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Ligue 1 2012-13, la presentazione delle venti squadre

Con il primo anticipo del venerdì sera che è la principale novità della programmazione di BeIN Sport, il nuovo canale tematico di Al-Jazeera Sports che quest’anno si è aggiudicata i diritti televisivi, prende il via il 10 agosto l’edizione 2011-12 del campionato di Ligue 1: un’edizione che saluta il ritorno dello Stade de Reims, assente dal 1978-79, e che tutti gli osservatori considerano dall’esito già scontato, poichè l’estate ha reso ancora più profondo il fossato che sulla carta separa il Paris Saint-Germain dalle sue concorrenti. In attesa di scoprire se sarà effettivamente così, ecco una presentazione delle venti squadre ai nastri di partenza, ricordando ai lettori che dopo la chiusura del mercato saranno pubblicate le rose e le formazioni tipo delle protagoniste.

IL CALENDARIO DELLA LIGUE 1 2011-12 (cliccare per aprire)

AC AJACCIO – L’anno scorso, dopo diciassette partite, l’Ajaccio era il malinconico fanalino di coda della classifica con appena nove punti all’attivo e ben otto di distanza dal quartultimo posto: in quel momento ben pochi – o forse nessuno – avrebbero scommesso di ritrovare l’ACA ancora in Ligue 1 nel 2012-13, eppure la sorprendente vittoria della diciottesima giornata sul campo del Rennes avrebbe dato il via ad un’incredibile rimonta che, pur tra alti e bassi e con tanta sofferenza fino all’ultimo, avrebbe alla fine prodotto il miracolo; miracolo reso possibile da diverse concause, da qualche aggiustamento tattico decisivo alla crescita di alcuni elementi, come il giovane Benjamin André (a questo link il suo profilo completo) o all’arrivo a gennaio dal Lens del brasiliano Eduardo Ribeiro (1980), che ha dato alla squadra quel punto di riferimento offensivo che fino a quel momento era mancato; ma soprattutto, dal noto spirito indomito tipico delle squadre corse, che spesso diventa quasi un dodicesimo uomo in campo ed anche in questo caso è riuscito a sopperire ai limiti dell’organico, oggettivamente inferiore qualitativamente anche a quelli di alcune avversarie che sono poi retrocesse. Ora questo supplemento d’anima servirà di nuovo e più che mai, perchè un’altra missione impossibile attende i biancorossi, le cui condizioni di partenza saranno se possibile ancora più svantaggiose di quelle del campionato passato, alla luce della penalizzazione in classifica di due punti, più uno con la condizionale, comminata in seguito all’aggressione ad un ufficiale di gara nel corso di Ajaccio-Lyon del 13 maggio scorso e contro cui il presidente Alain Orsoni ha preferito non fare ricorso temendo di incorrere in una sanzione ancora più pesante. Una nuova avventura che per di più l’Ajaccio dovrà affrontare senza Olivier Pantaloni, l’allenatore della promozione in Ligue 1 nel 2010-11 e della successiva salvezza, poichè durante l’estate il corso ha inaspettatamente abbandonato la nave per ragioni personali: la pesante eredità è stata raccolta da una vecchia volpe come Alex Dupont, in cerca di un’altra sfida a cui consacrarsi dopo l’imprevista e burrascosa fine della sua bella storia con il Brest; il tecnico di Dunkerque, il cui calcio fatto innanzitutto di pragmatismo e combattività sembra sposarsi bene con lo spirito dell’ACA e la cui particolare attenzione alla fase difensiva potrebbe essere benefica per una formazione che nel 2011-12 ha concluso con la seconda peggior retroguardia del campionato, dà al momento l’idea di essersi integrato al meglio nella particolare realtà dell’isola e parrebbe essere intenzionato a puntare di preferenza su un solido 4-2-3-1, nel quale tuttavia i meccanismi offensivi sono apparsi ancora da mettere a punto, a giudicare da quanto visto nel precampionato. La maggiore novità è dunque al momento in panchina, dato che la rosa ha subito pochi stravolgimenti: qualcuno è partito (Kinkela, Ilan, Socrier) e qualcun altro è arrivato e ha buone possibilità di ritagliarsi uno spazio nell’undici titolare, come l’ex romanista Ricardo Faty (1986), nell’ultima stagione all’Aris Salonicco, o l’esterno offensivo maliano Sigamary Diarra (1984), che a Lorient ha giocato poco per via degli infortuni ma che nelle amichevoli è sembrato molto in palla; dal mercato Dupont spera di avere ancora un difensore ed un attaccante e negli ultimi giorni sono stati accostati all’ACA i nomi del brasiliano Brandao, lasciato libero dall’OM, e del franco-congolese Lynel Kitambala del Saint-Étienne. Da segnalare che dopo una lunga carriera e le ultime cinque stagioni spese ad Ajaccio, a trentotto anni ha appeso i guanti al chiodo il portiere alsaziano Thierry Debès, che è entrato a far parte dello staff tecnico: sarà il maliano Oumar Sissoko (1987), cugino di Mohamed del PSG e arrivato da Metz, a fare da secondo a Guillermo Ochoa, la vera stella della formazione corsa e certamente una carta d’eccezione da giocare sul tavolo della lotta salvezza.

Alex Dupont, dalla panchina del Brest a quella dell’Ajaccio – Credit photo Luccioni

SC BASTIA -  Lo Sporting Bastia è la terza squadra a cui negli ultimi tre anni riesce lo straordinario exploit di compiere il doppio salto dal National alla Ligue 1 nello spazio di due stagioni, dopo Arles-Avignon nel 2009-10 ed Evian TG nel 2010-11; un exploit ancora più incredibile se si pensa che nell’estate 2010 i corsi erano ad un passo dal baratro, condannati dalla DNCG, la commissione di controllo dei bilanci, ad una retrocessione amministrativa in CFA da cui sono poi stati salvati in extremis grazie al Comitato Olimpico; le difficoltà affrontate nel corso di quell’estate hanno finito col fare da collante forgiando un gruppo di ferro che si è laureato prima campione di National infrangendo tutti i record e poi campione di Ligue 2 nel maggio 2012, proprio in concomitanza con il ventesimo anniversario della tragedia del Furiani, alle cui vittime è stato dedicato il ritorno nella massima serie che nel nord dell’isola mancava dalla stagione 2004-05; il migliore attacco (61 reti segnate in 38 giornate) e la seconda miglior difesa (36 reti subite) della Ligue 2, un gioco collaudato e spesso bello a vedersi e soprattutto un’imbattibilità all’Armand Cesari che dura da due intere stagioni, visto che l’ultimo a passare in terra corsa è stato il Vannes nel campionato 2009-10 (1-2), è il biglietto da visita con cui i Turchini si affacciano nell’élite del calcio francese. Il grande artefice della scalata del Bastia è Frédéric Hantz, tecnico quaranteseienne che in passato aveva fatto molto bene a Le Mans (2004-2007) per poi vivere due esperienze deludenti a Sochaux e Le Havre ed infine approdare nel 2010 in Corsica dove è diventato un autentico idolo, tanto da ricevere persino parecchi voti alle recenti elezioni presidenziali francesi benchè naturalmente non fosse candidato. Nel 4-2-3-1 da lui d’abitudine messo in campo i maggiori cambiamenti rispetto alla scorsa stagione riguardano il quartetto offensivo: se ne sono infatti andati David Suarez (Arles-Avignon) e Mathieu Robail (Nîmes) a fine contratto, Ludovic Genest in prestito all’Istres e soprattutto la stellina Sadio Diallo, ceduto al Rennes; e sono arrivati il brasiliano Ilan (1980), che ad Ajaccio ha reso al di sotto delle attese, il maliano Sambou Yatabaré (1989) dal Monaco, che potrà essere molto utile anche per la sua capacità di occupare all’occorrenza una posizione più arretrata, Julian Palmieri (1986) dall’Istres – giocatore di origine corsa di cui ricordiamo tra l’altro un breve passaggio al Crotone nella stagione 2006-07 – ed Anthony Modeste (1988) in prestito dal Bordeaux, centravanti in cerca di riscatto dopo gli ultimi deludenti sei mesi al Blackburn: sarà adesso compito di Hantz trovare la giusta formula e ricreare gli automatismi tra i volti nuovi e quelli che sono rimasti, ovvero l’esperto Toifilou Maoulida (1979) il miglior marcatore dei corsi nello scorso campionato con 13 reti, ed il giovane Wahbi Khazri (1991),  9 reti e 7 assist, nazionale U21 francese di origini tunisine e talento da tenere d’occhio. Le chiavi del centrocampo continueranno ad essere affidate alla coppia composta dal capitano Yannick Cahuzac (1985), cresciuto in casa e nipote di una figura mitica del calcio corso come Pierre Cahuzac, l’allenatore che condusse il Bastia alla finale di Coppa UEFA 1978 contro il PSV Eindhoven, e da Jérôme Rothen (1978), che nel nuovo ruolo sta vivendo una seconda giovinezza: un duo su cui alla vigilia della scorsa stagione molti erano scettici, temendo che potesse soffrire sul piano fisico un campionato duro come la Ligue 2, ma che alla prova dei fatti ha avuto un rendimento altissimo, con Rothen che è stato premiato dall’UNFP come miglior giocatore della categoria. In difesa è ottimo sulla carta l’innesto di Sylvain Marchal (1980), proveniente dal Saint-Étienne, che apporterà la sua esperienza al reparto, mentre è stato ingaggiato anche un nuovo portiere, l’ex juventino Landry Bonnefoi (1983), molto positivo nelle ultime stagioni ad Amiens, che farà da secondo al brasiliano Magno Macedo Novaes, un estremo difensore che ha avuto un’esplosione tardiva ma che oggi, a ventinove anni, si sta esprimendo con continuità ad alti livelli. L’obiettivo è naturalmente la salvezza, ma la dinamica positiva degli ultimi due anni, confermata dagli ottimi risultati del precampionato ed accompagnata dalla spinta di un pubblico noto per il suo calore che ha già polverizzato il precedente record di abbonamenti, consente di affacciarsi alla categoria con un certo ottimismo.

Wahbi Khazri, un talento da tenere d’occhio

GIRONDINS de BORDEAUX – É dunque riuscito il secondo miracolo consecutivo a Francis Gillot, il cinquantaduenne tecnico originario del Nord-Pas-de-Calais che dopo aver qualificato il Sochaux all’Europa League al termine della stagione 2010-11, lo scorso maggio ha concesso il bis alla guida del Bordeaux: dopo un inizio poco incoraggiante sulla scia della disastrosa stagione precedente con Jean Tigana in panchina, i Girondins hanno saputo scuotersi, crescendo nel girone di ritorno fino a prodursi in una serie di sei vittorie consecutive nelle ultime sei giornate di campionato che hanno permesso loro di acciuffare il quinto posto, l’ultimo valido per l’Europa, tutto sommato meritato anche alla luce dei limiti mostrati dagli avversari diretti come Rennes, Saint-Étienne e Toulouse. Un momento chiave si può senz’altro collocare durante la sosta natalizia, con l’ingaggio sul mercato invernale di due rinforzi che hanno poi fatto la differenza, ovvero il franco-polacco Ludovic Obraniak (1984), insoddisfatto dell’impiego part-time riservatogli dal Lille, ed il brasiliano Mariano Ferreira Filho (1986), meglio noto semplicemente come Mariano, laterale destro proveniente dal Cruzeiro: se in pochi nutrivano dubbi sull’apporto positivo che avrebbe potuto dare il primo, che infatti si è rivelato prezioso anche in virtù di una polivalenza che gli consente di ricoprire con efficacia tutti i ruoli dal centrocampo in su, c’era naturalmente più scetticismo sul conto del secondo e sulla sua capacità di adattarsi rapidamente al calcio europeo; ed invece anche quest’ultimo ha fin dall’inizio impressionato favorevolmente tanto da convincere l’elastico Gillot, per valorizzare meglio le sue caratteristiche prevalentemente offensive, ad optare per un cambio di modulo virando sul 3-5-2 che è stato il marchio di fabbrica dei Girondins nella seconda fortunata metà di campionato, in cui per la verità non si sono quasi mai mostrati entusiasmanti sul piano del gioco, ma quasi sempre efficaci ed estremamente pericolosi in fase di contrattacco. Obraniak e Mariano restano ad oggi gli unici due acquisti del Bordeaux nel 2012, visto che sul mercato estivo non è arrivato nessuno a parte il giovane Maxime Poundje (1988), di ritorno dal prestito al Nîmes con cui è stato uno dei protagonisti della promozione in Ligue 2, che viene ad integrare la rosa e costituirà l’alternativa sul fianco sinistro della difesa a Benoît Trémoulinas (1985). Con la scelta di non rinforzarsi sul mercato la dirigenza ha voluto fare di necessità virtù, poichè di fronte ad un bilancio societario che non consentiva di spendere si è pensato di preservare gli equilibri trovati nella seconda metà della scorsa stagione, puntando sui vantaggi della stabilità; certo, va considerato che il Bordeaux quest’anno si troverà a fronteggiare un quadruplo impegno, con i match europei che si sommeranno a quelli di Ligue 1 e delle due coppe nazionali – a patto naturalmente di superare il playoff di Europa League del 23 e 30 agosto contro la Stella Rossa Belgrado – ed in quest’ottica non sarebbe stato male arricchire l’organico di qualche alternativa in più; ma molte speranze sono riposte nella crescita di alcuni elementi che in misura diversa nel 2011-12 si sono rivelati deludenti e sono rimasti un po’ ai margini, ma che quest’anno a giudicare da quanto osservato nel precampionato sembrano in forma e potrebbero dunque rendersi molto utili, come il nazionale tunisino Fahid Ben Khalfallah (1982), i talenti non ancora veramente esplosi Henri Saivet (1990) e Grégory Sertic (1989), il difensore Florian Marange (1986) o l’attaccante David Bellion (1982). Per quel che riguarda il modulo, non è scontato che Gillot riproponga costantemente il 3-5-2 dell’anno scorso, in quanto nelle amichevoli si sono visti spesso anche il 4-4-2 a rombo che schierava d’abitudine a Sochaux ed il classico 4-4-2 in linea, quindi dobbiamo più probabilmente attenderci una squadra camaleonte, grazie anche alla polivalenza di parecchi giocatori quali il già citato Obraniak, il capitano Jaroslav Plasil (1982) o Nicolas Maurice-Belay (1985). Soprattutto se come sembra dovesse restare Yoan Gouffran (1986) – in scadenza nel 2013 e seguito da vari club inglesi – che forma una coppia perfettamente complementare con il possente centravanti maliano Cheick Diabaté (1988) e l’anno scorso ha vissuto la stagione migliore della carriera laureandosi capocannoniere dei Marine et Blanc con 14 reti, beneficiando enormemente del fatto che Gillot l’abbia restituito al suo ruolo naturale di punta pura, il Bordeaux sembra ad ogni modo avere le carte in regola per ripetere il buon campionato precedente.

Yoann Gouffran, capocannoniere dei Girondins nel 2011-12

STADE  BRESTOIS – Soffia un forte vento di rinnovamento nel Finistère, l’estrema punta nord-ovest della Bretagna: dopo la separazione improvvisa da “Sir” Alex Dupont a poche giornate dalla conclusione dello scorso campionato, a causa di  alcune divergenze con il presidente Michel Guyot deflagrate improvvisamente, e l’interim in panchina assicurato dal direttore sportivo Corentin Martins che ha faticosamente condotto la nave in porto, si volta pagina e ci si affida a Landry Chauvin, reduce da un buon lavoro in Ligue 2 sulle panchine di Nantes e soprattutto Sedan; Chauvin, quarantatrè anni, sarà insieme a Hubert Fournier del Reims uno dei due tecnici debuttanti in Ligue 1 nel 2012-13, e l’unico a non avere mai conosciuto questa categoria nemmeno da giocatore, non avendo alle spalle una carriera nel calcio professionistico. La scelta di Chauvin da parte della dirigenza può essere interpretata secondo una duplice chiave di lettura: innanzitutto, nell’anno in cui il Brest ottiene per il suo centro di formazione l’avallo della Federazione Francese, e dunque può far finalmente firmare dei contratti professionistici ai ragazzi cresciuti in casa – per la cronaca i primi tre fortunati sono Abel Khaled (1992), Adama Ba (1993) ed il portiere Mathieu Kervestin (1993), che faranno parte della rosa della prima squadra – e d’ora in avanti potrà sfruttare maggiormente la preziosa risorsa del settore giovanile fin adesso trascurata, è stato naturale rivolgersi ad un tecnico dalle riconosciute doti di formatore, di cui sono noti i brillanti risultati conseguiti nel lungo periodo trascorso nel centro di formazione del Rennes, dal 1992 al 2007, con lo svezzamento di giocatori quali Gourcuff, Briand o Kembo-Ekoko tra gli altri. Inoltre Chauvin si è costruito la fama di allenatore che ama trasmettere alle sue squadre una filosofia di gioco propositiva e alla dirigenza bretone non dispiacerebbe una svolta anche da questo punto di vista, dopo tante stagioni in cui al Francis Le Blé si è assistito a spettacoli tutt’altro che entusiasmanti, senza per questo scalfire minimamente il sostegno della fedele tifoseria biancorossa, celebre per il suo tifo di stampo britannico. La rivoluzione ha investito anche l’organico con la partenza di diversi giocatori storici come il portiere Elana (Lille), il capitano Ewolo (Laval), Daf (Sochaux) e Poyet (Caen), oltre ai difensori Zebina (Toulouse) e Gentiletti (Argentinos Juniors), e l’arrivo di svariati nuovi elementi: il vero colpo sulla carta è il portiere Alexis Thébaux (1985), davvero eccellente tra i pali del Caen nella scorsa stagione e miglior scelta possibile per sostituire un monumento come Elana; interessanti anche gli arrivi in difesa dell’ex grande promessa Bernard Mendy (1981), di ritorno in Francia dopo la sua ultima esperienza in Danimarca all’OB Odense, e di Ismaël Traoré (1986) dal Sedan, uno dei difensori più affidabili della Ligue 2 2011-12, a rimpolpare un reparto che ad occhio continua ad essere il migliore della squadra – l’anno scorso i bretoni hanno concluso con la terza miglior difesa del campionato malgrado il quindicesimo posto finale – con un mix di giocatori esperti e di giovani interessanti come il sottovalutato Paul Baysse (1988), che Chauvin aveva già allenato a Sedan, ed il promettente Johan Martial (1991). Sulla trequarti gli arrivi di Geoffrey Dernis (1980) campione di Francia con il Montpellier, e del tunisino Kamel Chafni (1982), reduce da una retrocessione con l’Auxerre, aggiungono un po’ di qualità che fino all’anno scorso era affidata solo ai piedi di Bruno Grougi (1983), mentre ad assicurare sostanza al centrocampo dovrebbero pensare il colombiano John Jairo Culma (1981) ed Abdou Sissoko (1991), il cui prestito dall’Udinese è stato prolungato di un’altra stagione. Autentico tallone d’Achille dello scorso campionato è stato l’attacco, il peggiore della categoria, divenuto quasi totalmente inoffensivo dopo la partenza di Nolan Roux a gennaio: sarà dunque interessante vedere l’impatto che potrà avere Charlison Benschop, ventiduenne olandese proveniente dall’AZ Alkmaar, che rappresenta l’investimento più costoso nella storia del club (1,3 milioni di euro) e nel precampionato è piaciuto per qualità fisico-atletiche e combattività. L’obiettivo stagionale del Brest non può che essere la salvezza, possibilmente più tranquilla delle ultime due, arrivate entrambe in extremis all’ultima giornata; ci sono tuttavia da tenere in conto i rischi che un cambio di filosofia può sempre portare con sè, soprattutto quando si tratta di una piccola squadra i cui margini di manovra sono limitati.

Tre delle novità in casa Brest: Charlison Benschop, Kamel Chafni e l’allenatore Landry Chauvin

EVIAN TG FC –  Alla vigilia del passato campionato c’era chi pensava che l’Evian Thonon Gaillard Football Club, alla prima stagione in Ligue 1 della propria storia, avrebbe fatto la fine dell’Arles-Avignon, a cui lo legavano affinità come l’essere nato dalla fusione di realtà calcistiche di più città e l’ascensione fulminea con due promozioni in due anni che l’avevano proiettato rapidamente dal National alla Ligue 1; ma naturalmente gli osservatori più attenti sapevano molto bene che si trattava di affinità solo superficiali, in quanto dietro all’Evian TG ci sono uno sponsor solido, la Danone, e soprattutto un progetto ben preciso su base regionale (a questo link, qualche informazione supplementare per chi volesse saperne di più sulla storia ed il progetto dell’ETGFC), e non a caso la diversa stabilità si è tradotta anche in diversi risultati sul campo; anche se per la verità questi ultimi sono andati al di là delle più rosee previsioni, con un eccezionale nono posto finale in classifica davanti ad un mostro sacro come l’Olympique Marseille, malgrado un periodo di turbolenza immediatamente successivo alla sosta natalizia coinciso con la sostituzione del tecnico Bernard Casoni, da tempo in rotta con i dirigenti, con Pablo Correa, uruguayano che ormai si può considerare francese di adozione visti i suoi dieci anni di militanza sulla panchina del Nancy. Adesso si tratta di affrontare la stagione più difficile, quella della conferma, e a questo scopo Correa può ripartire su basi quasi inalterate, benchè ci sia da registrare una perdita di un certo rilievo, quella del danese Christian Poulsen, con cui non è stato trovato l’accordo per prolungare di un’altra stagione la sua permanenza in Alta Savoia; si riduce dunque della metà il contingente danese che un anno fa era sbarcato sulle sponde del Lago Lemano, poichè oltre a lui non ci sarà più nemmeno Thomas Kahlenberg, rientrato al Wolfsburg per fine prestito, e restano solo il portiere Stephan Andersen (1981) e l’esterno Daniel Wass (1988), una delle sorprese positive della Ligue 1 2011-12, in cui si è mostrato in grado di disimpegnarsi bene a destra come a sinistra, tanto da guadagnarsi la chiamata del commissario tecnico danese Olsen per gli Europei in Polonia e Ucraina: è difatti un’ottima notizia il fatto che la società sia riuscita a rilevarne il cartellino dal Benfica ed a legare a sè il ragazzo fino al 2016. Per rimpiazzare Poulsen, il cui lavoro a centrocampo si era rivelato prezioso, si è sondato il mercato estero, a conferma dell’evidenza che l’ETG si sta mostrando uno dei club francesi più attivi nello scouting internazionale – in attesa di cogliere i primi frutti del nuovo centro di formazione che costituirà una parte importante del progetto – e si è deciso di puntare sul centrocampista del Burkina Faso Djakaridja Koné, 26 anni, svincolato dalla Dinamo Bucarest. Si è poi esplorato nuovamente il filone tunisino che l’anno scorso aveva dato grande soddisfazione grazie all’impatto estremamente positivo avuto da Saber Khlifa (1986): stavolta sono arrivati in due, entrambi nazionali ed entrambi di notevole talento, Zouhaier Dhaouadi (1988) dal Club Africain, che teoricamente dovrebbe essere il sostituto di Kahlenberg sullo scacchiere di Correa, ed il terzino destro Iheb Mbarki (1992) dal CA Bizertin, prospetto davvero interessante per cui la principale incognita è rappresentata dal recupero dal brutto infortunio ai legamenti che gli ha impedito di partecipare all’ultima CAN; se starà bene, sarà un concorrente agguerrito per l’ivoriano Brice Dja Djédjé (1990), una delle note liete dell’ultimo campionato. In mezzo a giocatori di ogni nazionalità, l’identità alto-savoiarda è rappresentato da Kévin Bérigaud (1988), attaccante nato nella regione che ha percorso con questa maglia tutte le tappe dal CFA alla Ligue 1: l’anno scorso è stato tenuto a lungo fuori da problemi alla schiena ma quando è rientrato ha fatto intravedere cose interessanti ed è destinato a far coppia in attacco con l’ivoriano Yannick Sagbo; se si riuscisse a trattenere quest’ultimo, molto richiesto soprattutto in Inghilterra ma recentemente cercato anche dall’OM, la squadra sembra attrezzata per ben figurare pure quest’anno, sebbene le amichevoli di preparazione siano state in verità tutt’altro che incoraggianti e sebbene la cerniera centrale difensiva Angoula-Cambon, con Mongongu in alternativa, non dia al momento estrema sicurezza. Un problema, abbastanza grottesco, è costituito dalla ricerca di un luogo dove la squadra possa allenarsi a partire dall’1 ottobre, in attesa dell’inaugurazione del nuovo centro di allenamento di Publier che non sarà pronto che ad aprile 2013: il club nei giorni scorsi si è visto rifiutare dall’ente proprietario del terreno una deroga di sette mesi per continuare ad utilizzare temporaneamente la struttura di Port-Pinard, dove gli uomini di Correa sono attualmente al lavoro.

L’Evian TG pesca in Tunisia con Dhaouadi e Mbarki

LOSC LILLE – In un momento in cui le potenze storiche come Lyon e Marseille segnano il passo, condizionate da una situazione finanziaria che impone la massima cautela, ed in attesa del ritorno in Ligue 1 del Monaco con i milioni del russo Rybolovlev, il Lille si candida prepotentemente a diventare la seconda forza del calcio esagonale: naturalmente non è credibile che possa seriamente contrastare il Paris Saint-Germain, perchè è troppa la disparità di potere economico e di conseguenza di organico, però la società si sta dotando dei mezzi per evolversi in un club stabile ad alto livello, in grado di frequentare regolarmente il salotto buono della Champions League e di diventare una realtà riconosciuta anche sulla scena europea; a coronamento di un processo di crescita iniziato al principio degli anni duemila, il LOSC giocherà a partire da questa stagione in uno stadio di nuova generazione, il Grand Stade Lille Métropole (qui è possibile fare una visita virtuale), che sarà inaugurato il prossimo 18 agosto in occasione della seconda giornata di campionato contro il Nancy e che inizierà presto a generare preziosi introiti, considerando che si è già registrato il boom degli abbonamenti con il passaggio dalle 14.500 tessere dello scorso anno alle oltre 28.000 vendute sino ad oggi; inoltre il club delle Fiandre è uno dei pochi in Francia a poter vantare un bilancio sano, grazie soprattutto alla sua fruttuosa politica delle plusvalenze, che nel corso degli ultimi anni ha portato nelle casse sociali l’eccezionale cifra di 138,7 milioni di euro con le cessioni dei vari Bastos, Bodmer, Cabaye, Gervinho, Rami, Sow tra gli altri, ed ora anche di Eden Hazard, tutti giocatori che erano cresciuti in casa o arrivati a costo zero o per cifre infime; questo ha fatto sì che sia parallelamente cresciuto il potere d’acquisto del club e così quest’anno è stato possibile ad esempio attirare un giocatore di prima grandezza come Marvin Martin spendendo 9 milioni di euro per il suo cartellino. E poichè sarà tutt’altro che semplice far fronte dal punto di vista sportivo alla partenza di Hazard, che lascia i Dogues al termine di una stagione condita da 20 gol, 15 assist ed il titolo di miglior giocatore di Ligue 1 – e tenuto conto che se n’è andato anche Joe Cole, che aveva dato un contributo globalmente positivo – non ci si è fermati al solo Martin ma è stato ingaggiato anche il campione d’Europa Salomon Kalou, 56 match di Champions League alle spalle e la voglia di trovare finalmente una squadra che gli desse l’opportunità di giocare a tempo pieno, oltre ad una scommessa tutta da scoprire come il giovane esterno offensivo greco-belga Viktor Klonaridis (1992); l’obiettivo è poi quello di riuscire a mettere a segno un altro colpo sulla trequarti strappando il talentuoso capoverdiano Ryan Mendes da Graça (1990) al Le Havre, che però finora ha respinto l’offerta ritenuta insufficiente. L’arrivo di Martin, un giocatore che dà il meglio di sè se schierato da trequartista centrale, fa pensare che il 4-3-3 dell’accoppiata campionato-Coupe de France sia destinato a lasciare spazio sempre più frequentemente al 4-2-3-1 che il tecnico Rudi Garcia ha già proposto diverse volte la scorsa stagione, con il trio Kalou-Martin-Payet dietro al brasiliano Tulio De Melo (1985), che se sta bene è favorito per una maglia da titolare su Nolan Roux (1988) e sul giovane italo-belga Gianni Bruno (1991). Per far fronte all’eventuale partenza di Mathieu Debuchy, che non ha fatto mistero del suo desiderio di raggiungere Cabaye al Newcastle, in attesa della crescita del promettente Djibril Sidibé (1992), appena prelevato dal Troyes, si è pensato a Réveillère o al belga Vanden Borre, o in alternativa si ipotizza di spostare Franck Béria a destra lasciando campo libero a sinistra alla definitiva affermazione del fulgido talento di casa Lucas Digne. Dà affidamento la cerniera centrale difensiva composta dal camerunense Aurélien Chedjou e dal montenegrino Marko Basa, anche se mancano forse le alternative all’altezza, mentre se si dovesse giocare con il 4-2-3-1 ci sarebbe abbondanza a centrocampo con l’inamovibile Rio Mavuba, fresco di convocazione in nazionale per l’amichevole della Francia contro l’Uruguay del 15 agosto, Florent Balmont, Benoît Pedretti e Idrissa Gueye; ottima l’idea di coprire le spalle a Mickaël Landreau con Steeve Elana (1980), l’anno scorso uno dei migliori portieri del campionato con la maglia del Brest. Tirando le somme, il fatto che nell’anno successivo all’imprevista conquista del titolo la squadra sia riuscita nuovamente ad esprimersi ad alti livelli, rimanendo matematicamente in corsa per il bis fino a due giornate dalla fine – pur stentando in Champions League anche per una questione di inesperienza – è un buon segnale che fa pensare che stia pian piano assimilando la mentalità giusta e che malgrado le cessioni possa essere competitiva anche quest’anno. Da segnalare che il club ha deciso di accompagnare l’ingresso nel nuovo stadio con il rinnovamento del logo societario, la cui nuova versione ha fortunatamente rispettato la tradizione conservando i due simboli storici, il mastino ed il giglio emblema della città; e che ha stipulato un partenariato con il Royal Mouscron-Peruwelz, seconda serie belga, in cui saranno mandati a farsi le ossa i ragazzi del centro di formazione lillois.

Marvin Martin in azione con la nuova maglia nel precampionato

FC LORIENT – A forza di fare e disfare la tela ogni anno, il Lorient stavolta ha rischiato sul serio di rimanervi fatalmente impigliato: nelle stagioni precedenti la politica della società di vendere i migliori giocatori ottenendo delle belle plusvalenze e riuscendo in parallelo a conseguire dei risultati sportivi soddisfacenti aveva sempre funzionato, ma l’anno scorso la contemporanea cessione di Morel, Morgan Amalfitano e Gameiro non si è rivelata un buon affare per nessuno, nè per i tre calciatori, che nelle loro nuove squadre non hanno avuto l’impatto sperato, nè per il club del Morbihan, che in sede di campagna acquisti questa volta non è incappato in scelte troppo fortunate; in particolare, non è stato possibile ricreare la felice dinamica offensiva assicurata dal duo Amalfitano-Gameiro, con i vari Gilles Sunu, Innocent Emeghara, Joel Campbell che, pur avendo lasciato intravedere a tratti cose interessanti, si sono mostrati troppo acerbi ed altri elementi il cui inizio di stagione era stato promettente, come Jérémie Aliadière e Julien Quercia, che sono presto finiti fuori gioco per infortunio; senza nessuno in grado di concretizzare, il gioco palla a terra marchio di fabbrica del Lorient ha finito con il diventare sterile e pian piano, mancando i risultati, è venuta meno anche la fiducia e nel girone di ritorno la squadra è sprofondata in un lungo tunnel negativo, da cui è uscita appena in tempo per evitare il peggio, terminando diciassettesima ad un solo punto dal baratro della retrocessione. Quest’estate, consci dello scampato pericolo, si è deciso di ripartire cambiando completamente strategia, ed il guru Christian Gourcuff, un’autentica istituzione a Lorient dove ha allenato per ventitrè anni – dal 1982 al 1986, dal 1991 al 2001 e poi dal 2003 ad oggi, indispensabile al punto che quando nel 2001 è partito la squadra è immediatamente retrocessa in Ligue 2, per poi risalire dopo il suo ritorno – per la prima volta dopo diversi anni potrà contare su una certa stabilità: a parte Joel Campbell, tornato per fine prestito all’Arsenal che l’ha poi girato al Betis Sevilla, Sigamary Diarra che aveva giocato pochissimo e qualche giovane prestato nelle serie minori, non è partito nessun altro e – almeno per il momento – tutti i pezzi pregiati ci sono ancora, dal talentuoso esterno offensivo Kévin Monnet-Paquet (1988), uno dei pochi arancioneri ad essersi espressi a buoni livelli nella scorsa stagione, al centrocampista Arnold Mvuemba (1985) e soprattutto al difensore Bruno Ecuele Manga, che anzi è stato ulteriormente responsabilizzato con l’assegnazione della fascia di capitano, che il gabonese ha ereditato dal portiere Fabien Audard. Inoltre, il presidente Loïc Féry ha fatto l’investimento più oneroso nella storia del club spendendo una cifra intorno ai cinque milioni di euro per strappare all’Auxerre il nazionale del Burkina Faso Alain Traoré, centrocampista offensivo autore di nove reti nella Ligue 1 2011-12: la sua presenza potrebbe essere molto importante per una formazione che l’anno scorso ha faticato molto a segnare, grazie alla sua propensione a cercare le soluzioni dalla lunga distanza, e sarà interessante vedere quale collocazione potrà avere nel classico 4-4-2 di Gourcuff, con l’ipotesi più plausibile che vuole che giochi in appoggio a Aliadière o Emeghara, in una sorta di 4-4-1-1. Un’altra lacuna evidenziata nella passata stagione dai Merlus è stata la mancanza di esperienza e di leaders in grado di prendere per mano la squadra nei momenti difficili e sembra dunque una buona idea quella di aver proposto un contratto di un anno a Ludovic Giuly (1976), a cui Claudio Ranieri aveva fatto sapere che non rientrava più nei piani del Monaco: l’ex PSG, Barcellona e Roma ha deciso di accettare questa nuova sfida e giocherà così con il Lorient la ventesima stagione da professionista della sua carriera. È indubbio che rispetto al 2011-12 la squadra si sia rafforzata, ma un precampionato non troppo brillante ha mostrato che ci sono ancora molte cose da mettere a punto; per raggiungere l’obiettivo di una salvezza tranquilla sarà decisivo il contributo realizzativo degli attaccanti, con la speranza che Aliadière sia finalmente risparmiato dagli infortuni e che Emeghara (1989), positivo con la Svizzera ai Giochi di Londra, mostri dei progressi. Intanto nel Morbihan si pensa al futuro: arriva in qualità di nuovo direttore del centro di formazione Régis Le Bris, giovane e brillante educatore che alla guida del Rennes ha vinto il campionato U19 nel 2007 e la Coupe Gambardella nel 2008, ed il progetto è dichiaratamente quello di creare un’accademia in stile Masia fortemente orientata sull’identità bretone, attirando i migliori ragazzi della regione.

Una nuova sfida per Ludovic Giuly

OLYMPIQUE LYONNAIS –  Se a Parigi è in atto il passaggio del Paris Saint-Germain ad una nuova dimensione, si può dire che la stessa cosa stia avvenendo in riva al Rodano, ma in senso inverso: infatti, il club di Jean-Michel Aulas, che aveva a lungo monopolizzato la scena del calcio francese con l’impressionante serie di sette titoli di fila conquistati tra il 2002 ed il 2008, costretto dalla nuova contingenza economica che non rende più possibili gli investimenti sul mercato di un tempo, si sta pian piano trasformando in un club “normale”, che al termine della stagione 2011-12 ha addirittura mancato la qualificazione ad una Champions League che i Gones frequentavano ininterrottamente da dodici anni, serie inferiore solo a quelle di Manchester United, Real Madrid e Arsenal; forse l’inaugurazione del nuovo Stade des Lumières, prevista per il 2015, consentirà un miglioramento dell’attuale situazione con l’arrivo di nuovi introiti, ma per ora bisogna arrangiarsi con ciò che passa il convento: per quest’anno l’input è quello di fare sempre maggiore affidamento sul proprio centro di formazione, il terzo di Francia dopo quelli di Sochaux e Rennes in base alla classifica stilata ogni anno dalla FFF, una linea avviata all’inizio della scorsa stagione con l’arrivo alla guida della prima squadra di Rémi Garde, l’ex responsabile del settore giovanile lionese, e la piena fiducia data a ragazzi di talento cresciuti in casa quali Alexandre Lacazette e Clément Grenier, entrambi classe 1991, o Samuel Umtiti, classe 1993, che hanno giocato con regolarità. I risultati di questa politica com’era prevedibile sono stati contrastanti: in certe circostanze, specialmente nella gestione degli appuntamenti importanti o degli scontri con avversari realmente forti, l’inesperienza è apparsa evidente ed in generale la squadra non è sembrata all’altezza per il vertice, ma comunque ha mostrato un’incoraggiante capacità di superare i momenti negativi e a tratti ha lasciato intravedere buone cose, sublimate dalla conquista della Coupe de France, il primo titolo dopo i tre anni di digiuno dell’era Puel, a cui è presto seguito il Trophée des Champions conquistato a New York contro i campioni in carica del Montpellier, con in campo un OL lungi dall’essere perfetto, ma determinato e combattivo. E già in occasione del Trophée des Champions si è visto all’opera per un lungo spezzone di gara un ragazzo che è destinato con ogni probabilità a diventare il prossimo elemento uscito dal centro di formazione di Tola Vologe ad essere lanciato in prima squadra, dopo l’esordio per pochi minuti nella giornata finale dello scorso campionato: l’appena diciottenne Yassine Benzia, nessun timore di prendere l’iniziativa e freddissimo nell’esecuzione di uno dei rigori della lotteria finale dal dischetto che ha regalato il trofeo al Lyon. Un altro elemento che si è messo positivamente in luce nella partita di New York è stato Yohann Gourcuff, che ha servito un assist a Jimmy Briand e si è aggiudicato per l’occasione il riconoscimento di “man of the match”, confermando il buono stato di forma palesato durante il precampionato: sembra che il lavoro fatto in questi mesi con il preparatore personale Tiburce Darou stia pagando e chissà che non sia proprio Gourcuff, che ha dinanzi a sé l’ultima occasione per rilanciare propria carriera, il vero volto nuovo dell’OL per il 2012-13, visto che, se già l’anno scorso la campagna acquisti era stata di basso profilo con i soli arrivi di Gueïda Fofana, Bakary Koné e Mahamadou Dabo, quest’anno al 10 agosto non è arrivato nessuno; il primo acquisto potrebbe essere a sorpresa quello di Steed Malbranque, che un anno fa pareva sul punto di mettere fine alla propria carriera ma che adesso si sta allenando a Tola Vologe con la sua ex squadra e potrebbe vedersi proporre un contratto. Tuttavia da qui alla fine del mercato sono attesi ancora dei movimenti, soprattutto in uscita: Aulas aveva apertamente auspicato la partenza di alcuni elementi da lui visti soprattutto come un peso sul monte ingaggi, ovvero Källström, Cris, Bastos e Cissokho, e se il primo si è accasato allo Spartak Mosca, gli altri per il momento sono ancora a Lyon in attesa di soluzioni interessanti; inoltre il portiere Hugo Lloris è oggetto di interesse di qualche club inglese, Tottenham in testa, e pure Bafetimbi Gomis potrebbe andar via nel caso ci fosse un’offerta allettante. Anche in entrata potrebbe accadere qualcosa, benchè gli arrivi siano subordinati alle partenze dei giocatori sopra citati: potrebbero interessare un centrale difensivo, dato che l’elevato numero dei gol subiti è stato uno dei punti deboli della passata stagione ed il quartetto Lovren-Bakary Koné-Cris-Umtiti non dà sicurezze assolute, ed un centrocampista centrale – si parla di un interessamento per Benjamin Corgnet e per Georges Mandjeck dell’Auxerre – poichè dopo la partenza di Källström a disposizione ci sono soltanto Gonalons, Grenier e Fofana; negli ultimi giorni ha preso forma l’ipotesi di uno scambio con il PSG tra Anthony Réveillère e Milan Bisevac, che avrebbe il vantaggio di poter giocare sia a destra che al centro. Al capitano Lisandro Lopez, .giunto alla sua quarta stagione con questa maglia e trasformatosi in trascinatore e simbolo dei Gones, è ad ogni modo affidato il compito di prendere per mano una squadra giovane ma provvista del potenziale per togliersi come l’anno scorso qualche soddisfazione.

Gourcuff è stato eletto miglior giocatore al termine del Trophée des Champions contro il Montpellier: che sia per lui la stagione del riscatto?

OLYMPIQUE de MARSEILLE –  Dopo un’annata da incubo come quella conclusasi a maggio, nella quale le magre soddisfazioni della vittoria in Coupe de la Ligue e dei quarti di finale raggiunti in Champions League non sono servite ad attenuare la delusione per un campionato in cui i marsigliesi hanno toccato il fondo con una serie record di tredici partite consecutive senza successi, la tifoseria del club più titolato ed amato di Francia sognava naturalmente la stagione del riscatto ed il ritorno a risultati degni del blasone dell’OM; peccato che una situazione finanziaria tutt’altro che florida costringerà molto probabilmente i tifosi a rimandare le loro aspirazioni a data da destinarsi, dato che la società si trova nell’impossibilità di spendere sul mercato ed ogni eventuale arrivo è subordinato alla vendita di uno degli attuali pezzi pregiati. Nell’estate marsigliese, in mancanza di movimenti in sede di campagna acquisti, a tenere banco è stata principalmente la questione dell’allenatore, con Didier Deschamps, da tempo in rotta con il direttore sportivo Josè Anigo, figura storica del club, che ha fatto sapere alla dirigenza di non voler più proseguire la sua avventura sulla Canebière, a costo di restare fermo un anno come successo ai tempi del suo addio alla Juventus; sono così iniziate delle lunghe trattative per trovare un accordo di separazione soddisfacente per entrambe le parti ed alla fine, mentre Deschamps si è visto tendere la mano dalla Federazione Francese, in cerca di un successore per Blanc dopo gli Europei, il Marseille si è ritrovato nella grottesca situazione di affrontare la ripresa della nuova stagione senza un allenatore, tanto che le prime sedute sono state dirette da Franck Passi, responsabile della squadra riserve; dopo aver dovuto incassare diversi no, in particolare quello dello svizzero Lucien Favre, intenzionato a continuare il suo lavoro alla guida del Borussia Mönchengladbach, al presidente Labrune e ad Anigo sono rimaste solo alcune soluzioni di ripiego: tra queste alla fine si è optato per il cinquasettenne Élie Baup, che non allenava dal 2009, stagione della sua retrocessione in Ligue 2 con il Nantes, e che si era riconvertito in opinionista televisivo. Naturalmente la prima incognita sarà legata proprio all’allenatore, che in passato aveva fatto un ottimo lavoro in piazze come Bordeaux, condotto all’accoppiata campionato-Coupe de la Ligue nel 1999, e Toulouse, qualificato ai preliminari di Champions League nel 2006-07; al momento è anche difficile prevedere con esattezza quali saranno i suoi principi di gioco, avendo lo stesso Baup dichiarato che nel lungo periodo sabbatico le sue idee hanno subito delle evoluzioni: nel precampionato si è visto soprattutto un 4-2-3-1 in cui, in assenza dell’infortunato Rémy, davanti al trio Amalfitano-Valbuena-Andrè Ayew ha ritrovato spazio al centro dell’attacco Andrè-Pierre Gignac, che ha svolto per la prima volta dopo tanti anni una preparazione eccellente e a cui il cambio di guida tecnica potrebbe far bene: un primo segnale positivo in tal senso sono stati i due gol da lui realizzati fra andata e ritorno del preliminare di Europa League contro i turchi dell’Eskisehirspor (1-1, 2-0). Si inizierà il campionato senza certezze assolute nemmeno sugli uomini, poichè negli ultimi mesi la società aveva fatto capire chiaramente che almeno un elemento di un certo peso sarebbe stato ceduto per fare cassa: considerato che a meno di offerte clamorose Nicolas Nkoulou, il miglior marsigliese nel 2011-12 insieme al portiere Mandanda, non è sul mercato ed è destinato a far coppia anche quest’anno al centro della difesa con Souleymane Diawara, il maggiore indiziato al sacrificio sembrava inizialmente Loïc Rémy, per il quale nello scorso gennaio c’era stata una grossa offerta dal Tottenham; ma i problemi fisici di quest’ultimo, che l’hanno costretto a saltare gli Europei, hanno raffreddato gli inglesi e ad avere le valigie pronte sono dunque César Azpilicueta ed Alou Diarra, vicinissimi rispettivamente a Chelsea e West Ham; la partenza del primo dovrebbe lasciare campo libero sulla fascia destra della difesa a Rod Fanni, anche se nelle ultime ore è trapelata la voce di un interessamento per lo svincolato Vanden Borre, e le due cessioni dovrebbero consentire l’ingaggio di un nuovo terzino sinistro, visto che nella scorsa stagione Jérémy Morel non ha convinto del tutto. L’unico volto nuovo resta per adesso quello di Florian Raspentino, attaccante classe 1989 arrivato a parametro zero dal Nantes, con la cui maglia è stato una delle rivelazioni della Ligue 2 2011-12 dopo aver giocato tra i dilettanti fino alla stagione precedente: la sua dote migliore è l’istinto naturale per il gol e le sue caratteristiche lo rendono adatto specialmente a muoversi da seconda punta in un 4-4-2, ma durante il precampionato il ragazzo ha mostrato apprezzabile volontà di adattarsi a giocare da trequartista esterno nel 4-2-3-1. Per il resto, benchè l’OM non sia tradizionalmente un club a vocazione formatrice, per integrare la rosa quest’anno si farà ricorso al centro di formazione, anche se per la verità sono stati in molti ad esprimere dei dubbi sul livello dei ragazzi, l’anno scorso salvatisi a stento dalla retrocessione in Division d’Honneur con la squadra riserve. L’unico fattore veramente positivo per la formazione di Baup sembra il vantaggio di poter partire del tutto a fari spenti e contare eventualmente sull’effetto sorpresa: dunque l’Olympique Marseille, abituata una stagione dopo l’altra ad occupare il ruolo della favorita, quest’anno sarà per la prima volta niente più che una possibile outsider.

Florian Raspentino è l’unico acquisto dell’OM

MONTPELLIER HÉRAULT SC – Nell’Hérault è in atto il ritorno sulla Terra dopo la favola dello storico titolo di campione di Francia vinto nel maggio scorso, da noi ampiamente celebrato in questa sede, ed il primo brutale impatto con la realtà è stato la sconfitta ai rigori contro il Lyon nel Trophée des Champions disputato lo scorso 28 luglio a New York; è sempre difficile per un club non abituato agli alti livelli la gestione di una stagione successiva ad un grande exploit e le aspettative che ne conseguono, ancora di più se c’è da far fronte all’esordio in Champions League ed al raddoppiare degli impegni settimanali, se non si hanno i mezzi finanziari per rinforzare la squadra quanto si vorrebbe mentre parallelamente la concorrenza cresce, e soprattutto se si deve fare a meno di artefici maggiori dell’impresa come Olivier Giroud e forse anche il capitano Mapou Yanga-Mbiwa; la società di Louis e Laurent Nicollin, un esempio di gestione ammirevole nel corso degli ultimi anni, sa bene tutto questo e dunque si è fissata per il 2012-13 degli obiettivi ragionevoli, ovvero piazzarsi tra i primi cinque in campionato per giocare in Europa anche nella prossima stagione e provare a fare bella figura in Champions League, considerando che purtroppo i campioni di Francia saranno logicamente collocati nella quarta urna e dunque toccherà loro un sorteggio terribile e conquistare il terzo posto nel girone sinonimo di ripescaggio in Europa League sarebbe già un successo. Tenuto conto del fatto che non era ragionevole pensare di trattenere tutti i protagonisti della cavalcata del 2011-12 a fronte dell’inevitabile corteggiamento dei grandi club e delle offerte ricevute, si può dire che il Montpellier abbia egregiamente limitato i danni riuscendo a conservare per un’altra stagione il gioiello Younès Belhanda, il promettentissimo Rémi Cabella e soprattutto l’ossatura di base, con altri giocatori come i laterali di difesa Garry Bocaly e Henri Bédimo che erano molto richiesti e sono rimasti, ed in pratica – Giroud a parte – il solo Geoffrey Dernis, in scadenza di contratto ed accordatosi col Brest, a lasciare l’Hérault. I circa 13 milioni incassati dalla cessione di Giroud all’Arsenal sono poi stati quasi interamente reinvestiti sul mercato e sono arrivati a rimpolpare la rosa in vista dell’impegno su più fronti degli ottimi giocatori come l’ex capitano del Toulouse Daniel Congré (1985), l’investimento più caro della campagna acquisti del MHSC con i 5 milioni di euro versati al suo club formatore, difensore centrale in grado all’occorrenza di giocare su entrambe le fasce, ed Anthony Mounier (1987) dal Nice, molto in evidenza nel precampionato ed alternativa di lusso per una trequarti che sembra ben fornita tra Belhanda, Cabella, Utaka, Aït-Fana e Jonas Martin (1990), uno dei ragazzi cresciuti nel vivaio che nella scorsa stagione erano in prestito e sono tornati alla base sperando di ritagliarsi uno spazio. Il problema più spinoso sembra com’era prevedibile quello della sostituzione di Giroud: al suo posto è stato acquistato Emanuel Herrera (1987), centravanti argentino esploso nella seconda serie cilena nelle fila del Deportes Conceptión per poi confermarsi nella massima serie ed in Copa Libertadores con l’Unión Española, che sulla base di quanto osservato durante la preparazione dovrebbe avere le potenzialità per segnare un buon numero di gol anche in Francia; Herrera tuttavia ha caratteristiche diverse da quelle del suo predecessore, in quanto è più un attaccante d’area che ha bisogno di essere lanciato in profondità o servito negli ultimi metri per farsi valere con il suo ottimo fiuto del gol, ma non può assicurare il contributo alla manovra che dava Giroud, in grado di far salire la squadra e giocare di sponda; e questo fa pensare che il Montpellier versione 2012-13 sarà più monocorde, avendo meno soluzioni di gioco rispetto alla scorsa stagione, come si è cominciato ad intravedere già nella partita di New York. A meno di non fare affidamento su Gaëtan Charbonnier (1988), 12 reti l’anno scorso in Ligue 2 con l’Angers e caratteristiche più simili a quelle di Giroud, con la sua struttura longilinea, una certa finezza tecnica e la capacità di muoversi spalle alla porta: in teoria la società l’ha preso per farne un’alternativa a Herrera, ma chissà che le sue peculiarità non lo portino a giocare più del previsto, sempre che si adatti bene al salto di categoria. É inutile poi dire che un’eventuale partenza di Yanga-Mbiwa, finito nel mirino del Milan e molto allettato dalla possibilità di raggiungere il club rossonero, cambierebbe di molto le carte in tavola, dal punto di vista tecnico in primis – il suo sostituto naturale sarebbe Congré, che ha un profilo molto simile, ma è chiaro che nel cambio si perderebbe qualcosa – ma anche da quello psicologico; inoltre, trattandosi di una partenza tardiva e potendo difficilmente reperire a fine mercato un difensore di livello, nel reparto arretrato le pedine diventerebbero contate numericamente; d’altra parte anche tenere un giocatore insoddisfatto, sapendo che l’anno prossimo verrebbe perso a parametro zero, avrebbe le sue controindicazioni non indifferenti. Alla luce di tutte le considerazioni fatte, l’impressione è che per quest’anno un piazzamento europeo ed una figura dignitosa in Champions League potrebbero effettivamente essere considerate un risultato già soddisfacente per i Pailladins.

Riuscirà Emmanuel Herrera a non far rimpiangere Giroud?

AS NANCY LORRAINE – Non si può parlare del Nancy senza parlare in primis di Jean Fernandez, un allenatore poco considerato dai media che tuttavia riesce sempre a trarre il meglio dalle squadre che ha a disposizione e a trovare le giuste soluzioni; forse sottovalutato anche ad Auxerre, dove difatti si sono resi conto sulla propria pelle nella scorsa stagione, dopo la sua partenza, di come il suo ottimo lavoro avesse saputo mascherare certe lacune della squadra. Stessa cosa che si è verificata a Nancy, dove il cinquasettenne tecnico nato in Algeria ha prima saputo limitare i danni tenendo in carreggiata una squadra modesta, indebolita dalle cessioni estive, poi individuare insieme alla società i giusti correttivi da apportare nel mercato invernale: sono così approdati in Lorena Sébastien Puygrenier (1982),  lasciato libero dallo Zenit San Pietroburgo, e Yohan Mollo (1989), in prestito dal Granada dove trovava poco spazio, e se il primo si è integrato perfettamente con il capitano André Luiz blindando la difesa, il secondo, un giocatore dallo straordinario talento che per esprimersi al meglio ha bisogno di un ambiente dove si senta a proprio agio, ha regalato agli Chardons quella follia offensiva che fino a quel momento era mancata, oltre alla sua pericolosità sui calci piazzati; i due hanno finito col cambiare volto alla squadra, che ha via via acquistato fiducia e nel girone di ritorno si è tolta delle belle soddisfazioni – su tutte la vittoria al Marcel Picot sul Paris Saint-Germain – e ha terminato il campionato ad un inatteso undicesimo posto in classifica. Riuscire a trattenere Mollo, definito dal presidente Jacques Rousselot “il nostro Cristiano Ronaldo”, facendo uno sforzo economico per riscattarlo, è stato quindi il vero colpo del mercato estivo del Nancy: la società ha infatti stabilito come priorità della sua campagna di rafforzamento quella di conservare l’ossatura esistente, per non trovarsi come nelle stagioni precedenti costretta a ricominciare da zero, e quindi di acquistare a titolo definitivo i giocatori in prestito che avevano dato soddisfazione, non solo Mollo ma anche Salif Sané (1990), altro elemento molto positivo nello scorso campionato nel ruolo di sentinella davanti alla difesa, e Thomas Mangani (1987), una valida alternativa. L’unica perdita di un certo peso rispetto al 2011-12 è dunque quella del maliano Bakaye Traoré, uno dei protagonisti dell’eccellente seconda metà di stagione, andato al Milan; a sostituirlo sulla carta dovrebbe essere Thomas Ayasse (1987), prelevato dall’Arles-Avignon in quella Ligue 2 che già l’anno scorso si era rivelata per i loreni un bacino di pesca molto fortunato, permettendo di scovare nel Sedan Lossemy Karaboué, dimostratosi non solo il guizzante esterno d’attacco che si attendeva ma un eccellente giocatore a tutto campo; e dalla Ligue 2 arrivano pure l’esterno difensivo Vincent Muratori (1987) dal Monaco, che rappresenterà un concorrente sulla fascia sinistra per Massadio Haidara (1992), neo nazionale francese U21 di origine maliana che rappresenta in questo momento l’orgoglio del centro di formazione del Nancy, e due ragazzi interessanti, entrambi centrocampisti dalle caratteristiche prettamente offensive, Romain Grange (1988) dallo Châteauroux ed il nazionale haitiano Jeff Louis (1992) dal Le Mans. Arrivano invece dall’estero un’altra scommessa giovane come il mediano gambiano classe 1992 Abdou Rahman Dampha, reduce dalla liquidazione giudiziaria del Neuchâtel Xamax, e Simon Zenke, attaccante nigeriano classe 1988 proveniente dal Samsunspor, un passato nello Strasbourg, che si giocherà il posto con Benjamin Moukandjo, (1988), cinque reti l’anno scorso ed autore meno due mesi fa del suo primo gol con la maglia della nazionale camerunense. Il mercato non è ancora chiuso, visto che si cerca di trovare sistemazione ad alcuni giocatori in esubero come Vahirua, Berenguer, Rachid ed Efoulou, che sono tornati dai rispettivi prestiti e non rientrano nei piani tecnici, e soprattutto si prova a convincere il Dijon a liberare Younousse Sankharé (1989), che sarebbe il decimo acquisto dell’attiva campagna biancorossa e soprattutto la ciliegina sulla torta a centrocampo. Globalmente l’impressione è che la formazione lorena abbia le carte in regola per continuare sulla scia positiva della seconda parte del passato campionato e conquistare una salvezza senza eccessivi patemi.

Il riscatto dal Granada di Yohan Mollo è il vero colpo del mercato del Nancy

OGC NICE – L’Olympique Gymnaste Club Nice si appresta ad affrontare il suo undicesimo campionato consecutivo nell’élite del calcio francese e, in attesa dell’inaugurazione prevista per il prossimo anno del nuovo stadio ultramoderno destinato ad accogliere l’Europeo 2016, che si chiamerà Allianz Riviera in seguito all’accordo raggiunto nei giorni scorsi con il colosso mondiale delle assicurazioni, il presidente ed azionista di maggioranza Jean-Pierre Rivère, insediatosi la scorsa estate, sogna in grande: raggiunta la salvezza in extremis, al termine di una stagione tormentata che ha visto Renè Marsiglia subentrare in panchina ad Éric Roy, tornato provvisoriamente al ruolo di direttore sportivo che già aveva ricoperto in passato, il grande capo ha deciso di voltare pagina e dare il benservito ad entrambi, affidando le chiavi della ricostruzione ad un nome di prestigio come Claude Puel: impaziente di tornare in pista dopo il suo divorzio burrascoso dal Lyon ed un anno sabbatico, Puel ha raccontato di aver inizialmente accettato di recarsi al colloquio con Rivère per pura cortesia, ma di essere rimasto conquistato da un progetto dalle grandi potenzialità e di avere così deciso di accettare la sfida, esprimendo addirittura il proposito di disputare la Champions League con l’OGC Nice tra qualche anno. Intanto c’è da pensare al presente e, partiti tra gli altri Clerc, Sablé, Gonçalves, Mouloungui e Mounier, sono arrivati in tutto cinque nuovi giocatori: Éric Bauthéac (1987) dal Dijon, una delle rivelazioni dell’ultima Ligue 1, solo 1,68 di altezza ma un piede mancino delizioso a cui spetterà il difficile compito di non far rimpiangere Mounier; Timothée Kolodziejczak (1991) dal Lyon, terzino sinistro che ha partecipato al Mondiale U20 2011 con la Francia ma che in riva al Rodano non trovava spazio, chiuso da Cissokho e Dabo; Romain Genevois (1987) dal Tours, centrale difensivo haitiano con il vizio del gol, che dovrebbe costituire la prima alternativa alla coppia Pejcinovic-Civelli; l’estremo difensore Joris Delle (1990) dal Metz, nel giro dell’U21 francese, fortemente indiziato a diventare il numero uno poiché il teorico titolare, il colombiano David Ospina (1988) ha diverse richieste e la società è favorevole ad una sua partenza per ragioni economiche, ed il secondo portiere della scorsa stagione, il peruviano Raul Fernández, non è ritenuto all’altezza ed è stato invitato a trovarsi un’altra sistemazione; e soprattutto l’ultimo arrivato, l’argentino di origine croata Darío Cvitanich (1986), attaccante acquistato dall’Ajax ma negli ultimi due anni in prestito al Boca Juniors, nel quale sono riposte molte speranze visto che il problema più spinoso del Nice versione 2011-12 è stato quello del gol, al punto che incredibilmente i due migliori marcatori in campionato sono stati due difensori, Monzon con otto reti e Civelli con quattro. Sono poi stati aggregati alla prima squadra alcuni dei ragazzi vincitori della Coupe Gambardella 2012, ovvero l’attaccante Alexy Bosetti, visto anche al recente Europeo U19 con la maglia della Francia, il centrocampista Fabien Dao Castellana, il terzino destro Diacko Fofana ed il portiere Mouez Hassen (a questo link i loro profili): poichè quest’ultimo, che ha appena diciassette anni, in caso di partenza di Ospina e Fernández rimarrebbe la sola alternativa a Delle, circola negli ultimi giorni la notizia del possibile ingaggio del trentottenne Teddy Richert, che fino all’anno scorso ha difeso i pali del Sochaux; in quanto a Fofana, ha buone speranze di riuscire a ritagliarsi uno spazio, dato che dopo l’addio di Clerc è rimasto un buco sul fianco destro della difesa e Puel sta provando ad adattare in quella posizione il mediano ivoriano Kafoumba Coulibaly (1985), che peraltro non nasconde il suo desiderio di partire. Nelle amichevoli di preparazione, che si sono concluse con un inquietante 0-4 subito dal Fulham, è stato provato prevalentemente un 4-2-3-1 nel quale l’argentino Fabián Monzón (1987), certamente il miglior giocatore dell’OGCN nella passata stagione insieme a Mounier, è stato avanzato sulla linea dei trequartisti, con Kolodziejczak a coprirgli le spalle, ed a questo punto è dunque probabile che rivedremo tale soluzione anche in campionato. Va detto che Puel, più che un allenatore adatto ad un club di altissimo livello, è un allenatore che dà il meglio di sè quando si tratta di costruire dal basso – come ad esempio ha saputo fare molto bene a Lille, mettendo le basi dei futuri successi di Rudi Garcia – e dunque potrebbe essere l’uomo giusto per far progredire gli Aiglons; ma in ottica immediata, per vivere una stagione con meno patemi della precedente molto dipenderà dalla resa di Cvitanich: se davvero i rossoneri avranno trovato in lui un attaccante in grado di assicurare un certo numero di gol potrebbero fare il salto di qualità, altrimenti è immaginabile che siano destinati a soffrire come l’anno scorso perchè le alternative in panchina nel ruolo appaiono troppo leggere, vedi i giovani Bosetti e Bahoken (1992) e i due ivoriani Franck Dja Djédjé e Abraham Guié-Guié.

La presentazione di tre dei cinque nuovi acquisti del Nice

PARIS SAINT-GERMAIN – Procede a tappe forzate la trasformazione del Paris Saint-Germain in un club a dimensione planetaria ed è davvero oggettivamente difficile, anche per i più sognatori e per i più fiduciosi nella facoltà del calcio di riuscire sempre a sorprendere, pensare che quest’anno qualcosa possa impedire alla squadra della capitale di annientare la concorrenza e dominare il campionato francese, semmai la domanda sembra piuttosto riguardare la sua capacità di essere competitiva sin da subito anche sulla scena europea, il vero obiettivo dello sceicco Tamim bin Hamad al-Thani e del suo braccio operativo Nasser El-Khelaïfi; se l’anno scorso la sorpresa tutto sommato poteva ancora starci, con un nuovo progetto appena avviato, molti giocatori arrivati tardivamente, il cambio di allenatore a metà stagione ed il tempo necessario a Carlo Ancelotti ed al suo numeroso staff di padroneggiare completamente il nuovo contesto, adesso questi problemi non sussisteranno; e per di più nel frattempo la forbice con le avversarie dirette si è allargata, con un ulteriore investimento di 150 milioni di euro e l’allestimento di una rosa priva sulla carta di evidenti punti deboli ed attrezzata per mandare in campo due differenti formazioni i cui ventidue giocatori sarebbero tranquillamente tutti titolari in qualsiasi altro club di Ligue 1; e con l’arrivo di fuoriclasse come Thiago Silva e Zlatan Ibrahimovic, che invia tra l’altro un segnale significativo, poichè cancella in un colpo solo l’immagine del PSG incapace di attirare stelle di dimensione internazionale che i fallimenti delle trattative per i vari Beckham, Pato o Tevez avevano contribuito a creare. Ed elimina anche, almeno sulla carta, ogni vera lacuna: se l’anno scorso uno dei principali punti deboli era stato l’instabilità della difesa, con Ancelotti che aveva faticato ad individuare al centro una coppia ideale provando svariate combinazioni, adesso l’equilibrio dovrebbe essere più facilmente trovato strutturando il reparto intorno a Thiago Silva; e se nessuna delle punte di ruolo aveva convinto fino in fondo, tanto da persuadere il tecnico italiano a schierare in attacco il trio di artisti Ménez-Pastore-Nenê, che gli aveva permesso di trovare la quadratura del cerchio nella parte finale dello scorso campionato, con l’arrivo di Ibrahimovic anche questa mancanza è colmata. Inoltre il PSG si è dimostrato lungimirante con alcune scelte orientate al futuro, vedi gli ingaggi di Marco Verratti (1992) e della pepita brasiliana Lucas Moura (1992),  in arrivo a gennaio 2013 e strappata alla concorrenza di Inter, Manchester United e Real Madrid, o l’inserimento in pianta stabile nella rosa della giovane promessa locale Adrien Rabiot, appena diciassettenne. A giudicare da quanto visto nel precampionato, che dopo lo stage iniziale in Austria si è articolato in una serie di amichevoli di prestigio come vogliono le esigenze del marketing di un club di tale portata, Ancelotti, che l’anno scorso ha sperimentato diversi moduli, sembra essersi orientato su un 4-3-3 di base in cui la sorpresa è l’impiego di Javier Pastore nei tre di centrocampo, posizione in cui l’incognita è data naturalmente dalla sua capacità di difendere adeguatamente ma nella quale avrebbe il vantaggio di giocare faccia alla porta; le prime risposte sono state incoraggianti ed in generale il giocatore è apparso molto più determinato e tonico della scorsa stagione, in cui dopo un inizio folgorante si era acceso solo ad intermittenza, e quest’anno potrebbe tra l’altro beneficiare del fatto di non avere più i riflettori puntati su di sè dopo l’arrivo di altre star. In ogni caso, se si considerasse questo modulo, impressionante sarebbe tanto per fare un esempio la concorrenza a centrocampo, con il già citato Pastore, Thiago Motta, Momo Sissoko, Matuidi, Chântome, Bodmer ed i più giovani Verratti e Rabiot per soli tre posti; ma anche nel ruolo di centrale difensivo dove a contendersi due maglie sarebbero Thiago Silva, Alex, Sakho, Zoumana Camara, Lugano ed eventualmente Armand ed il serbo Bisevac, quest’ultimo al momento particolarmente prezioso perchè è l’unico nella rosa a poter anche supplire a destra ad un eventuale forfait del nuovo capitano Cristophe Jallet, ma destinato forse ad uno scambio con il lionese Réveillère per liberare un posto di extracomunitario in vista dell’arrivo di Moura. Certo, è indubbio che quello della nutrita concorrenza rappresenti un problema ed infatti sono diversi i giocatori che hanno espresso in tempi diversi la volontà di partire, tra cui Gameiro, richiesto in particolare dal Valencia, ed il brasiliano Nenê, che è rimasto molto deluso dal mancato prolungamento del suo contratto in scadenza 2013 e per di più, benchè sia stato il capocannoniere della Ligue 1 2011-12 a pari merito con Giroud, potrebbe faticare a trovare posto in un trio d’attacco in cui i candidati ad occupare il ruolo di titolare sono l’altro nuovo acquisto Ezequiel Lavezzi, Ibrahimovic e Jérémy Ménez; più difficile che il club accetti di liberare Sakho e Chântome, alla luce della regola dell’UEFA che impone di inserire nella lista per la Champions League almeno quattro giocatori formati in casa, e i due parrebbero nelle ultime settimane essersi rassegnati a restare, con il primo che in particolare ha guadagnato punti durante la preparazione e potrebbe finire con l’insediare il posto di Alex al fianco di Thiago Silva; per ora l’unico tra gli scontenti a lasciare Parigi è stato dunque Marcos Ceará, legatosi al Cruzeiro. Ad ogni modo, incognite come quelle legate alla concorrenza o alla ricerca degli automatismi di squadra non sembrano tali da annullare una superiorità così marcata a livello qualitativo e quantitativo e da minacciare la conquista di un titolo di campione di Francia che il PSG aspetta da diciotto anni, anche se naturalmente sono in molti gli osservatori neutrali interessati all’equilibrio del campionato ad augurarselo.

Il PSG pensa anche al futuro con Marco Verratti

STADE DE REIMS – Ha dovuto aspettare trentatrè anni e passare attraverso un fallimento, la messa all’asta di tutti i trofei e gli anni nei campionati regionali lo Stade de Reims, uno dei club che hanno scritto la storia del calcio esagonale, l’unico in Francia ad aver raggiunto per due volte una finale di Coppa dei Campioni, prima di rivedere la prima divisione che aveva frequentato per l’ultima volta nella stagione 1978-79. Dopo aver completato la lenta risalita il presidente Jean-Pierre Caillot e la dirigenza sognano adesso di stabilizzare il club nella massima categoria, dotandolo progressivamente di strutture degne della Ligue 1 su cui al momento non può contare; ma per portare a termine il progetto bisogna innanzitutto cominciare con il conquistare la salvezza, un compito che sulla carta non si prospetta certo semplice. Certo, c’è da dire che neanche l’anno scorso gli Stadistes partivano nei panni dei favoriti per la promozione, piuttosto i pronostici della vigilia li consideravano destinati a lottare per non retrocedere, ma poi avevano saputo stupire tutti sotto la guida del quarantaquattrenne tecnico Hubert Fournier – nessuna parentela con il Laurent Fournier che nel 2011-12 ha allenato l’Auxerre – che prima di sedersi sulla panchina del Reims aveva nel curriculum solo un’esperienza deludente a Gueugnon in National e che sarà debuttante assoluto in Ligue 1. Adesso dunque ci riproveranno, con una squadra non stravolta ma rinnovata: se ne sono infatti andati alcuni dei protagonisti della promozione come Romain Amalfitano, il giovane fratello di Morgan, che ha scelto il Newcastle, Clément Tainmont, Lucas Deaux e soprattutto Cédric Fauré, il capocannoniere della Ligue 2 2011-12 con 15 gol, che si è accordato con il Guingamp non senza qualche polemica perchè sperava fino all’ultimo nel rinnovo del contratto; è invece rimasto il suo partner d’attacco, l’algerino Kamel Ghilas (1984), 14 reti, che è stato acquistato a titolo definitivo dall’Hull City e quest’anno avrà l’opportunità di riscattare la sua deludente esperienza in Ligue 1 con l’Arles-Avignon (2010-11) e giocherà in appoggio ad uno dei due nuovi arrivati, Nicolas Fauvergue (1984) e Julien Toudic (1985), due attaccanti dal profilo un po’ differente ma accomunati dal fatto di aver sempre segnato molto in Ligue 2 e di avere invece faticato in passato nella massima serie: il primo, proveniente dal Sedan dove ha realizzato complessivamente una trentina di gol nelle ultime due stagioni, è più un attaccante di peso, bravo a giocare di sponda e spalle alla porta, che non è riuscito a imporsi a Lille, suo club formatore, nè con Puel nè con Rudi Garcia; mentre il secondo, solo 4 reti in due stagioni in Ligue 1 (2007-2009) con la maglia del Caen, arriva in prestito dal Lens ma aveva già giocato a Reims nella stagione 2010-11 lasciando un ottimo ricordo, ed è un brevilineo con le caratteristiche tipiche della volpe d’area; un altro cavallo di ritorno, anche lui molto positivo a Reims nella stagione 2010-11, è il giovane centrocampista polacco Grzegorz Krychowiak (1990), che è stato prelevato dal Bordeaux e costituirà un duo di centrocampo nuovo di zecca con Antoine Devaux (1985), duo che ha ben impressionato nel precampionato e sembra dare garanzie sufficienti sul piano tecnico e atletico. Insieme a Devaux arriva da Toulouse anche Mohamed Fofana (1985), che contenderà ad Anthony Weber (1987) il posto a fianco del capitano Mickaël Tacalfred (1981) al centro di una difesa che ha il suo punto di forza nel portiere togolese Kossi Agassa (1978), più volte determinante nella scorsa stagione; l’ultima novità è l’esterno difensivo Franck Signorino (1981), uno dei migliori nel suo ruolo nel passato campionato di Ligue 2 con la maglia del Laval, che dovrebbe essere il nuovo titolare sulla fascia mancina, mentre sul fianco opposto è confermato Cristopher Glombard (1989) e davanti a loro agiranno due giocatori insidiosi come il nazionale capoverdiano Odaïr Fortes (1987) a destra ed il togolese Floyd Ayité (1988) a sinistra. È una squadra che giocherà molto sull’entusiasmo ed un fattore importante potrà rivelarsi la piazza, appassionata ed esigente: si va verso il record assoluto di abbonamenti allo Stade Auguste Delaune e quello rémois è il tipo di pubblico che, nel caso in cui i biancorossi dovessero partire bene, potrebbe trasmettere un’enorme carica e trasformarsi nell’uomo in più; ma qualora le cose dovessero iniziare a girare male, può cominciare a rumoreggiare e diventare per contro una zavorra.

Il portiere togolese Kossi Agassa, uno dei protagonisti della promozione in Ligue 1 del Reims

STADE RENNAIS – Innumerevoli squadre francesi vorrebbero trovarsi nei panni del Rennes, che si è costruito una solida reputazione di club formatore per eccellenza – appena pochi mesi fa scavalcato dal Sochaux al primo posto della graduatoria dei centri di formazione, dopo cinque anni di dominio ininterrotto – e riesce a coniugare la sua politica con i risultati sportivi poiché da anni occupa stabilmente la prima metà della classifica nella massima serie. Ma le stagioni nell’Ille-et-Vilaine si succedono tutte uguali, ogni volta tante promesse invitanti ed ogni volta puntuale l’incapacità di arrivare in fondo, con un senso di insoddisfazione che comincia a farsi largo tra i tifosi che aspettano un trofeo da quarantun anni, dalla Coupe de France del 1971, e non sono riusciti ad assaporarne di nuovo la gioia nemmeno quando la squadra ci si è trovata davvero ad un passo, tre anni fa, perdendo la finale della coppa nazionale più prestigiosa contro gli sfavoritissimi vicini del Guingamp, club di Ligue 2. Nell’ultima stagione la frustrazione è stata accentuata da una campagna di Europa League portata a termine senza nessuna vittoria, da un sesto posto in campionato ad un punto dal Bordeaux che ha significato l’esclusione dalle coppe per il 2012-13 e soprattutto dall’umiliante eliminazione in semifinale di Coupe de France ad opera degli amatori del Quevilly, che ha fatto esplodere i malumori provocando la contestazione di alcuni gruppi di ultras. È soprattutto per non andarsene con questa sensazione di incompiuto che il corso Frédéric Antonetti non ha ceduto alle lusinghe dell’Olympique Marseille e ha scelto di proseguire la sua avventura in Bretagna: si siederà dunque sulla panchina del Rennes per la quarta stagione di fila con l’obiettivo di migliorare il sesto posto conquistato negli ultimi due campionati e di provare a vincere finalmente una coppa; ed è nell’intento di dare una scossa che il neo presidente Frédéric de Saint-Sernin – cugino dell’ex primo ministro francese Dominique de Villepin, era già stato presidente rossonero dal 2006 al 2010 abbandonando poi la carica per motivi di salute, e succede a Patrick Le Lay, i cui rapporti con Antonetti erano molto tesi – ha deciso di dare un giro di vite instaurando un nuovo codice di disciplina per i giocatori, con regole più rigide come l’obbligo di rientrare entro le 22 nelle 72 ore precedenti le gare ufficiali. Ma va detto che migliorare i risultati del 2011-12 non sarà semplice; bisogna innanzitutto considerare che al momento la società è in difficoltà sul piano finanziario, perchè era stato previsto di vendere Yann M’Vila per una cifra non inferiore ai 20 milioni ma fin adesso, dopo la stagione piuttosto negativa vissuta dal giovane centrocampista di origini congolesi, conclusa da un Europeo deludente anche per via di un infortunio non del tutto smaltito e dal mancato inserimento nella prima lista del nuovo selezionatore Deschamps, non ci sono offerte di tale entità e probabilmente ci si dovrà rassegnare a svenderlo; intanto M’Vila, che non ha fatto mistero del suo desiderio di partire, è sempre là, così come altri giocatori destinati per ragioni diverse a lasciare la Bretagna quali Victor Hugo Montaño, Razak Boukari o Yacine Brahimi. Questa situazione di indeterminatezza naturalmente non ha agevolato il compito di Antonetti, impedendogli nel corso della preparazione di lavorare su delle basi certe; inoltre, se tutto sommato non appaiono drammatiche le perdite di Tongo Doumbia (Wolverhampton) e Youssouf Hadji (Al-Arabi), sembra più pesante quella in difesa di Kader Mangane (Al-Hilal), perchè il nigeriano Onyekachi Apam (1985) è reduce da un lungo infortunio e nel precampionato non è apparso troppo rassicurante a fianco di Jean-Armel Kana-Biyik (1989). Ad oggi la buona notizia è l’arrivo dalla Ligue 2 di due giocatori di grande talento, a lungo contesi da diversi club, come Romain Alessandrini e Sadio Diallo, che nel caso in cui non patissero il salto di categoria aggiungerebbero ulteriore qualità ad una trequarti che già può contare su elementi come Jonathan Pitroipa (1986) Julien Féret (1982) e Jirès Kembo-Ekoko (1988): con Alessandrini Antonetti ha ritrovato il mancino che mancava nell’organico dalla partenza di Sylvain Marveaux, mentre Diallo con la sua visione di gioco potrebbe essere utile anche in una posizione più arretrata, soprattutto se andasse via M’Vila; tra l’altro i due sono anche giocatori che segnano abbastanza e potrebbero dare così una mano ad un attacco che l’anno scorso ha evidenziato troppa fatica a concretizzare ed in cui il franco-turco Mevlüt Erdinç (1987), arrivato nell’Ille-et-Vilaine a gennaio, è chiamato a dimostrare il suo valore. Per esprimere un giudizio sulle reali possibilità della squadra bisognerà tuttavia attendere di conoscere la rosa definitiva.

Dopo aver stupito in Ligue 2, Alessandrini vuole ripetersi anche nella massima serie

AS SAINT-ÉTIENNE – Decimo nel 2010-11, settimo nel 2011-12, in cui fino all’ultima giornata è stato in corsa per la qualificazione all’Europa League, il Saint-Étienne dà l’impressione di essere una delle squadre con i margini più ampi di crescita rispetto alla scorsa stagione, in cui aveva a sprazzi lasciato intravedere potenzialità interessanti ma si era mostrato incapace in particolare di gestire al meglio gli appuntamenti clou, come evidenziato dalle sconfitte contro quasi tutte le avversarie della prima metà di classifica, nei sentitissimi derby regionali contro il Lyon – in campionato come in Coupe de la Ligue – e nella partita decisiva per l’Europa League nella quale i Verts avevano avuto il vantaggio di affrontare il Bordeaux in casa (2-3). Quest’anno il tecnico Cristophe Galtier ha il vantaggio di poter ripartire nel segno della continuità, poichè tutti i pezzi pregiati della rosa sono stati conservati; in più sono arrivati nel Forez tre giocatori che ad occhio dovrebbero avere davvero rinforzato la squadra, ovvero François Clerc (1983), lasciato libero dal Nice, polivalente difensore di fascia che è stato uno dei protagonisti della lunga egemonia dell’OL sul calcio francese e che compensa a destra la partenza di Albin Ebondo, candidandosi ad un ruolo di primo piano in considerazione del fatto che il capitano Loïc Perrin quest’anno potrebbe essere utile anche al centro della difesa od eventualmente a centrocampo e comunque ha spesso problemi fisici; Renaud Cohade (1984) dal Valenciennes, ottimo centrocampista estremamente sottovalutato che aggiungerà ulteriore qualità ad un reparto mediano che già può contare su elementi quali Jérémy Clément, Fabien Lemoine e Joshua Guilavogui, tutti reduci da una stagione molto soddisfacente; e soprattutto il colpo Romain Hamouma (1987), strappato ad una concorrenza agguerrita che vedeva in prima linea Olympique Marseille e Lille, elemento in grado di fare la differenza con la sua tecnica e la sua velocità: con lui, Max Gradel, Bakary Sako, Alejandro Alonso e Banel Nicolita le fasce offrono un’ampia abbondanza di scelte – anche troppa, tanto che si parla di una possibile partenza, con Nicolita come principale indiziato – e la sensazione, confermata anche dal mancato riscatto di Sinama-Pongolle dallo Sporting Lisbona, è che il sistema di gioco di Galtier si evolverà definitivamente in un 4-3-3 con Pierre-Eymerick Aubameyang (1989) in mezzo a due esterni d’attacco; proprio Aubameyang è il giocatore che nel 2011-12 sembra aver fatto il maggior salto di qualità, guadagnando anche in quella freddezza sotto porta che prima costituiva il suo principale punto debole e rivelandosi decisivo sia con la sua nazionale che con il Sainté, con la cui maglia ha messo a segno 16 reti in campionato, e l’idea è che il binomio con Hamouma abbia le potenzialità per diventare devastante. Tuttavia il gabonese non ha un’alternativa veramente affidabile, poichè Kitambala, mai veramente convincente, è in partenza e i prodotti del settore giovanile Idriss Saadi (1992), tornato dal prestito al Reims, e Kévin Mayi (1993), aggregato alla prima squadra dopo la sfortunata finale di Coupe Gambardella 2012 e l’Europeo U19 giocato con la maglia della Francia, non danno al momento sufficienti garanzie: si sta dunque valutando l’opportunità di ingaggiare un altro attaccante, ma al momento tutte le piste seguite sul mercato sono sfumate. In difesa la cessione di Marchal al Bastia fa pensare che si voglia spianare la strada alla definitiva esplosione della perla Kurt Zouma, destinato a giocare titolare al fianco dell’esperto Jean-Pascal Mignot (1981) e simbolo per eccellenza della recente politica del club, che mira ad affermarsi sempre più come una realtà formatrice di primo piano, capace di integrare in prima squadra un numero via via crescente di ragazzi usciti dal centro di formazione, sulla scia di quanto fanno Rennes, Sochaux o Toulouse: in quest’ottica è una buona notizia il rinnovo del contratto di un altro prodotto locale d’eccezione come Faouzi Ghoulam, che nei mesi scorsi sembrava destinato all’addio poichè non trovava l’accordo per il prolungamento, ma che invece fortunatamente sarà ancora il titolare sulla fascia sinistra della difesa; intanto potrebbe essere a sorpresa reintegrato il senegalese Moustapha Bayal Sall (1985), da tempo fuori rosa, in quanto in organico non ci sono altri centrali difensivi di ruolo a parte Mignot e Zouma, anche se diversi giocatori sono in grado di adattarsi in quella posizione (Perrin, Guilavogui, Ghoulam). Da segnalare infine che lo storico portiere Jérémie Janot, chiuso dall’eccellente Stéphane Ruffier, ha scelto nei giorni scorsi di legarsi al Le Mans dove giocherà nelle prossime tre stagioni per poi tornare all’ASSE e ricoprire un ruolo in società, ed anche il ritiro di Laurent Batlles, che dopo la bellezza di 654 partite da professionista a trentasei anni si è riconvertito in osservatore del club.

L’acquisto di Hamouma da parte dell’ASSE si candida ad essere uno dei migliori colpi dell’estate 2012

FC SOCHAUX-MONTBÉLIARD – Era preventivabile che la stagione 2011-12 si sarebbe rivelata complicata per il Sochaux, arrivando immediatamente dopo l’exploit del campionato precedente con l’inatteso quinto posto e la qualificazione all’Europa League e dovendo per di più fare i conti con la partenza del tecnico Gillot ed anche di diversi giocatori d’esperienza, mentre altri – come Martin, ma soprattutto Anin e Maïga – erano rimasti controvoglia; ma probabilmente si sono sottovalutati i rischi ed un gruppo troppo giovane che la sua nuova guida Mehmet Bazdarevic si è dimostrato incapace di governare si è trovato sull’orlo del precipizio prima che a salvarlo fosse Éric Hély, il tecnico delle riserve, forte della sua conoscenza di molti dei ragazzi della squadra che aveva visto crescere sotto i propri occhi nel settore giovanile, arrivato appena in tempo per tirare fuori i Lionceaux dalla zona pericolosa e condurli non senza patemi fino al quattordicesimo posto finale. Adesso il presidente Alexandre Lacombe ha imparato la lezione e così in sede di campagna acquisti si è tornato a puntare su qualche elemento di esperienza in grado di inquadrare al meglio i tanti giovani di un club che fa della formazione un marchio di fabbrica, con la soddisfazione di aver appena scalzato il Rennes dal primo posto nella classifica dei centri di formazione resa nota ogni anno dalla Federazione Francese: sono dunque arrivati elementi come Cédric Kanté (1979), il capitano del Mali, cresciuto nello Strasbourg e di ritorno in Francia dopo tre stagioni al Panathinaikos, il senegalese Omar Daf (1977) dal Brest, in grado di giocare in difesa su entrambe le fasce, che aveva già aveva vestito la maglia gialloblu dal 1997 al 2009, ed il guyanese Roy Contout (1985) dall’Auxerre, giocatore molto veloce e duttile che può occupare tutte le posizioni dell’attacco. Inevitabile è stata la partenza di Marvin Martin e Modibo Maïga, e presto potrebbe seguirli anche il franco-algerino Ryad Boudebouz (1990) corteggiato in particolare dal Marseille che però al momento non può permetterselo; in ogni caso, a parziale compensazione è arrivato l’interessante Ismaël Yartey (1990), pomposamente soprannominato “il Ryan Giggs ghanese”, prelevato dal Benfica ma nell’ultima stagione in prestito al Servette; per la sostituzione di Maïga in attacco ci si arrangerà invece con chi c’è già: a contendersi una maglia saranno Cédric Bakambu (1991), campione d’Europa U19 con la Francia nel 2010, da cui in questa stagione si aspettano grandi progressi, Édouard Butin (1988), atteso al recupero dopo la rottura dei legamenti del 24 marzo scorso, proprio nel momento in cui sembrava sulla via della definitiva esplosione, e Sloan Privat (1989), che in Ligue 1 non ha ancora confermato quanto di buono fatto vedere in Ligue 2, dove nel 2010-11 aveva segnato 20 reti con la maglia del Clermont. C’è una grossa novità in porta, con l’addio dopo undici stagioni del trentasettenne Teddy Richert, giunto a fine contratto ed ancora indeciso se chiudere la carriera o raccogliere un’eventuale nuova sfida, e la promozione a numero uno di Pierrick Cros (1991), portiere molto promettente che tutte le volte che è stato chiamato in causa si è sempre ben comportato. Il suo secondo sarà Simon Pouplin (1985), cresciuto al Rennes e grande protagonista con la maglia del Friburgo prima in Zweite Liga e poi in Bundesliga: infortunatosi all’inizio della stagione 2010-11 e rimasto a lungo fuori, non si è visto rinnovare il contratto dal club tedesco e negli ultimi dodici mesi era dunque rimasto senza squadra. Davvero sfortunato Frédéric Duplus (1990), che dopo il positivo prestito al Guingamp in Ligue 2 era tornato alla base per costituire un’alternativa di qualità al capitano dell’U21 francese Sébastien Corchia (1990) sulla fascia destra, ma nel corso del precampionato si è procurato la rottura dei legamenti del ginocchio destro in amichevole; ha invece buone possibilità di ritagliarsi spazio a centrocampo Thierry Doubaï (1988), riscattato dall’Udinese dopo le 10 partite disputate in maglia gialloblu la scorsa stagione, in cui era arrivato nel Doubs in prestito a gennaio. Da registrare infine altri due addii, quello del difensore Jérémie Bréchet, in scadenza di contratto, e quello dell’attaccante statunitense Charlie Davies, miracolato dopo il terribile incidente stradale che l’ha a lungo tenuto lontano dai campi, che si è legato ai danesi del Randers FC. In definitiva, sebbene abbia perso i suoi migliori giocatori, paradossalmente un Sochaux nuovamente consapevole della propria vera dimensione potrebbe fare una stagione migliore della precedente e conquistare la salvezza in condizioni più serene.

Il neo acquisto del Sochaux Yartey, soprannominato “il Giggs ghanese”

TOULOUSE FC – Il Toulouse è certamente da applaudire per il suo eccellente lavoro di formazione, che non si limita a sfornare regolarmente giovani di qualità ma ne fa dei pilastri della propria prima squadra, come è avvenuto per i vari Daniel Congré, Étienne Capoue, Moussa Sissoko, Franck Tabanou, Cheikh M’Bengue tra gli altri; tuttavia, gli è sempre mancato qualcosa per fare il definitivo salto di qualità e dà l’idea di essere una squadra a proprio agio nel ventre molle della classifica, lontano dai tremori della battaglia per la salvezza ma anche dall’ebbrezza delle vette, come confermato dall’ultima stagione in cui era ancora quarta in classifica a nove giornate dalla fine ma poi si è lasciata del tutto andare concludendo il campionato ad una tutto sommato deludente ottava posizione. Quest’anno è oggettivamente difficile pensare che possa far meglio, quantomeno sulla carta, visto che non si può certamente dire che si sia rafforzata: ha innanzitutto perso in maniera inattesa il suo capitano Daniel Congré, nato a Toulouse e cresciuto con la maglia violet cucita addosso, pilastro di una difesa che nella scorsa stagione è stata la migliore del campionato a pari merito con quella dei campioni di Francia sole 34 reti subite in 38 giornate; Congré ha scelto di giocare la Champions League con il Montpellier e potrebbe non essere il solo pezzo pregiato del club di Olivier Sadran a lasciare l’Alta Garonna,  poiché sono nel mirino di diverse grosse squadre europee anche l’altro centrale difensivo Aymen Abdennour, il tunisino che ha stupito alla sua prima stagione di Ligue 1, ed i due gioielli del centrocampo Étienne Capoue (1988), a cui finalmente Deschamps ha appena regalato la prima meritata chiamata in nazionale, e Moussa Sissoko (1989), che al momento continuano a rimanere a Toulouse ma che non hanno nascosto il loro desiderio di cambiare aria e che non verranno trattenuti in caso di un’offerta ritenuta all’altezza; inoltre il TFC ha perso qualche elemento di complemento che ha sempre fatto egregiamente la sua parte quando è stato chiamato in causa, come il difensore Mohamed Fofana ed il centrocampista Antoine Devaux, partiti entrambi alla volta di Reims, che non sono stati rimpiazzati. Per sostituire Congré si è comunque fatta probabilmente la migliore delle scelte possibili con Jonathan Zebina (1978), reduce da una stagione molto positiva a Brest nella quale ha dimostrato di stare ancora molto bene fisicamente, giocatore che con la sua esperienza potrà dare un contributo molto importante ad una delle squadre con l’età media più bassa della categoria: soprattutto per questo, appena arrivato è stato nominato capitano e, se Abdennour dovesse alla fine rimanere, la difesa dovrebbe dare ancora sufficienti garanzie, considerando che sulle due fasce ci saranno ancora gli ottimi Aurier (1992) e M’Bengue (1988), con il serbo Pavle Ninkov (1985) e Jean-Daniel Akpa-Akpro come valide alternative. Ma nella passata stagione, così come nelle precedenti, la principale preoccupazione era stata soprattutto una cronica sterilità offensiva; è dai tempi dell’anno di grazia di Gignac (2008-09) che i Violets non trovano un cannoniere all’altezza, e nel 2011-12 nè il turco Umut BulutEmmanuel Rivière (1990) hanno risolto il problema: il primo ha complessivamente deluso ed è stato rispedito in patria, in prestito al Galatasaray, mentre si spera in una crescita del secondo – un grosso investimento per il club che ha speso ben sei milioni di euro per strapparlo al Saint-Étienne – che non è mai stato un attaccante particolarmente lucido sotto porta e l’anno scorso è stato anche tormentato dai problemi fisici; il tecnico Alain Casanova, il secondo più longevo su una panchina di Ligue 1 dopo Christian Gourcuff, essendo giunto alla quinta stagione alla guida del TFC, si è posto l’obiettivo di migliorare la resa offensiva della sua formazione ed a questo scopo non esclude una piccola variazione di modulo, con il passaggio dal 4-1-4-1 d’ordinanza ad un 4-4-1-1 con Daniel Braaten (1982) o Wissam Ben Yedder in appoggio a Rivière: Ben Yedder, ventunenne di origine tunisina, ex giocatore di futsal, è il prossimo ragazzo uscito dal centro di formazione del TFC che potrebbe presto trovare il suo posto al sole, dopo aver già segnato il suo primo gol in Ligue 1 nel finale dello scorso campionato. A parte Zebina l’unico altro arrivo è quello di Olivier Blondel (1979) dal Troyes, portiere d’esperienza che farà da secondo all’eccellente Ali Ahamada, dopo l’addio di Rémi Riou che ha preferito andare in un club che gli desse la possibilità di giocare e ha scelto il Nantes. Se l’organico dovesse restare quello attuale la squadra sembra comunque sufficientemente attrezzata per fare come sempre un campionato tranquillo, anche se resta la sensazione che si sia persa un’occasione unica per fare un salto di qualità; ma attenzione perchè un’ulteriore partenza di peso rischia di indebolirla eccessivamente e non a caso Casanova, che ha capito l’antifona, nei discorsi della vigilia si è mostrato più prudente del solito parlando apertamente di obiettivo salvezza.

Il nuovo arrivato Jonathan Zebina ha ereditato la fascia di capitano da Daniel Congré, andato a Montpellier.

ESTAC TROYES – E così Jean-Marc Furlan ci riprova: il cinquantaquattrenne tecnico francese era già riuscito nella doppia impresa di portare il Troyes in Ligue 1 al termine della stagione 2004-05 e di assicurare la permanenza nella massima categoria al termine di quella successiva, per poi lasciare la panchina del club dell’Aube dopo la retrocessione del 2006-07 e vivere due esperienze non troppo felici a Strasbourg e Nantes; tornato all’ESTAC nel 2010, evitata alla penultima giornata la discesa in National nel 2010-11, tra la sorpresa generale ha nuovamente condotto i biancoblu sul podio della Ligue 2 nel maggio scorso, con una squadra che nessuno degli osservatori alla vigilia accreditava della minima speranza di promozione, grazie ad una bella rimonta nel girone di ritorno che gli ha consentito di concludere il campionato al terzo posto alle spalle di Bastia e Reims. Alla luce delle condizioni odierne, con un budget totale di meno di venti milioni di euro che è il più ristretto tra quelli dei venti club di Ligue 1 ed un organico con oggettivi limiti, riuscire a ripetere anche la salvezza del 2005-06 sembra adesso per Furlan una missione ancora più proibitiva. Della squadra della scorsa stagione, qualitativamente inferiore a diverse avversarie sopravanzate in classifica in Ligue 2, non c’è più il miglior giocatore, Djibril Sidibé, il giovane esterno difensivo allevato in casa su cui ha investito il Lille nell’intento di trasformarlo in futuro nell’erede di Debuchy; al momento non è ancora stato sostituito ed il candidato a giocare sulla fascia destra della difesa sembra allo stato attuale Julien Faussurier (1987), mentre sul lato opposto, malgrado l’interessamento di diversi club, è rimasto l’altro gioiello del locale centro di formazione Fabrice Nsakala (1990), eletto da France Football miglior terzino sinistro della Ligue 2 2011-12 ed entrato nel giro dell’U21 francese, e ad apportare la propria esperienza al reparto ci sarà Jérémie Brechet (1979), che ha firmato un contratto di una stagione. A rinforzare il centrocampo sono arrivati un giocatore interessante come il mediano di origine congolese Granddi Ngoyi (1988), nell’ultima stagione a Nantes, cresciuto nel Paris Saint-Germain che non ha mai creduto in lui, e Stéphane Darbion (1984), l’anno scorso in Grecia nello Skoda Xanthi ma con una lunga militanza nel campionato francese alle spalle; le novità maggiori si registrano tuttavia dalla trequarti in su, con l’arrivo di un giocatore di classe ed esperienza quale Benjamin Nivet (1977), già a Troyes dal 2002 al 2007 e tornato nell’Aube dopo cinque stagioni al Caen, e con il colpo di riuscire ad ottenere in prestito due talenti in rampa di lancio desiderosi di trovare spazio: il guineano Mohamed Yattara (1993) dal Lyon, che nella scorsa stagione ha fatto benissimo all’Arles-Avignon, ed il nazionale francese U19 Jean-Cristophe Bahebeck (1993) dal Paris Saint-Germain, di cui tutti cantano da tempo le lodi ma che in due anni con il suo club formatore è riuscito a raccogliere una sola presenza da titolare; certo si tratta di due giocatori tutti da verificare in questa categoria, ma dalle potenzialità indubbie. Davanti la squadra di Furlan sembra complessivamente piuttosto ben fornita considerando che a disposizione ci sono anche alcuni giocatori molto positivi in Ligue 2 come il franco-marocchino Mounir Obbadi (1983), sette assist nel 2011-12, o il centravanti Marcos Dos Santos (1979), dodici gol, uno dei tre brasiliani della rosa insieme a Thiago Xavier (1983), pilastro del centrocampo, e a Carlos Eduardo Rincón (1987), difensore dal lungo passato italiano alle spalle. Nel reparto avanzato c’è poi la curiosità Georges Gope-Fenepej (1988), nazionale della Nuova Caledonia dotato di un gran dribbling che dopo un provino ha firmato un contratto per una stagione e dovrebbe essere inizialmente aggregato alle riserve, ma chissà che non riesca pure lui a ritagliarsi uno spazio in prima squadra. Tra i grandi protagonisti della promozione c’è stato senz’altro il portiere Yohann Thuram-Ulien (1988), cugino di Lilian Thuram, che è cresciuto moltissimo nel corso dell’ultima stagione ed è chiamato adesso a dimostrare il proprio valore anche nella massima serie; ma il vero punto di forza dell’ESTAC nel passato campionato è stata certamente l’organizzazione di gioco, con Jean-Marc Furlan che è sempre stato considerato un esteta del calcio ed intende affrontare la Ligue 1 con la medesima filosofia, senza snaturare l’identità della sua squadra: scelta coraggiosa che potrebbe farne una vittima sacrificale, o forse rivelarsi l’appiglio più sicuro a cui aggrapparsi in cerca della salvezza.

Jean-Marc Furlan, profeta del bel gioco, è atteso alla difficile impresa di salvare il Troyes

VALENCIENNES FC – L’anno scorso il Valenciennes è entrato in una nuova era della propria storia, con il passaggio di potere dal presidente storico Francis Decourrière, l’uomo che ha condotto il club dal National alla Ligue 1, a Jean-Raymond Legrand, e soprattutto con l’inaugurazione dell’ultramoderno Stade du Hainaut, tuttavia tutto questo non è stato per il momento accompagnato da una progressione sul piano sportivo come auspicato. L’allenatore Daniel Sanchez, giunto nell’estate 2011 per rimpiazzare Philippe Montanier andato alla Real Sociedad ed alla sua prima stagione su una panchina di Ligue 1 pur essendo con i suoi cinquattotto anni il più anziano dei tecnici della categoria, ha provato a dare alla squadra un gioco propositivo ma le sue buone intenzioni si sono scontrate con la realtà di un organico piuttosto modesto e di un rendimento in trasferta disastroso – sette soli punti conquistati in diciannove partite – che hanno portato il club del Nord a salvarsi solo all’ultima giornata. E adesso anzichè rafforzarsi la squadra sembra essersi nettamente indebolita, in particolare per via della perdita di due pedine essenziali del centrocampo come il colombiano Carlos Sanchez e Renaud Cohade, accordatisi rispettivamente con Bolton e Saint-Étienne, che non sono stati sostituiti neanche numericamente: se il primo assicurava grande sostanza, il secondo era preziosissimo con la sua intelligenza e la sua capacità di far da raccordo tra centrocampo ed attacco e con lui se ne va molta della qualità della formazione di Sanchez; non è un caso se il principale problema evidenziato dal tecnico in una serie di amichevoli precampionato piuttosto preoccupanti, senza nessuna vittoria all’attivo, è stato la difficoltà a sviluppare una manovra fluida. Per di più va considerato il rischio di perdere ulteriori pezzi, con diversi giocatori appetibili che inevitabilmente sono finiti nel mirino di altri club, innanzitutto il gioiello Nicolas Isimat-Mirin, giovane difensore dalle notevoli potenzialità, ma anche elementi come il polivalente algerino Foued Kadir (1983), il centrocampista difensivo Rémi Gomis (1984) o il terzino sinistro Gaëtan Bong (1988). C’è poi lo spinoso caso del brasiliano Carlos Gilberto Nascimento Silva detto Gil (1987), che dopo grosse difficoltà di adattamento ha lasciato intravedere le sue qualità facendo delle buone partite al centro della difesa in coppia con Isimat-Mirin, ma che continua a soffrire di saudade – soprattutto perchè la sua famiglia non si è ambientata nel nord della Francia – e a tornare periodicamente in patria, tanto che si era parlato della possibilità di cederlo ad un club brasiliano, ma al momento non ci sono state offerte soddisfacenti e Legrand non vuole perdere l’investimento di. tre milioni fatto un anno fa su di lui. Inoltre permane l’incertezza sulle condizioni di Grégory Pujol (1980), che due stagioni fa era stato il terzo miglior marcatore della Ligue 1 con 21 reti e nel 2011-12 ha giocato solo 13 partite a causa della pubalgia: l’attaccante ha svolto regolarmente la preparazione con il resto della squadra e recuperarlo sarebbe fondamentale visto che il camerunense Vincent Aboubakar (1992), sebbene mostri delle qualità interessanti sul piano fisico-atletico e anche della combattività, è apparso ancora troppo acerbo per reggere da solo il peso dell’attacco; la dirigenza aveva fatto un tentativo per ottenere dal PSG il prestito di Bahebeck, ma alla fine a spuntarla è stata una diretta concorrente per la salvezza come il Troyes. Sul fronte arrivi al momento si registra dunque unicamente quello dal Saint-Étienne di Loris Néry (1991), nazionale U21 francese in grado di esprimersi in difesa su entrambe le fasce, un giocatore sì interessante ma di certo non in grado di risolvere da solo i problemi del Valenciennes; l’impressione è che la squadra, se anche non ci fossero altre cessioni, così com’è non offra sufficienti garanzie e rischi di essere destinata ad un campionato di grande sofferenza: inutile dire che sarebbe di importanza capitale restare nella massima serie, per non trovarsi in una situazione simile a quella del Le Mans, che in Ligue 2 fatica a sostenere i costi del nuovo stadio e ha scongiurato di un soffio una retrocessione d’ufficio in National per problemi di bilancio. Urge dunque qualche rinforzo, e comunque sarebbe d’aiuto iniziare con il piede giusto e raccogliere qualche risultato positivo per acquisire quella fiducia che adesso manca, come dimostrano le dichiarazioni di diversi giocatori che hanno lasciato trasparire la propria inquietudine. Concludiamo con una curiosità: dopo l’addio di Richert al Sochaux, Nicolas Penneteau (1981) diventa il portiere più longevo tra i pali di una squadra di Ligue 1, accingendosi ad iniziare la sua settima stagione consecutiva da titolare a difesa della porta del VAFC.

Recuperare Grégory Pujol sarebbe fondamentale per il Valenciennes

Discussione

3 pensieri su “Ligue 1 2012-13, la presentazione delle venti squadre

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