Obraniak – centrocampista, classe 1984, Polonia/Francia

La dimostrazione vivente di come si possa essere determinanti partendo dalla panchina. Centrocampista offensivo mancino, chiuso da Hazard, quest’estate sarebbe dovuto andare ad Auxerre ma alla fine il trasferimento è saltato: solo tre volte titolare in campionato, ha però collezionato 24 presenze e raramente non ha inciso, sia che venisse schierato nel suo ruolo naturale che in posizione più arretrata, nel triangolo di centrocampo. Nato in Lorena, ha una presenza nell’Under 21 francese ma ha poi scelto di rispondere alla chiamata della Polonia, paese natale del nonno. Arrivato nel 2007 dal Metz per 1 milione, scadenza 2012, valore di mercato 3 milioni.

Tulio De Melo – attaccante, classe 1985, Brasile

Brasiliano atipico, tanto da riuscire ad imporsi fisicamente contro le difese danesi quando giovanissimo approdò all’AaB Alborg dall’Atlético Mineiro, con i suoi 193 cm. per 87 kg. e la sua abilità nel gioco aereo costituisce un altro prezioso jolly da sfruttare a partita in corso per Rudi Garcia ed un’arma tattica alternativa ai dribbling di Gervinho e Hazard. Tutti i suoi quattro gol in campionato sono coincisi con vittorie della squadra ed anche in coppa è stato decisivo con la rete del definitivo 1-0 al Wasquehal agli ottavi; è in fin dei conti un attaccante che ha sempre saputo far bene il suo mestiere fondamentale, ovvero segnare. Arrivato nel 2008 dal Le Mans (via Palermo) per 4 milioni, scadenza 2012, valore mercato 5 milioni.

Stéphane Dumont – centrocampista, classe 1982, Francia

Uno dei fedelissimi: lui e Cabaye sono i due giocatori da più tempo al club, sette anni. Centrocampista in grado di giocare sia a protezione della difesa che in posizione più avanzata, è il classico uomo spogliatoio, che non si lamenta mai sebbene giochi molto poco e sia stato recentemente scavalcato dal giovane Gueye nelle gerarchie di Garcia come primo cambio del trio di centrocampo. Insieme a Mavuba, Landreau, Balmont e Debuchy fa parte del consiglio dei cinque saggi nominati dal tecnico, che periodicamente vengono convocati nel suo ufficio per discutere delle varie problematiche della squadra. Formato al club, scadenza contratto 2012.

Florent Balmont – centrocampista, classe 1980, Francia

Non ha giocato la finale a causa di un infortunio muscolare alla coscia, ma è ugualmente doverosa una menzione particolare visto che se sta bene è uno degli elementi inamovibili nell’undici tipo di Garcia. Come gli altri centrocampisti del Lille, è in grado di fare tutto, dettare il passaggio in profondità come asfissiare l’avversario con il suo pressing. Lottatore dai mille polmoni ed intelligente tatticamente, parte dalla posizione di interno ma gioca a tutto campo. Arrivato nel 2008 dall’OGC Nice per 1,7 milioni, scadenza 2013, valore mercato 6 milioni.

Nella rosa anche il secondo portiere Barel Mouko (classe 1979, Congo/Francia, nazionale congolese), Emerson (classe 1986, Brasile, esterno sinistro difensivo, 19 apparizioni in campionato quest’anno), David Rozenhal (classe 1980, Repubblica Ceca, in prestito fino a giugno dall’Amburgo, difensore centrale d’esperienza passato anche per Newcastle e Lazio), Pierre-Alain Frau (classe 1980, Francia, a fine contratto, attaccante rapido che Garcia ha impiegato anche da trequartista, cinque gol in campionato), i giovani Pape Souare (1990, Senegal, arrivato dall’Académie Diambars insieme a Gueye), Jerry Vandam (1988, Francia/Congo), Omar Wadé (1990, Senegal), Arnaud Souquet (1992, Francia), Alexandre Oukidja (1988, Francia, terzo portiere), che abitualmente giocano con la squadra riserve in CFA.

L’allenatore: Rudi Garcia (nella foto sopra, con la coppa)- La Coupe de France 2011 è il primo trofeo della sua carriera. Classe 1964, è nato a Nemours nella regione parigina ma le radici sono in Andalusia, che i suoi nonni abbandonarono per sfuggire al franchismo. Ex centrocampista offensivo, ha iniziato ad allenare in Division d’Honneur nel Corbeil, la squadra in cui aveva mosso i primi passi da giocatore e che era stata in passato allenata anche dal padre; è successivamente passato da Saint-Etienne -dove ha cominciato come preparatore atletico e poi come assistente di Nouzaret e Toshack- Dijon e Le Mans prima di approdare nel Nord nell’estate 2008.

Come gioca- Raramente Garcia si è discostato quest’anno dal 4-3-3 che è diventato il marchio di fabbrica del suo Lille e che nelle giornate di grazia offre una manovra fluida e veloce, caratterizzata da movimento incessante e gioco a due soli tocchi. Davanti ad un portiere molto bravo con i piedi (Landreau) che diventa il primo trampolino da cui far ripartire l’azione, troviamo una coppia difensiva ispirata al vecchio concetto di stopper e libero, con un giocatore che eccelle soprattutto nel tackle e nei duelli (Rami) ed un altro che si distingue nel rilancio e nelle proiezioni offensive (Chedjou). I due esterni di difesa Debuchy e Béria partecipano molto alla fase offensiva sovrapponendosi spesso, mentre il centrocampo si configura come un triangolo dal vertice basso, composto da tre elementi che assicurano un grande volume di gioco ed altrettanta abilità nel recupero del pallone e nell’utilizzazione dello stesso; in fase di non possesso, vediamo spesso il triangolo invertire il suo vertice, con Balmont che si abbassa a fianco di Mavuba ed il solo Cabaye che resta più alto. La pericolosità di un attacco composto da giocatori dalle grandi doti tecniche come Gervinho, Sow e Hazard -generalmente schierati così in partenza, da destra a sinistra- è esaltata dal continuo scambio di posizione tra i tre che li rende ancora più imprevedibili.

Il Lille ha la più alta percentuale di possesso palla in Ligue 1, ma non si tratta di un dominio fine a se stesso dato che la squadra di Garcia ha anche il miglior attacco ed il maggior numero di tiri verso la porta del campionato; inoltre, se nella prima parte della stagione la difesa costituiva l’anello debole, dall’inizio del 2011 è stata trovata la quadratura del cerchio e adesso la retroguardia dei Dogues è addirittura la seconda più ermetica della categoria.

Dall’alto in basso, l’entusiasmo dei tifosi del LOSC allo Stade de France; davanti al maxischermi che hanno trasmesso in diretta la partita; davanti al Municipio di Lille dove il sindaco ha ricevuto la squadra con la coppa (foto Losc.fr e Reut)

(*) Seguono FC Porto (98M€), Borussia Dortmund (120M€), Milan AC (240M€), Manchester United (365M€) e FC Barcelona (410M€), tutti già campioni nei rispettivi paesi.

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