Ligue 1, Talenti

Speciale Espoir del mese – Dieci rivelazioni della Ligue 1 2011-12

Non solo Belhanda, Cabella e Stambouli, i tre puri prodotti del centro di formazione del Montpellier che hanno lasciato il segno sullo storico titolo della Paillade e che abbiamo già ampiamente celebrato poche settimane fa: come vuole la consuetudine della Ligue 1, tradizionalmente terreno fertile per il lancio dei talenti in erba, altri giovanissimi hanno saputo mettersi in particolare evidenza nel 2011-12, per i progressi degni di nota compiuti o per aver inciso in modo significativo sulle sorti della propria squadra. Mentre fervono le grandi manovre in vista della ripresa del campionato, torniamo dunque per l’ultima volta su quello appena andato in archivio presentando una top ten delle rivelazioni stagionali, in un’analisi che è una retrospettiva ma allo stesso tempo uno sguardo sul futuro, visto che tra pochi mesi questi ragazzi saranno chiamati a confermarsi. Precisiamo che sono stati presi in considerazione unicamente i giocatori nati dal 1990 in avanti, coerentemente con lo spirito di questa rubrica. 

1) NICOLAS NKOULOU, Olympique Marseille (Difensore centrale – Camerun – Nato il 27/3/1990 a Douala) - Più che la terza Coupe de la Ligue consecutiva che scalda ben poco gli animi del deluso popolo marsigliese, è lui l’unico vero raggio di luce in una stagione tra il grigio ed il tempestoso per l’Olympique Marseille: arrivato in estate dal Monaco per 3,5 milioni di euro, destinato nelle intenzioni originarie a rappresentare una semplice alternativa alla coppia Diawara-Mbia, si è imposto rapidamente come titolare rivelandosi per distacco il miglior acquisto dell’OM. Merita il primo posto nella graduatoria delle rivelazioni stagionali per la disinvoltura con cui si è calato in un contesto ambientale in cui le pressioni sono molto diverse da quelle a cui era avvezzo, la naturalezza con la quale si è abituato a gestire gli impegni ravvicinati e ha giocato la Champions League come fosse un veterano, il carattere con cui ha tenuto botta, unico insieme a Mandanda, in una squadra in caduta libera; normale dunque che abbia fatto l’unanimità, nominato miglior giocatore dell’anno dai tifosi marsigliesi, eletto man of the match nella finale di Coupe de la Ligue vinta contro il Lyon – il suo primo trofeo – ed entrato nell’undici ideale della Ligue 1 votato dall’UNFP a fine stagione. Non meno consensi raccoglie nel suo natale Camerun, dato che ad appena ventidue anni è già diventato un pilastro dei Leoni Indomabili con 34 presenze e che quando ne aveva ventuno, lo scorso 29 febbraio, ha persino portato per la prima volta la fascia di capitano in una partita di qualificazione alla CAN 2013 contro la Guinea-Bissau (1-0) per le contemporanee squalifiche di Eto’o ed Eyong Enoh. Non altissimo (180 cm per 77 kg) ma dotato di un’ottima elevazione, brilla per velocità, senso dell’anticipo, pulizia nei rilanci, e la sua serenità ed il suo sangue freddo trasmettono alla retroguardia un senso di sicurezza costante. Efficace in campo quanto discreto e riflessivo fuori, Nkoulou è cresciuto in Camerun nella Kadji Sports Academy e a diciassette anni è arrivato al Monaco, dove ha completato la sua formazione e ha esordito nella massima serie francese nel 2008, scendendo in campo in 24 occasioni già nel suo primo campionato di Ligue 1; è nella stagione 2010-11, quella della retrocessione in Ligue 2, che si è poi trasformato in un titolare indiscutibile, cavandosela benissimo nel ruolo di centrocampista davanti alla difesa al quale l’aveva adattato Lacombe fin dall’anno precedente e risultando anche nel Principato uno dei pochi a salvarsi nel naufragio generale: al termine dell’ultima partita al Louis II contro il Lyon, che ha sancito l’ineluttabilità della retrocessione monegasca, è rimasto negli occhi di molti il suo pianto inconsolabile, la sincera disperazione di un ragazzo la cui inclinazione a ragionare secondo logiche di squadra e non individuali è emersa in più di una circostanza anche a Marseille. Sembra che diversi grossi club europei, tra cui Arsenal e Barcellona, gli abbiano messo gli occhi addosso: lui ha fatto sapere di voler restare ancora per qualche anno all’OM per continuare a progredire in modo graduale, ma non si può escludere che la società scelga di sacrificarlo prima del previsto sull’altare di un bilancio tutt’altro che florido.

2) KURT ZOUMA, AS Saint-Étienne (Difensore centrale – Francia – Nato il 27/10/1994 a Lyon) - Il fenomeno di precocità per eccellenza: a soli sedici anni il primo contratto professionistico (1 aprile 2011), il primo match ufficiale con la prima squadra (31 agosto 2011, sedicesimi di Coupe de la Ligue, Saint-Étienne-Bordeaux 3-1), l’esordio da titolare in Ligue 1 (17 settembre 2011, Lorient-Saint-Étienne 3-0), a diciassette appena compiuti il primo gol nella massima serie francese (19 novembre 2011, Nice-Saint-Étienne 0-2); avendo debuttato in Ligue 1 a 16 anni, 10 mesi e 21 giorni non batte il record che appartiene proprio ad un giocatore dell’ASSE, Laurent Paganelli, che nel 1978 esordì a 15 anni, 10 mesi e 3 giorni, e nemmeno batte quello del gol più precoce della storia della prima divisione, stabilito – neanche a dirlo – con la maglia del Saint-Étienne da Laurent Roussey, in gol nel medesimo 1978 a 16 anni e 3 mesi, ma si accontenta di essere il più giovane debuttante della stagione 2011-12 nel calcio francese professionistico, il più giovane calciatore in attività in Ligue 1 – era il secondo alle spalle di M’Baye Niang, retrocesso con il Caen – e di essere definito dai tecnici delle giovanili dell’ASSE il più grosso talento passato dal Forez da generazioni. Ricordiamo inoltre che Zouma è il solo giocatore nato nel 1994 a far parte del gruppo della Francia U19 di Mankowski, composta per il resto unicamente da ragazzi classe 1993,  in un contesto come quello delle nazionali giovanili francesi in cui la politica federale non prevede di aggregare giocatori prima del tempo; purtroppo però non lo vedremo all’Europeo di categoria in Estonia, poichè è stato operato a maggio al menisco del ginocchio sinistro dopo l’infortunio subito il 29 aprile nella gara di campionato contro il Dijon. Terzo di sei fratelli tutti calciatori tra i quali spicca Lionel Zouma del Sochaux (1993), approdato al Saint-Étienne a quattordici anni dopo aver mosso i primi passi calcistici a Vaulx-en-Velin nella banlieue di Lyon, questo colosso (187 cm per 85 kg) che ha scelto come suo modello calcistico il fresco campione di Francia Mapou Yanga-Mbiwa, a cui lo legano le comuni origini centrafricane, è un’autentica forza della natura: eccezionali l’impatto fisico, la potenza, l’elevazione che gli consente di essere efficace nel gioco aereo sia nella propria area che in quella avversaria (due gol in totale quest’anno), ma ottimi anche la rapidità in rapporto alla stazza, le qualità tecniche, il tempismo; si tratta poi di un difensore molto versatile in quanto, avendo un buon piede mancino, può giocare tranquillamente anche da centrale difensivo sinistro sebbene il suo piede preferito sia quello opposto, ed è in grado di ricoprire all’occorrenza la posizione di terzino destro, come avvenuto nel giorno dell’esordio in Ligue 1, per la verità non entusiasmante; deve ancora perfezionare soprattutto l’aspetto tattico, specialmente per ciò che concerne i meccanismi difensivi collettivi. Ma ciò che in lui colpisce maggiormente sono una maturità ed una personalità davvero rare in un ragazzo tanto giovane: per questa combinazione fuori dal comune di doti fisiche, tecniche e mentali ricorda moltissimo Raphaël Varane, e chissà che un giorno i due non siano destinati a comporre insieme la cerniera centrale della Francia; nel frattempo, proprio com’è avvenuto per Varane, una sua partenza in direzione di un grosso club estero appare inevitabile. Ma non immediatamente: il Saint-Étienne è stato molto lungimirante nel fargli firmare il primo contratto da professionista prima che il Mondiale U17 giocato con la Francia in Messico nella scorsa estate lo rivelasse all’attenzione generale, e nel farglielo in seguito prolungare fino al 2016, ed il ragazzo è d’accordo con il suo club di restare nel Forez almeno per un’altra stagione.

3) ALI AHAMADA, Toulouse FC (Portiere – Francia – Nato il 19/8/1991 a Martigues) – Étienne Capoue, Moussa Sissoko, Franck Tabanou, Cheikh M’Bengue: tutti ragazzi cresciuti al Toulouse che con i Violets hanno esordito in Ligue 1 giovanissimi e che adesso, sebbene appartengano alla classe 1988 o 1989, sono considerati ormai dei veterani del massimo campionato francese. É nel solco di questa tradizione che si è inserito Ali Ahamada, protagonista con la maglia del club della Città Rosa di una progressione folgorante che l’ha portato nel giro di appena un anno a passare dallo status di riserva di Marc Vidal nella squadra riserve in CFA a quello di titolare della prima squadra in Ligue 1 e numero uno della Francia U21 di Mombaerts. Certo, un po’ gli ha dato una mano il destino, sotto forma di infortuni o prestazioni poco convincenti che ad uno ad uno hanno eliminato come birilli i suoi concorrenti Yohann Pelè – colpito purtroppo da un’embolia polmonare che ne ha compromesso la carriera – Mathieu Valverde e Vidal, ma molto ha fatto l’abilità di Ahamada di saper cogliere la sua chance al momento giusto, proprio come aveva fatto quattro anni fa, quando un emissario del Toulouse si era recato ad assistere ad una gara tra gli U19 del Martigues e quelli dell’Olympique Marseille: Ahamada, nato a Martigues e cresciuto calcisticamente nella squadra della sua città nella quale aveva iniziato a giocare da centrocampista per poi spostarsi in porta all’età di quattordici anni, in quell’occasione non era l’osservato speciale ma aveva saputo attirare su di sè l’attenzione dello scout con una prestazione di alto livello. E così nel 2009 il portiere provenzale entra nel centro di formazione tolosano e, dopo aver assaggiato per la prima volta la Ligue 1 subentrando a Vidal infortunato nel febbraio 2011 a Rennes, a diciannove anni, s’installa nella porta del TFC nella partita contro il Caen del 24 aprile dello stesso anno e da quel momento non la abbandona più, convincendo Casanova a confermarlo e a riproporlo nella stagione 2011-12 di fronte all’evidenza delle sue prodezze e delle sole due reti incassate in otto partite nel finale del campionato precedente. Alto 1,89 per 83 kg, longilineo, Ahamada è dotato di riflessi felini, di un’ottima lettura delle traiettorie e di una grande forza di braccia, gioca bene con i piedi e ha inoltre di quel briciolo di sana follia che spesso caratterizza i grandi portieri, la stessa che a volte lo porta a fare qualche uscita un po’ azzardata, così come la rilassatezza tipica del suo carattere è un antidoto contro la pressione ma allo stesso tempo lo induce a degli occasionali cali di concentrazione che ne rappresentano al momento il limite principale. Originario dell’arcipelago della Mayotte, il più giovane tra i portieri titolari della Ligue 1 sogna di vestire la maglia dei Bleus, sulle orme del suo modello Mandanda e di Bernard Lama, che ricorda per struttura fisica ed elasticità: per adesso si accontenta di guidare l’U21 verso la qualificazione all’Europeo 2013, U21 in cui è stato convocato per la prima volta nel settembre 2011 ed in cui ha ritrovato Baptiste Reynet, altro portiere rivelazione con cui si era già incrociato nella stagione 2007-08 negli U19 del Martigues. Senza nulla togliere a Lloris, nessuno si sarebbe meravigliato se il riconoscimento di miglior estremo difensore della Ligue 1 assegnato dall’UNFP quest’anno fosse andato ad Ahamada, che si è classificato al primo posto assoluto nel numero di conclusioni fermate o respinte, con una percentuale del 78,06%, ha avuto certamente una grossa fetta di merito se il TFC ha chiuso con la miglior difesa a pari merito con quella del Montpellier, solo 34 gol subiti in 38 giornate, ed è l’unico ad aver mantenuto la propria porta inviolata in ben 19 occasioni e ad aver parato tre rigori in campionato. Una rivelazione che è già una sicurezza, presente e futuro del Toulouse.

4) LUCAS DIGNE, Lille OSC (Difensore esterno – Francia – Nato il 20/7/1993 a Meaux) – Del tutto inattesa, e come tale una sorpresa ancor più piacevole: alla vigilia della stagione appena trascorsa il promettente difensore mancino entrato nel centro di formazione del Lille all’età di undici anni era stato aggregato alla prima squadra ma avrebbe dovuto recitare il ruolo di semplice comparsa, poichè partiva dietro non solo al titolare Béria ma anche a Bonnart, arrivato da Marseille proprio per costituire un’alternativa di livello sulla fascia, ed al giovane Pape Souaré. Ed invece, dopo le prime due apparizioni da professionista, il 26 ottobre 2011 negli ottavi di Coupe de la Ligue contro il Sedan ed il 21 gennaio 2012 nei sedicesimi di Coupe de France contro gli amatori del Compiègne, e dopo due spezzoni di match in Ligue 1 il 28 gennaio ed il 16 febbraio, ecco la partita spartiacque della stagione di Digne: Sochaux-Lille del 22 febbraio, ventiduesima giornata di campionato, con Rudi Garcia che per far fronte all’infortunio di Marko Basa decide di accentrare Béria e, non ritenendo nè Bonnart nè Souarè in condizioni di forma sufficienti, di lanciare sulla sinistra il diciottenne Lucas. Il suo debutto da titolare nella massima serie è così autorevole da convincere Garcia, tecnico generalmente poco incline a puntare sui giovanissimi – perlomeno rispetto alle abitudini del calcio francese – a confermarlo anche nelle partite successive: Digne tornerà in panchina solo nelle ultime giornate, quando Basa rientrerà e Béria riprenderà il suo posto sulla sinistra, dopo aver messo insieme in totale 16 presenze in Ligue 1 di cui 13 da titolare e soprattutto dopo aver mostrato che su di lui si può già fare affidamento; si dice che persino gli osservatori del Manchester City, venuti più volte a Villeneuve d’Ascq a visionare Hazard, ne siano rimasti conquistati. La stagione di Digne, legato al LOSC fino al 2016, non si è comunque conclusa con la fine del campionato: da sempre un punto fermo delle varie selezioni giovanili francesi, è partito con l’U19 di Mankowski per la Repubblica Ceca dove la Francia ha superato brillantemente la Fase Elite dell’Europeo di categoria qualificandosi per la fase finale che si giocherà in Estonia dal 3 al 15 luglio; ad impreziosire le sue ottime prestazioni anche un gol nel clamoroso 6-0 con cui i Bleuets hanno disintegrato l’Olanda nella gara decisiva, la sua prima realizzazione con la maglia della Francia. Adattabile a giocare all’occorrenza più alto, nella posizione di centrocampista esterno sinistro che ha già ricoperto più volte nella squadra riserve in CFA, Digne è un terzino moderno che eccelle in fase di spinta, grazie alle sue eccezionali doti atletiche che gli consentono di ripetere le corse avanti e indietro sulla fascia, e grazie ad un ottimo piede sinistro con cui pennella cross di una certa precisione. Può migliorare ulteriormente nella fase difensiva, ma il mancino che s’ispira a Lahm e Lizarazu sembra avere le carte in regola per seguire le orme di Mathieu Debuchy, cresciuto nel Lille e arrivato alla nazionale di Blanc. Dalla sua anche un’estrema professionalità e predisposizione al sacrificio, ciò che forse non aveva il fratello Mathieu, di quattro anni più vecchio e anch’egli portato al centro di formazione del Lille dallo scopritore di Lucas François Vitali; di base forse ancora più talentuoso, non è riuscito a imporsi e oggi gioca a Genech (Promotion d’Excellence de District) e dice: “A me mancavano le doti mentali per giocare a calcio ad alto livello: Lucas invece le ha”.

5) ALEXANDRE LACAZETTE, Olympique Lyonnais (Attaccante – Francia – Nato il 28/5/1991 a Lyon) - Nato e cresciuto a Lyon, insieme al compagno Grenier il talentuoso attaccante di sangue antillano incarna il nuovo corso lionese, caratterizzato dalla fine delle grosse spese e dalla scelta autarchica della dirigenza che, in attesa dell’inaugurazione dello Stade des Lumières che porterà finalmente nuovi introiti nelle casse esangui della società, ha deciso di fare di necessità virtù concedendo ampio spazio ai ragazzi usciti dal centro di formazione di Tola Vologe: la stagione appena conclusa è stata in chiaroscuro per l’OL, con la conquista della Coupe de France che attenua appena la delusione per la mancata qualificazione alla Champions League dopo dodici anni di presenza ininterrotta, ma le promesse lasciate intravedere dai talenti maison inducono ad un moderato ottimismo per il futuro. Membro della fortunata spedizione campione d’Europa U19 nel 2010 ed autore della rete decisiva contro la Spagna che ha regalato il trofeo ai Bleuets, Lacazette ha confermato anche nei suoi primi passi da professionista di essere un giocatore di classe e capace di incidere sul corso delle gare: lanciato in prima squadra da Puel, il 30 ottobre 2010 contro il Sochaux subentra e segna a diciannove anni la sua prima rete in Ligue 1; nella stessa stagione fa la sua prima apparizione in Champions League contro il Benfica entrando in campo nella ripresa al posto di Pied e serve due assist vincenti, e alla seconda presenza nella massima competizione continentale contro l’Hapoel Tel Aviv sostituisce Pjanic e ancora una volta va in gol, diventando il quarto più giovane francese ad aver segnato nella fase ad eliminazione diretta della CL dopo tre mostri sacri come Trezeguet, Henry e Benzema. Tuttavia, non era mai riuscito a scrollarsi di dosso quell’etichetta un po’ scomoda di joker di lusso, di giocatore decisivo solo quando subentra, etichetta che il Mondiale U20 giocato in Colombia nell’estate 2011, in cui si laurea capocannoniere della manifestazione con 5 gol senza tuttavia essere mai titolare se non nella finale per il terzo posto, di certo non contribuisce a smentire: il suo principale punto debole, una certa irregolarità nell’arco di un match dovuta principalmente ad una tenuta atletica non eccezionale, porta i suoi allenatori a ritenerlo più pericoloso se inserito a partita in corso. Ma nella stagione appena conclusa, la prima agli ordini di Rémi Garde, il ragazzo ha fatto notevoli progressi sotto quest’aspetto e ha ricevuto la piena fiducia del tecnico, venendo schierato in campionato 29 volte di cui 15 da titolare e segnando 3 dei suoi 5 gol quando era in campo dall’inizio; e nella sua prima gara giocata dal primo minuto in Champions League, nell’andata dei quarti di finale contro l’Apoel Nicosia, ha firmato il gol della vittoria. Di pari passo è arrivata anche l’U21, con la prima convocazione di Mombaerts a settembre, la prima maglia da titolare a novembre nell’incontro di qualificazione all’Europeo 2013 contro la Romania, un ruolo via via sempre più importante nel gruppo e tre gol, che portano a 16 il totale di quelli da lui realizzati con la Francia. Brevilineo (1,75 per 73 kg) veloce ma anche potente, tecnico e dotato di senso del gol, versatile per la sua facoltà di adattarsi sulla fascia, dietro le punte o anche da attaccante puro, capace di segnare come di far segnare gli altri, Lacazette si sta evolvendo in un attaccante completo, atteso alla conferma nella prossima stagione in una squadra che spera di aver trovato in lui l’erede spirituale di Benzema, lionese di nascita che ha conquistato la notorietà internazionale con il suo club formatore.

6) FAOUZI GHOULAM, AS Saint-Étienne (Difensore esterno – Francia/Algeria – Nato il 1/2/1991 a Saint-Priest-en-Jarez) – Poco celebrato dai media, Faouzi Ghoulam si è dimostrato tuttavia uno dei migliori terzini sinistri della massima serie, in un ruolo in cui è sempre più difficile trovare interpreti validi in grado per di più di allineare le buone prestazioni con regolarità. Dopo l’esordio in Ligue 1 avvenuto nella stagione 2010-11 (1 dicembre 2010, Valenciennes-ASSE), in cui nella fase finale del campionato era poi riuscito a ritagliarsi un discreto spazio, quest’anno si è gradualmente affermato come titolare e la società, che pensava di cercare un esterno sinistro sul mercato dopo la partenza di Bocanegra, alla fine ha capito che difficilmente avrebbe potuto trovare di meglio di quello che aveva già in casa: un passato da ala pura nelle giovanili, ottimo piede mancino e carattere da vendere, veloce, resistente e combattivo, Ghoulam si propone costantemente ad efficace sostegno della manovra offensiva, ma nell’ultimo anno ha lavorato molto sulle carenze difensive che gli venivano rimproverate facendo notevoli miglioramenti anche sotto quell’aspetto. Delle sue prestazioni si è naturalmente accorto anche Mombaerts che gli ha aperto le porte dell’U21, anche se la sua scelta di giocare con la Francia l’ha trascinato al centro di un caso diplomatico, che aggiunge l’ennesimo capitolo all’eterna e sempre spinosa questione dei binazionali: nato in una famiglia originaria di Annaba, nipote di un mujahid morto combattendo contro la Francia nella guerra d’Algeria, Faouzi rifiuta nel giugno 2011 la convocazione nell’U21 algerina e più tardi rilascia un’intervista al quotidiano regionale Le Progrès in  cui dichiara di sognare la maglia dei Bleus, aggiungendo che a suo modo di vedere molti ragazzi che scelgono i Fennecs lo fanno per convenienza più che per reale attaccamento alle proprie radici, in quanto snobbati dai selezionatori francesi: apriti cielo, le sue parole scatenano un putiferio tra i tifosi algerini che le interpretano come un tradimento, i suoi familiari che vivono nel paese africano non possono più uscire di casa senza venire minacciati ed alla fine il ragazzo è costretto a chiudere la sua pagina Facebook per i continui insulti ricevuti. Lasciando da parte una questione che meriterebbe considerazioni approfondite, va detto che Ghoulam ama sinceramente entrambi i paesi e ne incarna le due anime: sangue algerino, sì, ma anche cuore francese e soprattutto cuore Vert, lui che è profondamente radicato a Montreynaud, il quartiere di Saint-Étienne in cui è cresciuto, roccaforte stéphanoise per eccellenza con vista sullo stadio Geoffroy-Guichard, lui che da bambino è cresciuto facendo il raccattapalle nel mitico Chaudron e sognando di indossare un giorno la gloriosa casacca del Sainté, e che nelle giovanili del club del Forez ha fatto tutta la trafila partendo dai pulcini, nell’ormai lontano 1999. Inevitabile che diventasse uno dei simboli della nouvelle vague in casa Saint-Étienne, con Galtier che ha voluto sangue fresco nel gruppo e ha fatto di tre elementi cresciuti nel locale centro di formazione come lui, il già citato Zouma e Joshua Guilavogui tre punti fermi della prima squadra. Ma l’idillio potrebbe anche terminare prima del previsto: ad oggi Ghoulam non ha ancora rinnovato il suo contratto in scadenza nel 2014, chiedendo una valorizzazione salariale più adeguata al suo nuovo status di titolare che la società, che ha dato la precedenza ai rinnovi di Guilavogui e Zouma, per il momento non gli ha concesso. Al franco-algerino gli estimatori non mancano, sembra che anche alcuni club italiani quali Napoli e Roma l’abbiano seguito con interesse; lui è attratto soprattutto dalla Premier League del suo modello Patrice Evra e non esclude una partenza: “Naturalmente darò la precedenza al mio club del cuore, ma alla fine dovrò fare una scelta sportiva e allo stesso tempo, siamo sinceri, anche economica”. Come sempre senza peli sulla lingua.

7) VINCENT PAJOT, Stade Rennais (Centrocampista – Francia – Nato il 19/8/1990 a Domont) - La storia di Vincent Pajot è la storia di un ragazzo che si è ritrovato nel calcio professionistico quasi per caso e che alla sua prima stagione di Ligue 1 è riuscito a stupire positivamente tutti gli osservatori. Originario deIla regione parigina, Pajot non rappresenta infatti il classico stereotipo di calciatore che sognava fin da bambino di diventare professionista, ma fino a cinque anni fa giocava ancora a pallone per divertimento in un piccolo club dilettantistico della sua zona, il FC Saint-Leu, mentre studiava per il diploma come un diciassettenne qualunque. É a questo punto che lo nota il Rennes, che tradizionalmente fa nell’Île de France un lavoro di scouting particolarmente scrupoloso, proponendogli di entrare nel suo centro di formazione: dopo una breve riflessione, Vincent rompe gli indugi e decide di cogliere l’occasione inattesa che gli si è presentata davanti e di cambiare vita, lasciando nel 2007 famiglia e amici e trasferendosi in Bretagna. Il primo impatto con la nuova realtà è il migliore possibile e la sua prima stagione alla Piverdière da favola: è proprio lui ad essere eletto miglior speranza dell’anno del centro di formazione e soprattutto vince la Gambardella 2007-08 in seno ad una fortissima generazione 1991 che comprende tra gli altri Yann M’Vila e Yacine Brahimi; nella finale dello Stade de France contro il Bordeaux (3-0) costituisce con M’Vila la coppia nel cuore del centrocampo rossonero che tre anni dopo si sarebbe ricomposta in Ligue 1. Poi però rispetto ai suoi sopracitati compagni vive una progressione più lenta: gioca due anni nella squadra riserve in CFA, nella stagione 2009-10 con la fascia di capitano al braccio a premiare il suo comportamento sempre irreprensibile e la sua regolarità di rendimento, dopodichè il club gli propone finalmente il primo contratto professionistico che il ragazzo firma nel maggio 2010; ma non viene ancora aggregato alla prima squadra e così a luglio lui ed il Rennes decidono di comune accordo per un prestito al Boulogne in Ligue 2, per consentirgli di fare esperienza in un contesto più probante del CFA. La scelta si rivela fruttuosa, nel 2010-11 con il club nordista Pajot si dimostra uno dei migliori centrocampisti della seconda serie, tanto da essere uno dei rari giocatori della categoria a guadagnarsi la chiamata di Mombaerts nell’U21, per la sua seconda esperienza con una selezione giovanile francese dopo quella con l’U20 in occasione dei Giochi della Francofonia del 2009 in Libano. Nell’estate 2011 il Rennes decide dunque di riportarlo a casa ed il giovane parigino piace molto fin dal giorno dell’esordio in Ligue 1, il 10 settembre contro l’OM al Vélodrome, e malgrado la concorrenza di Doumbia e Tettey riesce a ritagliarsi uno spazio considerevole a centrocampo a fianco dell’intoccabile M’Vila. Le sue doti colpiscono Antonetti: Pajot non spicca certo per il fisico (176 per 64 kg), che anzi è piuttosto esile, nè si può considerare un centrocampista dal gol facile – nella scorsa stagione è andato a segno al debutto in Europa League contro la Stella Rossa Belgrado ad agosto, poi è rimasto a secco per otto mesi fino al gol su rigore alla Lettonia con la maglia dell’U21 – ma piace per le sue buone qualità tecniche, la sua visione di gioco, il suo dinamismo, la sua sorprendente efficacia nel gioco aereo malgrado l’altezza non straordinaria, la capacità di rubare il pallone all’avversario e poi di distribuirlo propriamente. Deve crescere soprattutto dal punto di vista dell’impatto fisico e da quello della gestione degli sforzi in campo, e Patrick Rampillon, il direttore del centro di formazione del Rennes, sostiene che sia ancora al 30% del suo potenziale: di certo Pajot rappresenta un valore sicuro per l’avvenire del club bretone e, ora che M’Vila spiccherà il volo e che anche Brahimi, che tra infortuni ed incomprensioni con l’allenatore ha deluso le attese, sembra intenzionato a cercare fortuna altrove, è destinato a diventare il portabandiera di quella generazione 1991 che aveva fatto sognare i tifosi.

8) NICOLAS ISIMAT-MIRIN, Valenciennes FC (Difensore centrale – Francia – Nato il 15/11/1991 a Meudon) – Ancora un difensore centrale che si guadagna con pieno merito un posto tra le rivelazioni stagionali. Quella di Nicolas Isimat-Mirin è un’affermazione in cui ha giocato un ruolo importante lo spirito di rivalsa nei confronti del Rennes, il suo club formatore dove era approdato dopo essere passato dall’INF di Clairefontaine e che a diciotto anni, una volta terminato il suo percorso di formazione, l’aveva lasciato libero senza offrirgli un contratto; è questa una circostanza abbastanza comune nei centri di formazione francesi, soprattutto quelli in cui la qualità media è particolarmente alta, come per l’appunto nel caso del Rennes che dal 2006 si classifica regolarmente al primo posto nella classifica stilata dalla Federazione Francese: la selezione è spietata e accade che si sacrifichino i ragazzi che magari hanno una maturazione più lenta, che in alcuni casi sono fortunati e riescono comunque ad affermarsi altrove, spesso attraverso un percorso più accidentato. Isimat-Mirin dunque non demorde e nell’estate 2009 si accasa a Valenciennes, che proprio quell’anno ha inaugurato il suo centro di formazione, e come in seguito racconterà lui stesso un pensiero fisso gli ronza in testa “Non mi avete voluto? Vi dimostrerò che avete sbagliato a non tenermi”. Centrale difensivo destro che in caso di necessità può adattarsi anche sulla fascia, nel Nord inizia a giocare con la squadra riserve in CFA 2, poi nella stagione 2010-11 con Philippe Montanier – l’attuale tecnico della Real Sociedad – fa il suo esordio in prima squadra debuttando in Ligue 1 il 26 settembre 2010 contro il Brest e raccogliendo complessivamente dieci presenze di cui sei da titolare; intanto, nell’ottobre 2010, gli viene offerto il primo contratto da professionista, un triennale che nel novembre successivo sarà prolungato di un anno. Dall’estate 2011 le cose subiscono un’accellerazione: a giugno viene convocato dalla Francia per il Festival Espoirs di Toulon dove attira l’attenzione di parecchi osservatori, in agosto arriva la prima convocazione nell’Under 21 di Mombaerts e nel frattempo il ragazzo di origini caraibiche conquista il nuovo allenatore Daniel Sanchez durante l’amichevole di gala contro il Borussia Dortmund organizzata per l’inaugurazione dello Stade Hainaut: così, visti gli iniziali problemi di ambientamento del nuovo acquisto brasiliano Gil, Sanchez decide di proporlo da titolare fin dalle prime giornate di campionato. Il seguito è noto: Isimat-Mirin si installa stabilmente nel cuore della retroguardia nordista affermandosi come uno degli elementi più positivi del Valenciennes e come uno dei difensori più affidabili del campionato, se si esclude una piccola crisi di rendimento intorno al mese di marzo; anche in U21 non esce più dal gruppo, sebbene giochi poco perchè chiuso dall’inamovibile coppia titolare Varane-Mangala. Più di Vincent Aboubakar, il giovane attaccante camerunense che alterna ancora cose buone e meno buone, è proprio lui in questo momento il più prezioso gioiello di famiglia, gioiello che inevitabilmente comincia a fare gola a qualcuno, in particolare ai vicini ricchi del Lille, che però finora non hanno presentato un’offerta ritenuta soddisfacente dalla dirigenza del VAFC: la situazione finanziaria del club è sana e dunque a meno di proposte considerate irrinunciabili Isimat-Mirin per questa stagione non si muoverà. Poco da stupirsi che il ragazzo sia tanto desiderato, visto che il gran fisico (1,87 per 83 kg) che non gli impedisce di essere veloce, l’eccellente gioco aereo, la proprietà tecnica, la capacità di leggere il gioco e le qualità naturali di leader ne fanno un difensore completo e dalle enormi potenzialità.

9) CLÉMENT GRENIER, Olympique Lyonnais (Centrocampista – Francia – Nato il 7/1/1991 ad Annonay) – Quando nel 2006 un quindicenne Clément Grenier arrivava al centro di formazione di Tola Vologe proveniente dall’Annonay, il piccolo club del suo paese natale nell’Ardèche dove aveva mosso i primi passi calcistici, era il momento magico di Kakà, che con la maglia del Milan incantava le platee internazionali: inevitabile allora che per questo ragazzo alto e bruno, con una naturale eleganza nei movimenti e l’abitudine di giocare a testa alta, scattassero subito i paragoni, vista anche la zona di campo prediletta; considerato dai suoi tecnici la più grande promessa a livello di talento puro passata dal centro di formazione lionese negli ultimi anni, Grenier firmava il primo contratto professionistico ad appena diciassette anni, nel maggio 2008, e nel luglio di quello stesso anno veniva aggregato al gruppo di Puel per lo stage precampionato. Ma poi ci ha messo più tempo del previsto ad affermarsi e le partite con prima squadra, come il debutto in Ligue 1 nel settembre 2009 e quello da titolare, in Coupe de la Ligue, nell’ottobre 2010, sono rimaste episodiche; colpa di un carattere che lo porta ad incupirsi quando non percepisce la totale fiducia intorno a sè e di un atteggiamento non sempre irreprensibile, che in più di un’occasione ha irritato allenatore e compagni. Si dice che si fosse montato un po’ troppo la testa e che ci sia voluto l’intervento delle persone a lui vicine per fargli capire che rischiava di rovinare tutto e di chiudere con il calcio ad alti livelli prima del tempo: “Ad un certo punto mi sono sentito un po’ al di sopra degli altri, è vero”, ha ammesso recentemente il ragazzo, molto maturato nel corso dell’ultimo anno. Nella stagione appena conclusa il salto di qualità fatto sul piano mentale e la nuova politica della società volta alla valorizzazione dei talenti cresciuti in casa, con l’arrivo alla guida della prima squadra di Garde che ha instaurato fin da subito con lui un rapporto positivo basato sul dialogo, hanno concorso alla sua esplosione: positivo nella prima parte del campionato nel ruolo di trequartista centrale nel 4-2-3-1 inizialmente utilizzato da Garde, in seguito ha convinto tutti in un’inedita posizione di centrocampista nella quale è stato arretrato per necessità. Soddisfacente il suo bilancio finale: 30 partite giocate considerando tutte le competizioni, 21 presenze in campionato (13 da titolare) con due assist decisivi, due partite ed un assist in Champions League e la firma sull’unico trofeo stagionale dei Gones, con una rete nella semifinale di Coupe de France contro il Gazélec Ajaccio del 10 aprile 2012 che è stata anche la sua prima realizzazione ufficiale con la maglia dell’OL: la strada intrapresa sembra finalmente quella giusta. Destro di piede, dotato di una tecnica superiore alla media, Grenier non è mai stato il prototipo standard di trequartista dal dribbling e dal gol facile, piuttosto la sua dote migliore è un’intelligenza di gioco fuori dal comune, una propensione innata a far giocare gli altri, che si tratti di un primo rilancio o di un ultimo passaggio; considerata la sua capacità di farsi valere anche in fase difensiva, l’idea è che in futuro sia destinato ad evolversi definitivamente in centrocampista puro, perchè la sua creatività può essere molto utile nel cuore della manovra, in una zona di campo in cui trae beneficio dal trovarsi con il gioco di fronte a sè anzichè spalle alla porta ed in cui il fatto di non essere particolarmente veloce è meno penalizzante che nei pressi dell’area di rigore. Sempre presente nelle nazionali juniores francesi in tutte le categorie d’età, con i compagni di club Lacazette e Gueïda Fofana nel 2010 si è laureato campione d’Europa U19 e nell’estate 2011 si è classificato quarto al Mondiale U20 in Colombia, risultando tra i più positivi della spedizione; attualmente, insieme allo stesso Lacazette, fa parte del gruppo dell’Under 21 di Mombaerts, con la quale ha esordito nell’amichevole contro l’Italia del 28 febbraio 2012 ed è stato schierato per la prima volta in un match ufficiale tre mesi dopo, nel 3-0 alla Lettonia valido per le qualificazioni all’Europeo 2013.

10) JOSEPH ROMERIC LOPY, FC Sochaux-Montbéliard (Centrocampista – Senegal – Nato il 15/3/1992 a Ziguinchor) - Si guadagna un posto di diritto tra le rivelazioni della stagione perchè è il classico invitato a sorpresa, quello che fino allo scorso marzo nessuno nemmeno aveva mai sentito nominare, e perchè c’è il suo contributo significativo nella rimonta salvezza del Sochaux, una rimonta che ha quasi del miracoloso se si pensa a come si erano messe le cose ad un certo punto. Facciamo un piccolo passo indietro: la squadra del Doubs, fiaccata dagli errori strategici in sede di mercato, dalla gestione discutibile di Bazdarevic che non riesce più a tenere in pugno lo spogliatoio e dall’inesperienza di un gruppo troppo giovane disorientato dalla mancanza di punti di riferimento, vacilla sull’orlo del baratro quando il presidente Lacombe decide di tentare la mossa della disperazione e di affidare la responsabilità della prima squadra a Éric Hély, l’allenatore della squadra riserve in CFA, che non si è mai seduto prima su una panchina di Ligue 1 ma che conosce meglio di chiunque altro molti dei ragazzi della rosa, visti crescere sotto i propri occhi. Per il suo esordio alla guida dei Lionceaux sul campo dell’Evian TG, alla ventottesima giornata di campionato, Hély sorprende tutti e non esita a dare fiducia dal primo minuto a Joseph Lopy, centrocampista di vent’anni avuto ai suoi ordini fino alla settimana precedente in CFA, arrivato a Sochaux dall’Africa appena a gennaio, un ragazzo che prima di allora aveva giocato solo qualche partita nella seconda serie senegalese con il Diambars FC e non ha neanche una maglia con il proprio nome nè un armadietto nello spogliatoio: ebbene, quel giorno lo sconosciuto Lopy è uno dei migliori in campo, con la complicità di un pizzico di fortuna il Sochaux s’impone contro ogni pronostico al Parc des Sports di Annecy (2-3) e da quel momento nella testa dei gialloblu scatta il “clic” liberatorio che consente loro l’insperata risalita in classifica; l’ambiente doubiste è conquistato dal giovane senegalese, che chiuderà la stagione con 14 match in Ligue 1 di cui 12 da titolare: Lopy non è un certo un giocatore che ruba l’occhio, non è particolarmente dotato tecnicamente nè fantasioso, ma piace per la sua attitudine da instancabile maratoneta, il suo modo di giocare semplice ed efficace, la sua aggressività controllata ed il suo pressing intelligente a tutto campo, il suo eccezionale senso del collettivo; e piace anche per il suo modo di porsi fuori dal campo e durante gli allenamenti, gran lavoratore, attento e desideroso di imparare, sempre con il sorriso sulle labbra. Nativo di Ziguinchor, da bambino praticava arti marziali e deve la sua carriera calcistica ad un maestro della sua scuola, che lo vide giocare nel cortile e spinse la madre ad iscriverlo alla scuola calcio della città; da lì, superati i test di rito, il passaggio all’Institut Diambars, l’accademia con sede a Saly fondata da Patrick Vieira e Bernard Lama, dove Lopy trascorre cinque anni e nel giugno 2010 viene notato da Jean-Luc Ruty, direttore del centro di formazione del Sochaux, che lo porta nel Doubs nell’inverno successivo, legato inizialmente al club con un contratto stagiaire di sei mesi: è il secondo calciatore proveniente da quest’accademia ad esordire in Ligue 1, dopo il centrocampista del Lille Idrissa Gueye (1989), il primo in assoluto ad arrivare in Europa. Entrato nel giro dell’U21 senegalese, Lopy si è ormai guadagnato il suo primo contratto da professionista, firmato lo scorso 21 maggio: nella prossima stagione avrà dunque anche lui il nome sulla maglia ed un armadietto nello spogliatoio.

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Discussione

5 pensieri su “Speciale Espoir del mese – Dieci rivelazioni della Ligue 1 2011-12

  1. Aw, this was an exceptionally good post. Taking the time and actual effort to generate a top notch
    article… but what can I say… I procrastinate a lot and don’t manage to get nearly anything done.

    Pubblicato da Shannon | 16 maggio 2013, 05:34

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