Centri di formazione, Talenti, Tornei giovanili

La Gambardella resta in Costa Azzurra: il Nice succede al Monaco nell’albo d’oro

UN TROFEO MITICO - Come da tradizione, nel pomeriggio di sabato 28 aprile a fare da anticamera alla finale di Coupe de France tra Lyon e Quevilly è stato l’ultimo atto della Coupe Gambardella, che per qualsiasi appassionato di calcio francese non è un torneo giovanile uguale a tutti gli altri. Nata nel 1954, anno in cui prese il posto della Coupe National des Juniors, ed intitolata a Emmanuel Gambardella, che ebbe un ruolo decisivo nella nascita del calcio professionistico in Francia nel 1932 e fu presidente della Federazione dal 1949 al 1953, questa competizione – riservata da regolamento alla categoria U19, ma che di fatto vede i vari club schierare formazioni miste con elementi che in campionato giocano con la squadra riserve, altri che giocano con quella U19 ed altri ancora con quella U17 – non è infatti soltanto la Coupe de France dei ragazzi, che come tale mette di fronte i centri di formazione di circa 2400 club francesi tra professionistici ed amatoriali, in una maratona ad eliminazione diretta che inizia sul finire dell’estate con i turni dipartimentali e regionali, per poi proseguire via via con il primo turno federale a dicembre e concludersi in primavera allo Stade de France; e non è semplicemente una prestigiosa vetrina per i ragazzi, che sognano di firmare il primo contratto professionistico della carriera, e per i club, che attraverso i buoni risultati del proprio settore giovanile sperano di attirare sempre nuovi talenti, o uno degli appuntamenti d’eccezione per gli scout di tutt’Europa, che sono accorsi numerosi ad assistere a questo OGC Nice-Saint-Étienne così come ai turni precedenti, con gli emissari delle grandi inglesi in testa. É anche e soprattutto “la” competizione giovanile per eccellenza, quella che ai club che riescono ad aggiudicarsela consente di conquistare un posto indelebile nella memoria collettiva, quella che per la grande maggioranza dei giocatori interpellati rappresenta il più bel ricordo del proprio percorso calcistico, indipendentemente dalla piega più o meno esaltante che questo prenderà successivamente; e che per tutti simboleggia lo spartiacque tra la vita nel centro di formazione e la vita adulta, crocevia di sogni e destini che si compiranno poco più avanti, punto di partenza per alcuni, punto d’arrivo per altri: snodo cruciale sia per quei pochi privilegiati per i quali quest’avventura sarà il trampolino di lancio di una carriera professionistica ad alti livelli, sia per coloro – molto più numerosi – che proseguiranno nel mondo del calcio dilettantistico e per cui la finale di Coupe Gambardella resterà il momento clou da raccontare ai nipoti.

L’ingresso in campo delle due squadre e, in mezzo, la coppa – Foto da fff.fr

QUANTI NOMI ILLUSTRI - Se da una parte è interessante osservare, difatti, come in media solo tre elementi tra quelli che ogni anno partecipano alla cavalcata della Gambardella firmano un contratto pro con il proprio club formatore, e che secondo le statistiche nazionali su cento ragazzi che entrano in un centro di preformazione solo due diventano calciatori professionisti, non è meno significativa la constatazione di quanto l’elenco dei nomi eccellenti che hanno giocato una finale di Gambardella sia lungo e gustoso; limitandosi soltanto al passato recentissimo e ai calciatori con potenziale da club europeo di fascia medio-alta, non si può non rimanere piacevolmente colpiti nello scoprire che le finaliste 2005 Lyon e Toulouse schieravano Hatem Ben Arfa, Karim Benzema e Moussa Sissoko – anche se quest’ultimo era assente dalla finale per infortunio – mentre l’anno seguente lo stesso Lyon, di nuovo finalista, lanciava Loïc Rémy, e le tre successive vincitrici Sochaux (2007), Rennes (2008) e Montpellier (2009) avevano nel loro undici titolare Marvin Martin, Yann M’Vila e Younès Belhanda. Per quanto riguarda le ultime due stagioni è presto per esprimersi, visto che la competizione ha riguardato essenzialmente calciatori nati dal 1992 in poi, ma si può dire fin d’ora che spicca un elemento come Kurt Zouma, probabilmente uno dei classe 1994 in assoluto più interessanti del panorama mondiale, che l’anno scorso giocò la finale dello Stade de France persa proprio dal Saint-Étienne ai rigori contro il Monaco (qui l’approfondimento di Foot Hexagonal). Andando più a fondo nell’analisi, si può altresì notare che ben tre club della Ligue 1 attuale annoverano tra i protagonisti di spicco della prima squadra 2011-12 un gruppetto di giocatori che costituiva l’ossatura della formazione vincitrice della Gambardella pochi anni prima: si tratta del Sochaux, con cinque ragazzi che erano in campo nella finale 2007 (oltre a Martin, ci sono Butin, Privat, Nogueira e Poujol), del Rennes che vanta quattro reduci del trionfo del 2008, con Théophile-Catherine, Pajot e Brahimi che fanno compagnia a M’Vila, e soprattutto del Montpellier primo in classifica, che nella finale 2009 vinta contro il Nantes schierava insieme a Belhanda anche Cabella, Stambouli ed El Kaoutari. Ecco dunque un ulteriore motivo di interesse nei confronti della cinquattottesima edizione della Gambardella conclusasi sabato scorso, riservata ai giovani calciatori nati dal 1993 in avanti: la curiosità di scoprire se di qualcuno dei ragazzi che si sono sfidati allo Stade de France, ed in particolare dei vincitori, sentiremo ancora parlare nei prossimi anni.

Una suggestiva immagine del 2009: Belhanda (a sinistra) in contrasto con Nego, oggi alla Roma, nella finale di Gambardella Montpellier-Nantes (2-0) – Foto L’Equipe

OGC NICE, UN FUTURO DI SPERANZA - Quello che è certo è che questa affermazione di prestigio ha un valore particolare per l’OGC Nice: perchè uno dei club storici del calcio francese, quattro titoli di campione nazionale e tre Coupe de France all’attivo, può aggiungere al suo ricco palmarès un trofeo che ancora mancava e che in passato aveva solo sfiorato, raggiungendo per due volte la finale nel 1981 e nel 2002; perchè è il primo titolo del nuovo presidente e azionista di maggioranza Jean-Pierre Rivère e soprattutto perchè in un momento sportivamente difficile in cui la prima squadra lotta per non retrocedere dà una notevole iniezione di ottimismo a tutto l’ambiente e regala grandi speranze per il futuro, con tre dei baby protagonisti dell’impresa, ovvero il capitano Dao Castellana, il cannoniere Bosetti ed il portiere Hassen che presto firmeranno il primo contratto pro. La conquista della Gambardella e certe individualità emerse dalla competizione sembrano un ottimo segnale per un centro di formazione che in passato non si è particolarmente distinto per lanciare giocatori ad alto livello, se si eccettua la grande tradizione di portieri che ha il suo portabandiera in Hugo Lloris; ma che adesso, come si evince anche dagli ottimi risultati conseguiti in campionato sia dalla formazione U19 che da quella U17 – entrambe in lotta per la prima posizione nei rispettivi gironi – dà l’idea di aver acquisito nuovo slancio sotto l’impulso del direttore Manuel Pirès, considerato uno dei migliori educatori in Francia, che ha impostato un nuovo programma tecnico basato innanzitutto sul gioco, slancio di cui nel giro di pochi anni dovrebbe iniziare a beneficiare anche la prima squadra. Il trionfo degli aquilotti guidati dalla panchina dall’ex attaccante Guy Mengual, benchè non pronosticato da nessuno alla vigilia, è apparso sempre più logico man mano che la competizione andava avanti: sospinta da un sostegno di pubblico mai visto a livello giovanile, con tanto di ultras con striscioni, fumogeni e petardi, la squadra rossonera si è dimostrata probabilmente la migliore del lotto sul piano tecnico come su quello mentale, non uno schiacciasassi ma una formazione che si è rivelata capace di gestire al meglio i suoi momenti forti e quelli deboli nel corso di un incontro; copione che è andato in scena pressochè identico in finale e nelle tappe precedenti, in cui l’OGCN è riuscito ad imporsi sui detentori del Monaco ai sedicesimi o su club celebri per la loro vocazione formatrice quali Troyes e Nantes, eliminati rispettivamente ai quarti ed in semifinale.

Impressionante il seguito di pubblico che ha avuto il Nice nel corso della competizione: nella foto qui sopra, i giocatori rossoneri festeggiano con i propri tifosi la vittoria sul Troyes ai quarti di finale – Foto da ogcnice.com

LA MALEDIZIONE DEI VERTS - Palpabile naturalmente la delusione in casa Saint-Étienne, caduto sul traguardo per il secondo anno consecutivo: dopo aver fatto fuori tra gli altri Toulouse, Valenciennes ed in semifinale il sorprendente Brest, i Verts arrivavano alla finale da favoriti, forti dell’esperienza dell’anno passato – con cinque elementi che avevano fatto parte della spedizione precedente – e della doppia vittoria in campionato, dove ASSE e OGCN sono inserite nella stessa poule; ma ancora una volta la tensione li ha traditi e non sono riusciti a scacciare la maledizione che vuole che il club del Forez sia quello che vanta il maggior numero di finali di Gambardella giocate – ben nove, più dell’Auxerre che comanda l’albo d’oro con sei successi e ne ha disputate otto – ma anche il record di finali perse, addirittura sei, con la vittoria che sfugge dal 1998 dopo le precedenti affermazioni datate 1963 e 1970. Il Sainté esce comunque a testa alta e va applaudito l’ottimo lavoro fatto da Abdel Bouhazama, il tecnico di origini marocchine che guida i giovani Verts da cinque anni e che, in scadenza di contratto a giugno come tutto il suo staff, probabilmente non sarà riconfermato poichè è previsto un cambiamento al vertice del centro di formazione che dovrebbe portare ad un rimescolamento delle carte. Ad ogni modo, una volta metabolizzata la delusione per l’ennesima sconfitta, a restare sarà un bilancio complessivo certamente positivo e la soddisfazione per un centro che sta mostrando standard di qualità molto alti ormai da diversi anni, come testimonia l’attuale rosa della prima squadra in cui i ragazzi formati in casa non mancano e hanno un ruolo di primo piano. E a giudicare da quanto visto nel corso di questo torneo, anche nelle generazioni 1993, 1994 e 1995 ci sono diversi elementi che potrebbero avere la loro chance nel calcio professionistico: il capitano Kevin Mayi, attaccante dalle notevoli qualità atletiche, il laterale sinistro Pierre-Yves Polomat, dotato di un ottimo piede mancino, il mediano tutto grinta Sofiane El Moudane, padre marocchino e madre portoghese, il trequartista Kamel Chergui, che deve ancora strutturarsi fisicamente ma ha una tecnica niente male, o anche Ben Karamoko, l’unico 1995 che ha giocato la finale nelle fila del Saint-Étienne, difensore di grande potenza fisica: chissà che qualcuno di loro non raggiunga presto in prima squadra i gioielli di casa Joshua Guilavogui, Faouzi Ghoulam e Kurt Zouma, tutti nazionali giovanili francesi, i primi due titolari fissi di Galtier ed il secondo spesso in campo benchè abbia appena diciassette anni.

Ecco l’undici schierato in finale dall’ASSE. In piedi da sinistra il portiere Jérémy Vachoux (1994), Pierre-Yves Polomat (1993), Kevin Mayi (1993), Ben Karamoko (1995); Elian Tack (1993), Bilel Aouacheria (1994); in basso, Maxence Chapuis (1994), Jerrold Niemeck (1994), Ruben Aguilar (1993), Kamel Chergui (1993), Sofiane El Moudiane (1994) – Foto da fff.fr

LA PARTITA: BOSETTI COLPISCE ANCORA -  E proprio Kurt Zouma sarebbe stato molto utile alla causa sabato pomeriggio: pilastro della retroguardia di Bouhazama nella precedente edizione, vista l’età sarebbe stato tuttora eleggibile per la Gambardella ma è stato ritenuto opportuno lasciarlo a disposizione del gruppo della prima squadra per la gara di domenica scorsa contro il Dijon. Col senno di poi, è facile dire che avrebbe dato certezze ad un reparto arretrato che ha incassato nei primi venti minuti due reti assolutamente evitabili, entrambi nate sugli sviluppi di un corner, che hanno naturalmente indirizzato fin da subito la partita in favore di un Nice che dal canto suo ha fatto mostra di un cinismo degno di una squadra esperta: ha infatti trasformato in gol i primi ed unici due palloni indirizzati nello specchio della porta avversaria, prima un colpo di testa di Leblanc a cui il portiere Vachoux si è opposto in maniera difettosa – anche se le immagini non mostrano con chiarezza se il pallone sia effettivamente entrato – poi un guizzo di Bosetti lesto a ribadire in rete un’altra respinta non impeccabile dello stesso Vachoux, decisamente non nella sua migliore serata, su una delle solite temibili conclusioni di Dao Castellana: l’attaccante rossonero ha così siglato la sua decima marcatura personale laureandosi capocannoniere assoluto di quest’edizione della Gambardella. Il tornante del match può essere collocato in un minuto, quello tra il 18′ ed il 19′ del primo tempo, quando il portiere rossonero Hassen ha compiuto un prodigio su un colpo di testa da distanza ravvicinata di Tack che avrebbe potuto dare il pari all’ASSE e cambiare il corso della gara, e proprio sull’azione successiva è arrivato il 2-0 di Bosetti. Storditi dal doppio svantaggio, i Verts inizialmente hanno faticato a reagire, poi nella ripresa sono entrati in campo con un altro piglio fino a riuscire ad accorciare le distanze all’8′ con una splendida iniziativa di Polomat, onnipresente sia in fase difensiva che offensiva e protagonista di un’ottima prestazione, che ha conquistato palla a metà campo, dribblato un paio di avversari e dopo aver scambiato in velocità con Mayi ha battuto il portiere con uno tiro incrociato. Ma ad eccezione di pochi lampi la dominazione del Saint-Étienne, complice anche l’ottima organizzazione della squadra di Mengual, è tornata ad essere sterile e confusionaria ed il vantaggio rossonero ha resistito fino alla fine.

A Paris, Stade de France, OGC Nice – AS Saint-Etienne 2-1 (primo tempo 2-0).
 
Arbitro : M. Letexier
Marcatori: Leblanc (9′), Bosetti (19′) per il Nice ; Polomat (53′) per il St Etienne
Ammoniti: Amavi, Maupay (Nice) ; Chapuis, Polomat (St Etienne)
 
St Etienne : Vachoux – Aguilar, Karamoco, Chapuis, Polomat – El Moudane, Nyemeck (Milla, 82′), Aouacheria (Dioura, 46′) – Chergui, Tack (Spano, 60′), Mayi (cap).
Nice : Hassen – Fofana, Leblanc (Castelli, 79′), Rougeaux, Silvestri – Dada, Hernandez, Dao Castellana (cap) – Constant (Maupay, 54′), Bosetti, Amavi (Le Roux, 68′).
 
 
 

La formazione vincitrice: in piedi da sinistra, Amavi, Constant, Leblanc, Rougeaux e Hassen; in basso Dao Castellana, Hernandez, Bosetti, Fofana, Dada e Silvestri – Foto da fff.fr

ALLA SCOPERTA DEI VINCITORI 2012 - Ed eccoci dunque alla presentazione di tutti i componenti della squadra vincitrice di quest’edizione. Davanti al portiere Hassen, il più giovane della formazione nizzarda essendo l’unico classe 1995 sceso in campo in finale – di lui parleremo a parte – Mengual ha schierato una classica linea difensiva a quattro molto solida, di cui uno degli abituali pilastri, Gautier Lloris (18/07/1995), era assente allo Stade de France per la rottura parziale dei legamenti della caviglia: nato e cresciuto a Nice, Gautier non è altri che il fratello del portiere dei Bleus Hugo, ed il suo infortunio gli ha dunque impedito di stabilire un curioso record, ovvero quello di giocare una finale sul medesimo campo dove poche ore dopo il fratello maggiore ne avrebbe giocata un’altra; resta comunque una bella soddisfazione per la famiglia Lloris, che porta a casa Coupe de France e Gambardella nello stesso giorno. Alto 1, 88, longilineo, Lloris ha costituito per tutto il torneo una coppia insuperabile nel gioco aereo con l’altro centrale Lucas Rougeaux (10/03/1994, 186 cm per 84 kg), soprannominato Piqué in virtù della straordinaria somiglianza fisica con il difensore del Barcellona: anche per lui una particolare storia familiare legata alla Gambardella da raccontare, visto che l’ha vinta pure il padre Jean-Claude nel 1981 con la maglia del Metz, superando in finale proprio il Nice; impeccabile contro il Saint-Étienne, Rougeaux è stato affiancato per l’occasione da Arthur Leblanc (5/03/1993), autore del gol che ha sbloccato la partita.

I centrali difensivi del Nice Rougeaux (a sinistra) e Lloris – Foto da ogcnice.com

Apprezzabile sulla fascia mancina l’attività dell’affidabile Maxime Silvestri (15/10/1993), ma è dall’altra parte che i rossoneri hanno sfoggiato una delle loro perle: il franco-maliano Diacko Fofana, finito secondo le indiscrezioni addirittura nel mirino del Manchester United. Nato il 29 luglio 1994, l’esterno destro ha già esordito in prima squadra nella gara di campionato contro il Montpellier del 28 gennaio 2012: lanciato titolare da René Marsiglia che è stato costretto all’azzardo da una serie di assenze concomitanti, nella circostanza ha giocato sessanta minuti cavandosela discretamente. Passato dai centri di formazione di Le Havre e Caen prima di approdare al Nice l’estate scorsa, legato contrattualmente  ai rossoneri fino al 2015, tra febbraio e marzo 2012 ha giocato le sue prime quattro amichevoli con la nazionale U18 francese. Alto 1, 75 per 72 kg, dotato di eccezionali qualità atletiche, di buona tecnica e buon tackle, molto bravo nel portare sostegno alla manovra offensiva, Fofana deve migliorare nel piazzamento difensivo e soprattutto sotto l’aspetto caratteriale ma è senza dubbio un giocatore dal grande potenziale.

Diacko Fofana nel giorno del suo esordio in prima squadra contro il Montpellier – Foto da fichajes.com

Il Nice ha fatto una scelta in controtendenza rispetto alla maggioranza dei centri di formazione francesi, optando in linea di massima per selezionare ragazzi il cui punto di forza – eccezion fatta per i centrali difensivi – non è certo la prestanza fisica. Così ad esempio l’intero centrocampo è costituito da elementi di piccola taglia ma abili nel giocare palla a terra: le redini della manovra rossonera sono affidate ad un altro dei giocatori dalle maggiori potenzialità, il capitano Fabien Dao Castellana (28/07/1993), un ragazzo originario della regione e precisamente di Fréjus che – fatte naturalmente le debite proporzioni – per caratteristiche di gioco potrebbe essere paragonato a Pirlo; regista dotato di tecnica, visione di gioco e personalità, con le sue pericolosissime punizioni di destro sia dirette che indirette è stato all’origine di una buona parte dei gol segnati dalla sua squadra in questa Gambardella. Al suo fianco si muove l’infaticabile Seth Jean Raheriharimana detto Dada (16/08/1993), origini malgasce, un motorino perpetuo a tutto campo che pressa, recupera palloni, si proietta in avanti e ha anche una discreta tecnica.

Il capitano Fabien Dao Castellana dalla prossima stagione dovrebbe essere aggregato alla prima squadra – Foto da ogcnice.com

Davanti a questo duo, ha giostrato un terzetto di trequartisti rapidi e creativi: da destra a sinistra, in finale hanno giocato Cristophe Hernandez (1993), il franco-guineano Bryan Constant (1994) – fratello del centrocampista genoano Kevin Constant – e Jordan Amavi (1994). Da segnalare che fino alla semifinale nella linea dei tre è stato spesso schierato dall’inizio Ancoub Mze Ali, assente a Saint-Denis per infortunio: un giocatore da tenere d’occhio perchè è uno dei tre talentuosi ragazzi del 1996 aggregati al gruppo, insieme alla seconda punta franco-argentina Neil Maupay, nazionale Under 16 francese che in Gambardella è stato utilizzato come prezioso jolly da giocare a partita in corso, e all’esterno sinistro di difesa Albert Rafetraniania, pure lui indisponibile in occasione della sfida contro il Saint-Étienne. Qualche apparizione anche per il difensore Clément Castelli e per il centrocampista Vincent Le Roux, entrambi classe 1993 ed entrati in campo in finale, e per gli attaccanti Jordy Sanches Silva (1994) e Dorian Caddy (1995).

Bryan Constant, promessa del calcio guineano – Foto da ogcnice.com

La stella della Gambardella 2012 è indiscutibilmente il centravanti Alexy Bosetti, capocannoniere del torneo ed autore di più di 30 gol in stagione se si sommano anche quelli realizzati in campionato tra U19 Nazionali e squadra riserve. Nato il 23 aprile 1993 a Nizza, tifosissimo sin da bambino della squadra della sua città al punto da frequentare la curva Populaire Sud dello Stade du Ray e di essersi tatuato sul petto il simbolo del club, l’aquila, con il motto “Mentalità nissarda”, è logicamente l’idolo dei tifosi locali. Di regola gioca in CFA con le riserve, ma si allena spesso con la prima squadra ed in occasione della gara dei trentaduesimi di Coupe de France contro il Marck ha ricevuto la sua prima convocazione da parte di René Marsiglia; dalla prossima stagione sarà aggregato stabilmente al gruppo pro ma l’idea di molti è che avrebbe potuto fare comodo già da quest’anno, in una squadra in cui l’attaccante più prolifico, Mouloungui, ha segnato appena quattro reti. Grande ammiratore di Filippo Inzaghi, Bosetti è ossessionato dal gol tanto da tenere un quaderno dove li annota tutti: attaccante brevilineo molto opportunista, rapido, combattivo e discretamente tecnico, dotato di buon dribbling e fastidioso per le difese per il suo continuo movimento, segna in tutti i modi, persino di testa nonostante la bassa statura (172 cm), e calcia anche i rigori. Per progredire ulteriormente dovrà abituarsi fisicamente al calcio professionistico e dare un maggior contributo sul piano difensivo.

L’esultanza di Alexy Bosetti, il capocannoniere della Gambardella 2012 – Foto da ogcnice.com

FOCUS SU…MOUEZ HASSEN - Se Bosetti è la stella, probabilmente il giocatore che ha le maggiori potenzialità per fare una carriera ad alto livello è il portiere Mouez Hassen, scelto come titolare per la Gambardella sebbene sia nato il 5 marzo 1995 e non avesse dunque ancora compiuto diciassette anni al momento dell’inizio della competizione. Avevamo già brevemente parlato di lui in sede di presentazione della Fase Elite dell’Europeo U17 2012, poichè è il secondo portiere della Francia di Giuntini alle spalle del parigino Mike Maignan, e con le nazionali giovanili transalpine è finora sceso in campo quattro volte tra U16 e U17. Hassen è uno dei più recenti frutti della celebre scuola di portieri del Nice, che sta lavorando benissimo nell’ottica di perpetuare la tradizione dei vari Lamia, Baratelli, Amitrano, Valencony, Alonzo, Lloris brillantemente succedutisi nei decenni e che da questa stagione ha fatto un ulteriore passo in avanti su iniziativa di Lionel Letizi, che al termine dello scorso campionato ha appeso i guanti al chiodo ed è rimasto al club diventando il promotore di una vera e propria politica tecnica di allenamento degli estremi difensori, uniformando i metodi di lavoro fin dalla categoria Débutants; attualmente all’OGCN ci sono almeno altri tre giovani promettenti interpreti del ruolo, ovvero il terzo portiere della prima squadra Lucas Veronese (1991), che ha partecipato alla spedizione della Francia U20 in Colombia nell’estate 2011, Yoann Cardinale (1994), il vice di Hassen in Gambardella ed abitualmente titolare degli U19 Nazionali rossoneri, ed il più giovane Anthony Mandréa (1996), che difende la porta degli U17 Nazionali. Ma Hassen ne rappresenta il fiore all’occhiello: tecnicamente completo, ha doti di esplosività non comuni, si dimostra estremamente reattivo sia sulla sua linea che nel gioco aereo e legge molto bene l’azione; fisicamente è già ben strutturato e il desiderio dello staff tecnico è che conservi l’attuale struttura longilinea per non fargli perdere l’eccezionale rapidità. E ha soprattutto un’altra qualità di fondamentale importanza per un portiere: la capacità di restare impermeabile alla pressione e di mantenere la concentrazione, facendosi trovare pronto anche quando viene sollecitato raramente. Inoltre, nonostante l’età ancora verdissima mostra già una grande personalità nell’interagire con la propria difesa ed è descritto come un elemento molto positivo dal punto di vista caratteriale, irreprensibile negli allenamenti e sempre col sorriso sulle labbra fuori dal campo. “É un talento naturale e ha ancora ulteriori margini di miglioramento”, assicura il preparatore dei portieri del centro di formazione nizzardo Thierry Malaspina, che l’ha scoperto ai tempi in cui allenava il Fréjus Saint-Raphaël: è lì infatti che Hassen, nativo di Fréjus, ha mosso i suoi primi passi calcistici, e la cosa incredibile è che un portiere tanto dotato non aveva mai giocato tra i pali fino all’età di undici anni, quando lo stesso Malaspina ebbe un’intuizione e suggerì al ragazzino di spostarsi in porta. Ora il Nice non vuole farselo sfuggire ed è proprio lui uno dei tre eletti che a breve firmeranno il primo contratto professionistico della carriera: seguirà le orme di Hugo Lloris?

Molte speranze sono riposte nel sedicenne portiere Mouez Hassen – Foto da nicematin.com

 
About these ads

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: