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Rodelin e i ragazzi del Nantes

Martedì 4 gennaio 2011, scritto per Ligue 2 e dintorni

Ad aggiudicarsi il trofeo assegnato dall’UNFP al miglior giocatore di Ligue 2 del mese di novembre è il giovane talento del Nantes Sylvio Ronny Rodelin, che con il 66% dei voti sopravanza nettamente altri due attaccanti, i più esperti Jean-François Rivière e Thorstein Helstad, quest’ultimo ancora una volta secondo dopo essersi piazzato alle spalle del vincitore di ottobre Karaboué.

Nel caso di Rodelin balza subito agli occhi una particolarità, la fulmineità con cui si è improvvisamente imposto all’attenzione generale: le tre partite da lui giocate a novembre, di cui due da titolare, sono sono state infatti anche le sue prime presenze in Ligue 2 in questa stagione, sufficienti però ad incantare tutti grazie a gol d’autore e lampi di classe assortiti. Al di là di questo exploit, indubbiamente s’intravedono delle doti che fanno ben sperare per l’avvenire di un giocatore fin qui frenato nella sua ascesa da reiterati infortuni di natura muscolare.

Sylvio Ronny è nato il 18 novembre 1989 a Saint-Denis de la Réunion, in quel medesimo Dipartimento d’Oltremare di cui sono originari i nazionali francesi Guillaume Hoarau e Dimitri Payet, due dei soli quattro calciatori dell’isola ad essere riusciti a vestire la maglia dei Bleus, insieme a Florent Sinama-Pongolle e a Laurent Robert; alto 1,93 per 80 kg., per struttura fisica e movenze Rodelin ricorda un pò proprio il centravanti del Paris Saint-Germain, rispetto al quale è però più tecnico e più esile. Secondo il suo attuale allenatore Baptiste Gentili, il ragazzo ha bisogno soprattutto di crescere sul piano fisico-atletico per fare il definitivo salto di qualità: e come ha fatto capire lo stesso Rodelin in una vecchia intervista, è probabile che il suo fisico filiforme, al tempo ancora in fase di crescita, abbia risentito in maniera particolare del passaggio dal tipo di preparazione semiprofessionistica del Rodez -dove ha iniziato a giocare quindicenne nel 2004 e dove ha esordito da senior nel campionato National 2007-2008, allenandosi in media tre volte a settimana- a quella molto più intensa a cui si è dovuto adattare al Nantes, il suo primo club professionistico a cui è approdato nell’estate del 2008; e che la causa dei problemi muscolari che lo hanno sempre tormentato sia dunque da ricercare proprio lì.

Ad ogni modo, l’arrivo di Rodelin coincide con un momento storico assai poco felice per il Nantes: dopo aver conosciuto l’onta della prima retrocessione nel 2006-2007, l’anno successivo i Canarini riescono a risalire in Ligue 1 per poi tornare immediatamente in seconda serie al termine della stagione 2008-2009, proprio quella del debutto di Ronny in maglia gialloverde. Il giovane attaccante gioca abitualmente con la squadra riserve in CFA 2 (quinta serie) e nel frattempo si allena in pianta stabile con la prima squadra guidata da Elie Baup, che in qualche occasione lo convoca senza tuttavia mai schierarlo. Il momento dell’esordio in Ligue 1 arriva il 19 febbraio 2009, a diciannove anni, quando davanti al pubblico della Beaujoire subentra dalla panchina in Nantes-PSG 1-4 della ventitreesima giornata; il debutto dal primo minuto avviene invece il 4 aprile dello stesso anno: per sopperire alle numerose defezioni in attacco Baup lo getta subito nella mischia in Nantes-Lille 0-2, in quella che resterà la sua unica presenza da titolare a cui si aggiungeranno altre quattro apparizioni da subentrato.

Nel finale di stagione inizia tuttavia il suo calvario, poichè un grave infortunio agli adduttori gli fa saltare lo sprint conclusivo del campionato che sancisce la retrocessione del Nantes e lo costringe all’operazione e ad un lungo periodo di rieducazione. Torna ad allenarsi solo ai primi di settembre con il gruppo passato nel frattempo agli ordini di Gernot Rohr, ed il 28 gennaio 2010 viene girato in prestito per sei mesi al Troyes, allora in National, con l’intento di fargli accumulare minuti di gioco; il Troyes conclude la stagione al terzo posto e viene promosso in Ligue 2 ma Rodelin, alle prese con i consueti problemi fisici, gioca pochissimo facendo comunque in tempo a segnare una doppietta nel 2-0 al Gueugnon.

Quest’anno, rientrato alla base, ricomincia nuovamente dalla squadra riserve, nella quale le sue prestazioni sono molto confortanti; portato in panchina per la prima volta da Gentili in occasione di Nantes-Nîmes del 5 novembre 2010, quattordicesima giornata di campionato, sullo 0-0 sostituisce Deble ed è protagonista della vittoria dei Canarini segnando la rete del provvisorio 2-0, la sua prima con il Nantes. Da quel momento non si ferma più: complici anche la prolungata assenza per infortunio di Nimani, il giovane centravanti arrivato in questa stagione in prestito dal Monaco, e la scarsa vena di altri compagni di reparto, già dalla partita successiva si impone come titolare e alla sedicesima giornata stende con due reti il Clermont, dopo nemmeno una settimana dalla doppietta rifilata al Romagné nel settimo turno di Coupe de France; va in gol anche alla diciassettesima, in Istres-Nantes del 3 dicembre, con una splendida conclusione da quaranta metri, e si conferma ad alti livelli nelle ultime due uscite del 2010 contro gli avversari diretti per la promozione Sedan e Le Havre, nelle quali il meritato gol gli è negato rispettivamente da un salvataggio sulla linea e dalla traversa. Il suo bilancio provvisorio è di sei gol in otto presenze tra campionato e coppa.

Destro, forte nel gioco aereo grazie anche alla statura, Rodelin ha nelle sue corde grandi colpi ed è dotato di un tiro potente, di un ottimo controllo di palla in velocità e della capacità di giocare bene ad un tocco; in grado di occupare tutti i ruoli offensivi, predilige la posizione di attaccante centrale dalla quale sa svariare su tutto il fronte d’attacco, ma può essere molto pericoloso anche partendo dalla fascia perchè ha dribbling e cross. Gentili l’ha impiegato finora nel 4-4-2 in coppia con il serbo Djordevic e nel 4-3-3 sia da punta centrale che da punta esterna, sempre con risultati soddisfacenti. Insomma, è chiaro che si tratta di un ragazzo a cui le potenzialità non mancano di certo, e se d’ora in avanti saranno supportate anche dall’integrità fisica e naturalmente dalla giusta attitudine mentale, è difficile non pronosticargli un prosieguo di carriera ad alti livelli.

Tra i Cadetti Nazionali del Nantes 1983 si riconoscono i giovanissimi Didier Deschamps e Marcel Desailly (foto footnostalgie.free.fr)

Rodelin rappresenta uno dei frutti più felici dell’inversione di tendenza voluta dal presidente del Nantes Waldemar Kita, arrivato nel 2007 dopo la prima retrocessione ed inviso a gran parte della tifoseria per i cattivi risultati della squadra sotto la sua gestione e per i continui stravolgimenti nello staff tecnico e nell’organico; l’estate scorsa, dopo l’ennesima stagione deludente, Kita ha finalmente deciso di dare stabilità alla guida tecnica riconfermando Gentili ma soprattutto di tornare ad affidarsi al vivaio: quel vivaio che storicamente ha sempre costituito il fiore all’occhiello ed il marchio di fabbrica della Maison Jaune, principale segreto di una squadra capace in passato di stregare con il suo gioco l’intera Francia, conquistando svariati primati nazionali tra cui il record di anni consecutivi trascorsi in prima divisione (quarantaquattro tra il 1963 e il 2007) e diventando quello che rimane tuttora il terzo club transalpino più titolato alle spalle di Saint-Etienne ed Olympique Marseille. Il primo artefice del grande Nantes e della filosofia imperniata sui giovani cresciuti in casa è stato il leggendario Josè Arribas, il basco che con i suoi sedici anni di permanenza tra il 1960 e il 1976 è anche l’allenatore rimasto più a lungo alla guida dei gialloverdi, vincendo nel frattempo tre campionati; e che con la sua idea di calcio votato all’offensiva e basato sul movimento collettivo,idea che lui amava riassumere nelle tre parole velocità, tecnica e intelligenza, ha segnato un’epoca ed incarnato un modello da seguire per le generazioni successive, tanto che all’inizio degli anni novanta per indicare un certo stile di gioco è stata coniata l’espressione jeu à la nantaise; e tanto che Jean-Claude Suadeau, uno dei suoi discepoli e successori sulla panchina dei Canarini, oggi settantaduenne, in una recente intervista si è spinto ad affermare “A Nantes eravamo trent’anni avanti rispetto al Barcellona”.

E’ stato proprio il tecnico basco a volere fortemente il centro di formazione, che si trova all’interno del complesso inaugurato ufficialmente nel 1978 con il nome di Josè Arribas-La Jonelière, omaggio doveroso. Dalla Jonelière sono usciti metà dei giocatori che componevano la rosa del Nantes campione di Francia 1995 e addirittura l’80% di quelli del Nantes campione del 2001; sono usciti inoltre, caso unico tra i club francesi, tre campioni del mondo 1998 (poi campioni d’Europa 2000), ovvero Marcel Desailly, Didier Deschamps e Christian Karembeu. Per sei anni consecutivi,tra il 1996 e il 2002, il centro si è classificato al primo posto nella classifica stilata annualmente dalla DTN, la Direzione Tecnica della federazione francese. Nella graduatoria relativa al 2009-2010, il Nantes occupa la diciannovesima posizione, ma vari dati sono indicativi delle prospettive di risalita a breve termine: ad esempio, il buon numero di giocatori della Maison Jaune nel giro delle rappresentative nazionali juniores, con il portiere Maxime Dupe ed il centrocampista Jordan Veretout, classe 1993, nell’Under 18 ed i difensori Yannick Moussa (1994) e Remy Lahaye (1995) rispettivamente nell’Under 17 e nell’Under 16, se vogliamo prendere in considerazione solo le selezioni più recenti; o anche gli ottimi risultati conseguiti negli ultimi anni a livello giovanile dal club, finalista nel campionato Under 19 nel 2009 e semifinalista sia nello stesso campionato Under 19 sia in Coppa Gambardella l’anno scorso. Così alla fine della passata stagione Kita ha promosso alla direzione del centro di formazione proprio il tecnico dell’Under 19 Samuel Fenillat, una vita al Nantes tra undici anni da giocatore e nove da formatore, che ha voluto accanto a sè altre due vecchie bandiere come Amisse e Ziani, formando in tal modo un gruppo di lavoro ideale per trasmettere ai giovani il senso di appartenenza ai colori gialloverdi; e l’allenatore della prima squadra Gentili ha iniziato ad attingere a piene mani dal serbatoio della Jonelière: del gruppo allargato di titolari che tanto bene sta facendo quest’anno in Ligue 2, oltre a Rodelin altri sei sono cresciuti in casa.

C’è il portiere Guy Rolland Ndy Assembe (1988), considerato uno dei migliori della categoria nel proprio ruolo, personalità ed ottimi riflessi, già una ventina di presenze in Ligue 1 con il Valenciennes, a cui era stato girato in prestito la scorsa stagione per sopperire all’infortunio del titolare Penneteau; con Le Guen sono arrivate per lui le prime convocazioni nel Camerun, con cui nel 2010 ha partecipato da terzo portiere sia alla Coppa d’Africa che al Mondiale sudafricano, per venire successivamente promosso titolare dal nuovo selezionatore Songo’o in occasione della prima amichevole post mondiale ad agosto.

Spicca poi il versatile trio di difensori, tutti classe 1991 e tutti dalle ottime qualità tecniche, che quasi certamente rappresenterà la Francia di Smerecki al mondiale Under 20 in Colombia: si tratta di Loïc Nego, titolare fisso con Smerecki nella Francia Under 19 campione d’Europa 2010, esterno destro basso in cui Gentili vede le potenzialità per diventare un’ala, ma che all’occorrenza può nel frattempo giocare anche da esterno sinistro e da centrale difensivo; di Vincent Sasso, difensore centrale alto ed elegante in grado di occupare tutti i ruoli della retroguardia, che il tecnico del Nantes quest’anno sta schierando principalmente da terzino destro come alternativa al titolare Martins Pereira; e di Lionel Carole, una delle sorprese della stagione, esterno sinistro che ha iniziato la carriera da centrocampista e che in difesa sa adattarsi anche a destra, già una preselezione con l’Under 21 di Mombaerts per lo stage di inizio ottobre 2010.

A centrocampo c’è William Vainqueur (1988), uno degli elementi più impiegati quest’anno, dotato di tecnica, fisico e dinamismo e capace di muoversi sia al centro che sulla fascia; nel 2009 ha collezionato due convocazioni con l’Under 21, dopo che un gravissimo infortunio gli aveva negato il debutto con l’Under 19 in occasione dell’Europeo austriaco del 2007. Ed infine il coreano Lee Yong-Jae (1991), attaccante veloce, instancabile ed intelligente che con Gentili ha giocato anche da esterno alto di centrocampo in un 4-4-2 molto offensivo: Lee viene ugualmente considerato dal club come giocatore formato in casa in quanto, dopo aver disputato il Mondiale Under 17 del 2007 nella sua Corea del Sud ed essere approdato in Inghilterra alle giovanili del Watford rimanendovi dal 2007 al 2009, è proprio con i Canarini che ha iniziato la sua carriera da senior, partendo come gli altri compagni dalla squadra riserve per poi passare alla prima squadra.

Nella vittoria del 5 novembre scorso contro il Nîmes, i sette giocatori citati hanno concluso la partita contemporaneamente in campo (quattro erano partiti dall’inizio), per una squadra dall’età media di ventidue anni e mezzo guidata dall’esperienza del capitano Bruno Cheyrou, l’ex centrocampista di Liverpool, OM, Bordeaux e Rennes. A questi ragazzi vanno aggiunti il terzo portiere Zelazny (1991) e altri giovani cresciuti nel club che abitualmente giocano nel Nantes B in CFA 2 e danno il loro contributo in caso di necessità ; nella squadra riserve ci sono comunque alcuni elementi già in rampa di lancio per essere aggregati stabilmente alla prima squadra: in particolare si dice un gran bene di due centrocampisti centrali, che magari non sono dotatissimi sul piano dell’impatto fisico ma lo sono di sicuro su quello tecnico, il mancino Adrien Trebel (1991), grinta e buon lancio, ed il destro Veretout, già citato, diciassettenne preciso nei passaggi e dal gran senso della posizione.

Com’era facilmente prevedibile, questo ritorno alla tradizione è stato salutato con favore dalla tifoseria del Nantes, anche se in alcuni prevale ancora lo scetticismo nei confronti della dirigenza, in attesa di capire se la svolta sia nata da un progetto realmente studiato a tavolino o semplicemente da circostanze contingenti quali le difficoltà economiche del club, aggravate dalla permanenza in Ligue 2 e dal progressivo disamoramento del pubblico che puntualmente diserta gli spalti della Beaujoire. Inoltre, i sostenitori gialloverdi sono perfettamente consapevoli del fatto che sarà molto difficile trattenere i migliori giovani nella Loira, a maggior ragione se a fine stagione non dovesse essere centrato l’obiettivo promozione; già nelle settimane prenatalizie le acque sono state agitate dai casi di Nego e Carole, che per il momento non hanno ancora trovato l’accordo per il rinnovo dei rispettivi contratti in scadenza a giugno, e nel frattempo il consigliere sportivo Gilles Favardi ha ammesso di aver ricevuto più di un’offerta per Rodelin e altri giocatori. Se dunque nella realtà del Nantes odierno sarebbe utopico pensare di tornare ai fasti di una volta e ad una squadra che vinca trofei e diverta con i ragazzi cresciuti alla Jonelière, c’è da augurarsi quantomeno che venga data continuità ad una politica che può certamente assicurare al club e ai suoi tifosi un futuro più sereno ed allo stesso tempo ricreare un’identità forte ed un ponte simbolico con la propria storia .

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